Chiediamoci perchè fuggono – Let’s ask ourselves why they run away

di emigrazione e di matrimoni

Chiediamoci perchè fuggono

L’Africa è un continente che, almeno in teoria, dovrebbe essere ricco, ma per motivi legati non solo alle politiche dei loro governanti, ma anche per via di decisioni prese in uffici governativi in altri continenti, non riesce a trovare la stabilità necessaria per poter superare le crisi create da guerre e disastri naturali.

di Gianni Pezzano

Da decenni, i giornali e i servizi giornalistici, prima la televisione e ora anche via internet e particolarmente i social media, sono pieni di immagini di gente che scappa da disastri. In molti di questi casi i servizi si concentrano sui disagi che creano nei paesi di destinazione e pochi degli utenti si chiedono cosa spinge milioni di persone a lasciare i paesi di nascita per affrontare sfide e rischi che noi nei paesi avanzati stentiamo a capire.

Un continente in particolare è stato soggetto a guerre, colpi di Stato e altri scontri che spesso nemmeno vengono nominati nella stampa occidentale e quindi ci meravigliamo dei barconi che sfidano le acque, del traffico di gente che fin troppo spesso capisce benissimo che rischia di non arrivare a destinazione, come hanno dimostrato alcuni carabinieri italiani parlando delle lettere alle famiglie che spesso trovano sui corpi di non ce l’ha fatta.

L’Africa è un continente che, almeno in teoria, dovrebbe essere ricco, ma per motivi legati non solo alle politiche dei loro governanti, ma anche per via di decisioni prese in uffici governativi in altri continenti, non riesce a trovare la stabilità necessaria per poter superare le crisi create da guerre e disastri naturali.

Burundi

Negli ultimi giorni guardando sui social media alla ricerca di   notizie e per avere scambi con utenti da altri paesi, abbiamo ricevuto una domanda di amicizia da un gruppo nel paese africano di Burundi. Dopo uno scambio amichevole di battute in francese ci hanno offerto di inviare informazioni sulle loro occupazioni in quel paese e, malgrado il linguaggio asciutto e formale, la lettura di alcuni passaggi del documento ci ha fatto venire i brividi perché rivela realtà orrende che si possono intuire solo vedendo chi fugge, ma non sappiamo niente di quel che è veramente accaduto.

L’A.P.S.H., L’Association pour la promotion de la promotion de la Santé Umaine (l’Associazione per la promozione delle Salute Umana) del paese lavora con gli orfani, gli svantaggiati e le altre vittime dei disastri che hanno colpito quel piccolo paese africano. Nel leggere una parte della loro presentazione si capisce   di più la piaga che affligge non solo il Burundi ma molti paesi africani da troppo tempo.

Un paragrafo riferisce: “In seguito alle guerre etniche-socio-politiche nel Burundi, in seguito al flagello del HIV/AIDS che fa scomparire molte famiglie, in seguito alla mancanza di terre coltivabili che causano carestie delle famiglie, in seguito al cambiamento delle condizioni climatiche che a volte causano carestie, così i bambini lasciano le loro famiglie per andare nella città e scoprire come vivere.”

La Bibbia Cristiana parla dei “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse”,   e in queste poche righe si può immaginare il secondo Cavaliere che rappresenta la Guerra, il terzo Cavaliere della Carestia/Giustizia Sociale e il quarto Cavaliere che rappresenta la Morte. L’Unico che manca è il primo Cavaliere che rappresenta l’Anti-Cristo che annuncia l’arrivo dell’Apocalisse, ma non dubitiamo che per molta gente in Africa l’Apocalisse in qualche forma sia già arrivata.

Aiuti

L’opuscolo dell’A.P.S.H. parla di   aiuti che dati non solo agli orfani del loro paese, ma anche alle vedove e le altre vittime colpite fisicamente dalle guerre, scontri e le condizioni locali. Forniscono cibo, indumenti, protezione   e medicine per chi ne ha bisogno e cercano di aiutare chi vuole fare una vita nuova.

I loro aiuti vanno anche alla famiglie che stanno ancora insieme e non consiste solo in aiuti materiali, cibo ecc., ma soprattutto nell’aiuto più importante che si possa dare ai più giovani, perché è sempre la chiave per un futuro migliore, l’educazione, perché noi occidentali spesso dimentichiamo che se una famiglia non riesce a dare da mangiare ai figli, la scuola è semplicemente impossibile.

L’educazione della popolazione a lungo termine è l’unico mezzo efficace per aiutare i paesi a uscire dalle loro crisi.

Naturalmente le vittime non si limitano solo ai più giovani, ma anche a coloro che spesso hanno visto più di un disastro e che sanno che tutto continuerà in modo sempre più crudele.

Gli anziani occidentali sono abituati a programmare la vecchiaia, magari con investimenti, con le pensioni pagate da anni di lavoro e in città serene e comode. Come fa la gente in Africa a programmare un futuro, di qualsiasi tipo, se non sanno se e quando arriverà la prossima guerra, carestie o epidemia causate da condizioni sanitarie atroci?

Occidentali

Mentre noi occidentali guardiamo le immagini dei barconi e magari di una delle guerre che occasionalmente vediamo sui nostri schermi televisivi, spesso non ci rendiamo conto che le armi utilizzate per queste guerre, civili e non, sono state fornite dai nostri governi per proteggere risorse naturali importanti, provenienti proprio da quei paesi africani e destinati per le nostre industrie, a partire dall’elettronica, che ormai è fondamentale per la qualità della nostra vita.

Per proteggere il lavoro di operai in Europa, America e altri paesi, i governi cercano di assicurarsi la fornitura di materie prime importanti e il costo in vite umane perse e in ondate di profughi non è altro che un effetto collaterale di questi interessi non solo nazionali, ma anche di molte società multinazionali.

Assistenza

Raccontare di aiuti a questa gente come fa l’A.P.S.H., non può fare molto per cambiare le strategie economiche e politiche dei nostri governi, però, possiamo aiutare chi cerca di dare assistenza alle vittime delle guerre e i disastri, che producono come conseguenza i profughi che cercano una vita migliore in Europa e altri paesi.

Il futuro del continente è nei suoi bambini e se non aiutiamo gli orfani, che sono le vittime più innocenti di tutte le guerre, come possiamo iniziare a pensare che i paesi del continente troveranno la strada per costruire paesi nuovi?

Per contribuire in supporto alle attività dell’A.P.S.H. qui di seguito i riferimenti:

L’A.P.S.H. (Burundi) sito web www.apshburundi.org, email: info@apshburundi.org, numero telefono: +25 779366347.

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Roma, Teatrocittà a Torrespaccata: una eccellenza dimenticata dalla politica romana

A Roma l’arte più difficile è quella di “decidere”,  e quando si tratta di fare delle scelte è meglio rimandarle a chi verrà dopo, con buona pace di chi nel silenzio e nell’indifferenza generale ha piantato dei fiori. 

di Andrea Cavazzini

Ieri mattina sono andato a Teatrocittà, una piccola realtà di Torrespaccata in Via Guido Figliolini 18, strappata all’indifferenza e spesso all’immobilismo di una politica che ciclicamente nelle occasioni che contano(per loro), amano fare passerella e proclami, che sistematicamente riempiono pagine di giornali, ma al contempo svuotano le attese e le speranze di chi quotidianamente, con abnegazione e passione, cerca di creare riferimenti e punti di ritrovo in un quartiere a sud di Roma dove le alternative possibili sono le bische, i bar e la strada.

Silvia Grassi è una di queste eroine che insieme alla direttrice artistica di Teatrocittà Patrizia Schiavo, promotrice di questa ammirevole iniziativa, è riuscita a dispetto di un impasse amministrativo e decisionale (in questo le giunte si assomigliano tutte) a recuperare dall’abbandono un locale adibito a discarica svuotandolo di “monnezza” e riempiendolo di “contenuti”. 

Naturalmente pagano le utenze, usufruiscono di un’ordinanza di “custodia guardiana” disposta dall’ex Presidente del X municipio, Medici, a maggio del 2013, ma la loro posizione rimane di assoluta provvisorietà. Quello che oggi potrebbe andar bene domani forse non lo sarà più e quindi si vive con la consapevolezza che tutto quello che è stato costruito con fatica e sacrificio in tre lunghi anni possa venire cancellato da un momento all’altro.

Voglio evitare le solite litanie sulla valenza culturale del teatro, ma mi domando perché è cosi complicato dare un riconoscimento formale e sostanziale dal punto di vista legislativo ad associazioni che operano e che si spendono sul territorio dando vita non solo a spettacoli di ottima fattura anche con artisti di indiscusso valore, cito su tutte Agnese Fallongo di recente alla Cometa, ma anche creando una didattica a favore di giovani e adulti che si vogliono cimentare con l’arte teatrale in modo amatoriale, unica fonte di sostentamento dell’associazione .

A Roma l’arte più difficile è quella di “decidere” e quando si tratta di fare delle scelte è meglio rimandarle a chi verrà dopo, con buona pace di chi nel silenzio e nell’indifferenza generale ha piantato dei fiori. 
E’ vero che il teatro non gode di ottima salute e il mestiere più difficile di questi tempi, è ‘portare la gente’ come dice Silvia Grassi, ma questo status quo che suona sinistro come un vero e proprio abbandono istituzionale, non fa che peggiorare la situazione. Si spara sulla croce rossa! 

E il tanto sbandierato mood valido per tutto l’arco costituzionale di riqualificare le periferie dimenticate, nell’incuria e nella mancanza di ritrovi qualificati di aggregazione continueremo a sentirlo dai soliti noti ormai svuotati di ogni credibilità.
La politica come sempre la fanno i cittadini volenterosi e non i professionisti della parola… attraverso azioni, iniziative e luoghi come Teatrocittà

Segnalo che a partire dal 30 marzo grazie alla collaborazione di Teatrocitta con la Compagnia Uscite D’Emergenza diretta da Davide Romeo, prenderà il via “CORPO MOBILE” un vero e proprio festival della danza giunto quest’anno alla terza edizione, aperto a 30 compagnie provenienti da tutta Italia e con 6 coreografi che metteranno a disposizione la loro professionalità attraverso dei workshop mirati. Tema di questa edizione è ABITARE nelle sue più varie interpretazioni.

31 marzo 2019 a Lonato del Garda“Cittadella in Festa” fra arti e mestieri medievali

Un tuffo nel passato con il Mercato storico, il Villaggio dei giochi medioevali, spettacoli e laboratori per i bambini

Domenica 31 marzo la suggestiva Cittadella medievale che circonda la Rocca di Lonato del Garda Brescia) farà un vero e proprio salto indietro nel tempo in occasione di Cittadella in Festa. Le vie dell’antico borgo si animeranno di artigiani in costume, cavalieri in arme e dame in corteo, che faranno rivivere in prima persona ai visitatori le atmosfere d’altri tempi, in una sorta di tuffo nel passato che porterà i visitatori anche a scoprire gli angoli più affascinanti e segreti del borgo medievale.

Gli antichi mestieri rivivranno in botteghe, ricostruite fedelmente sul modello di quelle dei mercati di piazza dell’epoca a rappresentare un vero e proprio museo vivente, e il pubblico potrà così conoscere da vicino lavori, arti e sapienze di un tempo: l’armaiolo, lo speziale, il ceraio, la cardatrice di lana, il mercante di stoffe, il ciabattino e molti altri ancora. Passeggiando per il borgo ci si potrà perdere quindi tra i profumi delle erbe aromatiche e delle spezie, osservare gli artigiani alle prese con i loro lavori e i mercanti che espongono la loro mercanzia, e incontrare i nobili che conversano fra loro e si soffermano nelle botteghe. In alcune botteghe saranno organizzati anche laboratori rivolti ai più piccoli, che potranno realizzare piccoli oggetti e semplici giochi, così come si facevano nel Medio Evo.

Sempre dedicato ai bambini, accanto al Mercato storico ci sarà il Villaggio dei giochi medievali, dove i più piccoli potranno divertirsi con alcuni giochi dell’epoca come il labirinto, il gioco delle tre torri, la volpe e le oche e il gioco dello sciamano. La giornata sarà animata anche da spettacoli, danze e balli dell’epoca.

Non mancheranno l’Accampamento storico con scenografie e attrezzistica dell’epoca, il Banco degli armaioli che spiegheranno uso ed evoluzioni di armi ed armature. Ad animare il tutto, figuranti che impersoneranno cavalieri e scudieri, vivandiere e maniscalchi.

Cittadella in Festa sarà l’occasione per scoprire Lonato. Di antichissima storia, affacciata sul lago di Garda, per tutto il fine settimana l’incantevole cittadina svelerà ai visitatori i suoi tesori d’arte e storia. Fra l’altro, verranno proposte visite alla Torre Civica, alla Rocca e alla Casa del Podestà, fra le più affascinanti case museo italiane.

Il nuovo bando del premio Andrea Parodi dedicato ad artisti di tutto il mondo

L’unico contest italiano di world music. Le finali a Cagliari dal 10 al 12 ottobre

È aperto ad artisti di tutto il mondo il bando del “Premio Andrea Parodi”, l’unico concorso italiano di world music, organizzato dall’omonima Fondazione con la direzione artistica di Elena Ledda e arrivato alla dodicesima edizione. Le finali sono in programma a Cagliari dal 10 al 12 ottobre.

Il bando di concorso per la nuova edizione è disponibile su www.fondazioneandreaparodi.it , con iscrizione come sempre gratuita.

Molti i premi per il vincitore. Fra questi ci sono una serie di concerti e di partecipazioni ad alcuni dei più importanti festival italiani di musica di qualità nelle edizioni del 2020: dall’“European jazz expo” in Sardegna a Folkest in Friuli, dal Negro Festival di Pertosa (SA) al Mei di Faenza e allo stesso Premio Parodi, ma anche in altri eventi che saranno man mano annunciati. Oltre a questo, avrà diritto a una borsa di studio di 2.500 euro. Al vincitore del premio della critica andrà invece la realizzazione professionale del videoclip del brano in concorso, a spese della Fondazione Andrea Parodi.

Le domande di iscrizione dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 maggio 2019, tramite il format presente su www.fondazioneandreaparodi.it(per informazioni: fondazione.andreaparodi@gmail.com ).

Dovranno contenere:

– 2 brani (2 file mp3, provini o registrazioni live o realizzazioni definitive; indicare con quale dei due brani si intende gareggiare);

– testi ed eventuali traduzioni in italiano dei due brani;

– curriculum artistico del concorrente (singolo o gruppo);

Il Premio intende valorizzare le nuove tendenze nell’ambito della musica dei popoli o “world music”, ovvero artisti che mescolano la cosiddetta musica folk o etnica con suoni e modelli stilistici di diversa provenienza.

Tra tutte le iscrizioni la Commissione artistica istituita dalla Fondazione selezionerà, in maniera anonima, da otto a dodici finalisti; i finalisti si esibiranno a Cagliari al festival “Premio Andrea Parodi” 2018, davanti a una Giuria Tecnica (addetti ai lavori, autori, musicisti, poeti, scrittori e cantautori) e a una Giuria Critica (giornalisti). Entrambe le giurie, come negli scorsi anni, saranno composte da autorevoli esponenti del settore.

La manifestazione è nata per omaggiare un grande artista come Andrea Parodi, passato dal pop d’autore con i Tazenda a un percorso solistico di grande valore e di rielaborazione delle radici, grazie al quale è diventato un riferimento internazionale della world music, collaborando fra l’altro con artisti come Al Di Meola e Noa. Le precedenti edizioni sono state vinte: nel 2018 da La Maschera (Campania), nel 2017 da Daniela Pes (Sardegna), nel 2016 dai Pupi di Surfaro (Sicilia), nel 2015 da Giuliano Gabriele Ensemble (Lazio), nel 2014 da Flo (Campania), nel 2013 da Unavantaluna (Sicilia), nel 2012 da Elsa Martin (Friuli), nel 2011 da Elva Lutza (Sardegna), nel 2010 dalla Compagnia Triskele (Sicilia), nel 2009 da Francesco Sossio (Puglia).

Partner della manifestazione sono, oltre ai festival succitati, anche Premio Bianca d’Aponte, Mare e Miniere, Premio Città di Loano per la musica tradizionale italiana, Labimus (Laboratorio Interdisciplinare sulla Musica dell’Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio), Fondazione Barumini – Sistema Cultura,

Il Premio Andrea Parodi è realizzato dall’omonima Fondazione grazie a: Regione autonoma della Sardegna (Fondatore), Assessorato della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport e Assessorato del turismo, artigianato e commercio; Fondazione di Sardegna, Comune di Cagliari (patrocinio e contributo), NUOVOIMAIE, SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, Federazione degli Autori.

Media partner sono Rai Radio Tutta Italiana, Rai Sardegna, Tiscali, Radio Popolare, Radio Super Sound, Unica Radio, Sardegna 1 Tv, Ejatv, Sardegna Eventi 24, Il Giornale Della Musica, Blogfoolk, Folk Bullettin, Mundofonias (Spagna), Petr Doruzka (Rep. Ceca), Concertzender (Olanda).

È possibile sostenere la Fondazione Andrea Parodi attraverso la destinazione del 5×1000 e attraverso contribuzioni in denaro. Sul sito della Fondazione si possono trovare tutte le informazioni.

Per visionare il bando e avere maggiori informazioni:

www.fondazioneandreaparodi.it

Vincenzo Elifani confermato per la terza volta presidente di Unionservizi – Confapi

Elifani ha detto di confidare in una rapida conclusione della tornata contrattuale ferma ormai dal 2013 ”il cui ritardo sta dando spazio a contratti collettivi sottoscritti da sigle sindacali e datoriali non rappresentative del settore che danneggiano il mercato”.

di Romolo Martelloni

L’imprenditore romano Vincenzo Elifani e’ stato confermato per il terzo mandato consecutivo Presidente di Unionservizi Confapi, l’associazione nazionale di categoria, aderente a CONFAPI, firmataria del CCNL del settore pulizie e multiservizi. Interpellato subito dopo la sua rielezione, Elifani ha detto di confidare in una rapida conclusione della tornata contrattuale ferma ormai dal 2013 ”il cui ritardo sta dando spazio a contratti collettivi sottoscritti da sigle sindacali e datoriali non rappresentative del settore che danneggiano il mercato”. Elifani si augura che tutte le Organizzazioni e Associazioni firmatarie del contratto nazionale di categoria ”facciano un’assunzione di responsabilità abbandonando steccati ideologici e atteggiamenti di supponenza per guardare finalmente alle reali esigenze di lavoratori e imprese”. Nel Consiglio nazionale di UNIONSERVIZI tenutosi il 28 marzo nella sede di CONFAPI in via della Colonna Antonina, sono stati anche eletti quattro vicepresidenti Marco Lorenzini di Torino, Dante Damiani di Pesaro, Fabio Brutto di Roma e Pierpaolo Bilotta di Cosenza.   

L’Osservatorio Nazionale Amianto nella Commissione del Ministero dell’Ambiente sull’amianto

L’appello del presidente Bonanni: “un importante passo avanti che dimostra una sensibilità istituzionale e personale del Ministro. Adesso bonifica e prevenzione primaria. Non lasciamo più sole le vittime”

 “Ringrazio il Ministro Costa per la sua sensibilità istituzionale e personale sul tema amianto, sono sicuro che voglia trovare le giuste soluzioni per le bonifiche e nuove normative. Fondamentale la prevenzione primaria per evitare ogni forma di esposizione alla fibra killer che causa le malattie da amianto”. E’ il commento del Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Avv. Ezio Bonanni, che, unitamente al generale Giampiero Cardillo e all’esperto di bonifiche, Stefano Massera, faranno parte della Commissione sull’amianto presieduta dal magistrato Raffaele Guariniello – “E’ importante però che, nel frattempo, non si dimentichi il grande problema dei risarcimenti negati alle vittime, troppe volte lasciate sole, cito come esempio gli appartenenti alle varie forze armate, Marina, Esercito, Aeronautica e Guardia di Finanza”. “Per fermare questa strage in tempo di pace occorre anche potenziare la ricerca scientifica, avviare controlli preventivi per chi è stato esposto, applicare le norme sulle prestazioni previdenziali e intervenire per una drastica riduzione delle concentrazioni di fibre aerodisperse nei luoghi di vita e di lavoro, fino allo zero, così da realizzare l’effettiva prevenzione primaria” – conclude il presidente ONA.

Bonanni, avvocato cassazionista, è uno dei massimi esperti in tema di amianto del nostro Paese ed è il pioniere della tutela e della difesa delle vittime. Con l’associazione che presiede fornisce assistenza legale, medica e tecnica a lavoratori e cittadini esposti, vittime amianto e di altri cancerogeni. Dal 2008 collabora con il Centro Studi “Diritto dei lavori” istituito presso la Facoltà di Giurisprudenza della Università degli Studi di Bari, diretto dal Prof. Gaetano Veneto e fa parte del Comitato di redazione della Rivista Scientifica. E’ intervenuto in qualità di relatore in circa altri 300 incontri di studio ed è autore di numerose pubblicazioni in materia di amianto e tutela della salute e dell’ambiente, per la prevenzione primaria, secondaria e per il risarcimento di tutti i danni subiti dalle vittime e dai famigliari. Nell’ultima, Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia”, presentata nel giugno dello scorso anno fa, ha tracciato i dati della strage che, ogni anno, causa 6 mila morti nel nostro Paese e 107 mila nel mondo. Ha partecipato a diverse audizioni nelle Commissioni delle Assemblee Parlamentari Italiane ed Europee, è stato consulente della Vice Presidenza della Camera dei Deputati per le problematiche inerenti il rischio indotto dall’amianto e ha partecipato alla redazione tecnica di diverse proposte di legge.

“The Dead Dogs” è il testo del drammaturgo norvegese Jon Fosse in scena all’Argot fino a domenica 31 marzo

Cinque attori molto bravi a esibirsi come se fossero manichini inespressivi convinti a prendere parte a una classe di recitazione correttiva

Di Andrea Cavazzini

La scena iniziale  vede un giovane disteso su una panchina, di fronte al pubblico. Il suo cane è fuggito e non è tornato. Sembra infelice. Resiste al suggerimento della madre: “Se è così importante, vai a cercare il cane“. Uno stato d’animo nero viene interrotto dal rumore sgradevole di un’aspirapolvere.  E’ uno dei tanti giovani che non ha ancora superato la sua difficile fase adolescenziale? Qual è, la natura della sua infelicità? Sembra sproporzionato rispetto alla situazione. Dopotutto,  “è solo un cane” o  c’è  qualcosa di più grave?  Ma tanto basta per sconvolgere l’ordine interno della casa.

Nel frattempo un vecchio amico torna a trovarlo a distanza di anni, stessi vestiti. Una proiezione forse, e sua madre angosciata dal suo comportamento  è più preoccupata di fare scorta di caffè per l’arrivo imminente  di sua figlia con il marito(mal sopportato) in una delle sue rare visite.  Colpisce l’asettico distacco di tutto il nucleo familiare nessun abbraccio nessun bacio…..

Il terrore si insinua come nebbia dai fiordi,  il cognato trova il cane morto, il vicino lo ha ucciso perché infastidiva le figlie  e sporcava il suo giardino. Il giovane dopo aver sepolto il cane nel giardino davanti la finestra del  salotto cerca la vendetta sul suo vicino e lo uccide.

Perché il giovane è così ostinatamente attaccato al suo cane? Perché il suo amico d’infanzia è tornato all’improvviso? Cosa tiene lontana sua sorella? Queste domande e innumerevoli altre si dissolvono non appena si formano, costringendo il pubblico a continuare a indovinare. C’è qualcosa che non va, ma è tutto  ostinatamente sfuggente.

Dialoghi ripetitivi e conversazioni irritanti che denotano una riluttanza a comunicare perche i personaggi di Fosse comunicano senza parole. Dove l’affermativo è usato non solo per rispondere alle domande ma per introdurre, punteggiare, eludere. Ciò che appare come accondiscendenza è in realtà un rifiuto, un evidente assenso viene rimosso dal suo oscuro opposto e il disagio si avverte come pure la tensione che pervade tutto lo spettacolo.

Cinque attori molto bravi a esibirsi come se fossero manichini inespressivi convinti a prendere parte a una classe di recitazione correttiva. Giusto Cucchiarini nel ruolo del giovane alienato  con i  suoi silenzi ritirati mantiene  il fascino di una presenza inquietante. Federica Fabiani nel ruolo di una madre premurosa ammantata di una misurata allegria. Irene Petris e Luca Mammoli sono rispettivamente la sorella  fredda e distaccata ed il cognato, forse l’unico dotato di buon senso, che, trasmettono un’idea di  totale impermeabilità agli eventi con il solo desiderio di fuggire. Alessandro Bay Rossi nel ruolo dell’amico  Restano  madre e  figlio in attesa che tutto si compia in questo testo dal forte connotato esistenziale che strizza(e non poco) l’occhio a Pinter e a Beckett.

Italia – Cina: dalla Via della Seta all’intelligenza artificiale, incontro a Roma

Il CEO cinese Anderson Chen, il presidente di DeepBlue Europe, David Duan e il rappresentante per l’Italia di DeepBlue Technology, Fredrik Meloni hanno presentato, in diretta con il quartier generale di Shanghai dove ha sede l’azienda madre, le ultime novità tecnologiche

di Romolo Martelloni

Dopo le sedi di Lussemburgo, Germania, Francia, Grecia, la multinazionale cinese leader nel campo dell’intelligenza artificiale DeepBlue Technology annuncia l’imminente apertura anche a Roma con un piano di investimenti per il 2020 pari a 60 milioni di euro e circa cento assunzioni nella fase di avvio. Alla stampa il CEO cinese Anderson Chen, il presidente di DeepBlue Europe, David Duan e il rappresentante per l’Italia di DeepBlue Technology, Fredrik Meloni hanno presentato, in diretta con il quartier generale di Shanghai dove ha sede l’azienda madre, le ultime novità tecnologiche. Con nuove applicazioni per facilitare la vita quotidiana, come ad esempio robot in grado di pianificare il percorso e la navigazione in base alla tecnologia di ricostruzione dello spazio visivo in cui l’interazione uomo-computer riduce il costo del lavoro umano e aumenta i profitti dei clienti. “Esempio di perfetta integrazione tra intelligenza umana e intelligenza artificiale” ha sottolineato Anderson Chen “nel rispetto della fattore umano e della cultura del paese in cui vengono utilizzati”. “I progetti e le applicazioni più indicate al mercato italiano sono ancora in fase di definizione – ha aggiunto – Accettiamo suggerimenti dai manager delle aziende italiane con le quali abbiamo già accordi e creeremo collaborazioni”. Nell’ambito della Via della Seta riguardo l’incidenza dell’intelligenza artificiale su trasporti, logistica e sicurezza, secondo i manager cinesi “l’IA può solo migliorare e rafforzare questo grande progetto geopolitico”.

Ciclopica, la mostra inedita con 100 sculture pensata per Siracusa

Ciclopica, la mostra di sculture mai realizzata prima in Sicilia, dal 27 marzo al 30 ottobre a Siracusa nell’ex concento di San Francesco D’Assisi con ben 100 statue. Affinità di artisti e materiali accompagnano lo spettatore stimolando la sua intelligenza e invitandolo a scoprire piccoli ed imponenti pezzi artistici che secondo il curatore Vincenzo Sanfo “resteranno in mente e vi ritorneranno nel tempo”.

Un’impresa imponente, complessa quella che ha permesso di portare in Sicilia ben 100 statue dei più grandi artisti italiani ed internazionali per una mostra mai realizzata prima nell’Isola, unica per complessità e completezza ed il suo nome lo conferma, Ciclopica inaugurata mercoledì ed aperta al pubblico dal 27 marzo al 30 ottobre nel complesso dell’ex convento di San Francesco D’Assisi a Siracusa. La mostra, a cura di Vincenzo Sanfo, presidente del Centro Italiano delle Arti e la Cultura di Torino, è un progetto di Sicilia Musei, in collaborazione con Diffusione Italia International Group e l’associazione Dietro le quinte con il patrocinio della città aretusea.

Ricco l’elenco di artisti, da quelli noti ai minori: Rodin; Alberto Giacometti; Man Ray; Roberto Capucci osannato da Valentino Garavani e Karl Lagerfeld; Franco Garelli; Sebastian, il più grande scultore messicano vivente ed erede della monumentalita di Diego Rivera; Umberto Mastroianni; Floriano Bodini; Giuseppe Maraniello; Rabarama; Mario Giasone che vantava tra i suoi affezionati collezionisti Umberto e Gianni Agnelli, e molti altri. Opere di piccole e grandissime dimensioni che dialogano con lo spazio, realizzate in marmo, bronzo, carta, terracotta, poliuretano, plastica e vetroresina per una mostra che non ha un andamento cronologico, ma cerca di stimolare l’intelligenza dello spettatore con assonanze tra artisti, sculture e materiali. È una panoramica sul concetto di scultura dalla fine dell’’800, anche se la prima opera è una testa di Buddah del 1600, ai giorni nostri con tre direzioni geografiche: Africa, con le maschere tribali; Europa con statue greco-romane e Asia con opere di artisti della seconda generazione tra cui le teste dei Guerrieri di Xian, rivisitate da Zhang Hongmei, artista della scena contemporanea cinese.

Il caso Sara Tolbert: quando il destino non guarda in faccia a nessuno

Si dice che quando arrivi la tua ora non ci sia niente da fare. E che, se sia destino che tu debba morire in quel preciso giorno e a quella specifica ora, allora morirai esattamente in quel momento. Potrai prendere precauzioni, potrai evitare pericoli, o affidarti alla scaramanzia, ma se deve succedere, succederà.

È l’estate del 1964, a Philadelphia, quando Calvin Jones e Sara Tolbert, 33 anni lui e 23 lei, hanno un’aspra discussione nella loro auto. L’afa di giugno accende ulteriormente l’atmosfera nell’angusto abitacolo, fino a che la miccia non innesca la fatale deflagrazione. Calvin decide di mettere fine al litigio nel peggiore dei modi: afferra un tubo di gomma dura e colpisce ripetutamente, ben 15 volte, la sua fidanzata. Un’aggressione brutale, che fa perdere i sensi alla ragazza.

Le ore successive vedono un Calvin, ancora in preda all’agitazione e alla rabbia, guidare per ore attraverso la città, con il corpo di Sara esanime accanto. Calata finalmente la tensione, Calvin si rende conto che, in un momento imprecisato di quella folle corsa in auto, Sara è morta.

Si reca allora dalla polizia per autodenunciarsi e confessare l’omicidio. L’uomo è un ex detenuto con precedenti penali per tentato omicidio, avendo cercato di avvelenare l’ormai ex moglie. Con un passato del genere e con il nuovo delitto sulla fedina, per lui non c’è possibilità di scampo: la condanna si prospetta certa e lunga.

Eppure, Calvin Jones riesce a evitare l’accusa di omicidio per un caso del destino decisamente raro e imprevedibile, ma quantomai provvidenziale. A seguito dell’autopsia di Sara, infatti, si stabilisce ufficialmente che la ragazza è morta per cause naturali, ribaltando così l’accusa e la difficile posizione di Calvin. La spiegazione dell’apparente e assurda valutazione è specificata nel rapporto del medico legale, il quale rivela che Sara soffriva di anemia falciforme, una rara malattia del sangue derivata da una mutazione genetica ereditaria e che la sera della discussione con Calvin gli restavano poche ore di vita, tanto che in condizioni normali, pestaggio o non pestaggio, non sarebbe arrivata comunque viva alla mattina successiva. Due diversi esaminatori medici giungono quindi alla conclusione che le percosse e le lesioni subite con il tubo di gomma non siano da correlare alla morte della ragazza, rendendo di fatto impossibile provare e avvallare la responsabilità di Calvin Jones.

L’accusa di omicidio verrà quindi necessariamente archiviata, ma Jones sarà comunque condannato dal giudice per aggressione e percosse.

Un destino segnato, quello di Sara, a cui è stata in ogni caso tolta la possibilità di vivere le sue ultime ore serenamente. E allo stesso tempo, una coincidenza a dir poco bizzarra che ha premiato la persona che meno meritava. Già, perché il destino, a volte, non guarda in faccia a nessuno.

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