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Shopping Compulsivo: una psicopatologia con chiari sintomi ed evidenti campanelli d’allarme

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Tempo di lettura: 2 minuti

Lo shopping compulsivo colpisce il 5,5% della popolazione italiana ed è una versione patologica del normale e sano gesto dell’acquisto; una psicopatologia con sintomi e campanelli d’allarme chiari ed evidenti, curabili con un’adeguata psicoterapia e una mirata terapia farmacologica

 di Giordana Fauci

Lo shopping compulsivo è una psicopatologia che colpisce in Italia il 5,5% della popolazione: consiste nella versione patologica del normale e sano gesto dell’acquisto, seppur con una finalità snaturata ed in cui si sostituisce la necessità dell’oggetto con una spinta emotiva patologica e, così, la modalità non è più una scelta bensì una vera e propria ossessione.

A quanto pare, il 95% delle persone che ne soffre sono donne, rientranti in una fascia di età tra i 20 ed i 30 anni di età che hanno avuto un altro disturbo della sfera emozionale, come ansia, fobie, depressione o che sono stati colpiti da patologie fisiche particolarmente serie e stressanti.

Tuttavia bisogna anche considerare che vi sono molte persone che vivono varie forme di disagio correlate allo shopping pur senza essere affette da patologie, perché, di contro, colui che è affetto da shopping compulsivo avverte il bisogno non tanto dell’oggetto che desidera acquistare, quanto del gesto dell’acquisto in se. Pertanto, coloro che ne soffrono, non descrivono più il solo piacere insito nell’andare a fare shopping, quanto la tensione ed il senso di non potersene sottrarre, arrivando a richiedere l’aiuto di esperti quando le loro condizioni sono oramai drammatiche e, magari, hanno speso tutti i soldi che avevano, finanche mentendo ai familiari ed oramai sull’orlo del fallimento.

Ma va altresì considerato che quasi mai questi soggetti si pentono effettivamente, perché il piacere e i brividi che precedono e accompagnano l’andare a fare acquisti continuerà ad accompagnarli.

Si tratta, dunque, di una vera e propria “dipendenza da acquisti” che genera le stesse sensazioni che provano coloro che dipendono da alcol o sostanze stupefacenti.

Pertanto, la parte più ardua nel percorso di aiuto sta nel rinvenire la giusta motivazione a sospendere qualcosa che si continua a trovare gratificante.

Non a caso il fenomeno dello shopping compulsivo, come tutte le altre dipendenze, è associato ad altri disturbi, quali depressione, ansia, disturbi alimentari, ludopatia e cleptomania.

Del resto, vi è altresì da considerare che fare acquisti è anche un modo di coccolarsi e sentirsi appagati: in questo senso, quindi, nessuno si deve sentire sbagliato, perché i veri problemi iniziano quando il nostro sistema per trovare appagamento, coccole e “raddrizzare la giornata per sentirsi meglio…”, si trasforma da normo-acquisto in gesto ossessivo.

Ed è proprio la frequenza il primo campanello d’allarme.

Secondo segnale rilevante è, poi, la perdita di volontarietà.

Ed, infine, c’è l’eccesso, ovvero la tendenza ad acquistare oggetti i cui prezzi sono superiori a quelli che effettivamente ci si può permettere.

Da ultimo, ma non certo per importanza, va considerato il significato emozionale che ha il gesto dell’acquisto, perché è quando questo diventa rilevante che dobbiamo stare all’erta ed alzare la guardia. Invero preoccupandoci e ricorrendo a chi può aiutarci, perché realmente lo vogliamo.

Sarà solo in tal modo che le cure farmacologiche, unite a sedute di analisi in cui si coinvolgono gli stessi familiari, potrà dare i suoi frutti.

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