Mondo
Viaggi in aereo : “Parlami di te bella signora”, ma non di politica… se no cambio posto
Jetcost, il sito per le vacanze al “miglior prezzo”, attraverso una statistica ha dimostrato che in aereo nessuno vuole sentir parlare di politica. Soprattutto gli Spagnoli. Molti non sopportano i bambini che piangono.
di Nicola Lacerenza

Jetcost, uno dei siti web per trovare le “vacanze al miglior prezzo”, attraverso un sondaggio condotto su tremila passeggeri di vari voli, ha stabilito che il 65% di loro non vuole sentire parlare di politica durante il viaggio. «Parlami di te bella signora… parlami di te, dei tuoi silenzi… dei tuoi tanti amanti». Se Gianni Morandi avesse fatto parte di questo sondaggio non sarebbe stato fuori luogo supporre che quella “signora” fosse spagnola. Infatti, le tremila persone intervistate sono state divise per nazionalità, in sei gruppi da cinquecento. Italiani, inglesi, portoghesi, tedeschi, francesi e spagnoli.
Quest’ultimi, secondo il sondaggio, si sono rivelati i più insofferenti ai discorsi di politica. Percentuali a parte, non sono necessarie statistiche o sfere di cristallo per rendersi conto che un discorso di politica intrapreso tra persone poco pacate può avere conseguenze nefaste. L’assenza di pacatezza dell’interlocutore, infatti, è ciò che rende impossibile qualunque discorso. Per parlare di politica, serve incontrare la persona giusta. «Io non condivido la tua idea, ma sono disposto a dare la mia vita affinché tu la possa esprimere» – disse Voltaire. Se nei discorsi vigesse questo principio, non ci sarebbe nulla di male nel parlare di politica. Anzi. Un convinto indipendentista catalano e un unionista madrileno, sarebbero in grado di volare uno accanto all’altro, da Madrid a Canberra, senza litigare e magari scambiandosi il numero di telefono.
Quello che davvero impedisce i discorsi di politica, di religione o di qualunque tema che chiami in causa le proprie visioni del mondo o della vita è l’incapacità di ascoltare l’opinione altrui. «Gli dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per poter ascoltare il doppio e parlare la metà» – disse il filosofo greco Talete. “Dare la propria vita per l’opinione altrui”, “ascoltare l’altro” nell’attesa di scegliere le parole giuste. Compiti immani per uno che ha fatto tre ore di check in e che, afflitto da una noia mortale, sarebbe disposto a parlare di qualunque cosa, solo per paura di sapere quanto manca all’arrivo. Tanto vale chiedere a sé stessi la vera ragione per cui si incomincia a parlare, prima ancora di iniziare a farlo. Questo eviterebbe l’imbarazzo di dover ammettere che ci sono “temi caldi” di cui è meglio “che le persone non parlino”. Non era proprio il dialogo “la migliore arma” contro i conflitti?
