“I muretti a secco” dichiarati Patrimonio dell’Umanità, bellezza e tradizione anche siciliana.

L’arte di utilizzare singole pietre incastrate le une sulle altre, senza l’utilizzo di malte e leganti, per creare pezzi di architettura rurale unicie strumenti di prevenzione da calamità naturali ed erosioni patrimonio anche in Sicilia.

di Francesca Garofalo

Una tradizione trasmessa di generazione in generazione, che non richiede l’utilizzo di materiali pregiati ma di strumenti grezzi, è l’abilità di costruire muretti a secco. Le sue origini nel bacino del Mediterraneo si diffondono con la colonizzazione greca, utilizzati come protezione per le colture di ulivo e vite dalle greggi e dai furti. Lavoro certosino svolto dai contadini, l’arte del muretto a secco è stata dichiarata dall’Unesco, con annuncio sulla pagina twitter, Patrimonio mondiale dell’Umanità.Ben otto Paesi europei insieme all’Italia hanno presentato la loro candidatura: Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera.“L’arte del ‘Dry stonewalling‘- spiega l’Unesco nella motivazione-  riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull’altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra a secco. Le strutture a secco sono sempre fatte in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura. La pratica viene trasmessa principalmente attraverso l’applicazione pratica adattata alle particolari condizioni di ogni luogo”. I muri a secco rivestono anche un ruolo importante per la prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre,migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura.Una ricchezza che oltre a la Valtellina; la Costiera amalfitana; Pantelleria; le Cinque terre; il Salento; la Valle d’Itria; coinvolge anche la Sicilia conil paesaggio rurale degli Iblei ricco di antiche masserie, le pendici dell’Etna ed il Siracusano.

Caso Regeni: la procura della Repubblica di Roma iscrive ufficiali di polizia egiziani nel registro degli indagati

Sono passati tre anni da quando lo studente italiano è stato ucciso in Egitto e da allora non sono stati individuati i colpevoli. Esiste un video che potrebbe svelare l’identità degli assassini ma ha dei “buchi”.

di Vito Nicola Lacerenza

Il 25 gennaio 2016 nella capitale egiziana, Il Cairo, il ricercatore triestino Giulio Regeni è scomparso nel nulla fino al 3 febbraio dello stesso anno, quando è stato ritrovato morto, seminudo e con evidenti segni di tortura sul corpo. I vari governi italiani susseguitesi in questi anni, nonostante i numerosi incontri tenuti con il presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi,  sono riusciti ad ottenere solamente “garanzie” sul fatto che “sarebbe stata fatta giustizia”. La realtà, però, sembra essere ben diversa. Secondo la Procura della Repubblica di Roma ad aver compiuto l’omicidio sono stati ufficiali di polizia egiziani, ora iscritti nel registro degli indagati. Inoltre, secondo gli investigatori italiani, il ricercatore triestino, pochi giorni prima della sua morte, è stato pedinato da agenti dell’intelligence egiziana: il maggiore Magdi Abdulaal, il capitano Osan Helmy e altri tre sottoposti.   La tesi avanzata dagli investigatori italiani è stata respinta dalle autorità egiziane, le quali non hanno ritenuto necessario  eseguire delle indagini sui sospettati. Questi ultimi, secondo la Procura della Repubblica, sarebbero stati ripresi dalle videocamere di sorveglianza della metropolitana di El Cairo, il luogo in cui Regeni è scomparso il 25 gennaio 2016.

Le immagini raccolte delle videocamere a circuito chiuso avrebbero potuto rappresentare un elemento di svolta nell’investigazione, se il video non avesse avuto dei “buchi”, dei vuoti, proprio nelle fasce orarie in cui Regeni si trovava nella metropolitana. La settimana scorsa il governo egiziano ha affidato il video a una compagnia russa, incaricata di ricostruire le immagini mancanti del video. Si tratta di un lavoro il cui risultato è tutt’altro che garantito e che, inoltre, richiederà molto tempo. In realtà, il governo italiano ha chiesto l’analisi approfondita delle prove video già sei mesi fa. Ma l’Egitto ha deciso di accettare tale richiesta soltanto la scorsa settimana, segno che l’Egitto non è disposto a collaborare con l’Italia per far luce sul caso Regeni. Almeno così è sembrato alla diplomazia italiana, che ha espresso “delusione” circa l’incapacità della magistratura egiziana di far luce sull’omicidio del ricercatore italiano.

Simmons & Simmons: Diversity nel lavoro, problema o risorsa?

Lo studio legale internazionale ha ospitato in un convegno presso la sede di Milano esperti relatori in tema di diversità e discriminazioni sul lavoro. Tra questi anche le associazioni con Lidu onlus e Parks e le testimonianze dirette nei settori umani presi in esame: transgender, disabili e donne.

‘I silenzi diventano pietre, le pietre diventano muri e i muri segnano delle distanze incolmabili’. E’ questo l’esordio del discorso di presentazione del convegno ‘ Diversità e inclusione nel mondo del lavoro’ organizzato da Fabio Lanzillotta COO e CFO di Simmons & Simmons, coadiuvato da Sebastiano  Distefano   che si è tenuto nella sede dello studio legale in via Tommaso Grossi a Milano il 26 novembre scorso. Un argomento complesso ma che alla luce degli interventi traccia una via di condotta nel mondo del lavoro che azzera i pregiudizi e gli stereotipi dando valore alla persona umana, riconoscendone i punti di forza che possono pareggiare i costi del lavoro con i risultati raggiunti. Moderatrice dell’incontro Elena Bonanni di Top Legal, che nel presentare i relatori ha evidenziato come la Diversity sia centrale nelle politiche e governance aziendali tanto da costituire un indice del buon governo delle aziende quotate a piazza affari. Secondo questo particolare indice di riferimento l’Italia è a un buon punto, eccezion fatta per i temi legati all’età e l’etnia.

Al centro del dibattito la parola inclusione, qualunque sia l’apparente diversità. Le norme ci sono, ha spiegato l’avvocato Davide Sportelli che ha fatto un breve ma proficuo excursus delle normative esistenti in tema di diversity sia a livello internazionale che su piano nazionale. Primo fra tutti l’articolo 3 della nostra Costituzione che già dal 1948 equipara ogni soggetto di nazionalità italiana senza distinzione di sesso, religione, razza,  lingua,   opinioni politiche e condizioni personali e sociali. A seguire nel 1950 le norme dell’ Unione Europea, che sanciscono il diritto per ogni persona alla tutela in tema di uguaglianza. Poi la Carta di Nizza ed il trattato di Lisbona. Regole scritte in condivisione con ogni Stato europeo che necessitano di più conoscenza ed implementazione all’interno delle organizzazioni.

Tra le esperienze di buona governance del lavoro spicca quella di Fabio Galluccio che dal 2008 al 2016 ha gestito come diversity manager i 70mila dipendenti di Telecom. Nel suo percorso molti gli ostacoli affrontati a partire dalle differenze di religione, soprattutto quelle non ancora riconosciute dallo Stato Italiano come i testimoni di Geova o i musulmani, costretti a chiedere giorni di ferie in occasione delle loro festività religiose.  Nel suo percorso lavorativo Galluccio mettendo a frutto la sua lunga esperienza ha evidenziato una serie di vulnus che richiedono di modificare  le regole della selezione e del codice etico.

‘Ogni individuo ha un suo orientamento sessuale,  – ha riferito Roberto D’Incau, Managing Partner, Lang&Partners Intl. HR Consulting, –  ma la diversity è un indice di ricchezza per le aziende’. Una realtà sperimentata all’interno di Parks insieme alle 51 aziende italiane che ne fanno parte. ‘Il coming out dovrebbe essere un’attività spontanea, – ha continuato D’Incau –  perchè le persone che stanno bene nel mondo del lavoro, che si sentono accolte,  costruiscono business. La non condivisione ha un costo in termini produttivi’.

‘Ma la diversità è sempre esistita – ha spiegato Igor Suran executive director di Parks – La diversità è un dato di fatto che diventa valore quando è inclusione. Non siamo tutti uguali, siamo tutti diversi, ma individui unici. E’ quanto mai necessario riuscire a creare l’empatia che va al di là degli stereotipi. Le parole sono pietre, si diceva all’inizio di questo incontro,  cerchiamo di usare un linguaggio che includa e non che escluda’

‘Secondo stime dell’OMS, le persone LGBT, una categoria della diversity esaminata nel convegno, sono almeno il 5% della popolazione mondiale: questo significa che più di un milione dei ventitre milioni di persone che lavorano in Italia è omosessuale, bisessuale o transessuale.
Un milione di lavoratori di cui però non si sa praticamente nulla. Il fortissimo stigma sociale legato al diverso orientamento sessuale e all’identità di genere costringe ancora la stragrande maggioranza dei lavoratori LGBT a non palesarsi sui luoghi di lavoro. Vivere una vita “nascosta” sul lavoro è una condizione enormemente stressante dal punto di vista emotivo. La paura di essere scoperti e discriminati può avere un impatto significativo sulla qualità delle prestazioni lavorative e l’indisponibilità a condividere notizie e informazioni su di sé può essere spesso interpretata come un’incapacità di costruire rapporti e lavorare in team’. Così Gabriella Crafa vice presidente e Head of digital- Diversity che ha spiegato, sull’esempio della fallimentare e offensiva campagna di Dolce e Gabbana verso il popolo cinese, quali sono gli errori in cui i brand non devono cadere in termini di diritti umani, pena l’esclusione dal mercato mondiale. Una semplice ricetta che tenga conto del rispetto verso le persone e le culture, e che si alimenta di arte e conoscenza.

In supporto a tali argomentazioni anche il lavoro sociale delle associazioni, prima fra tutte la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, presente all’incontro con il presidente di Milano Romolo Amicarella e la responsabile comunicazione nazionale Tiziana Primozich, che hanno offerto il loro contributo ricordando che inclusione e rispetto dei diritti di ognuno partono dal basso, con un intervento incisivo sui giovani già coinvolti dalla Lidu onlus da anni con il progetto scuola. ‘I diritti umani – ha spiegato Primozich – non nascono per buonismo ma per regolare i rapporti sociali con giustezza nel rispetto reciproco. Ogni volta che si commette una ingiustizia si provoca un danno, che ha come conseguenza un costo sociale’. Nel caso della produttività nel lavoro il costo va a svantaggio del prodotto.

Fondamentali per l’evento le testimonianze dirette dei tre rappresentanti delle categorie esaminate. Illuminante il coming out di Annamaria Antoniazza, ufficio legale di Accenture, che al di là del personale cambio di identità sessuale ha raccontato un brillante percorso professionale evidenziando che con una informazione spesso molto concentrata sul piano scandalistico della categoria dei transgender, ci si dimentica che esistono persone che, pur cambiando sesso, sono avvocati, commercialiste, medici ecc. ‘Non mi piace parlare di orientamento sessuale, tu sei gay non perché vai a letto con un altro uomo ma perché riesci ad amare un altro uomo,  perché noi siamo quello che proviamo emotivamente verso qualcuno, – ha detto con forza Annamaria Antoniazza – ma il nostro paese è ancora vittima di un atteggiamento maschilista e sessista’. Parole che fanno riflettere sull’essenza stessa dell’essere umano!

Anche l’avv. Pippo Terranova, fondatore del centro Keller,  in collegamento audio da Messina, disabile non vedente, ha ribadito che il  diritto ha creato con le sue norme le pari opportunità, ma la cultura e la sensibilità creano le condizioni per applicare queste norme nella vita. Oltre al fatto che gli individui devono andarsi incontro, a partire da chi è portatore di disabilità, per colmare un gap nella comunicazione e nella condivisione.

A concludere le testimonianze Antonella Pajarini in polizia da 31 anni, grazie alla legge del 1981 che permetteva l’ingesso delle donne in questa importante istituzione. ‘Le diversità e l’inclusione le ho vissute da subito in un mondo maschile’-  ha spiegato – ‘Ma  l’uomo se capisce con chi ha a che fare agisce di conseguenza. L’approccio delle donne nel nostro ambito lavorativo è diverso da quello maschile, non scatena violenza. La cosa più importante è la preparazione. E l’umiltà perché si tratta con materiale umano. Tre sono le regole per raggiungere risultati utili alla nostra missione:  umanità, coraggio e umiltà.’

E nel finale, poichè come espresso in apertura da Fabio Lanzillotta, cui va il grande merito di aver parlato con semplicità di un problema scottante per il nostro tessuto sociale, le parole sono pietre, al fianco della parola diversity quella giusta sembra essere   condivisione.

Il convegno si è chiuso con il filmato ai Golden Globe dell’attrice pluripremiata ed impegnata nel sociale Meryl Streep che vale la pena riguardare per il messaggio profondo in tema di Diversity

Omicidio Parretta, l’imputato ‘scivola’ dal furgone all’entrata del Tribunale. Udienza ‘chiave’ rinviata

Rinviata a febbraio l’udienza chiave dell’omicidio Parretta per la caduta ‘accidentale’ dell’autore del delitto mentre scendeva dal furgone, che dal carcere di Castrovillari lo aveva portato all’entrata della Corte d’Assise di Catanzaro

di Tiziana Primozich

Oggi mentre la Corte d’Assise era già riunita all’interno del Tribunale di Catanzaro per lo svolgimento della terza udienza che vede imputato Salvatore Gerace con l’accusa di omicidio del giovane 18enne crotonese Giuseppe Parretta, delitto che si è consumato sotto gli occhi della madre Caterina Villirillo e della sorella nel gennaio scorso, è arrivata la notizia che il detenuto Gerace  nello scendere dal furgone della Polizia Penitenziaria era ‘scivolato’ in modo accidentale, e ricoverato presso l’ospedale del capoluogo calabrese.

Nulla di fatto quindi per il necessario rinvio dell’udienza odierna, rinviata al prossimo febbraio. ‘Nell’udienza di oggi – ha spiegato con evidente rammarico e preoccupazione Jessica Tassone avvocato della parte lesa, la madre Caterina Villirillo, –  era prevista l’escussione dei testimoni indicati dal PM : gli agenti di Polizia giudiziaria intervenuti la sera dell’efferato delitto, ma soprattutto Caterina Villirillo la madre del ragazzo assassinato. Una teste chiave poiché nel momento in cui Gerace ha sparato proprio lei insieme all’altra figlia Benedetta erano presenti ed hanno assistito impotenti al delitto che ha causato la morte di Giuseppe Parretta”. Il ragazzo infatti, come riportato dalle madre nelle molteplici interviste alla stampa locale e nazionale, era intervenuto facendo scudo in difesa della madre, presidente dell’associazione Libere Donne di Crotone, avendo visto Salvatore Gerace introdursi nei locali dell’associazione stessa impugnando una pistola. Un delitto efferato e che non trova una logica spiegazione se non una serie di dubbi che potrebbero ricollegare il Gerace, già con precedenti penali, alla criminalità organizzata, tenuto conto che Katia Villirillo ha svolto per lungo tempo un lavoro sociale di tutela e supporto a favore di donne vittime di droga e di prostituzione.

Un impegno che ha mantenuto con coraggio e dedizione in collaborazione con i servizi sociali e le forze dell’Ordine, salvando circa 270 giovani dalla strada e dalla droga. Ma creando intorno a sé probabilmente al contempo il sospetto ed il fastidio in ambienti criminali.  Un fastidio che potrebbe essere la causa dell’omicidio del giovane figlio Giuseppe Parretta. Prima del fatto delittuoso del 13 gennaio Katia Villirillo aveva subito una serie di minacce, regolarmente denunciate, e qualcuno aveva avvelenato i cani di sua proprietà. Minacce che nonostante l’omicidio del ragazzo non si sono fermate. E’ di pochi giorni fa l’ultima minaccia subita, proprio poco prima dell’udienza di oggi che è stata rinviata per un poco chiaro e casuale infortunio proprio dell’omicida, reo confesso, Salvatore Gerace. Nel frattempo Caterina Villirillo resta sola a proteggere sé stessa e i suoi figli non avendo ricevuto, pur nel dubbio che il caso accende, alcuna misura di protezione.

Proprio per questo la Villirillo si è fatta portavoce di una petizione mirata ad ottenere la certezza dell’espiazione della pena in casi gravi come l’omicidio di suo figlio, che devono essere gestiti senza nessuno sconto e nessun rito abbreviato, per non cadere a processo finito nella beffa di aver subito il peggiore dei delitti e non poterne avere piena giustizia. Ma la sua battaglia non si ferma solo a questo, proprio pochi giorni fa, il 23 novembre in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale contro la Violenza alle Donne, si è fatta portavoce con la sua testimonianza presso la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo a Roma, di un progetto più ampio che chiede alle Istituzioni di non lasciare più sole le donne ‘invisibili’, quelle che ogni giorno combattono per la sopravvivenza loro e dei propri figli, abbandonate dai mariti o vedove, vittime di violenza o semplicemente anziane e malate.

Osservatorio Nazionale Amianto: presentati i dati epidemiologici della Lombardia

Il presidente ONA Bonanni: “Milano capitale dell’amianto con record di casi di mesotelioma. In Lombardia 2000 decessi solo nel 2017 per patologie absesto correlate”.  Dopo il capoluogo Varese, Bergamo e Brescia le città più colpite

“Milano è la città record di casi di mesotelioma e delle altre patologie asbesto correlate che sono in continuo aumento, in particolare in Lombardia, più che in altre regioni e città italiane. Nella cintura industriale di Milano, inoltre, alla quantità si aggiunge una particolare trascuratezza nelle misure di sicurezza che, seppur in sé poco efficaci, avrebbero quanto meno diminuito le esposizioni e dunque l’impatto della fibra killer sulla salute dei lavoratori e dei cittadini”. Lo ha detto nel suo intervento l’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in occasione della presentazione dei dati epidemiologici su amianto in Lombardia e del dibattito, organizzato in collaborazione con Labour Network, “Come difendersi dall’amianto: responsabilità civili, penali e profili previdenziali”, che si è tenuto oggi nel Salone Valente del Tribunale di Milano. “L’occasione del convegno di oggi costituisce prova ulteriore della forte sensibilizzazione che si riscontra sui fatti connessi alle neoplasie dipendenti dalle fibre di amianto” – ha spiegato in una dichiarazione a margine del convegno il PM di Milano, Maurizio Ascione, che ha sottolineato: “il mondo del lavoro purtroppo deve registrare negli ultimi anni una lunga serie di casi di questo genere.  La magistratura sta seguendo un complesso e profondo percorso sulla tematica, atteso il principio della obbligatoria azione penale che poi, però, deve confrontarsi con la verifica della responsabilità penale che è personale.  Forse può diventare importante una riflessione, anche in altre sedi, prima di tutto del Legislatore, avendo l’esperienza di processi in questo settore che mostrano la drammaticità’ delle vicende esistenziali, nonché l’esigenza di risposte coerenti dal mondo scientifico ed industriale”.

A tal proposito è intervenuto il prof. Luciano Mutti, Temple University (Sbarro Institute for Cancer Research) di Philadelphia e comitato tecnico scientifico ONA, “La ricerca sul mesotelioma nel mondo ha sofferto di una scarsezza di fondi disponibili ed in Italia, purtroppo, anche di una gestione politica delle risorse che sono state distribuite con criteri partitici e non certo di merito. Questo non ha impedito che, in laboratori fuori dal nostro Paese (ma con il cuore sempre vicino), ricercatori italiani stiano ottenendo risultati straordinari.  Con il Prof Michele Carbone, Università di Hawaii, il Professore Antonio Giordano, in collaborazione con la University College di Londra e con l’ONA stiamo generando dati che cambieranno il futuro dei pazienti con questa malattia. In particolare, da una parte la scoperta di geni e proteine coinvolte selettivamente nel metabolismo e nei meccanismi di proliferazione di queste cellule tumorali e, dall’altra l’identificazione di molecole che ne possono modulare l’attività, hanno già posto le basi per una rivoluzione nella terapia del mesotelioma”. Fin dal 2008, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha segnalato la condizione di rischio in Lombardia, con particolare riferimento agli istituti scolastici e alle case popolari presenti nella città di Milano e in tutta la regione. I dati ONA segnano un netto costante aumento dei casi di mesotelioma a partire dal 2000, in linea con le rilevazioni del Registro Mesoteliomi Regione Lombardia. Infatti, lo stesso Registro Regionale riporta, per il periodo dal 2000 al 2014, un totale di 5.897 casi. Si va dai 355 casi del 2000 ai 480 del 2011. In alcuni casi, la diagnosi non è certa. Il VI Rapporto Mesoteliomi Inail dell’ottobre 2018, conferma i dati ONA fino al 2015: 5.680 casi di mesotelioma

2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 TOTALE %
277 281 309 313 296 339 323 357 355 359 409 421 403 472 428 338 5.680 20,8

 

 

L’ONA precisa che l’apparente decrescita nel 2014 e 2015 si giustifica soltanto per il fatto che molti dei casi non sono ancora stati censiti per tali anni. I casi di patologie asbesto correlate, anche mortali, in Lombardia sono infatti in costante aumento. Rispetto ai casi del 2000 (277), già nel 2010 i casi segnalati sono stati 409, per il 2013 i casi segnalati sono stati 472, per i successivi anni le segnalazioni ricevute da ONA sono in continuo esponenziale aumento e per il 2017 sono più di 500 i casi di mesotelioma segnalati tramite la piattaforma interattiva ONA REPAC (https://onanotiziarioamianto.it/onarepac/). Il tutto in linea anche con le statistiche e le rilevazioni del VI Rapporto Mesoteliomi, che hanno censito, a partire dal 2000, 5.680 casi (pari al 20,8%). Se si tiene conto delle altre patologie asbesto correlate, almeno il doppio dei decessi rispetto a quelli provocati dal mesotelioma sono ascrivibili al cancro dei polmoni (altri 1.000 decessi) e, tenendo conto delle altre patologie, si giunge a un conteggio che supera i 2.000 decessi per patologie asbesto correlate solo per quanto riguarda la Lombardia e solo per il 2017. L’Ona, sulla base delle segnalazioni e dei rilievi, con incrocio dei suoi dati con quelli delle agenzie, ha ripartito i dati epidemiologici (relativi al periodo dal 2000 al 2015) per ogni singola Provincia della Regione Lombardia:

–      Milano hinterland: 882 (Sesto San Giovanni: 138; Milano 1: 502; Milano 2: 242)

–      Milano Città: 653

–      Bergamo: 564

–      Varese: 453

–      Pavia: 491

–      Monza Brianza: 394

–      Brescia: 387

–      Como: 237

–      Cremona: 171

–      Lecco: 166

–      Mantova: 140

–      Lodi: 112

–      Sondrio: 83

–      Valcamonica: 34

I dati delle agenzie pubbliche sul mesotelioma sono coerenti con quelli ONA, che però si fermano al mesotelioma. Non vengono censiti i dati relativi alle altre patologie asbesto correlate(tumore polmonare, asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici, tumore alla laringe, alla faringe, al colon, alle ovaie, etc.) e, se se ne tiene conto, occorre osservare che il solo tumore del polmone causato dall’amianto provoca il doppio dei decessi del mesotelioma (quindi circa 1.000 decessi ogni anno solo in Lombardia per tale patologia).

Amianto in Lombardia

In Lombardia c’è ancora il 33% della presenza totale di amianto in Italia: oltre 210.000 siti censiti in Lombardia, di cui il 12% nel settore pubblico e l’88% in quello privato, con 6 milioni di mq di cui 1,5 di amianto in matrice friabile, che hanno necessità di bonifica e smaltimento, altrimenti si continueranno ad avere ulteriori esposti, malati e decessi correlati. La presenza di coperture in cemento amianto in Lombardia è stimata, a tutt’oggi, in almeno 2.053.524 m3, di cui la maggior parte (566.916 m3) si trova nella zona di Milano – Monza Brianza.

Per quanto riguarda le altre province:

–      Brescia: 320.587 m3

–      Bergamo: 232.552 m3

–      Varese: 203.682 m3

–      Mantova: 165.011 m3

–      Pavia: 150.100 m3

–      Cremona: 126.019 m3

–      Como: 117.744 m3

–      Lecco: 71.449 m3

–      Lodi: 65.722 m3

–      Sondrio: 33.741 m3

Le iniziative dell’ONA in sede giudiziaria e/o i processi in corso

L’ONA ha supportato le vittime dell’amianto in Lombardia al fine di ottenere giustizia e ha contribuito a promuovere i procedimenti giudiziari in sede civile e penali relativi ai seguentisiti industriali e di vita:

–      Case popolari di Milano (tra gli associati ONA, ad esempio il sig. Roberto Marchitto, presente all’iniziativa con la sua testimonianza, ha perso la madre per mesotelioma per esposizione nelle case popolari e l’associazione ha ottenuto il rigetto di ben due richieste di archiviazione);

–      Fibronit (Tribunale di Pavia e Corte di Appello di Milano e Corte Suprema di Cassazione);

–      Morti per mesotelioma tra i macchinisti delle FF.SS., in particolare a Cremona (caso Dilda);

–      Enel (centrale di Turbigo);

–      Franco Tosi (risarcimento dei danni in sede civilistica e impegno in sede penale);

–      Alfa Romeo (Arese);

–      Teatro La Scala;

–      Pirelli;

–      Vittime della Breda (a sostegno delle iniziative del Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, presieduto dal Sig. Michele Michelino);

Per il caso delle case popolari di Milano e della Lombardia, l’ONA ha ottenuto l’approvazione di una mozione della regione finalizzata al sostegno degli enti locali per la bonifica. Sono intervenuti all’incontro, inoltre l’Avv. Giuseppe Colucci, Presidente di Labor Network, sul tema “Responsabilità civili del datore di lavoro relativi dall’esposizione all’amianto”, l’Avv. Gabriele Minniti, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Milano, “La sicurezza del lavoro e prevenzione nel modello di organizzazione ex Dlgs 231/2001”, il Dott. Giorgio Reposo, Procuratore Capo della Repubblica di Pavia, “Responsabilità penali del datore di lavoro derivanti dall’esposizione all’amianto”, il Prof. Nicola De Marinis,Consigliere presso la Suprema Corte di Cassazione, “La giurisprudenza della Suprema Corte sui casi di esposizione all’amianto nei rapporti di lavoro”, e il Prof. Morando Soffritti,Presidente onorario dell’istituto Ramazzini e segretario generale del Collegium Ramazzini, “Patologie oncologiche asbesto correlate”.

Scienziato cinese fa nascere “gemelle geneticamente modificate”

Secondo lo studioso le neonate sono “immuni dall’AIDS”. La comunità  scientifica internazionale condanna l’esperimento che è illegale in molti Paesi del mondo. Anche in Cina.

di Vito Nicola Lacerenza

Mercoledì scorso, in occasione della convention sulla modificazione del genoma umano tenutosi presso l’Università di Hong Kong, lo scienziato cinese He Jiankui ha annunciato la nascita di due “gemelle geneticamente modificate”. Si tratta di  un evento senza precedenti nella storia. A modificare  il genoma delle gemelle è stato lo stesso  He Jiankui, il quale ha sostenuto di aver reso le neonate immuni dal virus dell’AIDS. Sapere se l’esperimento sia effettivamente riuscito e con quali modalità sia stato condotto, è impossibile . Lo scienziato, professore di genetica all’Università cinese di Shenzhen, ha portato avanti il suo lavoro “in segreto”, dal momento che la modificazione del genoma umano è illegale in Cina, come in moltissimi Paesi nel mondo. Ma  He Jiankui ha difeso la bontà del suo operato, affermando che i genitori dei bambini, oggetto dell’esperimento, erano consenzienti.

Le famiglie prese in esame dallo scienziato cinese, che ha basato i suoi studi su 8 coppie, sono composte da un padre positivo all’AIDS e  da una madre negativa. Ma le gemelle geneticamente modificate nate recentemente “sono sane”, come ha dichiarato lo stesso  He Jiankui. Che ha sottolineato come modificare il genoma umano possa essere utile per prevenire malattie geneticamente trasmissibili. Un’opinione condivisa dalla comunità scientifica  internazionale che , tuttavia, ha condannato il lavoro dello scienziato cinese. Se da un lato modificare il genoma umano può aiutare a prevenire alcune malattie genetiche, dall’altro può esporre gli esseri umani geneticamente modificati a problemi di salute altrettanto gravi, come i tumori. Ecco perché numerosi scienziati considerano l’ eventuale creazione di “una generazione di umani geneticamente modificati”  come un pericolo per il futuro dell’umanità.  Nonostante le dure critiche, però, He Jiankui si è detto “orgoglioso” del suo lavoro e ha annunciato l’imminente nascita di un altro bambino col genoma umano modificato.

Grado Isola del Natale

Dall’8 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019. Oltre 250 presepi in mostra nel caratteristico centro storico dell’incantevole cittadina affacciata sull’Adriatico. Tra essi il presepe galleggiante, installato su una zattera di 6 metri quadrati e ambientato in un tipico casone lagunare

Saranno oltre 250 i presepi in mostra nella tradizionale rassegna natalizia di Grado, l’incantevole cittadina sospesa fra laguna e Adriatico, in Friuli Venezia Giulia. Decine di artigiani e di semplici appassionati hanno lavorato a lungo utilizzando i più diversi materiali, per creare presepi di varie dimensioni, curiosi, curati e ben ambientati. Ogni angolo del castrum (il cuore antico della località balneare) ne ospiterà uno e tutti saranno visibili in un percorso itinerante, fra calli e campielli, e nei locali del Palazzo Regionale dei Congressi (viale Italia 2) dove saranno ospitati quelli preparati con i materiali più fragili e preziosi. Le opere esposte saranno per lo più a carattere lagunare e marinaro, tant’è che il “Presepe galleggiante” – allestito dai Portatori della Madonna di Barbana presso il porto, su una zattera di 6 metri quadrati – ne è considerato il simbolo per eccellenza ed è ambientato in una mota (isolotto tipico della laguna di Grado) all’interno di un casone col tetto di paglia (abitazione tradizionale dei pescatori). I presepi in mostra provengono da diverse parti del Friuli VG, d’Italia e anche da alcuni Paesi europei. Nei giorni dell’esposizione, sarà possibile partecipare alle visite guidate gratuite, organizzate grazie al Giropresepi, durante le quali si scopriranno lavorazioni, tecniche, storie, segreti di questi piccoli capolavori di abilità manuale.

Arriva Attila!

In concomitanza con i giorni di apertura della Rassegna dei presepi, si svolgerà pure il Grado Heritage 452, il cui nome fa riferimento all’anno in cui Attila saccheggiò la vicina Aquileia. Questa suggestiva e vivacissima rievocazione storica dedicata all’antica isola di Grado animerà il centro storico tra luci, suoni, spettacoli e gastronomia durante il Ponte dell’Immacolata, dall’8 al 10 dicembre. Per l’occasione, l’ “Isola del Sole” recupererà le sue tradizioni e la sua storia con la partecipazione straordinaria e coinvolgente dei componenti del gruppo della Legio I Italica. Nel cuore della Grado antica, si snoderà un percorso alla scoperta dell’eredità culturale del borgo che fu scalo marittimo romano e rifugio per gli aquileiesi in fuga da Attila (il terribile re degli Unni) e, in seguito, sede patriarcale e importante avamposto veneziano. La rievocazione storica, gli spettacoli, la riproposizione delle tradizioni enogastronomiche del passato, riporteranno i visitatori indietro nel tempo e faranno comprendere loro le origini e l’unicità di un territorio sospeso fra terra e mare, plasmato dalla storia, dall’incontro dei popoli che ne determinarono le sorti e che hanno lasciato importanti testimonianze archeologiche ancora ben visibili.

Pattinare davanti al mare

Durante tutto il periodo delle feste Grado sarà animata da un ricco calendario di eventi, per grandi e piccoli. Fra l’altro, nei giorni pre-natalizi, sulla diga Nazario Sauro (di fronte al mare) sarà allestita una pista di pattinaggio, che consentirà agli appassionati di ogni età di abbinare, in una posizione unica, sport e divertimento.

Italia Paese Ospite d’onore alla XX edizione della Non/Fiction International Book Fair

La vivace atmosfera della Central House of Artists, sede della fiera, ospiterà gli appuntamenti del programma italiano, promosso dal Centro per il libro e la lettura e definito di concerto con l’Ambasciata d’Italia a Mosca e l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca.  28 Novembre – 2 Dicembre 2018

Marcare una continuità di intenti, sottolineare la forza di una lunga tradizione, promuovere autori e libri italiani in Russia: è con questi obiettivi che da mercoledì 28 novembre a domenica 2 dicembre l’Italia torna a Mosca come Paese Ospite d’onore alla XX edizione della Non/Fiction International Book Fair dopo aver preso parte alla Moscow International Book Fair nel settembre 2011.

Un impegno costante che si inserisce nel virtuoso percorso di valorizzazione della cultura e dell’industria editoriale del nostro Paese – già Ospite d’Onore a Parigi (2002), Rio De Janeiro (2003), Guadalajara (2008), Montreuil(2009), Mosca (2011), Calcutta (2012), Abu Dhabi (2016) e Tehran (2017) – reso possibile grazie all’adesione di tutte le istituzioni coinvolte: il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Ambasciata d’Italia a Mosca, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, il Centro per il libro e la lettura, l’AIE-Associazione Italiana Editori e la media partnership della RAI – Radiotelevisione Italiana.

La vivace atmosfera della Central House of Artists, sede della fiera, ospiterà gli appuntamenti del programma italiano, promosso dal Centro per il libro e la lettura e definito di concerto con l’Ambasciata d’Italia a Mosca e l’Istituto Italiano di Cultura di Mosca. A fare da trait d’union delle iniziative sarà il tema guida Prospettiva Italia, un nome che richiama le grandi arterie stradali delle metropoli russe e omaggia la nostra tradizione artistica,evocata dall’accenno alla tecnica prospettica.

Un coinvolgimento su più livelli che segna un ulteriore passo avanti nella solida collaborazione tra Italia e Russia e non trascura nessun aspetto, come testimoniano i 29 editori presenti negli spazi del Padiglione Italia, realizzato dall’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane su una superficie di 160 mq, tra lo spazio B2B, riservato all’incontro con gli operatori professionali, e l’area libreria gestita da Torgoviy Dom Knigi Moskva, con una selezione di circa 2000 volumi tra opere in lingua originale e in traduzione russa, con particolare attenzione alla presenza dei libri degli autori invitati.

Presenti alcuni tra i maggiori autori italiani contemporanei: Sandrone Dazieri, Fulvio Ervas, Helena Janeczek, Antonia Klugmann, Edoardo Nesi, Roberto Pazzi, Francesco Piccolo,Tommaso Pincio, Rosella Postorino,AlessandroSanna, Beppe Severgnini, Matteo Strukul, Nadia Terranova,Antonio“Sualzo” Vincenti, Paola Zannoner – i loro colleghi russi e alcuni esponenti istituzionali e professionali – Flavia Cristiano,Daniela Di Sora,Viktor Erofeev,OlegFilimonov,Grazia Gotti, Vladimir Grigoriev,Marc Innaro,Guzel’ Jachina,Anna Jampol’skaja,Ricardo Franco Levi,Alfieri Lorenzon,Tiziana Mascia,Romano Montroni, Elena Pasoli,Paola Passarelli,Zachar Prilepin,EvgenijReznichenko,Oleg Roy,Evgenij Solonovich,Olga Strada,Olga Sviblova,Irina Zakharova,Andrej Zubov – che daranno vita ad appassionanti incontri, reading e dialoghi su temi attuali e coinvolgenti.

Un magazine in carne, ossa e libri composto da “rubriche” che diventano il punto di osservazione privilegiato dal quale scorgere caratteristiche e interpreti della nostra migliore produzione letteraria e culturale, in dialogo con le eccellenze locali. Prospettiva Italia porterà così il pubblico alla scoperta del “giallo contemporaneo” (Grand Tour Giallo), svelerà due aspetti della scrittura attraverso la testimonianza di altrettante autrici di successo dell’ultima stagione (Scrivere è…) e racconterà alcune delle tante Meraviglie d’Italia filtrate attraverso le parole chiave del mare, della gente, del cibo e della storia. Si esploreranno gli incroci tra letteratura, cinema, tv e arte (Crossover) e verranno dedicati focus all’editoria per ragazzi (Germogli di lettura) e alla valorizzazione della parola, strumento di scambio culturale e fonte di crescita personale (Dalla parte della lettura).

A completare il programma, due mostre: il reportage fotografico Dov’è Elena Ferrante. Il rione, luogo della letteratura mondiale, prodotto dall’Istituto Italiano di Cultura di Berlino, in cui le 40 fotografie di Ottavio Sellitti guideranno lo sguardo dei visitatori verso i luoghi simbolo de L’amica geniale, la tetralogia di Elena Ferrante ambientata a Napoli, e Illustrazione per ragazzi. Eccellenze italiane, esposizione collettivache raccoglie 60 opere di 18 tra i più talentuosi e conosciuti illustratori del panorama editoriale per ragazzi realizzata dall’Istituto Italiano di Cultura insieme a BolognaFiere e il sostegno della Regione Emilia-Romagna, oltre che con la collaborazione della Russian State Children’s Library.

Occasione di incontro e fucina di idee e innovazione, la Non/Fiction International Book Fair rappresenta il luogo adatto in cui esplorare i tanti scenari aperti dal confronto culturale tra Russia e Italia, dimostrando di essere il segno tangibile di quella continuità di visione e unità di intenti che – anche in prospettiva – arricchisce lo scambio editoriale tra i due Paesi. A testimonianza della grande attenzione riservata alla partecipazione italiana, la rivista letteraria russa “Inostrannaja Literatura” (Letteratura straniera) pubblica un numero speciale dal titolo “Fiabe sull’Italia” interamente dedicato agli scrittori, poeti e letterati italiani. Due numeri speciali della rivista “Iskusstvo” (Arte) sono dedicati, prendendo le mosse dal titolo del romanzo di Calvino “Le città invisibili”, ad alcuni luoghi italiani poco conosciuti e con interessanti storie da svelare ai lettori russi.

La Russia mostra in TV prigionieri di guerra ucraini, che ammettono di “aver provocato il conflitto”

Ventiquattro marinai ucraini sono stati arrestati da militari russi e ora rischiano sei anni di carcere per aver “sconfinato nel territorio russo”.

di Vito Nicola Lacerenza

Domenica scorsa 24 marinai ucraini, a bordo di tre motovedette, hanno attraversato il mare di Avoz, vicino al Mar Nero, e le  imbarcazioni sono state attaccate da militari russi, i quali, dopo averle sequestrate, hanno arrestato i cmponenti dell’equipaggio con l’accusa di “sconfinamento nel territorio russo”. Ieri i ventiquattro militari ucraini, attualmente sotto processo, sono stati condannati a due mesi di detenzione, ma la loro pena potrebbe arrivare fino a 6 anni di carcere, soprattutto perché tre degli arrestati hanno riconosciuto la loro colpevolezza davanti alle telecamere della  TV di Stato russa. «Subito dopo aver oltrepassato il confine, abbiamo visto le navi della marina russa- ha detto Volodymyr Lisoviy, uno dei marinai ucraini arrestati- Ci è stato chiesto di fermarci ma noi abbiamo scientemente ignorato la richiesta. Riconosco che  tale azione è stata di carattere provocatorio, ma ho solo eseguito un ordine». Che, secondo il governo russo, rientra in una strategia dei Paesi occidentali, i quali cercano un pretesto per imporre nuove sanzioni alla Russia. In effetti, le Nazioni Unite e gli USA stanno valutando se inasprire le sanzioni economiche già imposte nel 2014, data in cui l’esercito russo ha invaso e occupato la regione ucraina della Crimea. Il fatto stesso che le autorità russe abbiano esposto i 24 prigionieri ucraini alla gogna mediatica, potrebbe rappresentare una violazione dei diritti umani. Specie se si dimostrasse che, come ritengono i vertici delle forze armate ucraine, le dichiarazioni dei soldati arrestati siano state estorte a questi ultimi con la forza o con la minaccia. Dei tre soldati ucraini che si sono pubblicamente dichiarati colpevoli, due hanno i genitori che vivono in Crimea, zona che attualmente brulica di soldati russi.Il presidente ucraino Petro Poroshenko, dopo l’arresto dei marinai ha introdotto la legge marziale nella zona est del Paese, ovvero in tutte le regioni confinanti con la Russia e che si affacciano sul Mar Nero, confinanti con la Crimea.

L’introduzione della legge marziale riduce le libertà individuali dei cittadini e conferisce agli ufficiali dell’esercito il potere di arruolare uomini, confiscare arbitrariamente proprietà e veicoli senza dover dar conto delle loro decisioni. Poroshenko ha garantito che il nuovo sistema normativo resterà in vigore per 30 giorni. Il “tempo necessario per scongiurare il rischio di una nuova invasione russa”. Molti osservatori però sospettano che, in vista delle elezioni nazionali previste in Ucraina per il 31 marzo 2019, Poroshenko miri ad alzare il suo consenso popolare, ora ai minimi storici, per proporsi all’elettorato come il “presidente coraggioso che sfida la Russia”. È un’ipotesi  apparsa plausibile a molti osservatori ma che, tuttavia, deve tener conto di un dato innegabile: il numero di navi da guerra russe nel mare di Avoz è aumentato notevolmente negli ultimi anni, così come il controllo dello spazio marittimo. Lo dimostra il fatto che dopo l’arresto dei 24 marinai ucraini le rotte commerciali sono rimaste bloccate fino a ieri, quando la Russia ha annunciato la riapertura dello stretto di Kerch, unico accesso al mare di Avoz giungendo dal Mar Nero. In teoria, secondo un trattato bilaterale firmato da Russia e Ucraina nel 2003, l’accesso allo stretto di Kerch è “libero”. Ma, di fatto, è la Russia ad avere le risorse materiali e i mezzi militari per esercitare un effettivo controllo dell’area.

Presentato all’Università della Calabria l’ultimo libro di Mario Caligiuri “La società della disinformazione”

Il Rettore dell’Università della Calabria Gino Crisci si è rivolto agli studenti ricordando il loro ruolo centrale nell’attuazione del cambiamento, con l’aiuto degli strumenti culturali che sono i pilastri del prodotto editoriale di Mario Caligiuri

“Ci aspettiamo da voi la rivoluzione. E dobbiamo darvi gli strumenti culturali per poterla fare come suggeriscono i contenuti di questo libro”. Con queste parole il Rettore dell’Università della Calabria si è rivolto agli studenti presentando l’ultimo volume del professore dell’ateneo calabrese Mario Caligiuri “La società della disinformazione. Per una pedagogia della comunicazione”, edito da Rubbettino. Nella sala stampa dell’aula magna “Beniamino Andreatta” hanno preso poi la parola il Vice Direttore del Dipartimento Culture, Educazione e Società Maria Mirabelli (“l’informazione va gestita con senso critico altrimenti è dannosa”) e il Presidente del Corso di Laurea di Scienze dell’Educazione Giuseppe Spadafora (“occorre investire su una nuova scuola per definire una nuova democrazia”). Dopo un intervento video registrato di Florindo Rubbettino (“il ruolo dell’editore è di mettere in risalto l’importanza della competenza, oggi considerati quasi disvalori”), hanno discusso sul libro di Caligiuri i professori dell’Università del Calabria Domenico Talia, informatico; Andrea Lanza, economista; Ercole Giap Parini, sociologo. Per Domenico Talia, che ha fornito una lettura particolarmente attenta, le giovani generazioni non hanno strumenti  pedagogici per selezionare il sapere e l’informazione è entrata di fatto nella genetica delle persone. Andrea Lanza ha offerto un contributo approfondito sull’economia dell’attenzione e sulla sempre complessa percezione dell’informazione. Sulle trasformazioni del potere senza controllo che inevitabilmente disinforma e sulla necessità di nuovi saperi per gestire l’incertezza si è soffermato Ercole Giap Parini. Ha concluso Mario Caligiuri evidenziando che il tentativo del volume è mettere in risalto l’urgenza di fronteggiare l’emergenza educativa e democratica di questo tempo rappresentata dalla disinformazione. In tale quadro la pedagogia costituisce una possibilità per ricostruire la democrazia, diventando un punto di incontro dei saperi, come hanno dimostrato  i contributi interdisciplinari proposti nella presentazione del libro.

Scrivi alla Redazione

Siamo felici di valutare ogni tua segnalazione e pubblicare articoli che pensi possano essere di interesse pubblico

Per qualsiasi segnalazione scrivi a
redazione@thedailycases.com