Lidu onlus, la testimonianza di Caterina Villirillo nell’evento ‘ Urla di donne invisibili’

Il video che testimonia il dolore e l’impegno sociale di Caterina Villirillo, donna e madre del 18enne assassinato davanti ai suoi occhi dal pregiudicato Salvatore Gerace a Crotone.

servizio di Andrea Cavazzini

Una testimonianza carica di dolore quella di Caterina Villirillo che ha partecipato all’evento organizzato dalla commissione Donne e pari Dignità della Lidu onlus il 23 novembre scorso. Il dolore per il giovane figlio Giuseppe che ha perso la vita nel tentativo di difendere la propria madre  dal killer Salvatore Gerace, ma anche il rammarico per essere stata lasciata sola all’indomani del sanguinoso accaduto. La Lidu onlus e tutto il pubblico presente si stringe intorno a lei e ne prende le difese. Un assassinio atroce ed inutile che non va dimenticato

Roma, alla Casa del Cinema la proiezione de Il conformista in ricordo di Bernardo Bertolucci

Mercoledì 28 novembre ore 20.30, ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

Sedici film, un genio che attraversa come una cometa la storia del cinema, un uomo buono e gentile, sempre affamato di cinema e di giovinezza, sempre a casa alla Casa del Cinema di Roma, Bernardo Bertolucci se ne è andato e la Casa del Cinema lo saluta con l’affetto che si riserva a un amico e a un grande artista, con uno dei suoi film più emozionanti e personali. Mercoledì 28 novembre alle 20.30 ritorna sul grande schermo di Sala Deluxe Il conformista (Italia, Francia, Germania, 1970, 112′).

“Stupore e sgomento – dice Giorgio Gosetti – ci prendono alla gola pensando a questo grande uomo che se ne va e che mercoledì vogliamo accompagnare ricordando il suo sorriso e la sua passione. La parola che amava di più era ‘compassion’, una partecipazione alla vita che aveva imparato dalla pratica del Buddha. E compassion resterà la sua lezione per tutti noi che restiamo orfani del suo genio e della sua dolcezza”.

Camerun: rapiti tre missionari. 40mila persone fuggono dal Paese per non essere vittime del genocidio in atto

I religiosi sono stati prelevati da miliziani armati mentre distribuivano cibo e acqua alla popolazione stremata dalla guerra civile.

di Vito Nicola Lacerenza

Padre Jude Thaddeus Langeh Basebang e padre Placide Muntong sono due sacerdoti clarettiani, Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, che, insieme a uno studente della stessa congregazione religiosa, operano in Camerun prestando soccorso alla popolazione locale stremata e affamata da mesi e mesi di guerra civile. I tre religiosi erano intenti a distribuire viveri e beni di prima necessità ai bisognosi, quando sono stati rapiti da alcuni miliziani armati. Questo terribile conflitto non risparmia neppure gli uomini di chiesa.  Il missionario Cosmos Omboto Ondari è stato recentemente ucciso in Camerun da guerriglieri armati, che seminano anarchia e terrore nel Paese africano, dove vivono due comunità diverse: una anglofona e l’altra francofona. La prima, di lingua inglese, vive in una regione a ovest del Camerun, nella quale si trovano numerosi pozzi petroliferi che costituiscono il 60% della ricchezza nazionale; l’altra, di lingua francese, costituisce la stragrande maggioranza della popolazione ed è sparsa su quasi tutto il territorio nazionale.

Il governo camerunese è formato interamente da membri della comunità francofona e da sempre ha cercato di assoggettare la minoranza anglofona per ottenere il pieno controllo delle riserve petrolifere. Tale politica però ha suscitato malcontento nei “camerunesi inglesi”, i quali sono scesi in piazza per protestare. La reazione del governo è stata brutale. Rapimenti, proiettili sparati ad altezza d’uomo, pestaggi e torture hanno fatto svanire la speranza di una soluzione democratica e pacifica del problema, che ora, rischia di tramutarsi in un genocidio. L’esercito camerunese, formato da militari francofoni, ha isolato la regione anglofona, in cui vengono condotte stragi che vedono come principali vittime donne, bambini e anziani. Gli uomini invece formano gruppi armati antigovernativi. L’obiettivo di questi ultimi è quello di trasformar la regione anglofona camerunese in uno Stato indipendente  di nome “Ambazonia”. Ma l’azione di questi miliziani armati si traduce quasi sempre in scorribande che versano altro sangue e seminano altra anarchia tra la popolazione civile inerme. Si stima che negli ultimi mesi oltre 40.000 camerunesi siano fuggiti in Nigeria per evitare di essere uccisi. Si tratta di una situazione catastrofica, dalla quale sono stati travolti anche i tre missionari.

Callcenter: “Nell’industria dell’alienazione ti contano i minuti della pipì”

A parlare è la scrittrice Barbara Appiano, infiltratasi in un callcenter per avere una esperienza diretta, e poterne poi scrivere, per denunciare le condizioni di vita e di sfruttamento dei lavoratori del settore.

“Mi sono infiltrata in un callcenter perché volevo provare di persona le assurde condizioni di lavoro che sapevo essere al limite dell’assurdo. E una volta assunta mi è stato dato subito il target dei secondi per ogni attività che potevo svolgere, compreso l’andare in bagno per fare la pipì”.

A parlare è la scrittrice Barbara Appiano, infiltratasi in un callcenter per avere una esperienza diretta, e poterne poi scrivere, per denunciare le condizioni di vita e di sfruttamento dei lavoratori del settore.

“Svolgevo il mio compito di video terminalista in uno stanzone enorme con altri 50 operatori alle prese con cuffie, telefoni e un display che scandiva il tempo di ognuno di noi. Un display tipo quelli degli aeroporti, che riporta però tutto quello che fai, e che non appena ti siedi ti tramuta improvvisamente in un numero” continua la scrittrice.

“Se per qualsiasi ragione perdi la telefonata in arrivo questa viene dirottata ad altri operatori, ma tu perdi minuti preziosi e vieni perfino multato. E se ti alzi perché ti viene da grattarti il naso e ti togli la cuffia, che è collegata al display del “grande spione”, ecco che riparte il conteggio dei minuti non lavorati.

Gli stessi minuti che insieme ai minuti della pipì, del pranzo e del caffè, vanno ad incrementare i tuoi minuti di pausa, diventando tutti insieme un dato che misura la tua inefficienza”.

L’alienazione del callcenter trova poi la sua massima espressione nella velocità che il video terminalista velocista deve avere dal momento che prende la telefonata, e deve risolvere il problema di chi chiama in 2 minuti.

Sforato questo tempo il “grande cervellone spione”, come un kapò da lager, fa una resoconto dei minuti sforati, e questi ti vengono poi detratti dalla busta paga.

“È un vero e proprio sfruttamento scientifico, di ogni singolo minuto della vita delle persone, comprese le 8 ore di formazione iniziali, che ho scoperto essere pagati da associazioni sindacali, con soldi presi dallo stato” dice ancora Barbara Appiano.

Una esperienza nuda e cruda, che viene raccontata senza filtri nel libro “Il pianista velocista a cottimo”, che riporta nel dettaglio l’alienazione delle “fabbriche telefoniche” dei callcenter.

Un racconto che vuole rimarcare proprio i valori della “fabbrica sentimentale” di Adriano Olivetti e la visione profetica di Pier Paolo Pasolini che predisse la massificazione della nostra società in tempi non sospetti, ben oltre 40 anni fa.

Un reportage che racconta la perdita dei valori universali di fratellanza e solidarietà, sostituiti dall’antagonismo e dalla competizione fra i lavoratori, dal loro sfruttamento alienante, nel nome della efficienza e della produzione” ci spiega ancora Barbara Appiano (www.appianobarbara.it).

Una infiltrazione coraggiosa quella della scrittrice vercellese, che l’ha portata ad osare fino ad essere scoperta nella sua missione di “testimone dell’alienazione”, e che l’ha trasformata in oggetto di minacce per la pubblicazione del libro.

Minacce che la scrittrice non ha però preso in considerazione, pubblicando per intero la sua esperienza.

Il libro è edito da Kimerik editore, con la prefazione della Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia, docente di lettere al liceo Giordano Bruno di Torino e dottore di ricerca all’Università ‘La Sapienza di Roma”.

La prolifica Appiano ha in attesa di pubblicazione ben altri  5 romanzi, che la stessa ha illustrato in una vetrina sul proprio sito www.appianobarbara.it: a novembre uscirà la raccolta di aforismi “Adelante Palabra”, a gennaio 2019 “L’italia a fumetti, l’italia a denti stretti”, un romanzo a fumetti in cui i narratori saranno Topo Gigio e Calmero, e che narreranno la storia dell’Italia dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri.

In stesura anche un romanzo dal titolo provvisorio “La leggenda del pasticcere aviatore”, una storia semiseria  e in parte vera che tratta della fame e della distribuzione del latte in Cile durante la presidenza di Allende che ha permesso ai bambini di ricevere mezzo litro di latte al giorno.

A Trento arriva lo Spazio Natale di Emergency

Dal 24 novembre al 23 dicembre, in Via San Marco 30, riapre lo Spazio Natale di Emergency: oltre ai regali solidali arrivano i visori in 3D per vedere i progetti in Afghanistan a 360°

Dal 24 novembre prossimo a Trento riaprirà lo Spazio Natale di Emergency, dove sarà possibile acquistare i classici regali di Natale solidale dell’associazione, facendo contemporaneamente anche del bene.

Anche per questo Natale Emergency trasforma l’affannosa ricerca del regalo perfetto nella possibilità di garantire cure alle vittime della guerra.

L’ampio ventaglio di proposte comprende soluzioni originali, come i gioielli ricavati dall’alluminio delle mine antiuomo, e idee tradizionali, come la pallina di Emergency da appendere all’albero o il domino in legno decorato con motivi natalizi. Oltre ai regali classici come agende e calendari, accessori e capi d’abbigliamento, libri e giocattoli, gadget e articoli di cancelleria.

Presso lo Spazio Natale, inoltre, ci sarà la possibilità di comporre ceste natalizie personalizzate con prodotti enogastronomici, come vino e specialità dolciarie regionali, che l’organizzazione riceve in dono da più di 600 aziende italiane.

Il ricavato sarà destinato agli ospedali di Emergency in Afghanistan e Iraq, dove, nonostante i rischi quotidiani, l’organizzazione continua a offrire prestazioni mediche gratuite e di elevata qualità.

La prima metà del 2018 ha visto il più alto numero di vittime civili in Afghanistan degli ultimi dieci anni, 5.122, mentre in Iraq i conflitti nel nord del Paese e nei territori limitrofi hanno portato recentemente a un riacuirsi della tensione. Presente in Afghanistan dal 1999, Emergency ha curato quasi 6 milioni di persone negli ospedali di Kabul e Lashkar Gah, nel centro di maternità di Anabah e nei posti di primo soccorso. In Iraq, invece, Emergency ha curato oltre 950.000 persone, nei campi profughi del Kurdistan iracheno e nel Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale di Sulaimaniya.

Il pensiero che conta

“È il pensiero che conta” vale due volte per i regali di Emergency perché spesso dietro a molti oggetti si nascondono storie emozionanti.

Due delle novità di quest’anno vengono proprio da Iraq e Afghanistan: articoli di pelletteria realizzati da ex-pazienti del Centro di Sulaimaniya che hanno seguito un corso di formazione in ospedale, e orsetti di tessuto fatti a mano da una cooperativa tessile tutta al femminile di Bamiyan.

A questi si aggiungono i portachiavi in ceramica, lavorata da un artigiano di Castelli, in provincia di Teramo, dopo il sisma, e gli immancabili prodotti della filiera solidale, molti dei quali provenienti dalle carceri.

Un altro regalo che sarà possibile acquistare negli Spazi Natale è la tessera di Emergency: basta una donazione minima, di importo variabile in base all’età, per sostenere i progetti di Emergency in Afghanistan, Iraq, Italia, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sudan e Uganda.

L’Afghanistan a 360°

Inoltre, come in passato, il pubblico potrà vivere un’esperienza virtuale indossando visori a 360° per visitare i progetti di Emergency in Afghanistan.

Un operatore di Emergency guiderà i visitatori, attraverso reparti e corridoi, alla scoperta del Centro chirurgico di Kabul e delle storie dei pazienti.

Quest’anno lo Spazio Natale Emergency di Trento è in Via San Marco, 30 e sarà aperto dal 24 novembre al 23 dicembre, dalle  ore 14.00 alle ore 20.00 nei giorni feriali, e dalle ore 10.00 alle ore 20.00 nei giorni di sabato, domenica e festivi.

Per approfondimenti visitare la pagina Facebook www.facebook.com/emergencytrento.

Navi da guerra russe sparano contro tre motovedette ucraine. Arrestati 23 membri dell’equipaggio

Cresce la tensione tra Russia e Ucraina e il governo ucraino introduce la legge marziale.

di Vito Nicola Lacerenza

Domenica nel mare di Azov, situato vicino al Mar Nero, navi da guerra russe hanno aperto il fuoco contro tre motovedette ucraine, sequestrato le imbarcazioni e arrestato 23 membri dell’equipaggio. Nello scontro tre marinai ucraini sono rimasti feriti. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha condannato l’attacco e ha fatto  approvare dal Parlamento l’introduzione della legge marziale nella zona est del Paese, ovvero nelle regioni confinanti con la Russia  o affacciate sul Mar Nero. La legge marziale, oltre a vietare manifestazioni e scioperi, obbliga i cittadini ad arruolarsi nell’esercito in caso di necessità, pena la morte. Poroshenko ha giustificato la sua decisione con la necessità di “evitare a tutti i costi quello che è successo nel 2014”. Anno in cui numerose truppe speciali dell’armata russa hanno invaso l’Ucraina occupando la  regione della Crimea. In quest’ultima si trova una delle sponde dello stretto di Kerch, che rappresenta l’unico accesso al mare di Azov giungendo dal Mar Nero. Questa caratteristica fa dello stretto di Kerch uno snodo commerciale strategico. Ecco perché la Russia, dopo aver invaso la Crimea, l’ha annessa al suo territorio costruendo anche un ponte sul mare, per potenziare i collegamenti e rivendicare il possesso della regione. Per consolidare ulteriormente il dominio dell’area, la Russia ha tentato la conquista della città portuaria ucraina di Mariupol, con lo scopo di estromettere l’Ucraina dalle rotte commerciali del Mare  di Azov. Ma  il tentativo di invasione è fallito e così, pur di impedire alla nazione nemica di esportare e importare merci, la marina russa ha organizzato un’imponente blocco navale. Da allora il porto di  Mariupol è deserto.  Inutili i tentativi della guardia costiera ucraina di forzare il blocco, le imbarcazioni a sua disposizione sono delle semplici navi da pesca con un mitra montato a poppa. Niente a che vedere con i temibili cacciatorpedinieri russi, che sempre più numerosi solcano le acque del  mare di Azov.

La Russia ha giustificato l’elevata presenza delle navi da guerra con la “necessità di difendere il ponte” da eventuali minacce. Come lo  “sconfinamento delle tre motovedette ucraine nelle acque territoriali russe”. In realtà però, dal 2003, tra Ucraina e Russia vige un accordo che garantisce il “libero accesso” al  mare di Azov. Lo ha ribadito il Consiglio delle Nazioni Unite tenutosi recentemente a New York per cercare di risolvere la crisi diplomatica tra i due Paesi, alimentata anche dalla scelta del presidente dell’Ucraina Petro Poroschenko di introdurre le legge marziale. Tale decisione è apparsa  a gran parte dell’opinione pubblica locale come uno stratagemma per posticipare, o addirittura annullare, le elezioni nazionali previste per il 21 marzo 2019, che, secondo i sondaggi, vedrebbero  Poroschenko sconfitto.  La legge marziale entrerà in vigore domani per una durata di 30 giorni, fino al prossimo 27 dicembre. Poroschenko avrebbe voluto che il nuovo regime normativo durasse il doppio, 60 giorni, ma le forti proteste da parte della popolazione hanno costretto il presidente ucraino a fare un passo indietro.

La Lidu onlus celebra la giornata contro la violenza di genere dando voce alle ‘ donne invisibili’

Le amare testimonianze di Caterina Villirillo e Debora M. hanno evidenziato il vulnus ulteriore cui sono sottoposte le donne  dopo aver subito violenza. La Commissione Donne e Parità di Lidu onlus affiancata da Comitato Insieme per l’Arte, Ipathia associazione e Onps, fanno rete per azioni solidali e di protezione in difesa di chi è lasciata sola

di Barbara Belfiore

 

Il 23 novembre presso la sede in piazza Ara Coeli 12 – Roma la Commissione donne e parità della Lidu onlus presieduta da Maricia Bagnato, in collaborazione con Comitato Insieme per l’Arte e associazione Ipathia,  ha celebrato la giornata internazionale contro la Violenza alle Donne con un incontro che ha dato voce ed evidenza alle donne invisibili, coloro che vittime a vario titolo di minacce, violenza,  stupro o addirittura femminicidio, vengono abbandonate al loro destino e restano sole a tentare di ricostruire le loro vite. L’evento moderato dalla giornalista Roberta Gisotti di Radio Vaticana, ha raggiunto il suo apice con le crude testimonianze di Caterina Villirillo, presidente di Libere Donne a Crotone il cui giovane figlio è stato assassinato davanti ai suoi occhi proprio per il suo impegno, e di Deborah M. mamma di una 17enne vittima di violenza di gruppo. ‘L’impegno della Lidu onlus – ha affermato Eugenio Ficorilli vicepresidente vicario della storica organizzazione, che ha aperto i lavori in una sala gremita di pubblico – è sempre andato nella direzione di vigilare ed affiancare le lesioni dei diritti, ma anche di prevenire una visione stereotipata della donna che ne sminuisce la dignità umana. Tutto questo partendo dai primi anni di scuola quando i ragazzi costruiscono dentro di sé l’idea sociale che li porterà a vivere con gli altri esseri umani nel rispetto dei diritti e doveri di ognuno’. Oltre ai relatori Ella Grimaldi, Claudia Corinna Benedetti, Tiziana Primozich ed Ettore Lembo, il dibattito si è acceso in sala con i contributi di Federica De Pasquale di Fidapa, Marina Valentinetti della commissione Giustizia della Lidu onlus, e di Lisa DiGiovanni  dell’Ass.ne nazionale Azione Sociale.

Tema centrale l’assenza delle istituzioni ed il silenzio nel quale vivono le donne dopo episodi di violenza che stravolgono le loro vite. ‘ Il nostro tessuto legislativo – ha spiegato Claudia Corinna Benedetti – è valido e le soluzioni ci sono. Bisogna chiedere a gran voce di applicare le leggi e mettere in moto tutti gli aiuti dello Stato affinchè mai più nel nostro paese una donna sia lasciata sola’. Anche i media devono fare la loro parte, ha ricordato Tiziana Primozich, attenendosi alla verità sostanziale dei fatti in casi di cronaca che raccontano al pubblico la violenza di genere. Troppo sensazionalismo e particolari morbosi che aumentano solo la vendita di copie di giornale, di contro sottopongono la vittima di abusi e violenza ad una ulteriore gogna mediatica che non le permette più di vivere. La LIDU e la Comm.ne al riguardo saranno promotrici di iniziative mirate, volte a sensibilizzare le istituzioni a porre in essere concrete azioni per sostenere le famiglie i cui familiari siamo stati vittime di efferati delitti, facendo una proficua rete con le altre associazioni.
L’evento si è svolto toccando anche le corde dell’animo con inserti culturali curati da Ella Grimaldi presidente del Comitato Insieme per l’Arte, con la lettura di toccanti poesie delle autrici Sonia Giovanetti, Laura Pingiori, Luciana Argentino e Raffaella Lanzetta. Versi che hanno creato un ponte con i cuori dei molti partecipanti che affollavano la sala. ‘L’arte ed il bello sono il miglior deterrente e la più grande arma di prevenzione contro azioni di violenza che solo un animo gretto può concepire’ – ha spiegato Ella Grimaldi – ‘ In questo consiste l’impegno del comitato da me coordinato, promuovere l’arte in tutte le sue declinazioni per sconfiggere il male e i sentimenti di sopraffazione’. Quindi anche una coinvolgente performance teatrale di Marianna Petronzi ed una musicale, curata da Sara Lauricella di Differevent, seguita dalla presentazione di un innovativo fumetto di Emanuela del Zompo già presentato ed applaudito nell’ultima edizione del Festival del Cinema di Roma.

Ferla, borgo ricco di storia ed esempio di modernità

Un gioco di squadra tra un’amministrazione tenace e visionaria,una comunità aperta ed un’eredità storico culturale grazie alle quali Ferla ha raggiunto traguardi e riconoscimenti da Vienna a Roma

di Francesca Garofalo

Dalle piante di finocchiaccio, che nel medioevo infestavano una zona della Sicilia tra i Monti Iblei, sulla valle del fiume Anapo, chiamate Ferula, deriva il nome di uno dei borghi che ha raggiunto visibilità e notorietà nazionale con il programma “Il Borgo dei Borghi”, Ferla.Televisione a parte, i meriti di questo comune in provincia di Siracusa con 2.600 abitanti sono la vivibilità ed il rispetto per la natura. È il primo comune del meridione ad avere attuato delle pratiche di politica innovativa in campo di eco sostenibilità con una casa del compost collettiva, l’introduzione della tariffa puntuale ,ovvero la possibilità di ottenere incentivi in proporzione alla quantità di rifiuti differenziati. Recentemente premiata a Vienna per il progetto di accoglienza ed ospitalità turistica tra le dieci migliori pratiche di politica innovativa in Europa per la categoria “Prosperità “. Un grande merito, al quale si aggiungono una menzione speciale di Legambiente Sicilia nel 2017 e l’ingresso tra i Comuni Virtuosi Italiani nel 2016 ed i Comuni RinnovAbili d’Italia, a breve un altro importante premio da ritirare a Roma. Qual è il segreto di Ferla? “Mi piace- dice il sindaco Michelangelo Giansiracusa- descrivere la realtà di Ferla come una sincronia di elementi identitari, umani e ambientali che insieme funzionano. Una meravigliosa eredità storico culturale, un contesto in cui uomo e natura dialogano da secoli, una squadra amministrativa tenace, competente e visionaria e soprattutto una comunità aperta, pronta ad accogliere e condividere. È necessario-conclude- che siano dati i mezzi e la voce a questa Italia dai mille campanili, che credo oggi possa fare la differenza in Europa”.

Siria: ucciso Raed Fares, difensore dei diritti umani e simbolo della ribellione contro Assad

Era già sfuggito ad un altro attentato dove gli avevano frantumato le ossa e perforato un polmone.

di Vito Nicola Lacerenza

Pochi giorni fa a Kafranbel, città a nord-ovest della Siria, è stato ucciso uno degli uomini simbolo della rivoluzione siriana,  il 46enne Raed Fares. L’attivista per i diritti umani siriano che, nel 2013, ha fondato una radio privata, chiamata “Fresh Radio”, per chiedere più diritti al dittatore del suo Paese, Bashar al-Assad, e per far ascoltare ai connazionali canzoni americane o in lingua inglese. Tale scelta musicale, se agli occhi di moltissimi occidentali può sembrare innocua, è stata vista come un “sacrilegio” dai gruppi fondamentalisti islamici che, dal 2016, imperversano in Siria. Per questi ultimi l’America è “ Satana da combattere” e la musica è proibita. Fino all’ultimoRaed Fares ha tentato di opporsi al divieto, arrivando persino ad essere rapito dai miliziani dell’ISIS. Una volta rilasciato,  Raed Fares è stato costretto a  non trasmette più musica. Così lui ha sostituito questa con versi di animali: galline, pecore, uccelli, con cori da stadio e col ticchettio di orologio.

L’obiettivo di  Raed Fares consisteva nel ridicolizzare l’estremismo islamico, beffeggiandolo. Tale atteggiamento ha fatto infuriare i gruppi islamisti, specie quando  Raed Fares ha deciso di far condurre alcuni programmi radiofonici dalle donne, considerate dagli estremisti “esseri inferiori e impuri”. Le continue provocazioni, secondo la polizia siriana, hanno fatto esplodere l’ira dei fondamentalisti che, alla fine, hanno deciso di uccidere Raed Fares. L’uomo, di ritorno dal lavoro, è stato raggiunto da una raffica di mitra mentre era in macchina con un  amico, Hammoud al Juneid.  Già in passato,  Raed Fares era stato raggiunto da una pioggia di proiettili mentre tornava in auto dal lavoro. Ma, in quell’occasione, se l’era cavata con diverse fratture e la perforazione di un polmone. Raed Fares era consapevole dei rischi che correva e portava sempre con sé una pistola. Ma non è stata sufficiente a salvarlo nell’ultimo agguato.

Inaugurata l’ottava edizione del Master in Intelligence dell’università della Calabria.

La manifestazione è stata introdotta dai saluti del Rettore Gino Mirocle Crisci che ha ricordato che l’università della Calabria sta promuovendo gli studi sull’Intelligence per dare un contributo al mondo scientifico ed istituzionale di tutto il Paese.

“Fino a qualche anno fa era impensabile un’attività formativa del genere nel nostro Paese”. Con queste parole Marco Gerometta, Vice Direttore vicario della Scuola di Formazione del Sistema di Informazione per la sicurezza della Repubblica, ha introdotto la sua lezione all’inaugurazione dell’ottava edizione del Master in Intelligence dell’Università della Calabria. Ha poi proseguito sostenendo che “occorre intercettare i segnali deboli per delineare gli scenari del futuro” ed ha poi approfondito gli scenari contemporanei dove l’incertezza richiede informazioni sempre più qualificate,  evidenziando che sia i tradizionali canali informativi che il ciclo dell’intelligence sono destinati a mutare. La manifestazione è stata introdotta dai saluti del Rettore Gino Mirocle Crisci che ha ricordato che l’università della Calabria sta promuovendo gli studi sull’Intelligence per dare un contributo al mondo scientifico ed istituzionale di tutto il Paese. Per il Vice Direttore del Dipartimento Culture, Educazione e Società Maria Mirabelli l’ateneo calabrese sta proponendo una interessante e utile filiera formativa sull’Intelligence in cui ha aggiunto un corso di laurea magistrale al master. Giuseppe Spadafora, Presidente del Corso di Laurea in Scienze dell’Educazione, ha messo il rilievo che lo studio dell’intelligence può rappresentare una risorsa importante per ricostruire la democrazia  rappresentativa.

L’introduzione alla giornata è stata svolta dal Direttore del Master Mario Caligiuri che ha sostenuto che “l’intelligence si pone ai bordi del caos del nostro tempo, a cavallo tra comprensione e previsione, originale punto di incontro dei saperi umanistici e scientifici, che mette in crisi i tradizionali percorsi disciplinari perché parte dalle domande invece che dalla pretesa di fornire risposte”. Caligiuri ha poi ricordato le attività svolte dall’Università della Calabria dal 1999 con la finalità del riconoscimento scientifico dell’intelligence nell’ambito degli studi accademici del nostro Paese. Anche a questa edizione del Master partecipano studenti provenienti da tutta l’Italia, confermando la capacità di attrazione dell’ateneo calabrese in attività formative di grande interesse legate alle necessità sociali della sicurezza e dell’interesse nazionale. I lavori sono stati trasmessi da Radio Radicale.

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