Il caso Sara Tolbert: quando il destino non guarda in faccia a nessuno

By 29 Marzo 2019Mondo

Si dice che quando arrivi la tua ora non ci sia niente da fare. E che, se sia destino che tu debba morire in quel preciso giorno e a quella specifica ora, allora morirai esattamente in quel momento. Potrai prendere precauzioni, potrai evitare pericoli, o affidarti alla scaramanzia, ma se deve succedere, succederà.

È l’estate del 1964, a Philadelphia, quando Calvin Jones e Sara Tolbert, 33 anni lui e 23 lei, hanno un’aspra discussione nella loro auto. L’afa di giugno accende ulteriormente l’atmosfera nell’angusto abitacolo, fino a che la miccia non innesca la fatale deflagrazione. Calvin decide di mettere fine al litigio nel peggiore dei modi: afferra un tubo di gomma dura e colpisce ripetutamente, ben 15 volte, la sua fidanzata. Un’aggressione brutale, che fa perdere i sensi alla ragazza.

Le ore successive vedono un Calvin, ancora in preda all’agitazione e alla rabbia, guidare per ore attraverso la città, con il corpo di Sara esanime accanto. Calata finalmente la tensione, Calvin si rende conto che, in un momento imprecisato di quella folle corsa in auto, Sara è morta.


Si reca allora dalla polizia per autodenunciarsi e confessare l’omicidio. L’uomo è un ex detenuto con precedenti penali per tentato omicidio, avendo cercato di avvelenare l’ormai ex moglie. Con un passato del genere e con il nuovo delitto sulla fedina, per lui non c’è possibilità di scampo: la condanna si prospetta certa e lunga.

Eppure, Calvin Jones riesce a evitare l’accusa di omicidio per un caso del destino decisamente raro e imprevedibile, ma quantomai provvidenziale. A seguito dell’autopsia di Sara, infatti, si stabilisce ufficialmente che la ragazza è morta per cause naturali, ribaltando così l’accusa e la difficile posizione di Calvin. La spiegazione dell’apparente e assurda valutazione è specificata nel rapporto del medico legale, il quale rivela che Sara soffriva di anemia falciforme, una rara malattia del sangue derivata da una mutazione genetica ereditaria e che la sera della discussione con Calvin gli restavano poche ore di vita, tanto che in condizioni normali, pestaggio o non pestaggio, non sarebbe arrivata comunque viva alla mattina successiva. Due diversi esaminatori medici giungono quindi alla conclusione che le percosse e le lesioni subite con il tubo di gomma non siano da correlare alla morte della ragazza, rendendo di fatto impossibile provare e avvallare la responsabilità di Calvin Jones.

L’accusa di omicidio verrà quindi necessariamente archiviata, ma Jones sarà comunque condannato dal giudice per aggressione e percosse.

Un destino segnato, quello di Sara, a cui è stata in ogni caso tolta la possibilità di vivere le sue ultime ore serenamente. E allo stesso tempo, una coincidenza a dir poco bizzarra che ha premiato la persona che meno meritava. Già, perché il destino, a volte, non guarda in faccia a nessuno.

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