Salute
Sanità in Abruzzo: tra rinnovamento e nuove prospettive
La sanità abruzzese sta attraversando una fase di ristrutturazione e potenziamento, con l’obiettivo di offrire servizi più moderni, efficienti e vicini alle comunità locali. L’ intervista al presidente della V Commissione Sanità, Paolo Gatti.
di Laura Marà
La sanità abruzzese sta attraversando una fase di ristrutturazione e potenziamento, con l’obiettivo di offrire servizi più moderni, efficienti e vicini alle comunità locali. Tra investimenti strutturali, assunzioni e interventi legati al PNRR, la Regione mira a coniugare qualità dell’assistenza e sostenibilità economica.
Un quadro complesso ma in linea con l’Italia
Il 10 luglio, la Regione Abruzzo ha consegnato al Tavolo interministeriale della Sanità il proprio Piano operativo regionale, documento che fotografa una situazione difficile ma non isolata: dieci regioni su quindici a statuto ordinario non riescono a chiudere i bilanci sanitari in pareggio. Solo Lombardia, Veneto, Campania, Marche e Lazio mostrano lievi attivi o una sostanziale stabilità.
In questo scenario, l’Abruzzo non è tra i casi peggiori, ma il disavanzo rimane significativo: 122 milioni di deficit nel 2023, una stima di 88 milioni nel 2024 (che potrebbe salire a 113) e, nello scenario più critico, 128 milioni nel 2025. Rapportato al fondo sanitario nazionale, il peso del deficit regionale è pari al -2,88%, inferiore a quello di Molise, Umbria e Basilicata.
Investimenti per il futuro della sanità

Negli ultimi anni sono stati avviati importanti progetti: 388 milioni di euro per nuovi ospedali (Avezzano, Lanciano, Vasto e la centrale 118 dell’Aquila), 60 milioni per l’ospedale di Chieti, e 23 cantieri già aperti per le Case della Comunità finanziate dal PNRR. Inoltre, 6.500 nuove assunzioni hanno rafforzato la capacità di risposta del sistema sanitario regionale.
Sfide strutturali e mobilità passiva
Il problema principale resta il criterio di distribuzione delle risorse: all’Abruzzo, con 1,2 milioni di abitanti, spettano 2,8 miliardi di euro, una quota nettamente inferiore rispetto a regioni più popolose come Lombardia (21,9 miliardi) o Lazio (12,5 miliardi). La ripartizione si basa quasi esclusivamente sulla popolazione residente, senza considerare fattori come bassa densità abitativa e orografia montuosa, che aumentano i costi dei servizi.
Un altro nodo è la mobilità passiva, che comporta oltre 100 milioni di euro persi ogni anno, poiché molti cittadini si curano fuori regione. Questo flusso negativo si somma ai ritardi nei progetti PNRR: ad oggi, solo il 6,8% delle risorse per gli ospedali di comunità risulta speso.
Piano operativo: tagli e correttivi
Per fronteggiare la situazione, il Piano operativo prevede tagli alla spesa sanitaria per 157 milioni in tre anni, proseguendo la strada dell’aumento dell’addizionale Irpef sopra i 28mila euro. Tuttavia, secondo la Regione, le difficoltà derivano da una combinazione di fattori: costi del personale cresciuti, aumento della spesa farmaceutica, rincari energetici e delle forniture, oltre al peso dei debiti pregressi.
Il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha più volte sottolineato come con fondi così ridotti sia difficile garantire la sostenibilità del sistema.
Il ruolo di Paolo Gatti

In questo contesto, Paolo Gatti, presidente della V Commissione Sanità ed esponente di Fratelli d’Italia, si è distinto per un approccio pragmatico: ha promosso un utilizzo più razionale delle risorse e una rete ospedaliera sostenibile, evitando sprechi e favorendo scelte strategiche. Ha inoltre sostenuto la creazione di tavoli di confronto con gli enti locali, come nel caso dell’ex Palazzo della Sanità di Teramo, per individuare soluzioni condivise tra Regione e comunità.
Collaborazione e prospettiva
Il lavoro svolto sinora rappresenta una base solida per proseguire verso un modello sanitario più vicino ai territori, economicamente equilibrato e orientato all’innovazione. Tuttavia, il quadro nazionale rimane in affanno, con la spesa sanitaria passata in tre anni da 139,9 a 152,9 miliardi di euro e differenze territoriali ancora marcate.
La collaborazione tra istituzioni regionali, comuni e operatori sarà decisiva per consolidare i risultati raggiunti e affrontare le sfide che restano.
