Salute
Solidarietà, Salute e Speranza: lo IOM protagonista alla Race for the Cure dell’11 maggio
Lo IOM Ascoli Piceno Odv ETS continua a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile per l’assistenza domiciliare gratuita rivolta a pazienti oncologici nella provincia di Ascoli Piceno. Interviste a Ludovica Teodori, Gisella Ercoli e Mauro Riga.
di Laura Marà
Da quasi 30 anni al fianco dei malati oncologici, lo IOM Ascoli Piceno Odv ETS continua a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile per l’assistenza domiciliare gratuita rivolta a pazienti oncologici nella provincia di Ascoli Piceno. Nata nel 1996, l’associazione opera oggi attraverso una squadra multidisciplinare composta da medici, fisiatri, psicologi, fisioterapisti, operatori socio-sanitari e volontari domiciliari, garantendo una presenza continua e un valido supporto non solo al malato ma anche alla sua famiglia.
Con circa 200 pazienti assistiti annualmente lo IOM non elargisce solo cure palliative ma si prende cura delle persone nel loro spazio più intimo: la casa. Il valore dell’intimità familiare e dell’umanizzazione delle cure è da sempre al centro del progetto dell’associazione, che ogni giorno si impegna per tutelare la qualità e la dignità della vita di chi affronta un percorso oncologico. Oltre 40 tra dipendenti, collaboratori e volontari ruotano attorno all’IOM per garantire un sostegno a 360°.
Tra le numerose iniziative che vedono l’associazione protagonista, spicca la recente partecipazione alla Race for the Cure 2025, la ormai famigerata corsa per sensibilizzare sulla prevenzione del cancro al seno, svoltasi domenica 11 maggio ad Ascoli Piceno, un evento di risonanza nazionale organizzato da Komen Italia. Alla guida della sezione ascolana c’era la presidente Ludovica Teodori, affiancata dalla consigliera Gisella Ercoli e dai tanti volontari che rappresentano la vera forza dell’associazione.

Più che una vera e propria corsa, si è trattato di una camminata veloce e piacevole, pensata per evitare l’affaticamento dei partecipanti e favorire l’osservazione dell’ambiente circostante, quasi completamente sviluppata su un percorso urbano, ha avuto come tema la conoscenza delle piante, distribuite in diverso modo nel tessuto cittadino. “E non chiamatele erbacce”, questo il titolo dell’evento: alberi, fiori e arbusti che per ragioni diverse fanno parte dell’architettura verde della splendida cittadina marchigiana. A condurre la passeggiata il prof. Camillo Di Lorenzo, ex docente dell’istituto agrario cittadino, professore di botanica e fisiopatologia che lungo il tragitto ha spiegato ai quasi cento partecipanti la diversa natura di tutte le diverse “essenze” incontrate. Dai grandi alberi che disegnano lo splendido scenario dei giardini pubblici sino a quelle spontaneamente cresciute tra i tanti blocchi di travertino che compongono il tessuto urbanistico di Ascoli sono state protagoniste, appunto, di questa indimenticabile esperienza. “Ci sono piante che hanno resistito alle avversità degli agenti atmosferici, agli attacchi di parassiti – ci ha spiegato la presidente Ludovica Teodori – così come tante donne coraggiose hanno avuto la forza di combattere contro la violenza di questa malattia, di resistere e di vincere”.


La resilienza delle piante ci ricorda che la forza non sempre si manifesta con clamore: a volte è silenziosa, profonda, continua. Le donne che affrontano la malattia oncologica sono come querce durante una tempesta: piegate, sì, ma sempre radicate, pronte a rifiorire.
L’evento ha preso il via alle 10:00 da Viale Alcide De Gasperi per effettuare la prima, importante tappa al forte Malatesta e al sottostante ponte di Cecco, dove la natura, l’architettura e la pietra dominano il paesaggio. Poi è stata la volta della statua dedicata proprio a Cecco D’Ascoli, poeta, astronomo e scrittore a cui la città di Ascoli è molto legata, per proseguire alla scoperta dei giardini pubblici, straordinario contenitore di una grande quantità di specie anche molto diverse tra loro, sino a raggiungere il chiostro del palazzo comunale, in Piazza Arringo, dove il busto del noto naturalista ascolano Antonio Orsini sembra quasi sorvegliare sulle attività della vita politica e amministrativa della città che proprio lì ha la sua sede. Da qui un passaggio obbligato nella rinascimentale Piazza del Popolo per ammirare, proprio dal centro della Piazza, l’eremo di San Marco che domina la città dalle pendici del Colle San Marco. Infine, attraversando il chiostro maggiore della Chiesa monumentale di San Francesco, sede del marcato delle erbe, si è giunti sulle rive del fiume Tronto, dove un originale aperitivo con pietanze a base di erbe accompagnato da infusi e tisane, ha concluso degnamente la passeggiata durata due ore e mezza.

L’evento ha visto la preziosa collaborazione volontaria di ben cinque guide escursionistiche che hanno coordinato il percorso del nutrito gruppo di partecipanti, garantendo sicurezza ed eventuale assistenza lungo tutto il tragitto.
La giornata è stata un insieme di sport, benessere, prevenzione e condivisione, momenti che hanno evidenziato ancora una volta l’importanza di fare rete per combattere i tumori e sostenere chi ogni giorno affronta con coraggio la malattia.
La Race nella Capitale

Parallelamente, la Race for the Cure ha avuto luogo anche a Roma, dove migliaia di persone si sono radunate per la storica manifestazione giunta alla 26ª edizione. Partita da via Petroselli, nei pressi della Bocca della Verità, la corsa ha attraversato le vie della capitale con tre percorsi distinti, concludendosi nel Villaggio Race al Circo Massimo. Un momento toccante è stato quello dedicato alle “Donne in Rosa”, simbolo di speranza nella lotta al tumore al seno.
La partecipazione dello IOM alla Race for the Cure sottolinea ancora una volta il ruolo attivo dell’associazione nella promozione della salute e nella diffusione della cultura della solidarietà. Ogni iniziativa rappresenta un’opportunità per sensibilizzare la comunità e raccogliere fondi essenziali per continuare a garantire l’Assistenza Domiciliare Oncologica gratuita.
Interviste di Laura Marà a Ludovica Teodori, Gisella Ercoli e Mauro Riga
Ogni evento speciale è fatto di persone che lo rendono possibile. Per raccontare davvero cosa c’è stato dietro la Race for the Cure ad Ascoli Piceno, abbiamo voluto ascoltare chi ha messo cuore, competenza e tempo in questa iniziativa. Ludovica Teodori e Gisella Ercoli rispettivamente, presidente e membro del direttivo dell’associazione IOM di Ascoli Piceno e Mauro Riga guida ambientale e fondatore del progetto Polaris, ci hanno aperto le porte del loro impegno quotidiano, offrendoci parole autentiche e dense di significato.
Le loro testimonianze danno voce al senso più profondo di solidarietà, cura e comunità.

Ludovica Teodori
Come descriverebbe oggi la missione dello IOM Ascoli Piceno in poche parole?
La missione dello IOM è quella di continuare ad essere un punto di riferimento per tutte le persone che stanno vivendo questa dolorosa realtà: unica nella provincia, l’associazione in 30 anni di esperienza ha capito che non si deve prendere in carico il malato, ma la persona e la famiglia intorno a lui.

In che modo la sua esperienza personale l’ha portata a guidare l’IOM?
Insieme ad un’amica, che aveva vissuto da poco una perdita proprio a causa di un tumore, ci siamo rese conto della solitudine che avevamo vissuto, dello spaesamento e dell’ignoranza di come affrontare una cosa del genere. Lo IOM nasce da un’esigenza reale e concreta: aiutare chi ha bisogno.
Quali sono le maggiori sfide che affrontate ogni giorno nel fornire assistenza domiciliare?
Negli anni i bisogni sono profondamente mutati: cambiamenti sociali, economici, che ci hanno costretto a rimodulare i nostri interventi e a fare rete con altre realtà del territorio per rispondere a tutte le esigenze. Oggi non ci occupiamo solo delle cure palliative, ma anche di educazione sanitaria, supporto sociale, consulenze ammnistrative, prevenzione, formazione e molto molto altro. Dobbiamo essere sempre al passo con i tempi e farci trovare pronti e soprattutto qualificati.

Gisella Ercoli
Quanto sono importanti queste tipologie di eventi per sensibilizzare la gente ad avvicinarsi alla conoscenza della malattia ed al volontariato?
Domenica lungo la passeggiata di Ascoli, la città era gremita e durante il passaggio della nostra mini-carovana, alcune signore mi hanno fermata per chiedermi quale fosse il motivo di quell’evento. In poche parole, ho cercato di spiegare loro l’importanza della RACE. Il giorno dopo, mentre ero in palestra, alcuni atleti che mi avevano vista domenica mi hanno chiesto informazioni e ho avuto modo di raccontare quello che stavamo facendo. Con grande piacere e sorpresa, ho scoperto che l’anno prossimo molti di loro parteciperanno alla corsa con noi. Qualcuno mi ha persino proposto di organizzare una squadra agonistica a Roma, dato che lì esistono competizioni più strutturate. Quindi, quando mi chiedi quanto siano importanti questi eventi, ti rispondo che sono fondamentali. Sono momenti preziosi per sensibilizzare l’opinione pubblica, per far conoscere la malattia e soprattutto, per avvicinare le persone al volontariato e alla solidarietà.

Quali sono stati i passi principali nell’organizzazione dell’evento dell’11 maggio?
Ad Ascoli ho iniziato a organizzare la RACE già l’anno subito dopo la pandemia, scegliendo come luogo la Sentina, mentre in un’altra edizione ho proposto un percorso turistico sempre in città.
Quest’anno, sapendo che a Roma, la Capitale, ci sarebbero stati diversi eventi collegati, ho deciso di organizzare l’evento ad Ascoli puntando su un percorso che valorizzasse la città in modo diverso. Ho pensato a questo perché, grazie a una cara amica giornalista della Santa Sede, ero al corrente del grande flusso di turisti legato al Giubileo, e ho voluto proporre qualcosa di significativo anche qui da noi.
Per la scelta del percorso ho provato diverse opzioni. All’inizio avevo pensato a un itinerario in alta collina, ma conoscendo le condizioni fisiche delle persone coinvolte, mi sono resa conto che un dislivello di 300-400 metri sarebbe stato troppo impegnativo. Stavo quindi valutando alternative quando ho partecipato a un evento organizzato da Polaris, dedicato al verde e alle erbe spontanee, un tema che mi sta molto a cuore.
Durante quell’uscita, accompagnata da Mauro e dal professor Camillo, ho avuto l’idea di organizzare un percorso naturalistico ad Ascoli, coinvolgendo proprio queste persone competenti e appassionate. Ascoli è stupenda dal punto di vista architettonico, ma il suo aspetto naturalistico è poco conosciuto, e ho voluto mettere in luce proprio questo lato.
Dopo l’escursione, ho preso contatto con il professor Di Lorenzo, una persona di grande cultura, sensibilità e disponibilità, che mi ha proposto un percorso naturalistico adatto. Ho subito presentato l’idea alla Presidente, che mi ha dato pieno appoggio, e così ho avviato l’organizzazione.
Il professor Di Lorenzo mi ha dato un aiuto fondamentale nella definizione del percorso e man mano che le iscrizioni arrivavano, ho potuto constatare il grande interesse suscitato. Ho veicolato il messaggio tramite la nostra chat RACE e attraverso tutti i miei contatti personali, usando anche i vari canali social.
Sono stata disponibile in sede per raccogliere le iscrizioni e la Komen mi ha fornito tutta la modulistica necessaria. Ho inviato loro per tempo l’elenco delle maglie da distribuire e, anche se quest’anno non siamo andati a Roma, abbiamo potuto avere le magliette ufficiali e gli zainetti, che di solito vengono ritirati proprio lì.
In sintesi, è stata una preparazione attenta e ben coordinata, con la collaborazione di persone esperte e tanta promozione, che ha portato al successo dell’evento ad Ascoli.
Lavorare con la sofferenza comporta anche un carico emotivo. Come lo affrontate?
Ero allo IOM a raccogliere le iscrizioni quando si è avvicinata una ragazza, operata da poco e mi ha detto: “Gisella, grazie per aver organizzato la race ad Ascoli. A Roma non ce l’avrei fatta, non tutti riescono ad affrontare un viaggio così impegnativo. Ma ad Ascoli posso venire, quindi mi hai dato la possibilità di partecipare.”
Quella frase mi ha riempito di gioia. Ti confesso che quel ringraziamento ha ripagato tutto il lavoro fatto per l’organizzazione.
Il carico emotivo di questo impegno è davvero grande. Ci sono volontarie che vanno nelle case a supportare le famiglie, ci sono professionisti che assistono i pazienti. Io, forse perché emotivamente sono più fragile, mi occupo della parte ludica dell’evento, perché ho visto troppe persone care andare via e quella parte emotiva per me è molto intensa. Credo che ognuno di noi abbia il suo modo di contribuire: c’è chi scrive, chi insegna, chi fa il medico, e io cerco di farlo attraverso l’organizzazione e la creazione di momenti che possano portare conforto e vicinanza.
Non è facile vedere queste donne lottare così tanto, e quando qualcuno viene a mancare, il dolore è grande. Però sono convinta che anche un semplice aiuto, una carezza o un sorriso possano davvero alleviare, anche solo per un momento, la sofferenza. Questo è ciò che cerco di fare con il mio lavoro. Spero che queste parole siano sufficienti a trasmettere quanto sia importante e intenso questo impegno per me.
Mauro Riga
Che significato ha per lei partecipare come volontario a una manifestazione come questa?
Noi di Polaris, come mi auguro facciano tutti, pensiamo che ogni persona di buona volontà possa essere parte attiva di qualsiasi processo volto al benessere dell’ambiente e delle persone, anche e soprattutto con competenze diverse. Non bisogna essere per forza dei medici o degli infermieri per poter contribuire attivamente al complesso processo che porta ad affrontare la malattia. Anche con una passeggiata nella natura si procede lungo un percorso di guarigione. La scienza ce lo insegna, adesso più che mai, che ogni attività che crea uno stato di benessere fisico e psicologico è un ottimo coadiuvante ad un processo terapeutico importante. Noi ci mettiamo del nostro perché la condizione di ogni persona che si trova a combattere ogni giorno contro malattie importanti possa ricevere, da parte nostra, quel contributo necessario al completamento del percorso lungo la strada della guarigione.
Se potesse proporre un’iniziativa simile, cosa aggiungerebbe alla prossima edizione?
Io credo che l’evento dell’11 maggio possa davvero considerarsi un’iniziativa completa. Questo vuol dire che non c’è nulla da aggiungere in quello che è stato fatto da tutti. Ascoltare le domande interessate dei partecipanti, cogliere i loro commenti alle spiegazioni, vedere i loro sorrisi soddisfatti penso che abbiano testimoniato perfettamente l’armonia e la partecipazione all’attività che abbiamo organizzato per loro. E questa è la soddisfazione più grande.

La Race for the Cure dell’11 maggio è stata una marcia silenziosa ma potente verso una società più consapevole, più solidale, più umana. Ha mostrato, ancora una volta, quanto sia essenziale il lavoro quotidiano di realtà come lo IOM, che da decenni entra nelle case dei malati oncologici con rispetto, competenza e delicatezza, là dove la medicina incontra l’anima.
In ogni passo mosso lungo il percorso, in ogni sguardo condiviso tra i partecipanti, c’era il volto di chi combatte, di chi ha perso, di chi resiste. E c’era anche la promessa di una comunità che non vuole voltarsi dall’altra parte.
Perché nella battaglia contro il cancro, il primo vero traguardo è non sentirsi mai soli. E finché ci saranno persone pronte a camminare insieme, la speranza non smetterà mai di fare strada.
Come supportare lo IOM
Sostenere l’IOM significa contribuire direttamente a migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici e delle loro famiglie. Ecco come puoi aiutare: · Dona online: visita il sito www.iomascoli.it per effettuare una donazione sicura tramite carta di credito o PayPal.
- Bonifico bancario: IBAN IT43Y0306913506100000002138 – Intestato a IOM Ascoli Piceno ODV ETS . Specifica nella causale “Donazione liberale” in modo da portare la tua erogazione in sede di rendicontazione fiscale.
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