Politica

Le Sardine al giro di boa: dubbi e certezze in vista della manifestazione nella Capitale


Alle incalzanti domande dei giornalisti sul futuro politico della sua neonata creatura Santori continua a rispondere con un generico “Non lo so”. L’unica, vera certezza è che le Sardine sono animate da un crescente e diffuso malcontento – soprattutto giovanile, data l’età intorno ai trent’anni della maggior parte di loro – proveniente da una crisi economica e sociale ben lungi dall’estinguersi presto. 

Le ormai chiacchieratissime Sardine nuoteranno ben presto – sabato 14 dicembre alle ore 15 – in piazza San Giovanni a Roma, augurandosi di replicare e possibilmente emulare i numeri ottenuti nelle altre città d’Italia (fra queste Bologna, Modena, Rimini, Padova, Sorrento, Palermo, Reggio Emilia, Perugia, Rimini, Marsala, Napoli, Milano).
Cercando notizie al riguardo sui principale motori di ricerca risulta quindi inevitabile imbattersi in una lunga serie di articoli, relativi agli esordi del movimento e soprattutto alle prossime tappe della sua affermazione pubblicate anche in lingua straniera (il “The Guardian” ha divulgato un nuovo pezzo sul tema solo pochi giorni fa, considerata inoltre la recente comparsa di ulteriori “banchi di sardine” a New York, in Belgio e in Olanda).
Conscio dell’enorme responsabilità di riempire una piazza storica per la sinistra italiana come quella di San Giovanni (di recente conquistata dalla destra salviniana), il trentaduenne leader del movimento Mattia Santori azzarda una previsione molto ottimista in merito, prevedendo addirittura 200.000 persone e ipotizzando una successiva “nazionalizzazione” del movimento.
Tuttavia, alle incalzanti domande dei giornalisti sul futuro politico della sua neonata creatura Santori continua a rispondere con un generico (e alquanto ardito) “Non lo so”, doppiamente preoccupante se si pensa che l’ambizione sarebbe quella di trasformare il tutto in un progetto politico unico e comune all’intera Italia.

Un movimento eterogeneo

La confusione e l’incertezza sull’avvenire sono aspetti che tuttora contraddistinguono il movimento anti Salvini, e che rimangono comprensibilmente il principale oggetto delle teorie e delle ipotesi politiche più disparate al riguardo (provenienti sia da destra che da sinistra).
Abbiamo quindi chi considera le sardine come una fragile meteora, sostenendo la certezza della loro prossima scomparsa (una sorte analoga a quella del morettiano “Popolo Viola”), chi le identifica ancora in una rinnovata “estrema sinistra” (nonostante il recente episodio del 30 novembre a Firenze, in cui un manifestante è stato gentilmente invitato ad abbassare la bandiera comunista), e chi ne contesta la mancanza di un unico “colore politico”  (trattandosi appunto di un’entità “apartitica”) nonché di un programma elettorale, dettaglio che le avvicina in modo pericoloso al Movimento 5 Stelle.
Per quanto riguarda quest’ultima considerazione, bisogna specificare che fra i partecipanti alle varie piazze ci sono anche schieramenti politici non propriamente di sinistra o addirittura riconducibili alla destra moderata, comunque ostile ai toni accesi e provocatori della politica salviniana.
Fra i suoi esponenti si è subito distinto Filippo Rossi, direttore artistico del Festival “Caffeina” presente fra i moderatori della pagina Facebook “Sardine Milano”.
Nel suo procedere controcorrente da sempre, Rossi ha pubblicato anche un libro dal titolo Dalla parte di Jeckyll – Manifesto per una buona destra, un volume contro la Lega salviniana lontanissima dal suo ideale di conservatorismo, simile invece all’ottocentesco modello cavouriano mai più affermatosi nel nostro paese: laico, moderato, liberale, non rappresentato eppure esistente.

In piazza sull’onda del malcontento

L’unica, vera certezza sul tema perciò è che le sardine presenti nelle varie piazze italiane, al di là di ogni considerazione positiva o negativa in merito, di ogni congettura o ipotesi politica e degli eventuali programmi futuri che tenteranno di rappresentarle, sono indubbiamente animate da un crescente e diffuso malcontento – soprattutto giovanile, data l’età intorno ai trent’anni della maggior parte di loro – proveniente da una crisi economica e sociale ben lungi dall’estinguersi presto.
Ovviamente il dato anagrafico non può essere ritenuto un fattore poco rilevante in un paese di anziani come l’Italia (il cui dramma della “fuga dei cervelli” per altro è oltre modo sempre attuale).
Le generazioni più penalizzate infatti sono senza dubbio quelle dai 30 anni in su, vittime del precariato a vita, del lavoro sottopagato e di contratti umilianti quanto a breve termine (responsabili in modo significativo di un’altra grande problematica italiana: la denatalizzazione).
Se è vero, quindi, che le sardine sono indice di un notevole malcontento (il quale scaturisce dall’infima considerazione di una certa classe politica e del suo operato), sarà davvero interessante constatare il livello dell’odierno scontento popolare a Roma, città di recente rivendicata da Matteo Salvini in risposta alle domande sulle prossime elezioni nella Capitale.
Quello di sabato 14 dicembre sarà quindi un delicatissimo, temuto ma anche agognato “test”, sul quale probabilmente si scriverà ogni genere di esito: essere in piazza, in ogni caso e anche solo da lontano, potrebbe costituire come sempre l’unico modo per avere un’impressione attendibile sulla reale portata dell’evento.

Lascia un commento