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Diritti umani

Vittima del Dovere per il magistrato, ignorato dal Ministero dell’Interno: il caso del colonnello Cosimo Fazio

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Ad un anno dalla sentenza del giudice del lavoro sulla Vittima del Dovere colonnello Cosimo Fazio, il ministero dell’Interno non ottempera al verdetto della magistratura e lascia in sospeso la posizione di una “Medaglia d’argento al valore dell’Arma dei Carabinieri”.

‘Finalmente dopo 6 anni, ho vinto la mia battaglia: per lo Stato Italiano, mio padre è ufficialmente vittima del dovere! Ora lo posso dire: “caro papà, ce l’ho fatta!”’. E’ questa l’esclamazione di gioia di Antonino Fazio figlio del Colonnello Cosimo FAZIO deceduto il 15 agosto del 2013 per infarto nello svolgimento del suo ruolo, era in servizio da 13 giorni al Corpo dei Vigili Urbani di Reggio Calabria per gestire l’emergenza sbarchi dei migranti. Per questo e per il suo importante trascorso al servizio dell’Arma ha ricevuto anche la “Medaglia d’argento al valore dell’Arma dei Carabinieri” dal presidente della Repubblica con questa motivazione: per la professionalità, generoso altruismo e straordinaria abnegazione, dirigeva, senza risparmio di energie un chiaro esempio di elette virtù militari e altissimo senso del dovere.

Ma nonostante tanta dedizione ancora oggi, dopo una battaglia legale che ha raggiunto l’obiettivo di una sentenza favorevole emessa dal giudice del Lavoro e già passata in giudicato, il figlio Antonino e la moglie di Fazio non hanno avuto alcuna comunicazione da parte del ministero dell’Interno che attesti il risultato ottenuto ed i relativi benefit di legge. Una storia al limite del paradosso se non si trattasse di un vero servitore dello Stato con un curriculum che fa tremare i polsi a chiunque. Ma sentiamo il figlio

Chi era il Colonnello Cosimo Fazio?

Il Colonnello Cosimo FAZIO è giunto con il grado di Capitano nel Maggio del 1982 a Taurianova quale Comandante della Compagnia Carabinieri, trasferito da Villacidro ove espletava lo stesso incarico.

E’ rimasto al comando della compagnia Carabinieri di Taurianova sino al mese di settembre 1988 allorquando venne trasferito in Roma per assumere il prestigioso incarico di Comandante della Sezione del Reparto Operativo Carabinieri.

Nel 1991 è ritornato in Calabria quale Comandante della Compagnia Carabinieri di Catanzaro e nel 1993 ha assunto l’incarico di Responsabile della Sezione PG Carabinieri presso il Tribunale di Reggio Calabria.

Nel 1995 è stato nominato capo sezione della DIA di Reggio Calabria e nel 1997 ha assunto l’incarico sempre a Reggio Calabria di Comandante del Reparto Operativo Carabinieri.

Dall’anno 2000 trasferito presso la Scuola Allievi Carabinieri di Reggio Calabria quale Comandante del Battaglione Allievi prima e presso gli uffici del Comando Divisione di Messina dopo ed ancora dal 2008 presso la Scuola Allievi Carabinieri di Roma con incarico di Insegnante in quella di Reggio Calabria sino al giorno in cui è stato stroncato da un infarto mentre svolgeva le funzioni di Comandante dei Vigili Urbani presso il Comune di Reggio Calabria, incarico questo ottenuto da appena dieci giorni.

In Taurianova ha conseguito brillanti risultati sia per la cattura dei pericolosissimi latitanti che per l’individuazione dei responsabili dei numerosissimi reati di omicidio, tentati omicidi e quant’altro nel corso delle cruente faide allora in corso  a Cittanova tra la famiglia “RASO-ALBANESE”  da una parte  e “FACCHINERI” dall’altra a Cittanova  e quella degli  “ASCIUTTO NERI GRINALDI” e “ZAGARI VIOLA GIOVINAZZO” a Taurianova.

In una occasione, il Colonnello C. FAZIO, unitamente agli inseparabili suoi sottufficiali (gli allora Brigadieri Mantineo, Vaccari e Papa),  arrestarono proprio nel mese di Agosto del 1987,   in flagranza di reato l’allora latitante FACCHINIERI Giuseppe cl. 60,  per l’omicidio di MAMONE Giuseppe Cl. 1956 il quale declinò false generalità ma che grazie appunto alla professionalità del “Cap. FAZIO” si riuscì rapidamente ad individuarlo ed arrestarlo mentre era armato di una pistola.

Tantissime sono state le operazioni di servizio condotte dal Cap. FAZIO a Taurianova negli anni 80, viene subito alla mente tale brillante operazione che guarda caso, ironia della sorte, venne posta in essere proprio nel caldo mese di Agosto di quell’anno 1987, segno questo che l’instancabile cap. FAZIO era sempre presente con i suoi uomini senza mai risparmiarsi, giorno, notte estate e in feste ricordate.

Erano quelli gli anni dei sequestri di persona. Egli trattò personalmente le delicatissime indagini relative ai sequestratori di Stefano PELLEGRINO da Varapodio, di Fausta RIGOLI e Rocco LUPINI (madre e figlio) di Molochio. I consigli comunali di quel tempo, dei citati  Comuni Aspromontani, tributarono la Cittadinanza Onoraria all’allora Capitano Fazio ed ai suoi uomini. Moltissimi furono i latitanti in quegli anni catturati dal citato Ufficiale.

Una notte durante un servizio di pattuglia  proprio durante anni bui di Taurianova e Comuni limitrofi, gli venne esploso contro  un colpo di arma da fuoco ad opera di un malvivente al quale, vista l’ora tarda ed il tratto di strada interpoderale,  gli era stato imposto il segnale di alt perché era necessario incrementare i controlli per  reprimere il porto e la detenzione illegale di armi  (Quella pattuglia dal cap FAZIO capeggiata era composta dall’allora brigadiere  Gaetano VACCARI e dagli allora Carabinieri scelti Saverio DE GAETANO e Salvatore SCUDERI, quest’ultimo ora Luogotenente Comandante la Stazione CC di Melicucco. Miracolosamente scampò alla morte quella notte il cap. FAZIO e chi mai poteva poi pensare che il suo Cuore grande e generoso verso tutti lo doveva piegare il giorno di ferragosto.

Come hai vissuto e cos’hai provato in questi anni passati da in aula all’altra di un tribunale?

Se è vero com’è vero che ognuno di noi abbia una forza dentro che scopri di avere solo nei momenti importanti, questi 7 anni di battaglie per mio padre mi hanno fatto conoscere un Nino che non credevo fosse così determinato ad andare sino in fondo per veder ottenere giustizia per mio padre. Le sensazioni provate in questi lunghi anni sono state molteplici: sensazioni di scoramento, ad ogni diniego da parte del Ministero degli interni; sensazioni di abbandono, da parte delle istituzioni, in primis l’Arma dei Carabinieri, che in molti casi mi ha creato più danni che altro; sensazioni di ingiustizia profonda, nel vedere come fosse difficile dimostrare una cosa tanta chiara e lampante, come la vicenda di mio padre. Ma la solitudine credo sia stato il sentimento più sofferto. La solitudine di sentirmi allontanato da chi avrebbe dovuto supportarmi, appoggiarmi, combattere con me, invece nulla. Non ho avuto solidarietà dalle associazioni antimafia, che hanno ben pensato di voltare le spalle, dimenticando quello che mio padre aveva fatto in Calabria, proprio nella sua importante attività di contrasto alle mafie; non ho avuto supporto da alcun Sindacato della Polizia Municipale o dell’Arma dei Carabinieri, tanto da chiedermi che utilità abbiano se non quella di supportare gli appartenenti alla loro amministrazioni, anche e soprattutto in queste situazioni.

Ti sei sentito abbandonato dalle Istituzioni in questo periodo così difficile?

La solitudine si avvertiva soprattutto quando si era in attesa del responso del Ministero che, puntualmente, era sempre negativo! Così come nelle aule di tribunale, quando si veniva spesso rinviati a causa delle lungaggini della giustizia in Italia. Tutto ciò ha portato non poca sofferenza a me mia madre, ma al contempo ci ha dato la forza di unirci ancora di più e batterci per questa causa. Ma se da un lato ho patito la solitudine e abbandono da parte delle Istituzioni tutte, dall’altra ha fatto da contrappeso la vicinanza costante ed imperterrita di tutte le persone che ci hanno sostenuto con il loro affetto e amore, mi riferisco ad agenti delle forze dell’ordine, alla popolazione civile, tutti coloro i quali avevano conosciuto mio padre o ne erano stati colpiti dalla sua triste vicenda; ecco, il loro supporto è stato di aiuto in termini emotivi, soprattutto nelle situazioni più difficili e sofferte.

Cosa ti ha dato la forza di continuare a lottare?

Se ripenso a tutta questa vicenda, mi piace credere che il modo in cui sia morto mio padre quel giorno, al porto di Reggio Calabria, tra le mie braccia, sia stato il suo ultimo insegnamento per fare di me un uomo migliore, giusto e che possa sempre darsi per gli altri, così come aveva fatto lui con la sua divisa e il suo lavoro. Ecco perché dopo la sua morte, decisi di fondare un’associazione: l’Associazione Cosimo Giuseppe Fazio educazione alla Legalità e al Senso del Dovere, al fine di poter dare continuità agli ideali principi di una società che vuole dirsi civile, soprattutto in una terra sensibile come la nostra, una terra spesso senza punti di riferimento, soprattutto per i più giovani, coloro i quali devono formarsi per affrontare la vita. La mia associazione si rivolge proprio a loro, con incontri nelle scuole, raccontando di mio padre, del suo impegno, che deve diventare quello di ogni buon cittadino che si rispetti. E’ sempre una grande emozione per me incontrare i più giovani, perchè so di vestirmi di una grande responsabilità, quella di rappresentare lui, di parlare come se lo facesse lui e attraverso il mio dire, fare in modo che mio padre possa essere considerato morto nel corpo, ma non nei suoi ideali. Diceva il Giudice Giovanni Falcone che “gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”; ecco, io cerco di essere le gambe che possano continuare a divulgare e far conoscere gli ideali che hanno accompagnato il dire e soprattutto l’agire di mio padre.

E anche noi rendiamo onore alla memoria di un grande servitore dello Stato, ricordando ai nostri lettori che un esempio come quello di Cosimo Fazio non va lasciato all’oblio, anzi deve essere ricordato e portato a conoscenza di tutti. Per sempre!

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