Baubeach®: il long week-end di attività all’insegna della Tutela Ambientale ed Etologica

Il corso, patrocinato anche dalla Scuola di Etologia Relazionale®, condurrà gli step conoscitivi sugli argini del rispetto per ogni specie vivente e per l’ambiente che le ospita, disegnati dall’Etologa Myriam Jael Riboldi .

Alla sua seconda edizione il Corso per Dog Manager Ihod© (Ideal Habitat of Dogs), patrocinato dal Comune di Fiumicino e dalla Regione Lazio,  porterà per il secondo week end di agosto un programma fitto di appuntamenti e occasioni di partecipazione anche per i Soci che frequentano la spiaggia per cani liberi e felici, alias Baubeach®.

Le sei Corsiste, provenienti per metà dalla Toscana e per il resto dal Lazio, tutte donne e tutte cariche di entusiasmo e progettualità “dog friendly”, saranno chiamate a partecipare a tre giorni intensivi di affiancamento e tirocinio, per assorbire al massimo il “mood” del lavoro di accoglienza di grandi numeri di cani accompagnati in un contesto turistico ricreativo straordinario come il Baubeach®.

Riprendendo la scuola di grandi Etologi, come Mark Bekoff e Jane Goodal , si lavorerà per affinare l’osservazione e la conoscenza delle dinamiche relazionali  tra umani e cani.

Il corso, patrocinato anche dalla Scuola di Etologia Relazionale®, condurrà gli step conoscitivi sugli argini del rispetto per ogni specie vivente e per l’ambiente che le ospita, disegnati dall’Etologa Myriam Jael Riboldi .

In primis la meravigliosa area dove lo stesso Baubeach® è ubicato, nel margine della Riserva Naturale del Litorale Romano, ambiente che da 22 anni l’Associazione che gestisce la spiaggia ha tutelato e valorizzato , mediante una iniziale bonifica, per seguire con una attenta protezione delle aree con valenza naturalistica che sono alle spalle della spiaggia,  e anche con una decisa azione di tutela dell’area di Foce che più volte, nel passato, è stata oggetto di devastazione per mano umana, con deviazioni artificiali del letto fluviale e deturpazione dell’habitat dell’avifauna.

Non c’è strumento migliore dell’educazione per frenare la tendenza distruttrice dell’uomo e anche la sua mancanza di responsabilità nei confronti del Pianeta: con questa certezza e con l’aiuto di una madrina di eccezione, l’Artista Karen Thomas che da anni coniuga il suo lavoro con una strenua difesa della Natura e dei suoi Valori, in occasione di questo “long week end” che avrà inizio venerdì 7 agosto, si potrà assistere a più di una occasione di riflessione e progettualità per porre l’accento sulla necessità di conoscere, rispettare e tutelare Animali e Ambiente, al fine di preservare la Bellezza e assicurare un futuro alle generazioni che verranno.

Ecco gli appuntamenti, ai quali anche i Soci “ordinari” potranno assistere, con la chiara intenzione di far dilagare il rispetto e la consapevolezza nell’animo delle persone: si comincia il 7 agosto ore 12:00 con il workshop dell’educatore Alessandro Marzano sulla conduzione del branco in libertà, il riconoscimento delle motivazioni delle razze canine e delle loro derivazion , l’importanza della socializzazione, specie nella più tenera età del cane ; alle 14:30 un seminario con Giulia Baliva sulla costruzione di una squadra, messa in relazione con la dinamica interna al branco di Lupi , poi alle 16,00 si racconterà la Storia dei Diritti Animali attraverso la testimonianza di Gianluca Felicetti (Presidente Lav) e la Dott.ssa Roberta Pinto.

Sabato 8 agosto alle ore 12:00 propone due workshop  veterinari , il primo con la Dott.ssa Elena Barone, sul Pronto Soccorso Veterinario e il secondo, a seguire, sulla Medicina Veterinaria Comportamentale, a cura del Dott. Giacomo Riggio.

Alle 16:00 si metteranno da parte  le scienze per lasciarsi condurre dall’Artista Karen Thomas in un piccolo viaggio nel mondo dei colori, del loro potere evocativo e comunicativo, sul tema della tutela dell’Ambiente che ci ospita. Le installazioni  artistiche, sei gocce simboliche dell’impegno di ognuno di fare la propria parte, verranno posizionate al centro del “The Wall”, un ipotetico muro da rompere per far entrare nella nostra vita quotidiana le tre Grandi Motivazioni che dovrebbero occupare l’umanità: Conoscenza, Rispetto e Amore.

Per questo il “muro” conterrà una retrospettiva di un Artista degli inizi del  secolo scorso, Alessandro Poma, di scatti fotografici che ritraggono l’habitat della Foce dell’Arrone com’era cento anni fa e come vogliamo rimanga  sempre: luogo di accoglienza di animali e mutamento, sistema naturale perfetto e che sprigiona una grande bellezza.  Per questo  ci sono tracce descrittive degli abitanti del Luogo e per questo ogni azione è protesa a sottolineare l’urgenza di attenzione e cura.

L’ultima giornata, domenica 9 agosto, ci si concentrerà sulle attività da fare in uno spazio IHOD© con i cani e con i loro accompagnatori: la mattina dalle 12:00 si parlerà di Puppy Class e Old Boys Class, perché ogni età del cane deve essere ricca di stimoli  e perché è necessario avere presente le priorità dei vari momenti .

Si parlerà di problemi gestionali, ma anche di sicurezza ed igiene, illustrando le caratteristiche del famoso disintegratore di odori utilizzato da anni al Baubeach. Alla fine del pomeriggio ci si incontrerà nella alchimia ancestrale di una sessione di Pentadog®, lo sport cinofilo inventato proprio in qeusta spiaggia, che segna un approccio unico e rivoluzionario per chi ha deciso di dividere la vita con un cane.  A guidare le classi l’educatrice cinofila comportamentale Cecilia Brincat e l’etologa relazionale Patrizia Daffinà.Tutto verrà realizzato nella massima osservanza delle regole di distanziamento sociale, un effetto paradosso della grande distanza che l’umanità ha creato negli ultimi cinquanta anni con l’ Alterità animale. Esperienza che ci ha portato a fare i conti con metodi, abitudini e tradizioni che mercificano ogni tipo di animale e sacrificano ogni genere di rispetto per le specie diverse dalla nostra.

Turismo esperienziale: la fiera Bitesp 2020 diventa digitale

Bitesp 2020 diventa Digital: Il primo evento dedicato al Turismo Esperienziale su piattaforma digitale, dal 23 al 30 novembre

Bitesp 2020, la Borsa Internazionale del Turismo Esperienziale, diventa Digital. Per contribuire al rilancio del turismo italiano, vista l’incertezza derivante dal Covid-19, gli organizzatori hanno deciso di trasferire online su piattaforma digitale, l’edizione 2020 della Bitesp – Borsa Internazionale del Turismo Esperienziale.

Prende così vita una manifestazione unica e innovativa, la Bitesp Digital, a disposizione di tutti gli operatori per promuovere  la propria struttura turistica, online dal 23 al 30 novembre 2020, tramite il sito web www.bitesp.it.

L’evento permette di incontrarsi e fare business in sicurezza, offrendo agli utenti un’esperienza digitale completa e immersiva,  stando comodamente seduti alla propria scrivania.

Alla fiera possono partecipare buyer nazionali e internazionali, tour operator, agenti di viaggio, strutture ricettive, consorzi turistici, fornitori di esperienze, etc., e tutti gli operatori interessati a definire nuovi accordi commerciali nell’ambito del turismo esperienziale.

Tutto nasce dal fatto che oggi il turista non cerca più solo località o territori da visitare, ma “esperienze uniche da vivere”.

E così la Bitesp Digital è dedicata all’innovazione del prodotto turistico e alle vacanze esperienziali, diventando un’occasione importante per lo sviluppo commerciale del turismo.

L’evento online si svolgerà su piattaforma digitale, organizzata in ogni minimo dettaglio e utilizzabile in modo semplice e funzionale. Per accedere ogni operatore turistico o utente web dovrà registrarsi per collegarsi con il computer o qualsiasi altro device.

L’utente web, entrando sulla piattaforma visualizzerà una mappa interattiva con tutte le indicazioni per visitare le due aree della manifestazione, l’Area Espositiva e l’Area Workshop.

Come in una fiera dal vivo, nell’area espositiva gli espositori avranno il loro stand virtuale e incontreranno i visitatori per promuovere le offerte turistiche. I visitatori potranno entrare liberamente negli stand virtuali e visionare le proposte  turistiche, con il supporto di strumenti multimediali per comunicare con la chat, vedere video, fotogallery, richiedere informazioni e fissare incontri live.

Nell’area dedicata al workshop online, i Sellers incontreranno Buyers nazionali e internazionali, per ricercare nuovi partners e definire accordi commerciali nell’ambito del turismo esperienziale, dell’incoming e dell’outgoing. Con il workshop che viene organizzato con un’agenda di appuntamenti prefissati.

La manifestazione realizzata sul web, sarà in grado di generare lead qualificati di operatori e sarà ampliata la possibilità di contatti con nuovi clienti, allargando il target di riferimento e la fascia di mercato.

Argentina: “Lontani ma Vicini” come dice il Centro Umbro di Buenos Aires, grazie allo Zoom- Argentina: “Far away but Close” as Buenos Aires’ Umbrian Centre says thanks to Zoom

di emigrazione e di matrimoni

Argentina: “Lontani ma Vicini” come dice il Centro Umbro di Buenos Aires, grazie allo Zoom

Il nuovo articolo Paolo Cinarelli ci fa vedere un’altra faccia della comunità italiana in Argentina oggi. Questa volta vediamo il ruolo dei giovani italo-argentini nel rilanciare la loro comunità dall’emergenza sanitaria del covid19.

Questo articolo ci fa capire due cose. La prima certamente è che le associazioni italiane hanno un ruolo importante in queste comunità e che dobbiamo ricordarci di loro quando parliamo dell’emigrazionne italiana in giro per il mondo. Però, questo serve anche per introdurre il secondo aspetto che fin troppo spesso viene ignorato.

Queste iniziative sono svolte dai giovani italo-argentini. In questo ci dimostrano chiaramente che hanno voglia di fare e di esaltare i loro legami con il paese dei loro genitori/nonni. Infatti, questo aspetto dovrebbe fare molto pensare noi in Italia quando parliamo degli italiani nel mondo perché abbiamo il vizio di pensare a loro come gli emigrati e dimentichiamo che ci sono anche e soprattutto i loro figli e discendenti che hanno voglia di tenere contatti con il loro paese d’origine.

Come prova della nostra “cecità” verso questo fenomeno dobbiamo solo porci una domanda; tra i parlamentari eletti nelle circoscrizioni estere al Parlamento italiano, quanti di loro sono di prima di generazione, cioè emigrati, e quanti nati e cresciuti nei paesi che rappresentano? La risposta è semplice, sono tutti emigrati. Ricordando che nei paesi di emigrazione italiana le generazioni di discendenti sono alla quarta generazione, e in molti paesi anche la settima e oltre, estendiamo la domanda dei parlamentari anche ai CGIE e i Comites che rappresentano le comunità italiane all’estero e domandiamoci di nuovo, come fanno questi gruppi a rappresentare in modo efficace le loro comunità quando i loro componenti fanno parte di una minoranza della loro comunità?

Se davvero vogliamo scambi efficaci e longevi tra il Bel Paese e i nostri parenti e amici all’estero è ora che cominciamo a capire che dobbiamo ascoltare tutte le voci delle nostre comunità all’estero, a partire dai giovani, invece di dimenticare una realtà molto profonda, che ormai i veri rappresentanti delle nostre comunità non sono più gli emigrati, bensì i loro discendenti e che dobbiamo finalmente dare loro una voce vera e la possibilità di conoscere e capire le loro origini e aiutare loro a tenersi in contatto con il loro comune paese d’origine.

Gianni Pezzano

Argentina: “Lontani ma Vicini” come dice il Centro Umbro di Buenos Aires, grazie allo Zoom

Paolo Cinarelli

Nemmeno la pandemia è riuscita a fermare i giovani delle nostre associazioni. In un primo momento, ha sorpreso tutti e ha paralizzato le attività. Durante i primi quindici giorni di lock down le persone sono rimaste in casa quasi in attesa, probabilmente speravano che il virus sparisse così com’era arrivato. Poi la voglia di vivere ha preso il sopravvento e i giovani delle varie associazioni italiane, nell’impossibilità di realizzare incontri e manifestazioni in presenza, hanno reagito ed hanno organizzato una dopo l’altra riunioni virtuali, usando gli strumenti della moderna tecnologia. L’attività è stata ed è molto intensa, ed è l’espressione di un modo nuovo di incontrarsi e organizzare programmi futuri.

Mariel Pitton Straface che con il fratello Leandro, è uno dei cardini della gioventù calabrese di Buenos Aires, ha affermato: ”Quest’anno abbiamo fatto quattro #tanoffice di cui gli ultimi tre virtuali”. E’ stata lei che li ha presentati e condotti e con la sua grazia e simpatia li ha resi gradevoli e ameni. Tra i molti partecipanti all’incontro Zoom del quattro luglio, c’era anche il console della città di Buenos Aires, Antonio Puggioni, e tra le persone che hanno preso la parola Edda Cinarelli, ha detto “Voi giovani conoscete il linguaggio delle reti e siete un motore fondamentale nella diffusione dell’italianità. Per favore, non dimenticatevi di noi, che vi abbiamo preceduto e abbiamo lavorato per gli italiani in Argentina in modo del tutto vocazionale”.

Di zoom e riunioni virtuali conosce molto Lourdes Arena, esperta in marketing digitale e community manager di Passione Tricolore, convocata dalla stessa Cinarelli per la messa in sesto della piattaforma Italiani a Buenos Aires, che sabato 18 luglio, due settimane dopo, ha realizzato la sua prima riunione virtuale. “E’ stato un successo – racconta Edda – ci hanno partecipato molti esponenti della comunità italiana in Argentina ed è stata l’occasione di ripensare a noi stessi e alla nostra comunità. Grazie a tutti i partecipanti per la loro assistenza e a Lourdes per lo stimolo e l’appoggio che è sempre disposta a offrire.”

Tra gli attivi ci sono oltre ai giovani dell’Associazione Calabrese, a Passione Tricolore, a Italiani a Buenos Aires, i giovani di Feditalia, con a capo Florencia Caretti, e il Centro Umbro di Buenos Aires. Marcelo Lucarini, di quest’ultimo centro, dice: “Abbiamo realizzato la nostra prima esperienza d’incontro virtuale il 2 Giugno scorso per celebrare il Giorno della Repubblica Italiana e quello del migrante italiano. Si sono mostrati video e si è parlato tra noi. Visto il successo, abbiamo continuato a organizzare conferenze attraverso Facebook Live della Pagina Centro Umbro Buenos Aires, usando la piattaforma StreamYard. Abbiamo concretizzato riunioni virtuali tra umbri che vivono a Buenos Aires e umbri che vivono in Umbria, nella cornice del ciclo “Lontani ma Vicini”. Anna Castellani, del Ristorante L´altro mondo di Perugia, ha dato una lezione di cucina umbra e il promotore del territorio umbro Luca D’Amato, nella cornice del ciclo “De paseo por Italia” (In una passeggiata in Italia), ha tenuto una conferenza su Città di Castello e un’altra su Castelluccio di Norcia. Entrambi appartengono al Circolo Virtuale Eburneo di Perugia. Da parte mia ho parlato su l’Associazionismo e il Centro Umbro di Buenos Aires, e con Claudia Rossi, vicepresidente del Centro Umbro e conduttrice del programma radiofonico, “L`Ombelico del Mondo”, ho tenuto una conferenza sui Santi e le Sante famosi dell’Umbria. Il 23 luglio, il Centro Umbro ha realizzato un altro Zoom per festeggiare il giorno dell’amico, 20 luglio. Così Il lock down invece di fermare le attività della nostra collettività è stato spunto di creatività e di sviluppo di riunioni per la promozione della cultura italiana all’estero”.

di emigrazione e di matrimoni

Argentina: “Far away but Close” as Buenos Aires’ Umbrian Centre says thanks to Zoom

Paolo Cinarelli’s new article lets us see another face of the Italian community in Argentina today. This time we see the role of young Italo-Argentineans in reviving their community from the covid-19 health emergency.

This article lets understand two things. The first is certainly that the Italian associations play a major role in these communities and that we must remember them when we talk about Italian migration around the world. However, this also serves to introduce the second aspect that is all too often ignored.

These initiatives are carried out by young Italo-Argentineans. With this they clearly show their desire to act and to enhance their ties with the country of their parents/grandparents. In fact, this aspect should make us in Italy think seriously when we talk about the Italians around the world because we have the bad habit of thinking of them only as migrants and we forget that there are also and above all their children and descendants who have the will to maintain contact with their country of origin.

As proof of our “blindness” towards this phenomenon we only have to ask ourselves one question: amongst the parliamentarians from the overseas electorates in Italy’s Parliament, how many of them are first generation, that is emigrants, and how many born and raised in the countries they represent? The answer is simple, they are all emigrants. Also remembering that in the countries of Italian migration the generations of descendants are at the fourth generation at least and also the seventh and beyond in many cases, we extend the question about the parliamentarians also to the CGIE (General Council of the Italians Overseas) and the Comites (Committees of Italians Overseas at a consular level) that represent the Italian communities overseas and let us ask ourselves another question, how do these groups represent their communities in an effective way when their members are part of a minority within their community?

If we really want effective and long term exchanges between Italy and our relatives and friends overseas it is time that we started to understand that we must listen to all the voices of our communities overseas starting with the young people, instead of forgetting a very profound reality, that now the true representatives of our communities are no longer the emigrants but rather their descendants and that we must finally give them a true voice and the possibility to know and understand their origins and to help them keep in touch with their common country of origin.

Gianni Pezzano

— ooo —

Argentina: “Far away is Close” as Buenos Aires’ Umbrian Centre says, thanks to Zoom

Paolo Cinarelli

Not even the pandemic managed to put a stop to the young people of our associations. From the first instant the virus surprised everybody and paralyzed the activities. During the first fortnight of the lockdown the people stayed home almost in expectation, probably hoping that the virus would disappear like it had come. And then the will to live took over and the young people of the various Italian associations, in the impossibility of holding meetings and events in person, reacted and organized virtual meetings, one after another, using the tools of modern technology. These activities were and are very intense and they are the expression of a new way of meeting and organizing future programmes.

Mariel Pitton Straface who, with her brother Leandro, is one of the cornerstones of Buenos Aires’ Calabrese youth, stated: “This year we held four #tanoffice, of which the last three were virtual”. It was she who presented and conducted them and with her grace and sympathy made them pleasant. One of the participants of the meeting was also Antonio Poggioni, Italy’s Consul to the City of Buenos Aires and one of the people who spoke was Edda Cinarelli who said: “You young people know the language of the net and you are the fundamental engine for spreading the Italian spirit.  Please, don’t forget about us who preceded you and who worked for the Italians in Argentina in a completely instinctive way”.

Lourdes Arena, an expert in digital marketing and the community manager of Passione Tricolore who knows a lot about Zoom and virtual meetings, was convened by Edda Cinarelli to set up the first virtual meeting. “It was a success,” said Edda, “many exponents of Argentina’s Italian community took part and it was the occasion to rethink about ourselves and our community. Thank you to all the participants for their assistance and to Lourdes for the stimulus and the support that we have always been willing to offer”.

In addition to the young people of the Calabrese Association, Passione Tricolore and the “Italiani a Buenos Aires”, some of those active in the events were the young people of Feditalia led by Florencia Caretti and the Umbrian Centre of Buenos Aires. Marcelo Lucarini, of the latter centre said: “We had our first virtual meeting on June 2 to celebrate Italy’s Republic Day and the Day of the Italian Migrant. We screened videos and we discussed together. Seeing the success, we continued to organize conferences through Facebook Live from the Centro Umbro Buenos Aires’ Facebook page using the StreamYard platform. We organized virtual meetings between the Umbrians who live in Buenos Aires and those who live in Umbria in Italy in the setting of the “Far away but close” cycle. Anna Castellani of the restaurant “L’altro mondo” in Perugia gave a lesson on Umbrian cooking and Luca D’Amato, the promoter of the Umbrian territory, in the setting of the “De paseo por Italia” (On a walk in Italy) cycle held a conference on Città di Castello and another on Casteluccio di Norcia. For my part I spoke about the associations and Buenos Aires’ Umbrian Centre and with Claudia Rossi, vice President of the Umbrian Centre and presenter of the radio programme “L’Ombelico del Mondo” (The World’s Navel) I held a conference of the famous Saints of Umbria. On July 23 the Umbrian Centre held another Zoom to celebrate the Day of the Friend of July 20. So, instead of stopping our community’s activities, the lockdown was the starting point for creativity and the development of meetings for the promotion of Italian Culture overseas.

Autostrade, Atlantia ed il Governo della vittoria di Pirro

Il Popolo Italiano: “Mi resi conto di aver perso nello stesso istante in cui mi dicevano che avevamo vinto”

di Paolo Buralli Manfredi e Giuseppe Cossari. Melbourne – Australia

È proprio vero che chi del potere non conosce i pericoli e la potenza accecante, casca sempre per far la fine del fesso credendo di aver fatto fesso gli altri.

È la cruda vicenda di un ex Ministro che è stato, passateci il termine, “trombato” dai suoi stessi alleati e dirigenti di partito e che oggi, grida al successo per le concessioni delle Autostrade Italiane in revoca ad Atlantia del Gruppo Benetton.

Va detto con forza e convinzione che un Paese che grida al successo per un ponte ricostruito in tempi normali è un Paese che somiglia a un Paese del terzo mondo, ma sapendo che l’Italia è tutto tranne che un Paese del terzo mondo, si può affermare che i governanti attuali, con riferimento all’ultimo decennio, si comportano come se fossimo terzo mondo.

È altresì singolare che un ex  Ministro delle infrastrutture  gioisca per un successo che, nei fatti, è il fallimento di una “classe politica” totalmente incompetente che non è stata in grado di far rispettare le regole contrattuali della concessione firmata con Atlantia e che, anziché far applicare le regole scritte nel contratto, gli revoca la concessione, facendogli uno dei regali più  grandi che gli si potevano fare, tant’è che il mercato azionario dopo l’annuncio ha subito premiato Atlantia con un balzo in borsa del 25% e che ancora oggi sembra tenere un passo tutto sommato positivo. Ma perché il successo venduto dall’ex ministro Toninelli e dai suoi compagni di Governo in realtà è un totale fallimento per il Popolo Italiano?

Il fallimento sta nel fatto che lo Stato Italiano ha concesso al Gruppo Benetton, tramite Atlantia, di acquisire le concessioni autostradali italiane cioè, ha consegnato una struttura in ottime condizioni, un patrimonio pubblico costruito con miliardi di tasse pagate dal Popolo Italiano, ad un soggetto privato con il vincolo contrattuale e l’obbligatorietà di mantenere la stessa in totale sicurezza ed in condizioni ottime.

Ed oggi, grazie alla totale cecità dei governanti attuali, il Popolo Italiano si riprende una struttura in condizioni pessime, che dovrà mettere in sicurezza e ristrutturare completamente a suon di tasse e rincari. Ci si aspettava da un Governo capace che, prima di sospendere la concessione, avrebbe preteso dal concessionario gli adempimenti degli obblighi contrattuali cioè, la manutenzione e la messa in sicurezza di tutta la rete gestita dal concessionario, ma ovviamente nulla di tutto ciò è accaduto e nulla di ciò è stato preso in considerazione da colui che va sbandierando il successo dell’insuccesso, Toninelli appunto  che in un video su Instagram esulta con pollici alzati e pugno chiuso dopo la decisione del governo sui Benetton. Ma di quale vittoria parla costui così concentrato sul suo ego ideologico da non tenere in conto le conseguenze economiche di questa vittoria di Pirro? Oltretutto forse ce lo ritroveremo candidato per i 5S alle future elezioni regionali lombarde.

Non si riesce a comprendere come una persona che è stato Ministro, possa gioire di un insuccesso e possa essere talmente accecato dall’ideologia di partito che addirittura vende questo insuccesso come il suo più grande successo. Ma riflettendo sul fatto che, quando incalzato dalla gente comune, Toninelli invece di rispondere a quesiti politici si trincera in difesa rilanciando il fatto che lui e i suoi colleghi di partito meritano di sedere in Parlamento, e quindi chi se ne frega dei disastri compiuti, solo perché si sono tagliati lo stipendio da Parlamentare, comprendiamo meglio la sua posizione.

Dobbiamo però, per onestà intellettuale, riconoscere a lui ed a tutti i Deputati e Senatori del Movimento 5 Stelle una coerenza ed onestà d’altri tempi, nel senso che, consapevoli forse di non valere i soldi messi a disposizione dallo Stato per i Politici, che dovrebbero accettare di entrare in Parlamento solo se realmente capaci di adempiere a quel ruolo, si decurtano lo stipendio immeritato.

Chiudiamo dicendo che, purtroppo come al solito, chi inevitabilmente pagherà le conseguenze di questo ed altri pasticci commessi da una classe politica con la p minuscola, sarà come sempre il Popolo, quel Popolo Italiano fatto da una maggioranza schiacciante di persone oneste che ancora una volta si era fidata di una novità in politica, M5S, che si era venduta come rivoluzionaria ed innovativa e che invece, nei fatti, con gli intrighi di palazzo ci ha riportato nella parte peggiore di quella Prima Repubblica che pensavamo di esserci lasciata alle spalle e che per colpa dei Toninelli, Renzi, Di Maio, Azzolina, De Michelis, Speranza, Conte & company, ci stanno facendo persino rimpiangere, perché almeno a quei tempi i Politici erano Politici con la P maiuscola quantomeno nel linguaggio e nel modo di dialogare con gli Italiani.

“Il Politico Onesto è il Politico Capace” ed ahinoi, in questo Governo di politici capaci come li intendeva Benedetto Croce, non ve ne traccia alcuna…

La gioventù ai tempi del coronavirus

Giovani e Covid-19, una situazione difficile, che ci sta obbligando a rivedere molte delle nostre abitudini e del nostro stile di vita.

di Alessandro Cammareri

Solitudine e isolamento sono diventate normalità, una condizione diventata quasi patologica per i giovani e in particolar modo per gli adolescenti. Un ragazzo della nostra età è abituato a relazionarsi con gli altri in maniera libera e spontanea senza le barriere o i distanziamenti che ci vengono imposti in questo periodo. Durante il lockdown in molti hanno fatto uso dei telefoni o dei computer per fare le videochiamate e avere la possibilità così di vedersi almeno in maniera “virtuale”, il costante utilizzo della tecnologia soprattutto al livello relazionale non fa che andare a discapito del contatto umano favorendo in molti casi anche l’isolamento sociale. Per non parlare della possibilità di relazionarsi senza il normale uso dei sensi: il tatto, l’olfatto e quindi senza la possibilità di abbracciare, baciare, spingere, stare a fianco, scambiarsi sguardi, oggetti, gesti.

Inoltre hanno chiuso le scuole, i centri aggregativi, i locali, i bar, gli oratori, i campi sportivi, le palestre, i parchi, tutti i luoghi, insomma, in cui i ragazzi socializzano con gli altri.

La misura dell’isolamento, prodotta da una serie di decreti governativi via via più restrittivi, è stata necessaria per evitare il dilagare dei contagi, certo; tuttavia, come spesso accade per le misure generalizzate in situazione emergenziale, si stanno mettendo sullo stesso piano realtà molto differenti. Quando pensiamo alla casa dove ognuno abita, spesso immaginiamo un luogo accogliente e sereno, connesso alla rete, con la possibilità di avere device adeguati, con adulti in grado di accompagnare all’uso degli strumenti di comunicazione. Ma in questa condizione di chiusura forzata in casa bisogna ricordare anche i giovani con genitori violenti o che semplicemente vivono in appartamenti di dimensioni ridotte, in case fatiscenti di periferia, senza un balcone, un giardino; a quelli che vivono in comunità, ai ragazzi con difficoltà cognitive, psichiche e comportamentali. Ai luoghi non raggiunti dalla rete web o alle case senza un pc o dove gli strumenti ci sono, ma mancano adulti in grado di promuoverne un uso adeguato. Per non pensare poi a quelle case in cui saltano anche gli equilibri familiari, da un lato per l’angoscia di veder soffrire i propri cari e dall’altro per la perdita di stabilità affettiva e/o economica.

Questi aspetti, sommati alla situazione generale, rischiano per un verso di incidere pesantemente sui processi di crescita dei giovani sempre più preoccupati per il proprio futuro. Per tutti questi motivi i giovani si domandano, quali saranno le misure che le istituzioni metteranno in atto per recuperare i danni causati da questa emergenza sanitaria, ma soprattutto e dal momento che non possiamo sapere ancora quanto durerà l’allerta sanitaria, ci si augura che il governo sappia contemperare sicurezza sanitaria con libero sviluppo fisico ed emotivo dei giovani italiani under 25.

Crotone, intimidazioni a danno dell’associazione ‘Libere Donne’. Imbrattata la panchina dedicata a Giuseppe Parretta

L’episodio fa seguito ad altri atti intimidatori che la presidente dell’associazione Caterina Villirillo subisce da quando ha riaperto la sede di ‘Libere Donne’

di B.P.

Sono ignote le mani di chi ha imbrattato la panchina dedicata al giovane Giuseppe Parretta versando della “colla” o altra sostanza appiccicosa nella notte tra venerdì 31 luglio e sabato 1 agosto. La denuncia parte dall’associazione ‘Libere Donne’ di cui è presidente Caterina Villirillo, madre di Giuseppe Parretta che a soli 19 anni fu ucciso da Salvatore Gerace entrato con la pistola in pugno nei locali dell’associazione. Il ragazzo perse così la vita per difendere la madre.  “La panchina dedicata a mio figlio – spiega Caterina Villirillo – ha un significato molto importante, vuol dire siediti e denuncia, noi ci siamo”. L’associazione Libere Donne, che da quando è stata fondata ha sempre lottato contro la criminalità organizzata, chiede l’attenzione delle istituzioni e riferisce di aver subìto negli ultimi mesi altri atti intimidatori. Nel periodo del lockdown nazionale per il Covid19,  ‘Libere Donne’ ha dato assistenza a molte famiglie in difficoltà. Sembra che la riapertura della sede in via Ducarne a Crotone e di conseguenza l’intensificarsi di donne in difficoltà che si recano in associazione per avere aiuto e conforto, dia fastidio a ‘qualcuno’. La panchina dedicata a Giuseppe Parretta oltre ad essere simbolo della lotta al malaffare è anche il luogo dove chi si rivolge a ‘Libere Donne’ si ferma ad aspettare. ‘Solo nell’ultimo mese, – dice Caterina Villirillo – abbiamo realizzato più di 15 interventi su donne e minori maltrattati, pertanto si chiede sicurezza nei confronti della famiglia Parretta, dei volontari e delle vittime che vengono a chiedere aiuto”.

Ritorna con la VII edizione il Premio Impresa Ambiente

Il premio si rivolge a quelle imprese che si sono distinte in materia di rispetto ambientale, sviluppo sostenibile e responsabilità sociale con l’obiettivo di incentivarne alcuni seguendo costantemente la tabella di marcia disegnata dal Green Deal  europeo.

di Ilaria Carlino

Ritorna con la VII edizione il Premio Impresa Ambiente,  promosso dalla Camera di Commercio di Venezia e Rovigo che si rivolge a imprese private e pubbliche che abbiano contribuito a migliorare l’impatto economico, sociale e ambientale nel nostro paese. Il premio, che ritorna dopo cinque anni dall’ultima edizione, è il più alto riconoscimento italiano per le imprese, e torna anche in un momento particolare per l’Italia, ovvero quello post Covid-19, e si rivolge a quelle imprese che si sono distinte in materia di rispetto ambientale, sviluppo sostenibile e responsabilità sociale con l’obiettivo di incentivarne alcuni seguendo costantemente la tabella di marcia disegnata dal Green Deal  europeo.

Al Premio Impresa Ambiente possono partecipare tutte le imprese prima citate che siano regolarmente iscritte alla propria Camera di Commercio, più soggetti pubblici o ONG purché almeno uno dei partecipanti sia un’impresa italiana operante con un’economia in transizione o un paese in via di sviluppo.

Le precedenti edizioni hanno portato alla ribalta piccole e grandi aziende, con progetti che hanno contribuito enormemente a migliorare l’impatto socio-economico e ambientale nella nostra nazione.

Il premio si divide in quattro categorie: miglior gestione, miglior prodotto, miglior processo/tecnologia e migliore cooperazione internazionale. Nell’edizione italiana è stato introdotto il Premio Impresa Ambiente- Speciale Giovane Imprenditore, premio riservato a titolari o dirigenti d’impresa under 40 che si siano distinti per notevoli capacità imprenditoriali.

Il riconoscimento, in questi anni, è stato affidato finora a 32 imprese tra cui la Sotral SpA di Torino e 5 giovani imprenditori d’azienda under 40. Inoltre più di 60 realtà imprenditoriali italiane hanno ricevuto una menzione speciale per essere riuscite a ribaltare l’economia green e sviluppare soluzioni e tecnologie utili all’ambiente.

A partire dal 1° agosto è possibile inviare la propria candidatura sul sito www.premioimresaambiente.it compilando l’apposito modulo online, con scadenza in data 30 settembre. La cerimonia di premiazione avverrà nel mese di dicembre nella città di Venezia.

Le immagini e le parole che ingannano- The images and words that deceive

di emigrazione e di matrimoni

Le immagini e le parole che ingannano

Chi guarda i cartoni animati in italiano spesso non si rende conto dei doppi sensi e dei giochi di parole che i loro ideatori presentavano al loro pubblico e che li ha resi famosi nel mondo anglofono.

In questi giorni la Warner Brothers americana sta festeggiando gli ottant’anni di uno dei suoi personaggi più celebri e popolari, il coniglio Bugs Bunny. Moltissimi di noi siamo cresciuti con i suoi cartoni animati, ma quanti di noi sanno che questi film brevi nascondono non solo una storia divertente, ma persino ci forniscono un esempio dei problemi tecnici di chi deve tradurli dall’inglese (americano) nelle altre lingue del mondo? Allora guardiamo questo aspetto dei nostri divertimenti e cerchiamo di capire che tutto quel che vediamo non è sempre quel che appare.

Quando nel 1939 Tex Avery disegnò Bugs Bunny il suo modello era l’attore americano più popolare dell’epoca. L’ispirazione era una foto dal celebre film “Accadde una notte” di Clark Gable con una carota in mano, ma nella sua mente il disegnatore vedeva un coniglio con la carota. Avery, come tutti i disegnatori dei celebri Looney Tunes della Warner Brothers, era eccentrico, ma la scelta non era poi tanto sbagliata perché, in fondo, questi cartoni animati erano proiettati prima dei grandi film. Cioè, i grandi famosi animati degli anni 30, 40 e 50 non erano disegnati per bambini, come spesso pensiamo, ma per un pubblico adulto.

Quando arrivarono in Italia, e particolarmente in televisione, erano considerati programmi da bambini e allora doppiati come tali. La colpa di questo equivoco non è di chi li guarda, ma di chi ha avuto il compito di tradurli ed eventualmente di doppiarli in italiano. Infatti, è un esempio classico dei tranelli dei lavori di doppiaggi, come anche dei problemi a tradurre fedelmente non solo cartoni animati, ma tutti i generi di film e programmi televisivi. Per capire opere come queste, bisogna conoscere molto bene non solo la lingua inglese, ma anche e soprattutto la cultura che li ha creati.

Chi guarda i cartoni in italiano spesso non si rende conto dei doppi sensi e dei giochi di parole che i loro ideatori presentavano al loro pubblico e che li ha resi famosi nel mondo anglofono. Non solo prendono in giro personaggi noti, ma anche la lingua inglese, come fa un antagonista di Bugs Bunny, il Lord di Worcestershire che non riusciva a pronunciare il proprio nome.

Senza dubbio in Italia il personaggio più amato dei Warner Brothers è il coyote sfigato, Willy. Sfortunato in tutto, anche nel suo nome originale in inglese che, come si vede nei suoi biglietti da visita, è Wile E Coyote che è già uno scherzo. La pronuncia del nome in inglese diventa le parole wily coyote, cioè il coyote furbo e, come tutti sappiamo, il personaggio è tutt’altro che furbo. 

Non dobbiamo credere che un cartone animato voglia dire automaticamente che sia per bambini. Programmi cult come I Simpsons, South Park e American Dad benché abbiano scene e battute che fanno ridere tutti, hanno trame e scene di alto senso satirico e con temi serissimi. In una puntata South Park tratta in modo unico e buffo un tema tutt’altro che banale, l’eutanasia e come negli Stati Uniti, e non solo, casi giudiziari e difficilissimi a livello etico diventano spettacoli televisivi. Questi cartoni spesso fanno satira sui personaggi famosi e trattano soggetti difficili.

La satira è una tradizione che hanno ereditato da Looney Tunes e Tom e Gerry. Proprio per questo motivo molte puntate dei Simpsons contengono la coppia di Itchy and Scratchy che non sono altro che un omaggio a Tom e Jerry. Allo stesso tempo questo omaggio dimostra quanto la loro commedia fosse sadica.

Sono programmi che danno stimoli diversi ad adulti da quelli che danno ai giovani. Infatti, uno dei segreti del loro successo pluridecennale è il fatto di poter far divertire le varie fasce di pubblico. Adulti e giovani che guardano questi programmi insieme non sempre ridono alle stesse battute. Le esperienze di vita degli adulti danno la consapevolezza di capire i bersagli veri di una battuta che i loro figli non possono sapere.

Per i traduttori e i doppiatori diventa una sfida non indifferente, se non impossibile, poter trasmettere al pubblico di lingua italiana tutte le sfumature delle trame. Non solo per i cartoni animati, ma per tutti i programmi importati nel nostro paese. Naturalmente ci sono programmi che non sono altro che passatempi e i film romantici non hanno bisogno di molto da interpretare. Però ci sono programmi che forniscono prove durissime delle capacità tecniche dei loro traduttori.

Negli ultimi anni la fiction Sherlock della BBC, la versione moderna dei classici gialli di Sir Arthur Conan Doyle ambientata nella Londra di questo secolo, ha avuto grandissimo successo mondiale sia critico che di pubblico non solo per il suo ambientamento, ma anche perché molti personaggi fanno riferimento a persone attuali e vere. In una puntata l’antagonista non è solo un uomo ricchissimo, in effetti è un riferimento diretto a Rupert Murdoch, il potentissimo magnate spesso accusato di utilizzare il suo impero mediatico in modo spregiudicato come fa l’antagonista dell’episodio e in altre puntate personaggi moderni e ben conosciuti sono trattati allo stesso modo.

Per quanto il doppiaggio possa rendere semplice per il pubblico italiano guardare programmi e film stranieri, sta diventando sempre più spesso bersaglio di critiche perché non permette al pubblico di capire fino in fondo. Allo stesso tempo non aiuta il pubblico che studia altre lingue a sentire la pronuncia vera delle parole, o per aiutarlo all’ascolto dei vari accenti di queste lingue, soprattutto della lingua inglese.

Naturalmente è impossibile tradurre tutto in italiano. La commedia in particolare fa giochi di parole e battute che non sempre è possibile rendere nella nostra lingua. Ci sono casi dove i traduttori and i doppiatori sono riusciti in modo esemplare, come il celebre ululì, ululà di Frankenstein Junior e nessuno pretende che debbano rendere ogni battuta in italiano. Ma dobbiamo esigere di più, soprattutto in film e programmi seri, per aiutare il pubblico a capire il più possibile tutte le sfumature delle storie dei film e le fiction.

Ma per poter fare questo, i traduttori non possono limitarsi solo ai dettagli tecnici delle lingue da tradurre. I traduttori di film, come anche di libri, devono avere una conoscenza intima del soggetto e della cultura dei paesi d’origine di queste opere. Così i traduttori rendono un doppio servizio al pubblico. Ovviamente il primo è fornire una versione fedele dell’opera e il secondo è d’insegnare aspetti delle altre culture che il pubblico probabilmente non conosce.

Sembra strano iniziare un discorso del genere partendo dai cartoni animati, ma nel corso della loro storia, che risale quasi all’inizio di quella del Cinema, i cartoni animati sono diventati una parte importante della nostra vita, sia alla televisione che al cinema, come vediamo dal numero di film animati proiettati al cinema. I cartoni dimostrano che il cinema e la televisione sono capaci di divertire, informare e ironizzare allo stesso tempo.

Ma che senso ha poterli vedere se poi non riusciamo a capirli al massimo?  

di emigrazione e di matrimoni

The images and words that deceive

Those who watch cartoons in Italian often do not pick up the double entendres and the plays of words that their creators presented to the audience and that made them famous in the English speaking world

During this period Warner Brothers in America is celebrating the eightieth anniversary of one of its most famous and popular characters, Bugs Bunny. Many of us grew up with his cartoons but how many of us know that these short films not only hide an amusing story but even provide us with an example of the technical problems of those who must translate them from (American) English into the world’s other languages? So, let us take a look at this aspect of our entertainment and let us try to understand that what we see is not always what it appears.

When Tex Avery first drew Bugs Bunny in 1939 his model was the most popular American actor of the period. The inspiration was a photo from the famous film “It happened one night” with Clark Gable holding a carrot but the cartoonist saw in the photo a rabbit with a carrot. Like his fellow cartoonists of the famous Looney Tunes Avery was eccentric but the choice was not wrong because basically these cartoons were screened before major films. In other words, the most famous cartoons of the ‘30s, ‘40s and ‘50s were not designed for children as we often think but for an adult audience.

When they came to Italy, and especially to television, they were considered programmes for children and were dubbed as such. The fault for this misunderstanding was not of those watching them but of those who had the task of translating them and eventually dubbing them into Italian. In fact, it is a classic example of the pitfalls of dubbing, as well as of faithfully translating not only cartoons but all types of films and television programmes. In order to understand works such as these you need to know very well not only the English language but above all the culture that created them.

Those who watch cartoons in Italian often do not pick up the double entendres and the plays of words that their creators presented to the audience and that made them famous in the English speaking world. They mock not only famous people but also the English language, as does one of Bugs Bunny’s antagonists, the Lord of Worcestershire who could not even pronounce his own surname.

Without a doubt the most loved Warner Brothers character in Italy is the unlucky coyote who is known here as “Willy”. He is unlucky in everything, even in his original English name that is, as we see in his business card, Wile E Coyote, which is already a joke in itself. The Italian audience does not understand that his name means “wily coyote” and as we all know, this character is anything but wily.

We must not believe that a cartoon automatically means that it is for children. Although cult programmes such as The Simpsons, South Park and American Dad have scenes and jokes that make everybody laugh, they have scenes that are highly satirical scenes with very serious themes. In one episode South Park deals in a unique and funny way with an issue that is anything but trivial, euthanasia, and how in the United States, and not only, court cases that are very difficult ethically become television spectacles. These cartoons often satirize famous people and deal with difficult issues.

Satire is a tradition they inherited from Looney Tunes and Tom and Jerry. This is the very reason that many episodes of The Simpsons contain the pair of Itchy and Scratchy which is nothing more than a tribute to Tom and Jerry. At the same time this tribute shows how much of their comedy was sadistic by nature.

The stimuli these programmes give adults are different from those they give children. In fact, one of the secrets of their many decades of success is the fact of being able to entertain various sectors of the audience. Adults and children who watch these programmes together do not always laugh at the same jokes. The life experiences of the adults give them the awareness to understand the true targets of a joke that their children cannot know.

For the translators and the voice actors it becomes a significant, if not impossible, challenge to be able to pass onto to the Italian speaking audience all the nuances of the story lines. Not only for cartoons but for all programmes imported into the country. Naturally there are programmes which are nothing more than ways of passing the time and romantic films that do not have much need of interpreting. However, there are programmes that provide a very strong test of the technical skills of their translators.

In recent years the BBC television series Sherlock, the modern version of Sir Arthur Conan Doyle’s detective stories set in 21st century London, has had great success worldwide with both the critics and the public not only for its setting but also because many of its characters refer to real current personalities. In one episode the antagonist is not only an extremely rich man, effectively it is a direct reference to Rupert Murdoch, the very powerful magnate often accused of using his media empire unscrupulously as does the antagonist of the episode and in other episodes modern and well known people are treated in the same way.

As much as dubbing can make watching foreign films and television programmes easy to watch for the Italian public, the dubbing is becoming more and more often the target of criticism because the dubbing does not allow the audience to understand them fully. At the same time it does not help the members of the audience who study other languages to hear the true pronunciation of the words or to help them to hear the various accents of these languages, especially in English.

Of course it is impossible to translate everything into Italian. Comedy in particular plays with words and it is not always possible to transfer the jokes into our language. There have been cases where the translators and voice actors have been able to do so in an exemplary way, one of the examples is how the famous “Werewolf? There wolf, there castle” from Young Frankenstein was translated and nobody expects that they must every joke in Italian. But we must demand more, especially for serious films and television programmes, in order to help the audience to understand as much as possible all the nuances of the stories of the films and the TV programmes. 

But in order to do so the translators cannot limit themselves only to the technical details of the languages to be translated. The translators of films, as well as those of books, must have an intimate knowledge of the subject and the culture of the countries of origin of these works. In this way the translators do a double service for the audience. Obviously the first is to provide a faithful version of the work and the second is to teach aspects of the culture that the public probably does not know.

It seems strange starting a subject such as this with cartoons but during the course of their history, which goes back almost to the start of the Cinema, cartoons have become a major part of our lives, both on television and on the big screen, as we see in the number of cartoons screened at the cinemas. Cartoons also show that the cinema and television can entertain, inform and to be ironical at the same time.

But what is the point of being able to watch them if we cannot understand them fully?

Mascherine protettive e il disagio delle persone non udenti

Le mascherine protettive di cui tutto il mondo ha fatto tesoro per proteggersi dal Covid19, per le persone affette da sordità rappresenta una gigantesca barriera a livello comunicativo.

di Ilaria Carlino

Nei mesi passati, proprio mentre ci trovavamo in pieno periodo emergenza Covid-19, durante le odierne conferenze stampa della Protezione Civile abbiamo tutti notato la presenza di un’interprete che traduceva in LIS, ovvero la lingua dei segni italiana.

Per molti è stato un dettaglio rilevante ma silenzioso, alcuni invece avranno sicuramente pensato a quanto grande e significativo fosse quel segnale per le persone affette da sordità; questo si accompagna in gran parte al fatto che le mascherine protettive di cui tutto il mondo ha fatto tesoro, per loro rappresentavano una gigantesca barriera a livello comunicativo.

E’ difatti molto difficile, se non addirittura impossibile, per una persona sorda cogliere parole labiali, anche in presenza di un apparecchio acustico, da un interlocutore con il viso completamente coperto dalla mascherina, senza dimenticare che un sordo non si riconosce in faccia, il suo è un disturbo non visibile, “nascosto”, per cui il disagio potrebbe essere ancora più grande.

Dopo la richiesta di far togliere eventualmente la mascherina alle persone sorde, subito scartata per il maggiore rischio a cui sarebbero stati esposti, è arrivata la proposta di mettere in commercio le cosiddette “mascherine trasparenti” ma anche questa è stata  bocciata: pare che anche l’utilizzo di queste sia difficoltoso a causa dell’obbligatoria copertura parziale del viso, che rende quindi difficile il movimento labiale della bocca e la visuale delle espressioni facciali, anche queste comprese nella lingua dei segni. Inoltre pare che siano state descritte come più scomode a causa della rigidità del materiale e dei problemi di appannamento, con una complicazione aggiuntiva che riguarda la distribuzione, che sarebbe di gran lunga più difficile a causa della difficoltà già avuta nella diffusione di quelle “non trasparenti”.

Jennifer Finney Boylan, attivista e autrice statunitense che perse l’udito anni fa, in merito alla proposta di rinunciare alla mascherina, sul New York Times ha dichiarato: “Lasciate che sia chiara. Anche con tutte le difficoltà che si portano dietro le mascherine, preferisco vivere in un mondo in cui la gente le indossa che in uno in cui non le indossa”.

Sul Washington Post scrive invece la scrittrice Sara Novic: “Offrire le maschere trasparenti come una soluzione fa parte della troppo diffusa convinzione che sia più facile accumulare strumenti, tecnologie e supporti individuali per le persone sorde e le altre persone con disabilità, rispetto ad agire per rendere più generalmente accessibile l’intera società”.

In sostanza una soluzione semplice non esiste. Come ha spiegato anche la sezione lombarda dell’ENS, qualche privato sperimenta la produzione di mascherine trasparenti ma non c’è nessun impegno da parte dei governi per la certificazione e la distribuzione delle stesse.

Dati ICE-Istat sull’export italiano, Deloitte: Internazionalizzazione e digitalizzazione chiave di volta per la ripartenza

«Per tornare ai livelli di export del 2019, secondo l’analisi di ISTAT-ICE, ci vorranno due anni. Un tempo ragionevole, se si considera l’impatto senza precedenti del nuovo Coronavirus sull’economia mondiale»

Da solo vale oltre il 30% del Pil italiano e, nel 2019, ha prodotto un valore di 585 miliardi di euro. «L’export di beni e servizi è uno dei punti di forza del sistema economico italiano: secondo Istat coinvolge oltre 130 mila operatori italiani e, solo nell’ultimo anno, ha portato a un avanzo di bilancio commerciale di 52,9 miliardi di euro. Per questo puntare all’internazionalizzazione delle tante PMI che caratterizzano il nostro ecosistema imprenditoriale è un obiettivo strategico per rilanciare la nostra economia dopo il Covid-19», così Ernesto Lanzillo, Private Leader di Deloitte Italia, commenta i dati dell’Annuario statistico “Commercio estero e attività internazionali delle imprese”presentati oggi da  ISTAT e ICE.

«Per tornare ai livelli di export del 2019, secondo l’analisi di ISTAT-ICE, ci vorranno due anni. Un tempo ragionevole, se si considera l’impatto senza precedenti del nuovo Coronavirus sull’economia mondiale», spiega Lanzillo. «C’è motivo per essere ottimisti, perché, nonostante questa battuta d’arresto, dai dati emerge chiaramente che le imprese italiane hanno un potenziale di crescita molto significativo sia nei Paesi in cui hanno rapporti commerciali consolidati (Usa, Ue), sia nei mercati emergenti dell’Asia». I dati congiunturali di maggio 2020, infatti, segnalano che la ripresa è iniziata: l’export segna un +35,8% e l’import un +5,6% – una netta ripresa dovuta ai forti aumenti registrati nelle vendite sia verso i mercati Ue (+33,7%) che extra-Ue (+36,5%).

«In questa fase difficile alcune imprese sono riuscite a fare di necessità virtù: sono passate al digitale e sono riuscite a ritagliarsi fette di mercato internazionale tramite l’e-commerce», commenta Eugenio Puddu, Consumer Products Leader di Deloitte Italia. «L’ICE da tempo segnala un trend di crescita degli e-consumer dall’estero: solo nell’ultimo anno c’è stato un +9% degli acquirenti on-line nel mondo. Ad oggi, quindi, si stima una platea totale di 1,45 miliardi di potenziali clienti che le nostre imprese possono sempre più facilmente raggiungere investendo sulla digitalizzazione dei propri canali di vendita. Un’occasione che non possiamo perdere», conclude Puddu.

«Ma non bisogna abbassare la guardia: secondo Istat il fatturato è diminuito nel 71,5% delle imprese e solo il 32,5% delle imprese ha dichiarato di avere potuto operare durante le varie fasi di lockdown. Questo vuol dire che molte aziende non erano pronte ad affrontare una crisi del genere», prosegue Puddu. «È quindi arrivato il momento di implementare una strategia di risposta alla crisi. Esattamente quello che, già da tempo, abbiamo proposto ai nostri clienti con il Recovery Playbook. Pensata come strategia comprensiva di tutti i fondamentali, il nostro Recovery Playbook si basa su sei pilastri: risanare il fatturato; aumentare i margini operativi; ottimizzare asset, passività e liquidità; accelerare la digitalizzazione; aggiornare l’organizzazione del lavoro; gestire le aspettative degli stakeholder. Sebbene i piccoli e medi imprenditori abbiano dimostrato capacità di reazione ed adattamento uniche nella fase di picco pandemico, avranno bisogno di supporto da parte del sistema paese con azioni di finanza strutturale per il sostegno al rilancio delle attività sul mercato internazionale e nazionale, affinando competenze digitali ed organizzative per le quali sono opportune azioni di formazione e supporto strutturate da parte di tutti gli interlocutori di sistema».

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
[email protected]