“Intelligence, Lucio Caracciolo al Master dell’Università della Calabria: “Un mondo virato dopo il Coronavirus”

“Oggi è un mondo virato”. Con questa considerazione, riferendosi alla geopolitica dopo il COVID-19, è iniziata la lezione di Lucio Caracciolo, direttore di “Limes”, tenuta, in video conferenza, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

 “Oggi è un mondo virato”. Con questa considerazione, riferendosi alla geopolitica dopo il COVID-19, è iniziata la lezione di Lucio Caracciolo, direttore di “Limes”, tenuta, in video conferenza, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Caracciolo ha evidenziato tre argomenti.

Il primo tema è che non siamo in guerra: tutti parlano di guerra ma è solo uno scudo per legittimare un accentramento di poteri fuori dal comune. E quando si parla insistentemente di guerra poi si può finire col farla. Ha quindi paragonato l’attuale momento con l’11 Settembre, rilevando come quest’ultimo abbia avuto un impatto minore rispetto a ciò che sta accadendo in questo periodo. Infatti, il terrorismo è portato avanti da pochi, mentre il virus si infiltra ovunque. Il secondo punto è che questa non è una pandemia, che è un termine burocratico, utilizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Caracciolo ci ha ricordato quanto detto dal virologo Anthony Fauci: “It really is borderline semantics”: cioè pandemia è una parola borderline. L’epidemia è selettiva, non globale, in quanto possiamo constatare che ha un impatto geopolitico differenziato a seconda dei Paesi, cioè si diffonde in modo disomogeneo. Infine, il docente ha precisato che sul virus sappiamo poche cose ma alcuni elementi appaiono chiari: è scoppiato in Cina a Wuhan, una città strategica perché è una cerniera tra la Cina più sviluppata e quella più arretrata, rurale dove vive il 40% della popolazione. In quest’area, si confrontano due sistemi sociali, sanitari e igienici. La Cina ha ritardato a dare le informazioni perché il sistema cinese strutturalmente le rallenta. E questo ritardo è stato anche la conseguenza che ha portato a sottovalutare il problema, per alcuni aspetti in modo criminale. Il Deep State cinese è il Partito Comunista, un’organizzazione capillare distribuita in 650 mila di unità territoriali, che ha la capacità di essere presente in modo capillare, a livello di ogni singolo caseggiato.

“Dopo la seconda metà di marzo – ha proseguito Caracciolo – la Cina ha potuto lanciare la sua controffensiva facendo leva su due elementi principali: le proprie conoscenze epidemiologiche e la capacità produttive, soprattutto quelle specifiche di mascherine e respiratori”. Una controffensiva che Caracciolo ha definito “diplomazia degli aiuti”.

Mentre l’Europa e gli U.S.A. erano piuttosto indifferenti, siamo rimasti colpiti dalla rapidità dei pur modesti aiuti cinesi, che hanno impressionato gli italiani. Infatti, in un recente sondaggio della società italiana SWG alla domanda: “Chi sono i nostri migliori amici?” è emerso che il 52% ha scelto la Cina, il 32% la Russia e solo il 17% gli U.S.A. Alla domanda opposta:“Chi sono i nostri nemici?”, il 45% ha risposto la Germania e il 38% la Francia. “In questo quadro – ha affermato – sembra quasi sia maturato a livello di opinione un rovesciamento delle alleanze, derivato dall’aspetto emotivo che con il tempo si attenuerà”. Il docente ha poi sottolineato la propaganda portata avanti dalla Cina e dalla Russia. In particolare, quest’ultima ha targato i pacchi inviati in Italia con una frase alla James Bond: “Dalla Russia con amore”. Ha quindi ribadito che “L’Italia ha acconsentitocon enfasi all’arrivo degli aiuti cinesi, seguendo il comportamento del “Memorandum of understanding” tra Italia e Cina sottoscritto nel 2019. E proprio questo accordo, ha confermato che l’Italia, secondo gli U.S.A.,è un paese ad affidabilità limitata. Il virus ha colpito gli U.S.A. con ritardo. In questa situazione, anche la potenza statunitense ha subìto un danno economico grave. Pertanto, nella competizione geopolitica tra Cina e U.S.A., in questo momento, la prima ha potuto trarre qualche vantaggio, malgrado i suoi gravi problemi strutturali”. 

“Le epidemie sono sempre esistite. Ci sono stati casi fin dall’antico Impero Romano, come la “peste Antonina”, oppure nel Rinascimento come a Venezia, durante i quali si è reagito attraverso l’isolamento fisico che porta a risultati misti. Infatti, i luoghi di contenimento, se da un lato aiutano la guarigione ed evitano i contatti, dall’altro rappresentano bombe di incubazione del virus. Il modello cinese è interessante perché nessuno ha uno Stato con un controllo cosi accentuato e capillare, al contrario di europei e americani dove il controllo sociale è ridotto. Trump, sin dal primo momento, ha avuto un atteggiamento non consono alla realtà. Quando il virus ha iniziato a diffondersi ha affermato che si trattava di una bufala dei democratici. In seguito, ha dichiarato che l’epidemia sarebbe stata sconfitta rapidamente e solo oggi sta utilizzando una retorica più realista, cercando di prendere le redini di una partita geopolitica inizialmente fallimentare”. Caracciolo ha poi affrontato la possibilità di limitare i danni della crisi economica, conseguenza di quella sanitaria: “bisogna scegliere qual è il rischio maggiore e quale quello minore, tenendo conto che se si deve privilegiare il danno sanitario questo di riflesso comporta il rischio della pace sociale. Infatti, il virus tende a dividere a livello geopolitico, producendo falle piuttosto profonde. Per alcuni questa è l’ora più scura mentre sotto altri aspetti potrebbe essere l’ora più chiara in quanto vengono sottolineate le contraddizioni del sistema sociale, dimostrato da come i vari Stati rispondo alla minaccia della paura. 

Caracciolo ha quindi parlato delle criticità degli stati. Ha ricordato quali siano quelle della Cina, rappresentate al meglio dalla questione di Taiwan che è un’isola stato, dove l’82% degli abitanti non si considera cinese. Se nel 2049 Taiwan non rientrerà in Cina, bisognerà vedere quale sarà la posizione degli U.S.A. In secondo luogo, la Cina tenta di diventare una potenza oceanica, seguendo gli esempi storici degli U.S.A. e della Gran Bretagna. Infine, il sistema finanziario è molto fragile, anche perché, al di là delle statistiche di regime, negli ultimi anni i tassi di sviluppo si sono molto ridotti. Anche gli U.S.A. – ha ribadito – presentano forti criticità.  A proposito, ha ricordato il pensiero di Graham T. Allison che ha evidenziato il concetto della “trappola di Tucidide”, ripercorrendo il conflitto tra Sparta che si sentiva minacciata da Atene scatenando la guerra del Peloponneso. Allison usa questo precedente per definire i rischi che possono essere causati dall’inasprimento della rivalità tra due Paesi in forte competizione tra loro. In particolare, sostiene che la sfida di una potenza emergente a una potenza egemone, pone una grave minaccia alla stabilità e alla pace mondiali. Tale rischio, secondo Allison, potrebbe portare ad una rotta di collisione inevitabile tra Cina e U.S.A. Secondo lo studioso americano, la situazione più efficace sarebbe quella di tornare allo schema della Guerra Fredda, cioè con due distinte aree di influenza, con gli U.S.A. da un lato e la Cina dall’altro. 

Caracciolo ha poi citato George Friedman e il suo libro “The Storm Before the Calm”, la tempesta prima della calma, delineando il suo punto di vista, diverso da quello di Allison. In questo decennio, secondo Friedman, gli U.S.A. entreranno in crisi sotto diversi aspetti, ma dal 2030 in poi si potrebbe aprire una fase di pace senza precedenti che potrebbe prolungare il dominio americano fino alla fine del secolo. Infatti, secondo l’analista, gli U.S.A. sono ancora un impero immaturo, sovraesposto a livello militare, essendo presente con armamenti e soldati in 150 Paesi del mondo. Non a caso, tutti gli interventi effettuati dopo l’11 Settembre non hanno portato alcun vantaggio agli States ottenendo invece solo il logoramento del proprio prestigio.

Caracciolo ha poi affrontato il rapporto tra gli U.S.A. e l’Italia. Ultimamente, il nostro Paese è in contrasto con gli U.S.A. proprio a causa della firma del “Memorandum” con la Cina, che, pur non avendo un grande valore, dal punto di vista simbolico vale moltissimo, perché l’Italia è stato il primo Paese della NATO a sottoscrivere un patto culturale e commerciale con l’impero del Dragone. 

Per quanto riguarda il nostro Paese, secondo il Direttore di “Limes”, vedremo come, nei prossimi giorni, si concretizzeranno gli aiuti da parte dell’U.E., che saranno quelli possibili. In questo quadro, abbiamo due posizioni diverse: da un lato la Francia, che intende fare da capofila per i Paesi del Sud, ma che è sempre pronta a trovare un compromesso con la Germania; dall’altro lato, la Cancelliera Angela Merkel non ha alcun interesse ad una crisi eccessiva dell’Italia perché la catena produttiva del valore tedesca è estesa fino alla linea gotica, in quanto le aziende italiane contribuiscono allo sviluppo tedesco. 

“In definitiva – ha concluso Caracciolo – siamo di fronte ad uno scontro tra capitalismi di Stato. In Europa i trattati comunitari valgono sempre meno e questo accentua la competizione. L’Italia deve proteggere gli interessi nazionali a partire dall’applicazione della Golden Power, così come dobbiamo migliorare la legislazione di emergenza che è stata fino ad ora stentata e diversamente interpretabile, dimostrando come, accanto ad una decadenza politica, ci sia anche una decadenza burocratica. C’è bisogno di una nuova formazione e selezione di classi dirigenti per disporre di una tecnocrazia pari a quella degli altri Paesi. Infine, in Italia è fondamentale costruire una mentalità che ci abitui ragionare in base al pensiero strategico, poiché affrontare i problemi in un’ottica di breve respiro impedisce il nostro sviluppo”. 

La nostra rete internazionale da potenziare – Our international network that must be upgraded

di emigrazione e di matrimoni

La nostra rete internazionale da potenziare

Vogliamo fare qualche riflessione sulla rete internazionale italiana che esiste, ma che spesso non svolge un ruolo davvero attivo ed efficace per promuovere iniziative e scambi culturali e commerciali tra l’Italia e i paesi di residenza degli italiani all’estero.

I Comites (Comitati per gli Italiani all’Estero) esistono da tempo e vengono eletti dai nostri parenti e amici all’estero, che sono cittadini italiani e registrati all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) dei consolati. Come dice l’articolo 1 della legge 286/2003 citata nel sito del Ministero degli Affari esteri, i Comites sono “organi di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le rappresentanze diplomatico-consolari”.  Secondo la grandezza della zona consolare questi organi sono composti da 12 o 18 componenti.

Purtroppo altri sviluppi hanno messo questo ruolo di rappresentanza in ombra e per questo motivo abbiamo l’obbligo di guardare i Comites con un altro occhio, in un modo che fin troppo spesso è nominato ma fino ad ora non è stato attuato: che dobbiamo potenziare i Comites per dare alle nostre comunità il compito per cui sarebbero perfettamente adatte non solo per l’Italia, ma anche per i loro paesi di residenza.

Tristemente, come abbiamo scritto ripetutamente nel corso di questa rubrica, e rafforzato dall’On. Fabio Porta nella sua recente intervista con noi, gli italiani all’estero sono una risorsa per il paese, ma una risorsa non vale niente se non viene utilizzata nel modo giusto.

Ma per arrivare ai suggerimenti per potenziare i Comites dobbiamo guardare con occhio critico il punto debole della rete dei Comites.

Parlamentari

Quando parliamo di “rappresentanza” delle comunità all’estero, come possiamo negare che l’istituzione delle circoscrizioni estere e l’elezione di 18 parlamentari alla Camera dei Deputati e il Senato non sia una rappresentanza più forte e diretta delle nostre comunità all’estero?  Anche se dobbiamo aggiungere il cavillo che diciotto sono pochi in mezzo a circa mille parlamentari, e sarà peggio ancora quando la legge per la riduzione del numero di parlamentari sarà approvata con un numero finale di dodici eletti all’estero sparsi in circoscrizioni ancora più difficili da gestire rispetto a quelle che abbiamo visto fino ad ora.

Perciò dobbiamo chiederci, non sarebbe il caso di ridefinire i compiti dei Comites e di  rivedere come vengono nominati i suoi componenti? E anche come si svolgono le sue riunioni per assicurare che possano dare un contributo solido ai rapporti tra paesi?

Ma il modo in cui sono formati i Comites fa poco per garantire che i suoi componenti possano avere un ruolo efficace per compiti definiti nel sito del Ministero: https://www.esteri.it/mae/it/servizi/italiani-all-estero/organismirappresentativi/comites.html

Difatti, l’elezione dei Comites non garantisce la presenza di componenti con le competenze e l’esperienza per promuovere scambi culturali ed economici, senza dimenticare la promozione della lingua italiana che dovrebbe essere una priorità assoluta, anche per cercare un mercato davvero mondiale per i nostri autori e quindi per dare un aiuto consistente alla nostra editoria che è in crisi da tempo, prima ancora dell’attuale emergenza sanitaria mondiale. Questo discorso vale anche per il nostro cinema che indubbiamente ha bisogno di trovare un mercato ancora più grande per i suoi prodotti, che spesso sono così “italocentrici” che sono difficili da presentare al pubblico internazionale.

Elezione o no?

La presenza dei parlamentari crea un “conflitto di interessi” tra il ruolo di rappresentanza dei Parlamentari e quello dei Comites. Quindi, non sarebbe il caso di non eleggere più i Comites bensì di scegliere i suoi componenti secondo criteri precisi di qualifiche ed esperienza, per realizzare i compiti da svolgere nel corso del loro mandato?

Naturalmente qualcuno dirà che in questo modo verrebbe meno il dare voce alle collettività locali, allora la soluzione sarebbe di eleggere una parte dei Comites dalle comunità, magari 2 nel caso dei Comites di 12 e 3 in quelli dei 18. In questo modo ci sarà sempre la voce delle comunità all’interno del legame tra l’Italia e le comunità all’estero, anche per motivi che spiegheremo sotto.

Inoltre, nel caso di questa composizione mista dei Comites e per far riconoscere pubblicamente l’importanza di questo compiti, il “presidente” del Comites potrebbe essere, non uno dei suoi componenti, ma proprio il console stesso per assicurare più forza al messaggio del ruolo del Comites e anche per assicurare che i progetti siano in linea con quelli descritti nella legge e nel sito.

Compiti

Quindi, in primis i Comites dovrebbero avere componenti che conoscono come promuovere la Cultura in generale, oltre la conoscenza della realtà dei sistemi scolastici di ciascun paese per poter inserire l’italiano nelle scuole. Ci vuole poco per capire che “allestire una mostra d’Arte”, per dare un esempio di promozione, non è semplice e che oltre a richiedere tempo ha bisogno di gente che capisca le esigenze per mostre del genere e di sapere scegliere i soggetti adatti per i loro mercati.

Nei casi di mostre d’arte, ecc., speriamo anche che una parte non piccola del ricavato di mostre all’estero del futuro andrebbe ai musei e gli altri luoghi di origine dei pezzi, per fornire i soldi necessari per restaurare e mantenere che spesso il governo nazionale è incapace di fornire, e quindi il lavoro dei Comites darebbe anche un altro contributo fondamentale delle comunità italiane all’estero al paese, che non si sono mai tirate indietro quando il loro paese d’origine  ha avuto bisogno di aiuto.

Ovviamente questo aspetto di qualifiche ed esperienza vale ancora di più per le ricerche, scambi e promozioni commerciali e così via, che non possono essere lasciati al caso o a scelte “fortuite” quando i componenti sono eletti al Comites.

Naturalmente con i Comites misti, i componenti eletti dalla comunità avrebbero il ruolo fondamentale di fare da “connessione” tra le comunità locali e i lavori e le manifestazioni organizzati dagli altri componenti dell’organo. Difatti, vista la grandezza delle nostre comunità in tutti i paesi, questo ruolo di coinvolgere tutta la comunità sarebbe fondamentale per assicurare il successo economico di mostre, presentazione di film, libri e anche prodotti commerciali italiani nel futuro.

Realtà

Sentiamo spesso dei commenti ironici e non raramente di sdegno verso i Comites, e quindi bisogna rivedere la struttura e il funzionamento in modo da affrontare il fatto che in molti luoghi questi organismi non hanno il valore e l’efficacia che dovrebbero avere come organi di rappresentanza delle comunità con le autorità del nostro paese d’origine.

Come spesso accade, sulla carta e nelle parole della legge e il sito del Ministero i Comites sono importanti, ma nella realtà dobbiamo chiederci; possiamo davvero dire che i frutti di questi organi siano stati pari ai sogni e le speranze di chi li ha designati?

Crediamo davvero che questi sogni e speranze siano possibili, ma il mezzo che abbiamo a disposizione, sia per motivi politici, sia per motivi degli eletti non adatti per i loro ruoli effettivi, non ha dato la vera possibilità di svolgere ruoli efficaci ed quindi importanti sia per le comunità italiane all’estero che per l’Italia stessa e anche i loro paesi di residenza.

La nostra Cultura e tutti gli altri prodotti del Bel Paese hanno bisogno di promozione, ricerche, e di un pubblico internazionale pari alla loro grandezza. In teoria i molti milioni di italiani sparsi in giro per il mondo costituiscono di per sé un potenziale enorme, ma possiamo dire in tutta onestà che riconosciamo davvero questa realtà, o forse non siamo riusciti ancora a trovare il modo di poterlo metterlo in moto davvero?

Tristemente, la risposta è negativa e per questo dobbiamo capire che i Comites devono essere potenziati in modo efficace e sistematico con scopi ben precisi, per poter dare finalmente alle comunità italiane nel mondo quel ruolo attivo ed efficace che fino ad ora è venuto a mancare, per mancanza di progetti veri e persone qualificate capaci di realizzarli.

Solo agendo in modo da poter coinvolgere i migliori nostri componenti in giro per il mondo e dare loro un ruolo vero in progetti seri, riusciremo a costruire una vera rete internazionale degli italiani nel mondo.

 

 

di emigrazione e di matrimoni

Our international network that must be upgraded

We want to express a few thoughts about an international Italian network that often does not carry out a truly active and effective role for the promotion of initiatives and cultural/commercial exchanges between Italy and the countries of residence of Italians overseas.

The Comites (Committees for Italians overseas) have existed for some time and are elected by our relatives and friends overseas who are Italian citizens and registered in the AIRE (Anagrafe degli italiani residente all’estero, Register of Italians resident overseas) at the consulates. As stated in article 1 of Italian Law 286/2003 quoted in the website of Italy’s Foreign Affairs Ministry, the Comites are “representative organ of the Italians overseas in the relations with the diplomatic/consular representations” Depending on the area of the consulate these organs are made up of 12 or 18 components.

Unfortunately, other developments have overshadowed this role of representation and for this reason we have a duty to look at the Comites with another eye, one that all too often has been mentioned but up till now has not been implemented. We must upgrade the Comites to give our communities the task for which they are perfectly suitable not only for Italy but also for their countries of residence.

Sadly, as we have often written repeatedly during the years of this column and was reinforced by the Honourable Fabio Porta in a recent interview with us, Italians overseas are a resource for the country but a resource is worth nothing if it is not used in the right way.

But in order to reach these suggestions for upgrading the Comites we must take a look at the weak point of the network of Comites.

Parliamentarians

When we talk about the “representation” of communities overseas how can we deny that the institution of the overseas electorates and the election of 18 parliamentarians to Italy’s Chamber of Deputies and Senate is not a stronger and more direct representation of our overseas communities? Even if we add the technicality that eighteen is not many amongst about a thousand parliamentarians and will be worse still when the law for the reduction of the number of parliamentarians will be approved with a final number of twelve spread around the world that will see the electorates even harder to manage from than those we have seen up till now.

Therefore we must ask ourselves; would it not be the case to redefine the tasks of the Comites and to review how their members are appointed, as well as how they conduct their meetings in order to ensure that they can give a solid contribution to the relations between countries?

But the way with which the Comites are formed do little to ensure that its members can play an effective role in the tasks defined in the Ministry’s website:

https://www.esteri.it/mae/it/servizi/italiani-all-estero/organismirappresentativi/comites.html

In fact, the election of the Comites does not guarantee the presence of members with the skills and the experience to promote cultural and economic exchanges, without forgetting the promotion of the Italian language that should be an absolute priority, also for looking for a truly worldwide market for our authors and therefore to give a major contribution to our publishing industry that has been in crisis for some time, even before the current international health emergency. This also applies to our cinema which undoubtedly needs to find an even bigger market for its products that are often so “Italo-centric” that they are hard to present to the international audience.

Elections, yes or no?

The presence of the parliamentarians creates a “conflict of interest” between the representative role of the parliamentarians and that of the Comites. Therefore, would it not be the case to no longer elect the Comites but rather to select the components according to precise qualifications and experience in order to carry out the tasks the tasks to be undertaken during their mandate?

Naturally some will say that in this way it would fail to give a voice to the local communities, so the solution would be to elect a part of the Comites from the community, maybe 2 in the case of the Comites with 12 members and 3 in those with 18. In this way it would always be the voice of the community within the link with Italy and Italian communities, as well as for reasons we will explain below.

Furthermore, in the case of mixed composition of the Comites and in order to recognize publicly the importance of these tasks, the Chairman of the Comites should not be one of its members but precisely the Consul to ensure guarantee more strength to the message of Comites’ role and also to ensure that the projects are in line with those described by the Law and in the website.

Tasks

So, first of all the Comites should have members that know how to promote Culture in general, as well as knowledge of the reality of the school systems of each country in order to insert Italian in the system of each country. It takes little to understand that “setting up an Art display”, to give only one example of promotion, is not easy and that as well as requiring time needs people who understand displays in general and to know how to select the subjects that are suitable for their markets.

In the cases of displays of Art, etc, we also hope that a not insignificant part of the income of the overseas displays in the future would go to the museums and the other places of origin of the pieces to supply the funds necessary for restoration and maintenance that the national government is often unable to give and therefore the work of the Comites would also be another fundamental contribution to Italy from the Italian communities overseas that have never held back when their country of origin needed help.

Obviously this aspect of qualifications and experience is even more valid for research, commercial exchanges and so forth that cannot be left to chance or to “fortuitous” choices when the members of the Comites are elected.

Naturally, with the mixed Comites the members elected by the community would have the essential role of making the “connection” between the local communities and the work and events organized by other members of the organization. Indeed, given the size of our communities in all the countries, this role of involving all the community would be fundamental for ensuring the financial success of displays, the presentation of films, books and other Italian commercial products in the future.

Reality

We often hear ironic and not uncommonly disdainful comments about the Comites and therefore we have to review the structure and the functioning in a manner to deal with the reality that in many places these bodies do not have the value and the effectiveness they should have as representative bodies of the communities with the authorities of their country of origin.

As often happens, on paper and in the words of the law and the Ministry’s website the Comites are important but in reality we must ask ourselves; can we truly say that the results of these bodies has been equal to the dreams and hopes of those who designed them?

We truly believe that these dreams and hopes are possible but the means that we have available, whether for political reasons or that those elected were not suitable for their effective roles, they have not been given the real possibly of carrying our effective and therefore major roles for both the Italian communities overseas and Italy herself, as well as their countries of residence.

Our Culture and all Italy’s other products need promotion, research and an international audience equal to their greatness. Theoretically the many millions of Italians on their own spread around the world constitute an enormous potential but can we honestly say that we truly recognize this reality and that we have been able to find a way to really set it in motion?

Sadly the answer must be in the negative and for this reason we must understand that the Comites must be upgraded effectively and systematically with very precise purposes in order to finally give the Italian communities around the world that active and effective role that has been lacking up till now due to the lack of true projects and of qualified people capable of carrying them out.

Only by acting so that we involve the best people around the world and give them a real role in serious projects will we be able to build a true network of Italians around the world.

App di monitoraggio per Covid-19, l’esempio dell’Australia

Il governo australiano ha invitato milioni di cittadini a scaricare l’app di tracciamento dei contatti per il coronavirus in maniera volontaria.

Il primo ministro Scott Morrison ha affermato che un ampio utilizzo sarebbe il “biglietto” per riprendere la vita normale il più presto possibile. Tre milioni di persone hanno scaricato l’app COVIDSafe dal suo lancio di domenica sera, e per la massima efficacia, circa il 40% della popolazione dovrebbe scaricarla.

“Vorrei paragonarlo al fatto che se vuoi uscire fuori quando il sole splende, devi mettere la crema solare.”, ha detto il Primo Ministro.

L’Australia è riuscita a tenere bassa la curva del virus, ed il governo prevede di espandere lo screening per Covid-19 dopo aver assicurato mercoledì altri 10 milioni di kit di test.

La nazione ha circa 6.700 casi e solo 88 le persone decedute.

Come funziona l’app?

L’app COVIDSafe chiede agli utenti di indicare la loro fascia d’età, un numero di cellulare, un codice postale e un nome, che può essere anche uno pseudonimo.

Utilizza un segnale wireless Bluetooth per scambiare una “stretta di mano digitale” con un altro utente quando i due si trovano entro 1,5 m di distanza. L’app registra quindi questo contatto e lo crittografa.

Gli utenti a quel punto verranno avvisati se hanno avuto più di 15 minuti di contatto ravvicinato con un altro utente che risulta positivo.

Tra le preoccupazioni sulla privacy di chi avrà accesso ai dati memorizzati dell’app, il governo ha dichiarato che solo le autorità sanitarie statali sono qualificate a monitorare i cittadini.

I dati saranno archiviati in Australia e il ministro della sanità ha dichiarato che “nemmeno un ordine del tribunale” consentirebbe ad altre autorità, compreso la polizia, ad accedervi.

Se non si è politici non si può essere neanche dittatori

 Giuseppe Conte: Presidente del Consiglio per caso, Dittatore per sbaglio, per finire come Dittatore pasticcione!

di Paolo Buralli Manfredi. Melbourne -Australia

Ci sono uomini nella storia cui è bastato un niente per entrarci: Antonio Micca e la sua miccia, che diede la possibilità alla città di Torino di resistere all’assedio francese nel 1706, per citarne uno, e poi ci sono quelli come il nostro Presidente del Consiglio che, purtroppo per lui, entrerà nella storia d’Italia non per eroismo o per aver compiuto grandi cose ma per averne combinate, si diceva dalle mie parti, una più di Bertoldo.

Partiamo ripercorrendo la storia brevissima che ci ha preceduto da circa due anni a questa parte. Il governo in carica prima delle elezioni che portarono il nostro “Dittatore Pasticcione” al comando del Paese, era un Governo con un Parlamento eletto da una legge elettorale anticostituzionale, così la definì la Corte Costituzionale.

Questo Governo/Parlamento che per anticostituzionalità non avrebbe dovuto esserci, ha votato una legge elettorale per le successive elezioni, questa legge era un pasticcio tra maggioritario e proporzionale ma, la legge votata da un Parlamento che non doveva essere lì per anticostituzionalità, decise che la legge elettorale avrebbe dovuto premiare le alleanze; da tener presente che le leggi elettorali in Italia non si scrivono per andare al voto ma si scrivono per mettere in difficoltà l’opposizione del momento, ed in quel momento la legge fu costruita per mettere in difficoltà il M5S che per sua natura e volontà non accettava alleanze.

Dopo le elezioni risultò che la coalizione che ottenne la maggior percentuale di voti era il Centro Destra con il 37% contro un fortissimo e non coalizzato Movimento 5 Stelle con il 32% circa.

Essendo una legge più proporzionale che maggioritaria il nostro beneamato Presidente della Repubblica, avrebbe dovuto fare una semplice cosa, consegnare il mandato esplorativo al leader del Centro Destra, come prevede la procedura Costituzionale.

Purtroppo però al Presidente della Repubblica non passò neanche per la testa di provare quella strada e, senza dilungarmi nei dettagli di quei due mesi surreali che abbiamo vissuto, la Lega di Matteo Salvini ed il M5S di Luigi Di Maio crearono il Governo che fu battezzato Giallo-Verde, con il “Presidente per caso” professor Giuseppe Conte che si autodefinì l’Avvocato degli Italiani.

Dopo la caduta di questo Governo decretata da Salvini, non si andò al voto, come dice l’Art 1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Il Presidente della Repubblica, ignorando totalmente il volere popolare, cioè quello di andare ad elezioni, non fece votare il popolo Italiano ma diede la possibilità di creare l’attuale Governo, conosciuto come il Governo Giallo-Rosso, con a capo sempre lui l’Avvocato, questa volta, ‘quasi’ degli Italiani. Va detto che, un membro dei 76 che scrissero la Costituzione, spiegò in un suo trattato che il Presidente della Repubblica deve tener conto del volere popolare e quello parlamentare e qualora i due fossero in totale disaccordo, dovrebbe consegnare la parola al popolo che si esprime con elezioni Nazionali.

Scusateci per la lunga premessa ma, era inevitabile per far capire a chi ci legge in altre parti del mondo, com’è combinato il nostro paese nell’ultimo decennio.

E proprio nella fase Conte bis, che entra in campo il “Dittatore per sbaglio”, per sbaglio perché l’incapacità politica del nostro Presidente del Consiglio l’ha portato ad assumere ‘i pieni poteri’ che in realtà per Costituzione non poteva assolutamente prendere, e non lo dice chi non è esperto in materia, ma lo afferma un certo professor Sabino Cassese esperto costituzionalista nonché Presidente della Corte Costituzionale in tempi passati, affermando che il Presidente del Consiglio non poteva acquisire pieni poteri, un’emergenza che si verifica solo in situazioni di guerra come spiega l’articolo 78 della Costituzione Italiana :“Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”.

Poteri tra l’altro, presi senza neanche passare dal Parlamento, cioè presi incostituzionalmente. Il prof Cassese continua spiegando che la procedura corretta sarebbe stata quella di utilizzare, in questo caso d’emergenza sanitaria, l’Art.117 Costituzione della Costituzione Italiana, che prevede che i provvedimenti debbano essere approvati dalla Presidenza della Repubblica, cioè, firmati dal Presidente della Repubblica e non gestiti in solitaria dal Presidente del Consiglio.

Detto questo, come si dice, ciò che è fatto è fatto, dunque non ci resta che analizzare la fase del “Dittatore Pasticcione”.

Dal momento che Conte prese i pieni poteri come da art. 78 della Costituzione, va ricordato che tutti i comparti strategici dello Stato, passano sotto il comando del Governo in carica, quindi, anche la Sanità e tutte le decisioni prese dal Governo sono ordini da eseguire e non da interpretare.

Proprio per questo non si è mai capito per quale ragione il Governo ha sempre criticato e mal sopportato le decisioni autonome delle regioni, quando, vista l’acquisizione dei pieni poteri, le regioni dovevano solo attenersi alle direttive governative ed il Presidente Conte aveva tutte le armi per poter far rispettare le linee date dal Governo centrale, poteva persino far arrestare un Governatore che non si fosse attenuto a tali direttive ma, come si dice, chiedere i pieni poteri è facile, esercitarli è un pochino più difficile! Soprattutto se non si poteva assumerli

E dopo essersi incoronato “Re d’Italia” il nostro “Dittatore Pasticcione”, ha cominciato a promulgare una sequela di Decreti uno più ingarbugliato dell’altro iniettando nella Nazione il vaccino, non quello per la cura, ma quello del totale caos, Decreti privi di senso logico, che probabilmente in futuro saranno dichiarati anticostituzionali, assolutamente nebulosi e totalmente inutili, visto il risultato ottenuto.

Chiudiamo raccontandovi come si è mosso il Governo Australiano in quest’emergenza. Va detto sin da subito che esiste un link governativo dove poter vedere giorno per giorno l’evoluzione del virus. In Australia parlano solo i Primi Ministri degli Stati, infatti è una confederazione di Stati tipo gli Usa, ed i relativi Ministri della Sanità, non esistono trasmissioni di tre ore che raggiungono solo l’obiettivo di terrorizzare la popolazione! Il Primo Ministro dello Stato Federale del Victoria ad esempio, al primo contagio ha chiuso tutti gli arrivi via aria e via mare, e dopo qualche settimana ha imposto il lockdown per la gran parte delle attività, ha messo a disposizione della crisi 130 miliardi di dollari per sostenere popolazione, lavoratori ed imprese.

Con questo piano da 130 miliardi di dollari i lavoratori che hanno ridotto l’orario o non lavorano affatto, percepiscono 1.500$ ogni 15 giorni, e possono accedere al proprio fondo pensionistico prelevando dai soldi versati nel tempo, 10 mila dollari nel 2020 e 10 mila dollari nel 2021 senza alcuna tassa. Per ottenere questi soldi basta investire 10 minuti, compilare un modulo sul sito dello MyGov, ed entro 7 giorni lavorativi si hanno i soldi sul conto corrente.

Anche qui hanno dichiarato lo stato d’emergenza ma poi lo hanno utilizzato per produrre i provvedimenti spiegati qui sopra che hanno salvaguardato la popolazione Australiana. Nessun dittatore, solo buon senso e pragmatismo.

In ricordo di  Mr “Duke” Ellington

Il 29 aprile del 1929 nasceva a Washington uno delle grandi icone del jazz: Edward Kennedy Ellington. Per tutti i grandi appassionati di jazz semplicemente “Duke”. Un signore che stravolse tutti i canoni della musica jazz con la sua raffinata estetica musicale, genio assoluto delle big band di cui intuì’ la forza e la capacita di promuovere quella musica che raccontava la storia dei neri d’America 

di Andrea Cavazzini

Pianista, direttore e compositore, Edward Kennedy “Duke” Ellington, nacque a Washington il 29 aprile del 1929 in una famiglia piccolo borghese dove la musica era del tutto sconosciuta. All’età di sei anni, un compagno di scuola scherzosamente lo soprannominò “Duca” senza un motivo particolare; un soprannome che lo accompagnò per tutta la vita. Considerato da molti una dei musicisti più influenti nel jazz del 20° secolo se non il più influente.

Inventore di grandi orchestre, Duke Ellington rimase sempre fedele alla tradizione musicale della musica negro-americana: il blues e lo swing, alla ricerca perpetua di una perfetta estetica musicale. Meglio conosciuto come direttore d’orchestra e compositore che come pianista, il “Duca” sviluppò un fraseggio, un tocco unico e riconoscibile, uno stile pianistico inimitabile,  sicuramente la più grande figura musicale che gli Stati Uniti abbiano conosciuto. Ellington fu in grado di mantenere uno stile elegante e disinvolto in ogni occasione, qualità che gli permisero  di regnare sulla scena jazzistica per mezzo secolo dando vita a pezzi indimenticabili.

Grandi successi come: “Satin Doll It Mean Mean Thing”, “In a Sentimental Mood”, “Caravan”, “I Got it Bad and That Ain’t Good, “Sophisticated Lady”, “Solitude” e “Prelude to a Kiss”, da solo o con il suo alter ego Billy Strayhorn, anche lui pianista e compositore, il Duca  ha composto oltre 2000 brani, di cui molti sono diventati un must per gli appassionati. La musica di Ellington si basava su una formula specifica, una sapiente miscela di suoni afroamericani e influenze più moderne perseguendo pervicacemente anche un altro obiettivo: portare uno stile nuovo nel jazz.

All’inizio degli anni ’30, quando Duke Ellington e la sua orchestra iniziarono a riscuotere successo nel famoso Cotton Club di New York, le grandi band avevano un’unica missione: far ballare la gente. Il jazz era la musica che dava vita ad Harlem di notte e le orchestre si esibivano spesso ad un ritmo incalzante per far sì che le persone si muovessero comodamente tra i suoni degli ottoni e i ritmi della batteria.

Duke Ellington divenne rapidamente il maestro del jazz orchestrale, il re della big band senza mai sacrificare il suo stile compositivo.  Famosa la sua battuta: “Il mio strumento non è il piano, ma l’intera orchestra“. Anziché adattarsi ai gusti popolari del suo tempo, Ellington si è sempre ispirato al blues del passato, creando infine lo stile jungle  caratterizzato da una timbrica  cupa e misteriosa. 

Grazie a lui il jazz divenne una musica “seria” accanto al rispettato repertorio della musica classica. Di fronte a un pubblico bianco o nero, in una prestigiosa sala da concerto o in un club, il Duca eseguiva quella che considerava  buona quella musica che raccontava la sua storia, quella del popolo afroamericano.

Nessuno poteva negare la profondità e l’eleganza delle sue incisioni nemmeno i critici, per questo Ellington ottenne un grande successo commerciale come musicista jazz. Nel 1965, mentre il genere jazz orchestrale veniva gradualmente appannato dall’incalzare prepotente del “be bop” dei vari Charlie Parker e Dizzy Gillespie e dall’arrivo rivoluzionario del rock’n’roll, Duke Ellington salì in vetta alle classifiche con la leggendaria registrazione del suo concerto nel luglio 1965 al Newport Jazz Festival.

Inoltre fu il primo ad ignorare i confini tra il repertorio jazz e quello classico, componendo vari concerti e suite orchestrali. E fu anche il primo jazzista a scrivere brani che andavano oltre i 3 minuti standard imposti dalle radio e dalle major discografiche dell’epoca.

Questa è stata senza dubbio la più grande forza di Duke: indipendentemente dalle sfide o dalle mode, Ellington è  rimasto sempre fedele a se stesso e ha difeso la sua musica. Quando sembrava impossibile registrare una traccia di più di 3 minuti su un disco a 78 giri registrò “Reminiscing in Tempo” nel 1935 su 4 lati! Quando successivamente l’industria discografica iniziò a soffrire a causa della crisi finanziaria degli anni ’30, passò alla radio.

Sebbene tradizionalista, Duke Ellington non fu mai avverso al cambiamento, al contrario fu sempre alla ricerca di nuove influenze latine e orientali negli anni ’30, e più esotiche negli anni ’40, segnando la storia della musica moderna grazie anche alle sue indimenticabili collaborazioni con artisti del calibro di  Ella Fitzgerald, Louis Armstrong  e John Coltrane, grande tra i grandi dei compositori americani.

Alla guida della sua orchestra, Duke Ellington ha girato il mondo: da Parigi a Mosca, dal Sud America alle isole dei Mari del Sud. Primo jazzista invitato alla Casa Bianca (nel 1969 da Richard Nixon) e invitato a rappresentare la musica afroamericana a Dakar nel 1966 dal presidente del Senegal Léopold Sédar Senghor, il Duca non dimenticò  mai il suo pubblico, quello dei jazz club e dei festival, continuando i suoi tour fino al suo ricovero nel 1974.

Morì il 24 maggio 1974 all’età di 75 anni . Con la sua scomparsa l’America ha perso uno dei suoi primi ambasciatori afroamericani, un jazzista di fama internazionale. Il suo funerale a New York riunì circa 12000 persone davanti alla cattedrale di Saint Jean. New York, la città in cui prendeva regolarmente il famoso treno “A” (la linea A della metropolitana),  dove iniziò la sua lunga carriera e il meritato successo. Di lui rimane la sua straordinaria capacità  di dare un’impronta personale, con la sua tecnica e le sue invenzioni capaci di far innamorare intere generazioni al jazz.

 

Covid-19, Ampas interviene su ipotesi Fase 2 e violazioni dei diritti Costituzionali

I medici del gruppo della Medicina di Segnale, sono 735 gli iscritti all’AMPAS, preoccupati per le possibili derive autoritarie in atto, in un comunicato elencano le eventuali lesioni dei diritti costituzionalmente garantiti per i cittadini.

Mentre il Governo da alcuni giorni informa la popolazione circa l’inizio della Fase2, elencando i relativi provvedimenti per arginare l’epidemia da coronavirus che avranno luogo dal 4 maggio in poi, l’Ampas, associazione per la Medicina di Segnale che conta ben 735 iscritti in tutto il Paese, presidente Luca Speciani, ha divulgato un comunicato che mette in guardia la popolazione sulle possibili derive e violazioni della Costituzione cui abbiamo già assistito nella Fase1, quando dichiarato lo stato di emergenza tutti i cittadini italiani hanno subìto una serie di gravi violazioni, al limite tra il dettato dell’art.32 della nostra legge principale e tutti gli altri diritti costituzionalmente garantiti.

‘La libertà di movimento, il diritto allo studio, la possibilità di lavorare, la possibilità di accedere alle cure per tutti i malati non-Coronavirus sono i diritti costituzionali violati durante la Fase1’, spiega il comunicato, come anche “si profila all’orizzonte una grave lesione al nostro diritto alla scelta di cura”, con evidente riferimento alla possibilità di vaccinazione obbligatoria tanto propagandata dalle Tv nazionali, con gli interventi al limite del grottesco di personaggi come Roberto Burioni, che ricordiamo si è più volte contraddetto nel corso dell’evolversi della pandemia da covid-19 che ha colpito tutto il mondo, e che risulta essere principale attore della Pomona Ricerca srl.  In effetti appena si apre il sito di questa azienda privata che si occupa di ricerca su anticorpi monoclonali si legge: ‘La società si concentra sulla scoperta e lo sviluppo di mAb umani per la profilassi e il trattamento di malattie causate da virus dell’epatite C, virus dell’influenza e virus JC’… E dopo qualche riga:…’Il Prof. Massimo Clementi e Roberto Burioni dell’Università Vita-Salute San Raffaele sono i creatori della tecnologia aziendale’, un ricercatore in definitiva che svolge la sua attività presumibilmente per interessi unilaterali, quelli dell’azienda privata da lui rappresentata. Eppure per molto meno anni fa l’Italia rese la vita impossibile alla virologa Ilaria Capua, addirittura con un procedimento penale che finì nel nulla dove la scienziata, pur senza avere nessuna entratura diretta in alcuna azienda farmaceutica, fu accusata di essere una trafficante di virus, mentre è tuttora una ricercatrice pura, che non teme di divulgare al mondo i dati scientifici da lei elaborati, con probabile disappunto di una serie di grosse aziende farmaceutiche abituate a lucrare su brevetti ed esclusive.

“Ora sta entrando in vigore un’app per il tracciamento degli spostamenti degli individui, – continua il comunicato Ampas – in patente violazione del nostro diritto alla privacy, e che già qualcuno pensa di utilizzare per scopi extrasanitari. Tutto questo in assenza di una vera discussione parlamentare, e a colpi di decreti d’urgenza”, insiste il comunicato Ampas evidenziando anche su questo punto il pericolo di anticostituzionalità delle nostre libertà, sempre in nome del virus.

Il documento redatto pone importanti quesiti anche circa le figure che operano come consulenti del Ministero della Salute riferendosi a scelte di professionisti come consiglieri che allo stesso tempo collaborano con grandi aziende farmaceutiche. E pone legittime domande sull’immediato futuro: “Sempre in tema di conflitto di interessi: è stato il Parlamento a stabilire i componenti della Task force costituita recentemente per affrontare la cosiddetta fase2? Sono presenti possibili conflitti di interesse? Tali soggetti pare abbiano chiesto l’immunità dalle conseguenze delle loro azioni. Ma non dovrebbero essere figure istituzionali a prendere “decisioni” sul futuro del nostro paese?”

E se non bastassero le violazioni rispetto alla scelta della cura ed alla nostra privacy, si aggiunge anche la violazione dell’art.21 della Costituzione: è stata infatti recentemente costituita una task force, l’ennesima, per garantire un’informazione non viziata da fake news. In realtà per i giornalisti professionisti o pubblicisti iscritti all’albo non ce n’era bisogno, perché rispondono personalmente e penalmente qualora divulghino notizie non supportate da fonti effettive. Per tutto il resto della popolazione vige il diritto costituzionale di opinione e parola anche scritta, che può anche essere in disaccordo con le opinioni o la scienza ufficiale, ma dal momento che viviamo in uno stato democratico non può esistere la possibilità di mettere il bavaglio a nessuno. Semmai ogni libera opinione può diventare occasione di dibattito, d’altronde proprio le fonti ufficiali in un primo momento dissero che il coronavirus poteva provocare la morte per polmonite bilaterale, e dopo qualche tempo sempre le stesse fonti hanno chiarito che “il decesso avviene a causa di una forte coagulazione intravascolare – e – molte vite possono essere salvate con l’uso della semplice eparina”.

A questo proposito va evidenziato che nonostante le istituzioni ed il Governo siano convinti che l’unica soluzione al lockdown sarà il futuro vaccino, i medici Ampas, la maggior parte impegnati sul campo contro il covid-19 negli ospedali italiani, riferiscono che riveste grande importanza lo stile di vita, la corretta alimentazione e le terapie che via via stanno producendo il loro effetto sulle persone malate. Certo il virus non starà ad aspettare di essere eliminato, e come nel caso della maggior parte dei virus subirà delle mutazioni. Il rischio è che saremo costretti ad assistere alla sperimentazione per un nuovo vaccino ogni stagione che cambia. “Tutti aspettano come una liberazione il nuovo vaccino (che giornalisti e virologi a senso unico continuano a vantare come l’unica possibile soluzione), dimenticando alcuni fatti.” Spiega il comunicato Ampas – “Il primo è che il vaccino viene sviluppato sulla base delle proiezioni teoriche sui virus in circolo l’anno precedente, e dunque è una “scommessa” (è esperienza comune ad ogni inverno che molte persone vaccinate si ammalino comunque). Il secondo è la continua forte variabilità di un virus a RNA come il Coronavirus, di cui pare esistano già diverse varianti. Ciononostante, in dispregio anche del rischio di interferenza virale (per cui il vaccino per un virus diverso può esacerbare la risposta ad un altro virus) la regione Lazio propone l’obbligatorietà per tutti i sanitari e tutti gli over65 di effettuare vaccinazione antinfluenzale ordinaria, violando ancora una volta (se l’obbligo fosse reale) il diritto costituzionale alla scelta di cura”.

E’ chiaro a tutti ormai che annaspiamo in un territorio sconosciuto, quello del coronavirus che ha invaso le nostre vite, ma è d’obbligo dare ascolto a tutte le voci della scienza, e soprattutto non veder trasformare questa epidemia in una opportunità di carattere politico o economico per pochi privilegiati, il che presuppone in primis il pieno rispetto della nostra Costituzione, con le cautele che essa stessa prevede e consente. Calpestare la nostra democrazia non ci porterà alla vittoria contro un virus, ma alla morte civile dei nostri diritti così faticosamente conquistati.

Ciao Giulietto Chiesa

Giulietto Chiesa ha fatto del mestiere del giornalista un’arte:raccontava un fatto, poi lo spiegava o provava a spiegarlo con delle cose vere, che non vuol dire che le cose che spiegava erano la verità assoluta, ma le cose che spiegava avevano quantomeno argomentazioni vere di cose e fatti accaduti realmente!

di Paolo Buralli Manfredi

Anch’io mi accodo a salutare un “GIORNALISTA” con la (G) maiuscola che ha fatto di questo mestiere un’arte, ricercare tra le crepe dell’informazione, cercando d’infilarsi nei meandri degli Stati, dei Governi, delle leggi, e delle regole che vengono imposte da chi gestisce il mondo, questa è stata la missione  della  vita per Giulietto Chiesa.

Carmelo Bene diceva ”l’informazione, la tv ed i giornali, vi raccontano i fatti ma non ve li spiegano!”

Ecco… quello che mi piaceva di Giulietto Chiesa era proprio questo, raccontava un fatto, poi lo spiegava o provava a spiegarlo con delle cose vere, che non vuol dire che le cose che spiegava erano la verità assoluta, ma le cose che spiegava avevano quantomeno argomentazioni vere di cose e fatti accaduti realmente!

Ciao carissimo scrittore, giornalista e libero pensatore, sono certo che dall’altra parte, starai già cercando nelle crepe per tirare fuori la tua verità.

80 e ben suonati: auguri Giorgio Moroder!

Il quattro  volte vincitore del Grammys Award ,  di quattro Golden Globes e  di tre premi Oscar compie oggi 80 anni.

di Andrea Cavazzini

Tanti auguri Giorgio Moroder indiscutibilmente il padre della musica dance moderna. Il quattro  volte vincitore del Grammys Award ,  di quattro Golden Globes e  di tre premi Oscar compie oggi 80 anni. L’uomo che da giovane tecnico del suono a Monaco di Baviera nel 1976, con un forte interesse per i sintetizzatori, intuì che i gemiti di una sconosciuta Donna Summer in “Love to Love You, Baby”(un brano lungo ben 17 minuti),  fossero una buona idea se accompagnati da una linea ritmica funky, stabilendo un punto di partenza per quello che venne definita, “disco music”; artefice di una innovazione tecnologica fino all’ora impensabile.

Una musica totalmente nuova, fatta per ballare, con una melodia europea e il temperamento vocale americano della Summer, che gli permise di inanellare una straordinaria catena di successi soprattutto tra il 1970 e il 1980. Un prodigioso re Mida della canzone dove ogni nuovo pezzo si trasformava in disco d’oro e di platino.  Grazie alla collaborazione con il suo vecchio amico Pete Bellotte e a Donna Summer nacquero successi planetari come “I feel love”, “Hot Stuff”,  “I remember yesterday” e “Bad girls” che sono solo alcuni dei grandi successi del compositore nativo di Ortisei nel cuore delle Dolomiti italiane. Brani che contribuirono ad identificare la discoteca come inclusiva e popolare creando terreno fertile l’anno successivo per “La febbre del sabato sera” che lanciò John Travolta. 

Alle giovani generazioni Il suo nome potrebbe non significare nulla ma per tutti quelli della mia generazione chi almeno una volta nella vita, non ha ballato un pezzo scritto da Giorgio Moroder durante le festicciole con i compagni di scuola? Il cd era ancora lontano da venire e gli LP venivano consumati ascolto dopo ascolto. Moroder è per la musica elettronica ciò che Elvis Presley è stato per il rock‘n roll.

Se poi pensiamo ai tanti film girati tra il 1978 e il 1990:il dranna carcerario di  Alan Parker in “Fuga di Mezzanotte” ( Chase), “Top Gun” (Take my breath away), “Flashdance” (What a feeling) che gli valsero tre Oscar e poi Scarface, “American Gigolò”,  il remake di “Metropolis” di Fritz Lang, “La storia infinita”, senza contare le sue  produzioni per artisti del calibro di Blondie, Freddy Mercury, David Bowie, Elton John, Gloria Gaynor , Kylie Minogue e tanti altri.

E poi tutti quegli artisti che dopo il 1981 sono stati influenzati dalle composizioni di Moroder, che-è stato il primo grande produttore a utilizzare il computer per comporre musica. Con le sue creazioni basate sui sintetizzatori, ha iniziato ad aprire la strada a quella che sarebbe poi diventata la “Techno music,” possiamo affermare che Giorgio Moroder ha lasciato la sua firma nella realizzazione di uno stile che ha attraversato tutte le stagioni della musica fino ad oggi, uno stile che è una lezione di storia per tutti coloro che hanno amato e continuano ad amare  le sue composizione, l’evoluzione della dance e che continua a far ballare.

Dopo Corviale e San Basilio “Sotto lo Stesso Cielo tour” con Casta e Giuliani conquista anche Tor Bella Monaca.

Grande successo del primo show itinerante al mondo che sta appassionando il pubblico in finestra della periferia romana. Special guest l’imitatore Antonio Mezzancella

Grande successo del primo show itinerante al mondo “Sotto lo stesso Cielo Tour – Musica, risate e solidarietà ai tempi del Coronavirus”, con due straordinari artisti, il comico Antonio Giuliani, volto noto della televisione italiana, e Andrea Casta, violinista internazionale dall’archetto luminoso, accompagnati dal dj Gabry Imbimbo che hanno appassionato il pubblico in finestra della periferia romana.

Dopo Corviale e San Basilio ieri il tour, con ospite d’onore Antonio Mezzancella, star del programma dell’ammiraglia Rai Tale e Quale Show, è approdato al Centro Commerciale Le Torri di Tor Bella Monaca e anche questa volta è stata un’esplosione di allegria, ballo e canto di tutte le persone affacciate alle finestre. “Una grandissima emozione – racconta Mezzancella – mentre cantavo una canzone a squarciagola ho guardato in alto e visto la gente che cantava, eravamo lontani ma tutti connessi in un abbraccio virtuale, il più vicino possibile a quello reale …  abbraccio che ci manca. Le onde sonore tramite la musica hanno fatto da collante e da conduttore che ci ha uniti e reso vicini per qualche minuto”.

 “Tutte le tappe fatte hanno qualcosa di diverso anche se la reazione del pubblico è sempre meravigliosa – afferma Giuliani – vedere queste persone affacciate e il loro calore mi ha regalato una emozione unica. Ringrazio Salvamamme per avermi coinvolto in questo fantastico progetto”.

“I palazzi erano grandissimi e c’era tanta gente affacciata, abbiamo sentito applausi veramente caldi – gli fa eco Casta che aggiunge: “sono veramente soddisfatto di aver portato la mia musica in questo progetto pilota perché nella fase due ci dovremmo inventare dei modi per fare intrattenimento dal vivo, e noi siamo stati i pionieri”.

Non è mancata la solidarietà perché Salvamamme, anche in questa occasione, oltre alla quotidiana assistenza a tante famiglie del quartiere, ha donato ai bimbi nascituri anche un favoloso corredino con capi ricamati a mano dalle nonne dell’associazione. “Il senso di questo tour è regalare benessere fisico e musica per il cuore e per l’anima alle persone – spiega la Presidente, Grazia Passeri.

Lo spettacolo, ideato dalla giornalista Donatella Gimigliano, responsabile comunicazione dell’associazione, è stato realizzato grazie al suo coordinatore, Paolo Masini, e del regista Antonio Centomani. Prossima tappa il 1 maggio a Tor Pignattara.

L’evento è stato realizzato grazie all’ospitalità del Centro Commerciale Le Torri e al sostegno del Comitato Grazie 1000, Croma Service e Colombi Gomme.

Si ringrazia la Polizia di Stato, la Polizia Municipale Sesto Gruppo, i Carabinieri Tor Bella Monaca e i gruppi di Protezione Civile Roma Est Lunghezza, VI Gruppo, I Lupi, Anvvfc Blue Green Sommozzatori, Modavi, I Falchi Blu, Anvvfc Terra Nuova (Vigili del Fuoco in Congedo) per la collaborazione e la distribuzione di generi

Siracusa: Astrea in memoria di Stefano Biondo dona 6200 mascherine artigianali con l’iniziativa “Una mascherina dal cuore”

L’associazione Astrea in memoria di Stefano Biondo di Siracusa, con la sua presidente Rossana La Monica ha donato, da Marzo ad oggi, 6200 mascherine cucite a mano con l’iniziativa “Una mascherina dal cuore”, di cui ci ha parlato anche la presidente onoraria, l’attrice romana Rosa Pianeta.

La generosità non conosce limiti, e questa diventa più forte nel momento del bisogno, in cui unire le forze e reagire è necessario per poter superare le difficoltà. É lo spirito che guida da sempre l’associazione Astrea in memoria di Stefano Biondo a Siracusa (di cui abbiamo parlato nel 2014), impegnata nella battaglia di solidarietà verso le persone in difficoltà. Proprio nei giorni precedenti alla pandemia, la sua presidente Rossana La Monica, le associazioni aretusee (Ago e filo, Arci, Stonewall, Zuimama, Arciragazzi, Gruppo Mamme, Aipd, Lilt e Avo) e i volontari, sono scesi in campo con l’iniziativa “Una mascherina dal cuore” e, armati di macchina da cucire, ago e filo hanno realizzato quei beni imprescindibili per la sicurezza e ormai diventati rari da reperire: le mascherine.

Un’iniziativa nata come intuizione, dopo i primi campanelli di allarme dell’emergenza e che, da Marzo ad oggi, ha contribuito con la donazione di ben 6200 mascherine, tutte realizzate a mano in cotone, igienizzabili e riutilizzabili con una speciale apertura che permette di cambiare il filtro in carta forno, materiale idrorepellente.

Un progetto in cui non sono mancati momenti di difficoltà: “Non è stato facile -dice Rossana La Monica- sia perché sono stata criticata, offesa e calunniata da chi non credeva sull’importanza di questo ausilio, sia per reperire le 25 volontarie che da casa cucissero lo stesso modello di mascherine, sia per trovare il materiale, dato che i negozi addetti erano tutti chiusi e, non è stato facile far fronte alle centinaia richieste subito ricevute. I primi giorni si dormiva veramente poco, ma sono una persona a cui piacciono le sfide e qui la posta in gioco era la salute delle persone. Ogni mattina iniziavo il giro delle volontarie per ritirare le mascherine e  portare loro il materiale, tutto nella massima sicurezza con l’uso di guanti, mascherine e i “panari”, cestini collegati a cordicella che scendono da finestre e balconi. Il pomeriggio, invece, cucivo e prendevo prenotazioni fino a notte fonda” .

Fatica, ma anche soddisfazione per il legame rafforzato con i volontari, le associazioni e persone che hanno dato il loro supporto: “Sono orgogliosa-prosegue Rossana- di aver conosciuto persone meravigliose e rafforzato la stima dei miei volontari e di associazioni amiche. Dopo la prima settimana, con la comunicazione del prefetto altri volontari hanno potuto aiutarmi e i numerosi appelli per il reperimento dei materiali delle mascherine hanno funzionato, e le stesse persone a riceverle ricambiavano con la donazione di materiali. Anche alcuni negozi, seppur chiusi, hanno donato materiali . Lo rifarei altre mille volte”.

Soddisfazione e supporto all’iniziativa anche dalla presidente onoraria dell’Associazione, l’attrice romana Rosa Pianeta che ci parla di Astrea: “Sono onorata di far parte dell’associazione che, ancor prima che si dichiarasse la pandemia, ha compreso l’importanza dell’uso delle mascherine e ha cominciato a crearle e a distribuirle a tutti: anziani, malati, medici, lavoratori, infermieri e anche ai bimbi, malgrado lo scetticismo e, in alcuni casi, gli insulti di chi non ne aveva capito l’importanza”.

 

Un atto di generosità che va oltre la donazione di mascherine, perché ogni giorno Rossana e i volontari lavorano per garantire pacchi di viveri agli indigenti e hanno anche avviato una raccolta fondi: “In collaborazione con le altre associazioni solidali -prosegue Rosa Pianeta- hanno raccolto e distribuito gli aiuti, tutto senza nessun finanziamento pubblico, ma con le proprie forze e grazie al buon cuore dei donatori che credono in Astrea; voglio precisarlo-conclude- perché trovo giusto elogiare chi aiuti non ne ha avuti e ha lavorato fin dall’inizio con le proprie forze, alacremente e senza sosta. Ringrazio Astrea e i cittadini di buon cuore”.

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
redazione@thedailycases.com