UNICEF/Afghanistan su uccisione di 11 bambini (dai 6 agli 11 anni) a Kandahar

Dichiarazione del Direttore generale dell’UNICEF Henrietta H. Fore

 “Condanno con la massima fermezza l’attacco che, secondo le notizie, stamattina ha ucciso 11 bambini mentre studiavano in una scuola religiosa nella provincia meridionale di Kandahar, in Afghanistan.

L’attacco è avvenuto quando un’auto piena di esplosivi è stata guidata verso un convoglio militare durante il suo passaggio. L’esplosione sulla strada è stata così potente che ha gravemente danneggiato l’edificio sul lato della strada dove i bambini stavano studiando. Gli 11 bambini che sono stati uccisi avevano dai 6 agli 11 anni.

I bambini non dovrebbero dover affrontare la morte quando cercano di imparare. I genitori non devono scegliere tra l’istruzione dei figli e la loro sicurezza.

Esorto tutte le parti coinvolte nel conflitto a proteggere i bambini dalla violenza in atto nel paese e a garantire che le scuole siano e restino spazi sicuri”.

LIDU – LA SOLUZIONE AI BIODIGESTORI

La LIDU di San Nicola la Strada e di Napoli organizza il convegno dell’11 maggio, coralmente alla politica e all’associazionismo della provincia casertana. I Presidenti A. Dentice d’Accadia e M.V. Arpaia invitano i rappresentati della Bestrade, per esporre le possibilità dell’autoclave P2P a impatto ambientale zero. La battaglia del Prof. A. Malorni prosegue in nuova programmazione.

 

diPasquale de Lucia

 

Venerdì 11 maggio 2018, dalle ore 18.30, al Salone Borbonico di San Nicola la Strada (Caserta), si terrà il convegno: “EMERGENZA AMBIENTALE –Dai biodigestori alla soluzione dell’autoclave P2P”.

L’evento è promosso dalla Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU onlus) e nello specifico dai Comitati di San Nicola la Strada e Napoli, con il patrocinio del Comune di San Nicola la Strada e la compartecipazione di numerose associazioni:Il Giardino, Alterum, Accademia Tiberina, N.S. di Lourdes, Accollatori di San Nicola, Filo di Arianna, Corriere di San Nicola, Barca di Teseo, Gli Allori, Alphabet, Centro Italiano Femminile, Pro loco San Nicola la Strada.

 

Il Presidente della LIDU di San Nicola la Strada Antonio Dentice d’Accadia così si esprime: «Uno dei massimi problemi del casertano è lo smaltimento dei rifiuti, dalla infelice esperienza Lo Uttaro, alle prossime criticità del biodigestore di Ponteselice. In un groviglio politico, ormai da quasi dieci anni, grazie all’interesse del Prof. Malorni, si affaccia una seria soluzione, l’Autoclave P2P. L’impianto a impatto ambientale zero e produttore di energia. Promuovere una radicale programmazione, per un concreto vantaggio futuro, nell’incontro tra l’associazionismo, la politica, l’imprenditoria e la divulgazione scientifica».

 

Secondo dichiarazioni, quello dell’11 maggio sarà il primo tassello di un domino composito, finalizzato a sensibilizzare la politica interregionale attraverso l’attività della LIDU su tutto il territorio italiano. La Presidente della LIDU di Napoli Maria Vittoria Arpaia ha sostenuto sin da subito l’attività campana, ponendosi protagonista nella nuova programmazione atta a sollecitare le istituzioni e a sensibilizzare l’opinione pubblica.

 

I moderatori saranno il Dott. Alessandro Augurio, Segretario della LIDU di San Nicola la Strada e l’Arch. Alexia Massoli, anche lei membro del Comitato locale, nonché esperta di bioarchitettura e di sistemi di smaltimento ad impatto ambientale zero.

 

Tra i saluti, l’Avv. Vito Marotta (Sindaco di San Nicola la Strada), il Dott. Antonio Dentice d’Accadia (Presidente LIDU San Nicola la Strada), la Dott.ssa Maria Vittoria Arpaia (Presidente LIDU Napoli), i Presidenti e i rappresentanti delle associazioni sannicolese e casertane co-promotrici dell’evento e Giovanna Tramontano, tra i collaboratori esterni del Comitato locale.

 

Tra i relatori: lo scienziato Prof. Antonio Malorni, già Dirigente del CNR, da anni impegnato nella divulgazione scientifica dell’Autoclave P2P; il Dott. Diego Fissore, Presidente della multinazionale Bestrade; l’Ing. Gian Luigi Demaria, Responsabile tecnico Bestrade; e il Sig. Giuseppe Di Lorenzo, Agente Bestrade per il Sud Italia.

 

Le conclusioni saranno affidate all’On. Alfredo Arpaia, Presidente d’Onore della LIDU nazionale, nonché storico membro dell’istituzione a tutela dei diritti dell’uomo. Seguiranno gli interventi del pubblico.

 

Il Comitato LIDU di San Nicola la Strada ha esteso l’invito anche ai Sindaci dei Comuni maggiormente interessati dal problema ambientale: San Marco Evangelista, Recale, Marcianise, Casagiove e Caserta. Nonché alla Provincia e alla Regione, oltre al Dott. Mauro Felicori. Direttore Generale della Reggia di Caserta.

“L’Italia a Hollywood” di Salvatore Ferragamo in mostra a Firenze

La mostra è un’analisi  del fenomeno migratorio e dell’influenza esercitata dalla cultura italiana in California, realizzata attraverso le memorie autobiografiche dello stilista.

Di Rossella Langone

Dal 24 maggio 2018 al 10 marzo 2019, presso il Museo Salvatore Ferragamo di Firenze, sarà possibile visitare la mostra ‘L’Italia a Hollywood’, curata da Giuliana Muscio e Stefania Ricci, resa possibile grazie ai prestiti forniti da musei e collezioni pubbliche e private italiane e americane, e dalla collaborazione con importanti istituzioni legate al mondo e alla storia del cinema.

Introdotta da un dipinto di Raffaello Gambogi che raffigura una famiglia di italiani sulla banchina di un porto qualsiasi, in attesa di imbarcarsi per l’America, la mostra ripercorre gli anni trascorsi da Salvatore Ferragamo negli Stati Uniti, soprattutto a Santa Barbara in California, dal 1915 al 1927, il periodo in cui il celebre stilista ha collaborato con i grandi registi del tempo come Cecil B. DeMille e David Wark Griffith. Molte illustrazioni sono dedicate all’apertura del negozio in Hollywood Boulevard ‘Hollywood Boot Shop’ nel 1923, frequentato dalle star di quegli anni come Rodolfo Valentino, Charlie Chaplin, Pola Negri, Lilian Gish, Mary Pickford e Joan Crawford.

L’allestimento scenografico di Maurizio Balò trae ispirazione dagli studios americani degli anni Venti del Novecento e include una sezione dedicata alle produzioni cinematografiche californiane focalizzando l’attenzione sull’italianità, sul mondo dell’arte, dell’artigianato e dello spettacolo. Una serie di fotografie, spezzoni di film, abiti, oggetti e raffigurazioni artistiche illustra il ruolo svolto dagli italiani e dall’arte italiana nella nascita del cinema muto e di quello contemporaneo.

Il progetto ‘Two Young Italians in Hollywood’ curato da ‘Lo schermo dell’Arte Film Festival’ è parte integrante della mostra e prevede il coinvolgimento di due giovani artisti italiani che lavorano a Los Angeles, Manfredi Gioacchini e Yuri Ancarani, i quali realizzeranno una serie fotografica e una video installazione in continuità ideale con il tema dell’evento.

L’associazione ‘Futuro Digitale’ di Cori in corsa per l’OpenGov Champion

Il progetto Albo POP Comune di Cori, adottato ufficialmente dall’ente lepino, candidato al premio organizzato dal Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dedicato alla trasparenza amministrativa

 

L’associazione Futuro Digitale di Cori è candidata al premio OpenGov Champion, organizzato dal Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con l’Open Government Forum, di cui Futuro Digitale fa parte, e finalizzato a valorizzare l’adozione di pratiche ispirate ai principi dell’amministrazione aperta.

In questa sua seconda edizione il premio si rivolge alle organizzazioni della società civile che si stanno impegnando in percorsi di apertura con risultati significativi e dimostrabili e risponde alla finalità di diffondere la cultura dell’Open Government nella società, con l’obiettivo di riconoscere merito e valore alle esperienze italiane più virtuose in materia di trasparenza amministrativa, open data e partecipazione.

Albo POP, progetto presentato dall’associazione Futuro Digitale e ideato dall’associazione OnData di Andrea Borruso, che il Comune di Cori ha ufficialmente adottato proprio perché concorre a rispondere alle esigenze di trasparenza amministrativa, consente ai cittadini di essere avvisati in modo automatico e costante di ogni nuova pubblicazione sull’Albo Pretorio online del Comune. Con Albo POP, per ogni nuovo atto pubblicato sull’Albo Pretorio si riceve una notifica quasi in tempo reale sul proprio smartphone con una semplice applicazione (Telegram). Il tutto a costo zero per l’ente e per i cittadini. E proprio a questi ultimi AlboPop permette dunque un costante monitoraggio conoscitivo degli atti dell’amministrazione comunale, promuovendo una “trasparenza attiva” quale misura di prevenzione della corruzione, promuove inoltre una buona amministrazione, migliorando con il controllo immediato dei cittadini la qualità degli atti amministrativi, e favorisce anche la sostenibilità ambientale, con meno richieste di atti cartacei, perché immediatamente disponibili in formato digitale, e minore aggravio per l’apparato pubblico.

Presentato a Cori lo scorso febbraio in occasione della Settimana dell’Amministrazione Aperta, questa sorta di Albo “tascabile”, a portata di cellulare, è stato finora adottato ufficialmente solo in pochissimi casi in Italia e può diventare un progetto pilota aperto potenzialmente a tutti gli 8.000 comuni italiani.

UNICEF/Sud Sudan: rilasciati incolumi i 10 operatori umanitari rapiti

Oggi sono stati rilasciati dieci operatori umanitari rapiti da un gruppo armato da mercoledì 25 aprile, fuori della città di Yei, in Sud Sudan.

Il gruppo è tornato  sano e salvo a Juba. Sono stati sottoposti a controlli medici e pare siano in buona salute.

“È un grande sollievo riavere i nostri colleghi con noi sani e salvi”, ha dichiarato Henrietta H. Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “Siamo grati a tutti coloro che hanno contribuito a garantire il loro rilascio e invitiamo ancora una volta tutte le parti coinvolte in questo conflitto a non prendere di mira o impedire agli operatori umanitari di svolgere il loro lavoro di salvataggio. Episodi come questo devono finire”.

Il team di  operatori umanitari – di cui due sono dell’UNICEF – è scomparso durante il viaggio da Yei a Tore, dove avrebbe dovuto effettuare una valutazione sulle esigenze umanitarie.

Gli operatori umanitari saranno presto ricongiunti con le loro famiglie e riceveranno sostegno psicosociale e aiuto.

Alfie, il bambino affetto da una rarissima malattia è morto

Falliti i tentativi di trasferirlo in cura in Italia. Il padre: «Mio figlio condannato a morte»

 

di Vito Nicola Lacerenza

 

E’ morto a soli 23 mesi Alfie Evans, il bambino inglese nato con una malattia neurologica degenerativa non identificata, che    lottava per la sua sopravvivenza dal giorno in cui è venuto al mondo, il 9 maggio 2016. Le macchine che lo tenevano in vita sono state spente  con le speranze dei suoi genitori, Tom Evans e Kate James, che fino all’ultimo hanno sperato di veder guarire il figlio, giudicato “incurabile” dai medici dell’ospedale inglese di Bootle, la città natale del piccolo. Dall’ospedale di Bootle è partita la battaglia della famiglia Evans contro la decisione della Corte Suprema inglese di staccare la spina e concedere l’eutanasia a Alfie. Al padre, però, la sentenza dei giudici è apparsa come una “condanna a morte”.

«Nessuno mi porterà via il bambino, nessuno violerà i suoi diritti- ha detto Tom Evans, pochi giorni prima della morte di suo figlio- Mio figlio è stato condannato a morte. Quando durerà? Abbiamo chiesto che gli concedessero almeno la dignità di farlo tornare a casa e invece no. Lo vogliono morto venerdì. Perché lo vogliono morto così velocemente?». È la domanda che lascia un’eco che risuona ancora adesso, perché resta ancora viva la consapevolezza che altre terapie erano possibili. Gli ospedali Bambino Gesù di Roma e Giannina Galisi di Genova avevano offerto la loro disponibilità ad accogliere il bambino e a sottoporlo a cure sperimentali, mentre il governo italiano aveva predisposto l’aereo per il trasporto e concesso la cittadinanza italiana ad Alfie, affinché giungesse immediatamente in Italia. Ma la Corte Suprema ha interpretato l’interessamento del nostro Paese come “un’ ingerenza” nei confronti della legge inglese, stabilendo il divieto per il bambino di viaggiare. Ora, mentre si piange la morte di Alfie, sono in molti a chiedersi se sia lecito negare a  genitori disperati l’ultima possibilità di salvare il  figlio, specie se, ad offrire l’aiuto, sono centri ospedalieri d’eccellenza di dichiarata fama.

La pace tra Corea del Nord e Corea del sud allontana il rischio di una “terza guerra mondiale”

Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un:«Viviamo alla porta accanto, non c’è motivo di combatterci».

di Vito Nicola Lacerenza

Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha incontrato il presidente sudcoreano  Moon Jea-in. Si tratta del faccia a faccia che ha scongiurato il rischio di una guerra nucleare, che avrebbe finito per mettere l’una contro l’altra due super potenze militari: gli Stati Uniti, alleati “tradizionali” della Corea del Sud, e la Cina, sostenitrice storica del regime comunista della Corea del Nord. Due schieramenti opposti capaci di trascinare il mondo verso una guerra nucleare con conseguenze catastrofiche mondiali. È la “nuova guerra” delle armi nucleari, che Kim Jong-un, attraverso numerosi test missilistici, ha fatto temere. Almeno finché non si è convinto a riappacificarsi con i vicini sudcoreani, incontrando con una delegazione il presidente sudcoreano. I due leader, l’uno di fronte all’altro, sorridenti, hanno varcato con un passo il 38° parallelo, il confine più militarizzato del mondo che, da più di mezzo secolo, divide la Corea del Nord dalla Corea del Sud, in passato in guerra tra loro. Dai tempi del conflitto, nessun  capo dei due Paesi ha mai varcato la frontiera.

Nessuno ha mai chiesto pubblicamente la pace, prima di Kim. «Oggi ho incontrato il presidente Moon e, dopo il nostro incontro, ci siamo resi conto che, anche se siamo separati, siamo un’unica nazione- ha detto il dittatore- Viviamo alla porta accanto, non c’è motivo di combatterci a vicenda. Non possono più verificarsi atti di ostilità in questa penisola. Abbiamo un unico Paese, un’unica lingua, un unico sangue. Dovremmo essere uniti e godere della prosperità insieme». Sono le parole con cui Kim ha lasciato di stucco il mondo intero, finora abituato a sentir parlare di lui per le sue efferatezze: l’uccisione del fratellastro col gas nervino, l’esecuzione dello zio, fatto sbranare vivo da 120 cani, la condanna a morte del ministro delle forze armate sparato con un cannone antiaereo per essersi addormentato durante una parata militare. Azioni che hanno reso ancor più inaspettato e sorprendente il discorso di pace di Kim Jong-un, capo di una delle dittature più oppressive e promotore di vari test atomici, che sembra abbiano costituito la ragione principale dello storico incontro. “Una penisola coreana senza nucleare” è uno dei punti chiave della dichiarazione di pace siglata dai due leader asiatici, per cercare di dare una svolta alle relazioni diplomatiche tra i loro Paesi, passando dal vigente “stato di armistizio” allo “stato di pace”.

Per raggiungere tale obbiettivo, però, occorre che le due Coree si impegnino a rispettare i punti stabiliti dal trattato di pace: la cessazione di “attività ostili”, la riduzione degli armamenti nella regione, in attesa che si plachino le tensioni militari; il coinvolgimento di Stati Uniti e Cina nelle trattative di pace, il collegamento e la modernizzazione delle ferrovie lungo il confine e la futura compartecipazione agli eventi sportivi. La lista degli obbiettivi programmatici ha suscitato grande ottimismo da parte dei capi delle potenze mondiali. Il presidente cinese Xi Jimping e il capo dello Stato russo Vladimir Putin hanno accolto con plauso l’esito dell’incontro, auspicando il prosieguo delle trattative di pace. Anche Donald Tramp, sebbene abbia assicurato che non si lascerà “prendere in giro” da Kim Jong-un, ha espresso soddisfazione per il faccia a faccia dei due leader asiatici e ha reso noto il desiderio di voler incontrare il dittatore nordcoreano nelle prossime settimane, per raggiungere un accordo sulla denuclearizzazione della penisola.

L’iniziativa ‘Riccione in treno’ si arricchisce di nuove offerte

Trenitalia potenza i collegamenti per Riccione e riserva promozioni in alberghi e parchi ai propri clienti.

di Rossella Langone

Il progetto ‘Riccione in treno’ nato dalla collaborazione tra la società di trasporto del Gruppo FS Italiane e il comune di Riccione, insieme a Federalberghi e il Gruppo Costa Edutainment si arricchisce quest’anno di tante nuove offerte per coloro che decideranno di raggiungere la destinazione romagnola con Trenitalia.

Chi pernotterà almeno tre notti in uno degli hotel del circuito ‘Riccione in treno’ dall’1 al 30 giugno avrà una notte in omaggio. Per i soggiorni di una settimana è previsto il rimborso del viaggio di andata e per le prenotazioni di due settimane anche il viaggio di ritorno sarà gratuito. Tutti i turisti che acquisteranno un pacchetto della promozione non dovranno pagare la tassa di soggiorno in albergo.

Grazie alla partnership con il Gruppo Costa Edutainment, l’ingresso nei parchi Oltremare e Aquafan sarà regalato a tutte le persone che nei mesi di maggio e giugno trascorreranno almeno due notti nella città di Riccione.

A partire da domenica 10 giugno per la prima volta sarà attivato un Frecciarossa con due corse al giorno da giugno a settembre, dal venerdì alla domenica, per collegare Riccione a Milano con un tempo di percorrenza di circa due ore. Inoltre saranno aggiunti due Frecciarossa da Milano a Bari e viceversa per le giornate di venerdì, sabato e domenica, una coppia di Frecciarossa andata e ritorno da Venezia a Lecce e altri due da Torino a Lecce, già in vendita sui canali Trenitalia. Altri due Frecciarossa collegheranno Roma e Rimini e saranno attivi tutta la settimana mentre sono già in servizio due Frecciarossa che ogni giorno collegano Riccione con Lecce, Taranto e Milano.

 

Pregiudizi: le nostre origini che ci inseguono – Prejudice: our origins that follow us

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Pregiudizi: le nostre origini che ci inseguono

I pregiudizi e la discriminazione fanno parte della vita di qualsiasi gruppo di immigrati e nessuna raccolta di storie delle esperienze degli  emigrati italiani può essere scritta senza considerarli.

Di Gianni Pezzano

La storia di oggi è nella forma di una lettera che fa molto pensare, sia per i commenti sui pregiudizi basati sulle origini della scrittrice, sia per le sue osservazioni riguardo due generazioni di emigrati italiani  incontrati nella città di Perth in Australia, quelli dell’ immediato dopo guerra e quelli di oggigiorno.

Sicuramente qualcuno protesterà per queste osservazioni ma, come lei stessa ammette, sono in base a esperienze personali, proprio quel che cerchiamo.

Ma i pregiudizi e le discriminazioni sono proprio il risultato dei luoghi comuni e degli stereotipi che molti, troppi fanno appena vengono a conoscenza  delle origini dell’interlocutore di turno. Sono proprio questi luoghi comuni e stereotipi le basi, tramite i pregiudizi e le discriminazioni che ne sono il risultato, del razzismo che è tristemente e notoriamente ancora una piaga in un mondo che a volte sembra tanto medioevale quanto moderno.

Per questo motivo abbiamo l’obbligo di ricordare le esperienze di due secoli di emigrazione italiana in sette continenti per trovare la vera chiave per sconfiggere l’ignoranza rivelata dai pregiudizi e le discriminazioni. Quella soluzione si chiama l’educazione e il miglior modo per iniziare è proprio nel raccogliere e leggere queste storie.

Il solo fatto che ci siano queste reazioni che la scrittrice descrive dovrebbe darci l’impeto di continuare il nostro lavoro per capire le storie dell’Emigrazione Italiana.

Come sempre incoraggiamo i nostri lettori a inviare le proprie storie a: gianni.pezzano@dailycases.it

 

Lettera di Roberta Esposito (Perth, Australia)

Ciao mi chiamo Roberta,

ho 34 anni, un marito ed una bimba di 7. Ho letto il tuo articolo riguardante l’immigrazione (https://thedailycases.comlemigrazione-italiana-non-va-soltanto-allestero-italian-migration-does-not-go-only-overseas/ ) e ammetto che hai ragione in tutto . 

Io e mio marito siamo nati a Napoli, e già questo per gli altri sembra un problema un qualcosa da evitare assolutamente. Ancora oggi  mi viene da ridere quando ci dicono: “ma venite da Napoli. Napoli?! Ah perché a vedervi non sembra!” Forse si aspettavano di vederci con mandolini e mozzarelle tra le mani ? Boh.

All’età di 23 anni dopo la scuola e la specializzazione in oreficeria seguo il mio fidanzato, che oggi  è mio marito, in Toscana a Lucca . Andava tutto bene nelle agenzie di lavoro finche’ non leggevano nel curriculum la mia provenienza, addirittura mi suggerirono di toglierla, ma io non l’ho mai fatto. Dopo 6 mesi trovo lavoro e notavo che la gente non si fidava, facevano battutine ed io zitta, a far finta di non sentire perché poi avrebbero detto sicuramente che sarei stata cafona ecc. Ecc. Ho fatto tanti lavori, incontrato tanta gente, ma tutti con la loro mentalità chiusa nei pregiudizi.

Dopo 7 anni veniamo in Australia, Perth precisamente, e si ricomincia. Trovo lavoro come carer  (badante) per anziani italiani che, dopo 50 anni che sono qui sanno ancora poco l’inglese e pure l italiano, e mi si apre un mondo che non avrei mai immaginato. Intanto noto che i loro dialetti, principalmente il calabrese, il siciliano e l’abruzzese, sono antichi, sono quelli che si parlavano 50 anni fa in Italia. Noto che non sanno nulla dell’Italia di quegli anni, per esempio molti non sanno chi è Mina, Celentano …. può sembrare stupida sta cosa ma invece fa pensare.

Molti in 50 anni sono tornati solo una volta in Italia, massimo due e credono che sia rimasta come allora e mi fanno domande, vogliono vedere foto e quando gliele mostro rimangono straniti, come se io avessi sbagliato paese, che quella non è l’Italia.

Ed ho ritrovato il calore di quella famiglia, che tanto qui mi manca, in loro. Perché loro, nonostante le loro vite faticose, travagliate, a volte di stenti per arrivare a quello che sono oggi, sono rimasti semplici, umili …. molti vengono da una realtà contadina in Italia che gli è rimasta, nei loro giardini ci sono piante italiane e ancora oggi, anche se non serve, mettono secchi sotto la pioggia per prendere l acqua, perche dicono che è più pura…..

Ed anche qui abbiamo fatto amicizie con giovani italiani, ma è stata dura farsi accettare, sempre per via dei pregiudizi ed ho notato quanto l’Italia è cambiata negli anni . Mentre quelli di prima erano umili, si aiutavano gli uni con gli altri, questi di oggi si calpestano tra di loro, e mi è capitato per esperienza personale in molti di doverli allontanare.

Roberta.

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Prejudice: our origins that follow us

Prejudice and discrimination are part of the life of any group of migrants and no collection of stories of the experiences of Italian migrants can be written without dealing with them.

By Gianni Pezzano

Our story today is in the form of a letter which gives us much food for thought, for both the comments on the prejudice based on the origins of the writer and her observations concerning two generations of Italian migrants she met in Perth, Australia, those of the post war migration and those of today’s migration.

Someone will certainly object to these observations, but as she herself admits they are based on personal experiences, just what we are searching for.

The prejudice and discrimination are the very result of they are the very result of the clichés and stereotypes that many, too many, assume as soon as they hear the origins of their interlocutor. These clichés and stereotypes are the very foundations, through the prejudice and discrimination that are their outcome, of the racism that sadly and notoriously are still a sore wound in a world that at times seems as medieval as it is modern.

For these reasons we feel obliged to remember the experiences of two centuries of Italian migration to seven continents in order to find a key to defeat the ignorance revealed by the prejudice and the discrimination. This solution is called education and the best way to begin is exactly by collecting and reading these stories.

The simple fact that there are the reactions the writer describes should encourage us to continue our work of collecting and understanding the stories of Italian Migration.

As always, we encourage our readers to send us their personal stories to: gianni.pezzano@dailycases.it

 

Letter by Roberta Esposito (Perth, Australia)

Hi, my name is Roberta,

I am 34 and have a husband and 7 year old daughter. I read your article about migration https://thedailycases.comlemigrazione-italiana-non-va-soltanto-allestero-italian-migration-does-not-go-only-overseas/) and admit that you are right in everything.

My husband and I were born in Naples and this reason already a problem or something that the others most absolutely avoid. Today I still have the urge to laugh when they say “But you come from Naples. Well, looking at you it doesn’t seem like it!” Maybe they expected to see us with a mandolin and mozzarellas in our hands? I don’t know.

When I was 23 and finished in school specializing in jewellery I followed my fiancé, now my husband, to Lucca in Tuscany. Everything went well in the employment agencies until they read my origins in the CV, some even suggested I remove it but I never did. After 6 months I found a job and I noticed the people did not trust me, they made some sarcastic jokes and I said nothing, pretending that I had not heard because they would surely say I was bad mannered, etc, etc. I have a lot of jobs, met a lot of people, but all of them with minds closed by prejudice.

After 7 years we came to Australia, exactly to Perth, and we started again. I found work as a carer for aged Italians who, after 50 years here in Australia speak little English and even little Italian and a whole new world opened up for me which I never imagined. Meanwhile I noticed that their dialects, mainly Calabrese, Sicilian and that of the Abruzzi, are ancient, they are still the ones spoken fifty years ago in Italy. I notice that they know nothing of Italy over these years, for example many do not know (famous Italian singers) Mina, Celentano… It can seem stupid but it makes you think instead.

After 50 years many have only returned once to Italy, twice at the most and they believe Italy is still the same as then and they ask me many questions. They want to see photos and when I show them they are bewildered, as though I showed the wrong country, that one is not Italy.

And in them I found once more the warmth of that family I miss so much here. Because, despite their laborious troubled lives, at times difficult to reach where they are today, they have stayed the same, humble… many came from rural backgrounds in Italy which they still retain inside, their gardens have Italian plants and even today, even though it serves nothing, they still put buckets under the rain to catch the water because they say it is purer…

And here too we have made friends with young Italians, but it is hard to be accepted, always due to the prejudice and I see how much Italy has changed over the years, While those from before were humble and they helped each other, those today trample on each other and from personal experience I had to distance myself from many of them.

Roberta.

Torna il festival del libro Borgo d’Autore dall’8 al 10 giugno a Venosa

Giunge alla 3ª edizione la rassegna letteraria e culturale ospitata nella città di Orazio

 

Si svolgerà dall’8 al 10 giugno 2018 la terza edizione del festival del libro Borgo d’Autore, rassegna letteraria e culturale che coinvolge le piazze e le vie del centro storico della città di Venosa, patria del poeta latino Orazio, in Basilicata. Ancora una volta saranno tantissimi gli appuntamenti in calendario, tra presentazioni di libri, incontri con gli autori e con gli editori, dibattiti, laboratori, spettacoli, performance artistiche, visite guidate e iniziative dedicate ai ragazzi e alle famiglie. Maggiori dettagli sul programma saranno disponibili nelle prossime settimane sul sito www.borgodautore.com.

La manifestazione, nata per volontà dell’associazione culturale «Il Circo dell’Arte», si prefigge di portare il mondo del libro fuori dai contesti tradizionali, per recuperare l’idea della piazza come “agorà”, luogo di incontro, di parole e di festa. Allo stesso tempo punta a rilanciare la città di Venosa come centro propulsivo di cultura, proponendosi come un’occasione di richiamo turistico per un pubblico interessato alla lettura e alla conoscenza di ampia provenienza geografica. Il borgo antico di Venosa racchiude al suo interno svariati elementi di interesse storico, artistico e architettonico e ben si presta, dunque, come scenario per iniziative di promozione della lettura ed eventi legati al libro. La sua dimensione raccolta permette di avvicinare autori e lettori, annullando le abituali distanze e recuperando il piacere del dialogo, dello scambio e della conversazione. Tra gli ospiti intervenuti nelle prime due edizioni del festival, nomi di primo piano come Cinzia Tani, Michele Mirabella, Pino Aprile, Marco Marzocca, Emilio Targia, Raffaele Nigro, Emanuele Tonon, Chiara Marchelli, Ilaria Macchia, Gianni Mattencini, Leonardo Palmisano, Giusy La Piana, Nicola Viceconti.

Borgo d’Autore ospita narratori affermati ed esordienti, saggisti, poeti, ma anche artisti e musicisti, non negandosi all’esplorazione di territori e linguaggi espressivi diversi dalla letteratura. Gli autori dialogano con giornalisti e personalità del mondo della cultura, ma interagiscono anche con il pubblico, rispondendo alle domande degli spettatori. Le tipologie di libri e le tematiche trattate sono le più varie, per cercare di interessare tutte le fasce di lettori, non mancando di dare spazio a realtà editoriali minori e indipendenti. La manifestazione è arricchita dalla partecipazione di scuole, associazioni, enti culturali, biblioteche, circoli letterari, librai, critici, docenti di letteratura e attori coinvolti in reading teatralizzati e letture animate. Partendo dai libri, il festival tratta di cultura a 360 gradi, dando anche visibilità e voce a quelle organizzazioni culturali e creative che si impegnano con successo nella promozione turistica del proprio territorio.

L’edizione 2018 di Borgo d’Autore vedrà la conferma della fiera dell’editoria, dopo il riuscito esperimento dello scorso anno. La partecipazione di case editrici provenienti da tutta Italia, che propongono al pubblico i libri del proprio catalogo, consente di creare un momento di incontro e di condivisione tra realtà editoriali diverse, ma accomunate dall’intenzione di fare cultura e di far conoscere autori e testi di qualità. Grande novità di quest’anno sarà la presenza di case editrici specializzate nella pubblicazione di riviste e periodici, spesso dedicati ad argomenti specifici e di settore e in quanto tali indirizzati ad un pubblico di esperti o appassionati, con lo scopo di dare vita per la prima volta in Italia ad un festival del libro e del magazine.

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