Diritti umani
Marianne d’Italia, il coraggio delle donne, intervista ad Isabel Russinova
La mostra curata da Paola Severini, giornalista, conduttrice, saggista, espone i volti delle ottanta Marianne italiane contemporanee che, con il loro impegno sociale, civile e politico raccontano il coraggio femminile del nostro tempo.
di Angela Celesti
A Palazzo Montecitorio, presso la Sala dei Busti ha, da poco debuttato la mostra fotografica Marianne d’Italia, il coraggio delle donne di Riccardo Bagnoli, uno dei maggiori fotografi di ADV a livello internazionale, tanto che il Museo del Louvre custodisce quattro sue opere nel padiglione dedicato all’advertising. La mostra che è curata da Paola Severini, giornalista, conduttrice, saggista, espone i volti delle ottanta Marianne italiane contemporanee che, con il loro impegno sociale, civile e politico raccontano il coraggio femminile del nostro tempo.
Il ritratto di Isabel Russinova, attrice, drammaturga, scrittrice e filantropa, attenta alle tematiche volte al sociale, al femminile, alle pari opportunità e alla difesa dei diritti umani, testimonial ufficiale Amnesty International, cosi la didascalia che accompagna il suo ritratto in mostra, apre il percorso fotografico che presenta le 80 Marianne d’Italia del nostro tempo.
Isabel Russinova lei è inserita tra le 80 Marianne d‘Italia, cioè la figura femminile, nata dalla rivoluzione francese che simboleggia i Valori di Libertà, Uguaglianza, Fratellanza.

“Sono onorata di rappresentare attraverso il mio percorso di artista, di operatrice culturale e di attivista, il femminile impegnato del mio paese”
Lei è da sempre attenta ad affrontare e divulgare, attraverso il suo impegno di attrice, drammaturga, scrittrice, operatrice, culturale, temi e storie legate al femminile, ai diritti umani con, anche un particolare interesse al territorio balcanico e adriatico orientale.
“Ho sempre sentito potentemente il desiderio di raccontare, divulgare, memoria, storia e storie per difendere il diritto dell’uomo di far parte di un unico popolo sulla terra, immerso nelle tante diversità che sono sue grandi ricchezze e di valorizzare la sua umanità.
Si, mi interessa approfondire il mondo balcanico, mitteleuropeo e adriatico orientale, che è spesso al centro delle mie ricerche anche perchè sono i luoghi della mia origine, io sono nata in Bulgaria, a Sofia da madre bulgara, ortodossa, discendente da una nobile famiglia e da padre istriano cattolico con antiche origini mitteleuropee, sono cresciuta a Trieste, città cosmopolita, dove si parlano, da sempre tante lingue e si professano tante religioni e dove hanno convissuto tanti popoli, tra l’altro sono stata insignita dal Ministero della Cultura di Bulgaria del ruolo di Promotrice della Cultura Slava nel mondo.
E’ molto importante scavare nelle nostre origini, difendere la nostra memoria, la storia dell’ uomo è la chiave del suo progresso, la cultura è al centro della sua emancipazione ed è importantissimo salvaguardare il diritto alla conoscenza, alla libertà di espressione e al rispetto delle diversità.”
Il suo impegno di artista quindi e legato profondamente con il suo impegno di attivista?

“Esattamente, per esempio con il mio Festival TEHR, thematic exhibition on human rights, che parla di diritti umani attraverso le arti, che vanta partenariati con le maggiori Università, come ad esempio l’Università La Sapienza, Università Roma tre, l’Università degli Studi di Tor Vergata, la I.A.R ( Istituto Armando Curcio) , La U.N.I.N.T, l’ Università di Sassari, Università di Camerino, Conservatorio di Santa Cecilia, la Società Dante Alighieri e le Associazioni Umanitarie e gli Stati Generali delle donne, forum permanente presente in tutto il nostro territorio per difendere i diritti delle lavoratrici di cui sono delegata culturale e ancora gli Istituti di Cultura di tanti paesi, ed è inoltre legato, tra le tante collaborazioni, alla Rete del Caffe Sospeso, rete che unisce molte realtà che si occupano di diritti su territorio nazionale ed internazionale. Il Festival divulga, attraverso le discipline dell’arte, temi legati ai diritti umani, dando voce ad artisti, attivisti, intellettuali che con le loro opere libere raccontano fatti e verità lontane dalla propaganda che, altrimenti farebbero fatica ad arrivare al pubblico.
Anche nella scelta dei soggetti che decido di sviluppare, attraverso la drammaturgia o nella sceneggiature per il cinema o con proposte letteraria o con le mie illustrazioni, cerco sempre argomenti e storie attente a valorizzare profili di personaggi o fatti storici che hanno dato importanti contributi all’umanità, ma che, magari la storia ha appannato o aspetti sociali del nostro tempo che faticano ad essere divulgati e tutto questo sempre da indipendente”
Essere tra le ottanta Marianne d’Italia, cioè tra quelle donne che hanno contribuito con il loro impegno a raccontare e valorizzare il nostro paese, sicuramente è di grande soddisfazione per lei.

“Certamente, quando Paola Severini, curatrice della mostra e il fotografo Riccardo Bagnoli autore del progetto, mi hanno contattato per farne parte sono stata molto felice ed onorata di accettare. Ognuna delle donne ritratte nel progetto, impegnate in campi diversi, porta con sè la più alta volontà, tipica del femminile, di essere, con il proprio impegno, a servizio della comunità per un etico progresso umano.”
La Mostra, che ha suscitato molto interesse da parte dei media è stata inaugurata dal Presidente Fontana che così ha aperto la sua relazione,
” Le donne qui ritratte rappresentano i tanti volti del coraggio e della determinazione femminile, le loro storie personali e professionali fatte di passione di sacrifici di successi sono un esempio concreto per quante ancora oggi subiscono discriminazioni ed ingiustizie”. Dopo l’evento alla Camera dei Deputati, Marianne d’Italia, continuerà il suo viaggio?
“Si, sarà presentata in tante città italiane, portando il messaggio di coraggio determinazione e passione femminile. E’ anche importante ricordare che gli ottanta intensi volti di donna ritratte nella mostra, contano lo stesso numero degli anni trascorsi dal 1946,quando le donne italiane hanno votato per la prima volta, dimostrando di essere forti, indipendenti, intuitive, disobbedienti anche se questo comportava correre rischi e oggi, il loro percorso dimostra che hanno vinto.”
