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La pace tra Corea del Nord e Corea del sud allontana il rischio di una “terza guerra mondiale”

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Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un:«Viviamo alla porta accanto, non c’è motivo di combatterci».

di Vito Nicola Lacerenza

Il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha incontrato il presidente sudcoreano  Moon Jea-in. Si tratta del faccia a faccia che ha scongiurato il rischio di una guerra nucleare, che avrebbe finito per mettere l’una contro l’altra due super potenze militari: gli Stati Uniti, alleati “tradizionali” della Corea del Sud, e la Cina, sostenitrice storica del regime comunista della Corea del Nord. Due schieramenti opposti capaci di trascinare il mondo verso una guerra nucleare con conseguenze catastrofiche mondiali. È la “nuova guerra” delle armi nucleari, che Kim Jong-un, attraverso numerosi test missilistici, ha fatto temere. Almeno finché non si è convinto a riappacificarsi con i vicini sudcoreani, incontrando con una delegazione il presidente sudcoreano. I due leader, l’uno di fronte all’altro, sorridenti, hanno varcato con un passo il 38° parallelo, il confine più militarizzato del mondo che, da più di mezzo secolo, divide la Corea del Nord dalla Corea del Sud, in passato in guerra tra loro. Dai tempi del conflitto, nessun  capo dei due Paesi ha mai varcato la frontiera.

Nessuno ha mai chiesto pubblicamente la pace, prima di Kim. «Oggi ho incontrato il presidente Moon e, dopo il nostro incontro, ci siamo resi conto che, anche se siamo separati, siamo un’unica nazione- ha detto il dittatore- Viviamo alla porta accanto, non c’è motivo di combatterci a vicenda. Non possono più verificarsi atti di ostilità in questa penisola. Abbiamo un unico Paese, un’unica lingua, un unico sangue. Dovremmo essere uniti e godere della prosperità insieme». Sono le parole con cui Kim ha lasciato di stucco il mondo intero, finora abituato a sentir parlare di lui per le sue efferatezze: l’uccisione del fratellastro col gas nervino, l’esecuzione dello zio, fatto sbranare vivo da 120 cani, la condanna a morte del ministro delle forze armate sparato con un cannone antiaereo per essersi addormentato durante una parata militare. Azioni che hanno reso ancor più inaspettato e sorprendente il discorso di pace di Kim Jong-un, capo di una delle dittature più oppressive e promotore di vari test atomici, che sembra abbiano costituito la ragione principale dello storico incontro. “Una penisola coreana senza nucleare” è uno dei punti chiave della dichiarazione di pace siglata dai due leader asiatici, per cercare di dare una svolta alle relazioni diplomatiche tra i loro Paesi, passando dal vigente “stato di armistizio” allo “stato di pace”.

Per raggiungere tale obbiettivo, però, occorre che le due Coree si impegnino a rispettare i punti stabiliti dal trattato di pace: la cessazione di “attività ostili”, la riduzione degli armamenti nella regione, in attesa che si plachino le tensioni militari; il coinvolgimento di Stati Uniti e Cina nelle trattative di pace, il collegamento e la modernizzazione delle ferrovie lungo il confine e la futura compartecipazione agli eventi sportivi. La lista degli obbiettivi programmatici ha suscitato grande ottimismo da parte dei capi delle potenze mondiali. Il presidente cinese Xi Jimping e il capo dello Stato russo Vladimir Putin hanno accolto con plauso l’esito dell’incontro, auspicando il prosieguo delle trattative di pace. Anche Donald Tramp, sebbene abbia assicurato che non si lascerà “prendere in giro” da Kim Jong-un, ha espresso soddisfazione per il faccia a faccia dei due leader asiatici e ha reso noto il desiderio di voler incontrare il dittatore nordcoreano nelle prossime settimane, per raggiungere un accordo sulla denuclearizzazione della penisola.