Connect with us
Azzera la bolletta

Salute

Uso e abuso di alcol: una malattia sociale in aumento tra i più giovani

Published

on

Tempo di lettura: 4 minuti

I rischi derivanti dall’iper-consumo e dall’abuso di alcolici non possono non generare conseguenze in termini di salute pubblica e costi sociali: non solo per gli elevati costi sanitari che i danni da alcol comportano ma finanche per i gravissimi incidenti stradali, spesso letali, che ne derivano.

 di Giordana Fauci

L’uso o, ancor peggio, l’abuso di alcol fra giovani e adolescenti è un fenomeno allarmante, oltretutto in notevole aumento: sia in Italia che all’estero.

La cultura del bere che si diffonde sempre più tra i giovanissimi segue standard indirizzati al bingedrinking, ossia il bere al mero fine di ubriacarsi.

Ed è indubbio che i rischi derivanti dall’iper-consumo e dall’abuso di alcolici non possano non generare rilevanti implicazioni in termini di salute pubblica e costi sociali, visti gli elevati casi di incidenti stradali, pur senza dimenticare di citare i molteplici casi di esplosione di  violenza e maxirisse, cagionate proprio dai “fumi dell’alcol”.

I più recenti dati Istat hanno evidenziato che nel nostro Paese il 40% degli adolescenti beve regolarmente vino; il 50% birra; il 22,4% liquori ed il 13,3% si è ubriacato almeno una volta sotto i 18 anni (un dato che raggiunge addirittura il 18% nel sud Italia).

Né va dimenticato che il 27,3% dei giovani ha dichiarato di assumente alcol dai 16 anni di età: un dato gravissimo se si considera che in Italia la vendita e il consumo di alcolici per i minorenni è vietato dalla legge.

Certo è che se un numero così elevato di giovanissimi ricorre all’alcol, non possono essere sottovalutate le cause che comportano tali erronee scelte e che sono, indubbiamente, attribuibili ai cambiamenti di natura socioculturale ed ai conseguenti mutamenti dei modelli di consumo.

Si è, in effetti, passati da un modello culturale del bere inteso in senso “mediterraneo e, quindi, legato  alla ritualità del pasto e della condivisione dello stesso in compagnia di persone care, ad un comportamento di tipo “anglosassone”, strettamente connesso al desiderio dei più giovani di essere maggiormente disinibiti e, magari, più integrati al gruppo di cui fanno parte.

E proprio tanti e tali cambiamenti socio-culturali hanno generato tra quegli stessi giovani nuove e, a onore del vero, insulse “mode alcoliche”.

In primis il binge drinking, ovvero l’assunzione spasmodica ed in breve tempo di enormi quantità di alcol, fino a raggiungere un completo stato di ubriacatura e, invero, di totale stordimento.

…Una insulsa moda diffusa prevalentemente tra i giovani di 1124 anni e che non può che causare gravi danni: alla loro salute ma, invero, non solo.

Altra moda folle è quella del drelfie, ovvero il farsi fotografare ubriachi nelle peggiori condizioni.

Ed, ancora, il pub crawl, consistente nel bere una quantità varia e smisurata di alcolici in una sola sera.

E, infine, l’eyeballing, la pratica del bere alcol attraverso gli occhi e che può provocare cecità, oltre a danni permanente alla retina oculare.

…Condotte che, ad onore del vero, non meritano giustificazione alcuna…

…Altro che mode!

Tanto più in considerazione del fatto che generano una serie di problematiche di natura socio-sanitaria che divengono sempre più preoccupanti, al punto da far convogliare l’attenzione della sanità su modelli preventivi dalle dipendenze da alcol, finanche nei giovanissimi, al contempo evidenziando le cause che comportano l’uso e l’abuso di alcol, al fine di  poter intervenire precocemente.

Perché, a quanto pare, ciò che induce un adolescente al consumo spasmodico di alcol sono svariate motivazioni psico-sociali.

L’alcol, dunque, come pure le sue deleterie mode rappresentano uno dei metodi privilegiati dai giovani per stare insieme ai coetanei.

In effetti, è proprio nell’adolescenza che vi è la costruzione di una identità personale, sia psicologica che fisiologica.

Ed è proprio per mettere alla prova se stessi e i propri limiti che i giovani sono portati a porre in essere comportamenti a rischio, qual è l’uso eccessivo ed incontrollato di alcol, nella ricerca di sentirsi più sicuri, e così avendo l’illusione di rafforzare la propria identità sociale.

Quindi l’alcol diviene sinonimo di ricerca di sensazioni gratificanti ma che, invero, annullano la propria volontà, col rischio, soprattutto per le ragazze, di subire violenza da chi non sa far altro che approfittare di cotante situazioni.

E non vi è dubbio che, laddove il consumo di alcol si protrae, tali abusi non potranno non portare ad abitudini in-salutari e pericolose per lo sviluppo cognitivo dell’adolescente.

L’allarme sociale, poi, non può che aggravarsi ancor più quando, oltre all’assunzione di alcol, si assumono al contempo droghe.

L’attenzione, del resto, non può non rivolgersi agli effetti indiretti di queste stesse dipendenze, da cui derivano i rischi di aumento di incidenti stradali, tanto più gravi in funzione dello stato di ubriachezza.

Né va dimenticato quel che è emerso di recente al termine di altri studi: è stato, in effetti, dimostrato che il consumo di alcol nei giovani è quattro volte più alto nello sviluppo di alcol-dipendenza in età adulta, perché è nell’età dell’adolescenza che si sviluppa la corteccia frontale e pre-frontale deputate alla regolazione emotiva e alle funzioni cognitive ed esecutiva.

Dunque, un eccessivo abuso di alcol nei più giovani provoca un ostacolo alla formazione di detti processi cognitivi, come pure alla pianificazione degli obiettivi ed alla regolazione emotiva dei loro comportamenti che, poi, resterà altrettanto limitata nell’età adulta e, invero, per l’intera esistenza.

Non a caso chi abusa di alcol sviluppa notevoli problemi della funzionalità cerebrale rispetto a chi non ne usa e, in ogni caso, presenta maggiori rischi  di cirrosi epatica, epatocarcinoma primitivo e, finanche, malattie cardiache.

Ed, ancora, chi ha abusato di alcol dall’età di 1825 anni, non potrà evitare problematiche gastrointestinali, oltre ad alterazioni delle funzionalità polmonari e degli organi sessuali quali infertilità ed impotenza.

Evidente, dunque, il motivo per cui l’alcolismo è stato inserito tra le malattie sociali, in quanto determinante un costo esorbitante per l’intera società.

…Perché l’impatto sociosanitario economico del fenomeno è stimato, in Italia, in circa il 22 miliardi annui, di cui il 60% delle spese  è inerente il solo  settore sanitario e riguarda la salute di chi ne è dipendente; mentre le  spese farmacologiche ammontano a ben 8 miliardi di Euro l’anno.

Costi che sono, dunque, a carico della stessa società e che si potrebbero ridurre laddove si attivassero mirate strategie di policy, oltre a valorizzare metodi precoci di identificazione delle persone che ne soffrono.

Perché non vi è chi non veda quel che è fin troppo evidente: siamo in presenza di un fenomeno largamente sommerso in cui tutte le Istituzioni, dalla famiglia alla scuola, devono volgere la loro parte in un’ottica di prevenzione, oltre che di limitazione delle spese sanitarie e, dunque, finanche in termini di ricoveri e tasso di mortalità a cui la dipendenza da alcol è troppo spesso associata.

Print Friendly, PDF & Email
Apollo Mini Fotovoltaico
Serratore Caffè