Social Network

Attualità

Pink Freud: CHE COS’È L’AMORE?

Pubblicato

-

Tempo di lettura: 8 minuti

“Per amare non si possono avere secondi fini, si deve essere pronti a gettare nel fuoco cento mondi”

di Maringlen De Iudicibus

 Secondo alcuni l’amore è solo una questione di chimica, per altri è come recita il titolo di un libro di Barbara Alberti “uno scambio di persona”. Infatti una volta si credeva e forse ancora oggi qualcuno ci crede nell’esistenza dei filtri d’amore, che agirebbero tramite l’odorato. In Effetti i feromoni, sostanze odorose emesse dagli animali, sono importanti per l’attrazione sessuale e queste sostanze sono presenti anche nell’essere umano. L’annusare queste sostanze attiva alcune speciali regioni del cervello, in particolare l’ipotalamo che controlla la produzione di ormoni e il comportamento sessuale, e tale comportamento è presente in topi e in altri animali. Le opinioni sul tema dell’amore affrontato da un punto di vista scientifico sono poche e poco note, infatti questo articolo nasce da un obiettivo inedito: partire dal porsi la domanda “CHE COS’È L’AMORE” da più punti di vista: scientifico, cognitivo, economico, psicologico, antropologico, storico, sociologico, psicoterapeutico, psichiatrico, filosofico ecc.

Da ciò si può capire che l’amore è vissuto e percepito in modo molto diverso da civiltà diverse e in epoche diverse. Ma sembra che ancora nessuno sappia bene di che diavolo si tratti. Inoltre l’amore è una delle cose meno capite al mondo, ma ciò non è dovuto al caso, ma semplicemente al fatto che l’amore è anche una delle cose meno studiate al mondo. Vi è ancora un pregiudizio tenace, secondo cui l’amore si sottrae a ogni possibile analisi razionale ed è destinato per questo a restare misterioso. Va detto in realtà che l’amore è stato l’oggetto principe della letteratura artistica (raccontato in tutte le sue sfaccettature da storie, romanzi, racconti, drammi, commedie e poesie), ma un luogo non molto praticato dalla letteratura scientifica e filosofica. Gli intellettuali, i teorici che si sono occupati dell’amore non esistono, salvo eccezioni seppur notevoli, ma pur sempre insufficienti, quali: Freud, Simmel, Ortega y Gasset, Luhmann, Hildebrand e naturalmente Schopenhauer. Ma la situazione non è molto cambiata dal 1924, il risultato è che l’amore non è stato realmente studiato da nessuno, così tutti hanno potuto ripetere che l’amore è un enigma al di sopra delle nostre possibilità conoscitive. L’amore è una forza autonoma, indipendente, autosufficiente e svolge una funzione cosmica, quella di permettere a ciascuno di noi di realizzare il suo destino. Il fuoco dell’amore, quel desiderio che proviamo nel versante psichico è la forza che ci porta verso la realizzazione della nostra vera natura, della nostra vocazione, della nostra indivisibili.

Non si tratta qui di dare una spiegazione riduttiva della natura dell’amore, si tratta piuttosto di iniziare a esplorare un fenomeno cruciale e indecifrato, di enunciare le proprietà, di tentare di catturarne l’essenza. Le domande che il fenomeno dell’amore pone sono dunque infinite e di vasta portata alle quali è spesso molto difficile dare risposta definitiva e chiara. Tra le principali domande che mi sono posto finora vi posso far rientrare queste: perché gli esseri umani si innamorano? perché giungono ad amare qualcuno? Perché a volte continuano ad amare e a volte invece smettono di amare?  L’amore precede la vita? O viceversa? Cosa è ovviamente l’amore? Ovvero cosa significa per una mente umana provare amore? Perché si uccide per amore? Perché finisce l’amore? È possibile amare due persone contemporaneamente? Perché tradiamo coloro che amiamo? Quando inizia l’amore? Che differenza c’è tra innamoramento e amore? L’amore è un atto culturale o naturale? Quali sono le condizioni necessarie (sono forse necessarie la gelosia, la stima, la sessualità?) E quali le condizioni sufficienti? Che differenza c’è tra un essere umano e un essere umano innamorato? Perché una metafora costante dell’amore è stata la follia? Perché le altre metafore dell’amore sono quella della malattia e della prigionia? L’amore è irrazionale? Se lo è, perché non lo evitiamo? Non sarebbe un segno di maggior intelligenzza astenersi dall’amore, che può soltanto destabilizzare le nostre vite e innalzare il rischio di infelicità? Come l’amore incide sulla nostra personalità personale? Come l’amore ha a che vedere con il tempo? (e con i cambiamenti sia del soggetto che ama, sia dell’oggetto amato), come l’amore possa essere libero? E molte altre ancora.

Torniamo al quesito principale, che cos’è l’amore? L’amore secondo me è qualcosa che ci rende accettabile la vita, soprattutto in età matura prende le forme di una scelta consapevole intrecciando ciò che siamo stati con ciò che vorremmo essere, offrendoci nuovi valori e soprattutto la conferma che vogliamo ancora essere partecipi. L’amore è innanzitutto amore per la vita, tale spinta vitale è inesauribile e non risente del peso degli anni, né teme le difficoltà future, anzi favorisce la riflessione e quindi talvolta l’isolamento, e le relazioni con gli altri. L’amore col tempo, grazie al fatto che ci aiuta a migliorare e a cambiare, è una solida e indispensabile base che ci permette di andare avanti. L’amore è un fiume. In realtà l’amore non è vero, se non è un fiume: è energia in movimento, energia che danza e fluisce. L’amore non può essere stagnante, se lo è, muore. La sua esistenza dipende dal fluire, dal movimento. L’amore esiste nel costante fiorire, non lo si può ridurre a un nome, rimane un verbo, purtroppo questo è uno dei problemi delle nostre lingue: abbiamo ridotto ogni cosa a un nome, perfino quelle che non possono esserlo. L’amore è essere amorevoli. Non è un nome, è l’attività dell’essere in amore, non è qualcosa di completo e concluso, è una speranza, un sogno, ma non è mai un oggetto. Non lo si può manipolare, non lo si può muovere a proprio piacimento, non lo si può governare, perché quando è presente, se ne viene travolti, è qualcosa di simile a un’inondazione. Inoltre l’amore è quell’aspetto dell’esistenza che più di ogni altro dà il senso della libertà rispetto a obblighi e scelte, una libertà “condizionata” solo dalle esigenze del partner, il quale a sua volta non va oppresso con la propria esuberanza amorosa.

Una tra le migliaia di domande che mi pongo da sempre è: È possibile scrivere una storia dell’amore? Si potrebbe rispondere che l’amore non ha storia, che è sempre stato e sempre sarà uguale a sé stesso: un punto di riferimento inequivocabile in ogni epica dell’evoluzione umana. Tuttavia quando ci si domanda se sia immaginabile una vita senza amore, ci convinciamo che non solo è possibile, ma che è persino un’esperienza frequente. Nondimeno sbagliamo. Se ci si concentratevi più a fondo, è più facile immaginare il nulla che non un’esistenza senza amore. L’amore è infatti la nostra eredità, così se guardiamo le fotografie dell’infanzia e osserviamo attentamente i tratti del nostro viso possiamo scorgere i segni di quel sentimento per cui siamo stati generati. È amore anche il nostro stesso avvenire. Se non avessimo abbastanza passione per la vita e per il futuro, finiremmo con l’essere completamente distrutti, sfiduciati e quindi morti al mondo. Amore per noi stessi dunque, per gli altri, adesso e malgrado tutto, amore nel ricordo e nella speranza per quello che verrà. L’amore non spinge mai, ma non si fa riconoscere sempre allo stesso modo. A volte ci compare come un colpo di fortuna, come un regalo del cielo, insperato e incredibile, un dono, una forza magnetica, un vortice che ci cattura. A volte invece sembra una scelta premeditata, il risultato di una lunga riflessione o di un calcolo emotivo, altre volte invece si presenta come una chiamata perentoria che ci costringe ad abbandonare progetti ritenuti importanti: è un amore violento, una calamita che ci attira e ci costringe a rinunciare a quanto di più prezioso abbiamo per proiettarci in un avvenire precario e pieno di incognite.

L’amore è attrazione, desiderio, piacere…e basta! Niente domande, né progetti, né fantasticherie di futuri matrimoni, né schemi in cui inserirlo, perché l’amore ha i suoi codici che vanno compresi, poiché da loro dipende il nostro destino. Occorre che sappiate che l’amore è un balsamo, il più potente di tutti i farmaci, infatti ci innamoriamo per curarci, per guarirci, per evolvere, non per attaccarci a qualcuno. Infatti nel sangue delle persone innamorate si è scoperto a riprova del fatto che l’amore cura, che la quantità di proteina NGF (fattore di crescita dei neuroni) è quasi doppia rispetto a quella presente nei gruppi di controllo. Ciò significa che l’innamoramento e l’attrazione sessuale non solo producono nel nostro organismo una cascata di ormoni (endorfine, dopamina, ossitocina, liberina) responsabili del benessere, ma aumentano la rigenerazione delle cellule nervose, garantendone lo sviluppo e la sopravvivenza.

Diverse ricerche confermano questa capacità anche in altri campi: secondo le analisi della Dott.ssa. Maynard Smith l’amore serve a riparare il DNA, che a ogni atto sessuale si riprogramma e si risana. Tanto che l’ossitocina e l’ormone DHEA, (sostanze rilasciate dalle donne durante l’orgasmo), sembrano in grado di impedire alle cellule cancerose del seno di svilupparsi in un tumore. Dunque da vari studi è accertato che l’innamoramento, l’amore e la sessualità non servono solo alla riproduzione, ragion per cui l’amore non guarda con gli occhi, ma con gli affetti. Perciò l’araldo Cupido viene definito bendato, l’amore non ha il gusto di distinguere: alato e cieco, è tutta forza senza giudizio. Voglio concludere elencando altri benefici che dà l’amore.

L’amore è il fondamento di ogni felicità, l’amore può rinnovare, può metterci al sicuro, può infondere la sua forza, può portarci più vicini a Dio, può aiutarci a ritrovarci e a dialogare con il nostro Sé, l’amore  promuove la crescita, fornisce un equilibrio omeostatico, svela l’immortalità, porta la pace, armonizza le differenze, l’amore può salvarci la vita e soprattutto sopravvive alla morte. Da ciò ne consegue che la sua assenza è tanto devastante quanto la sua presenza è benefica. Infatti la mancanza d’amore è meno elusiva, così che possiamo descrivere in modo più affidabile ciò che si prova in questa condizione. Le principali conseguenze della mancanza d’amore sono: senso di paralisi, traumatizzazione, svalutazione personale, senso di fallimento, tristezza, ansia, senso di solitudine, stanchezza generale, sfiducia in sé, disperazione, sfiducia nel prossimo e nella vita in generale, sofferenza psicofisica, senso di inquietudine, bassa autostima, rabbia, paura di essere rifiutati, anedonia, senso di impotenza, senso di abbandono ecc.

Per concludere, dopo una lunga riflessione, non posso che dirmi e ripetere che, sì, nonostante tutto credo e bisogna credere nell’amore e penso che in esso si celi il senso autentico della vita, una perenne prospettiva di salvezza, antidoto contro tutte le disavventure possibili, contro qualsiasi forma di disperazione che coglie l’essere umano. Questo articolo l’ho scritto per gli altri, ma anche per me stesso, per non dubitare mai della potenza dell’amore. Anche la mia vita, come molte, fortunatamente è stata segnata dall’amore, innanzitutto dall’amore tra i miei genitori così diversi tra loro, eppure con loro l’amore non si è certo tirato indietro e ha realizzato una magica alchimia che è durata molto a lungo, fino alla morte di mio padre. Il risultato della loro perfetta osmosi sono io, che ora mi rendo conto di essere ciò che sono, perché prima di me c’erano due persone che si amavano.

Per amare non si possono avere secondi fini, si deve essere pronti a gettare nel fuoco cento mondi.

Maringlen De Iudicibus nato a Tirana nel 1985, fin dall’età di quattro anni vive in Italia. Studia presso l’Istituto dei Gesuiti di Palermo e Napoli, e consegue la laurea magistrale in Psicologia Clinica presso la Lumsa di Roma. Si specializza in Sessuologia Clinica presso l’Istituto Internazionale di Sessuologia Clinica di Firenze e Roma, e in Criminologia e Psicologia Giuridica. I suoi interessi sono rivolti a varie discipline di cui è un attento studioso quali: psicologia, storia, geopolitica, astronomia, filosofia, e altre. È docente stabile presso la scuola di Counseling: “Alta Formazione Counseling” con sede a Roma e in Sardegna. Attualmente è concentrato sullo studio e l’analisi del fenomeno dell’immigrazione, sia dal punto di vista sociale che psicosessuale. Coltiva la passione per l’equitazione, che utilizza anche a fini terapeutici.

Maringlen De Iudicibus nato a Tirana nel 1985, fin dall’età di quattro anni vive in Italia. Studia presso l’Istituto dei Gesuiti di Palermo e Napoli, e consegue la laurea magistrale in Psicologia Clinica presso la Lumsa di Roma. Si specializza in Sessuologia Clinica presso l’Istituto Internazionale di Sessuologia Clinica di Firenze e Roma, e in Criminologia e Psicologia Giuridica. I suoi interessi sono rivolti a varie discipline di cui è un attento studioso quali: psicologia, storia, geopolitica, astronomia, filosofia, e altre. È docente stabile presso la scuola di Counseling: “Alta Formazione Counseling” con sede a Roma e in Sardegna. Attualmente è concentrato sullo studio e l’analisi del fenomeno dell’immigrazione, sia dal punto di vista sociale che psicosessuale. Coltiva la passione per l’equitazione, che utilizza anche a fini terapeutici.

Advertisement