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Le Accoglienze Inattese in Italia- The Unexpected Welcomes in Italy

By 27 Luglio 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Le Accoglienze Inattese in Italia

Quando le famiglie all’estero perdono i contatti con i parenti rimasti in Italia per due o più generazioni non è impossibile che i discendenti dei bisnonni in Italia non sappiano nemmeno d’avere parenti in altri continenti

Nell’ultimo articolo (I Legami Mancanti, i Nonni – The Missing Links, the Grandparents) abbiamo trattato il tema dei nonni. Per quanto sia bello il tema nasconde una verità profonda, l’emigrazione è un atto tragico e traumatico. Spezza famiglie e molte persone non si vedono più dopo la partenza di una di loro per l’estero.

Purtroppo, la tristezza non svanisce e a volte i discendenti degli emigrati si trovano a dover affrontare aspetti della vita dei loro nonni e bisnonni che mai potevano immaginare. Perciò vogliamo dare un’occhiata ad alcuni aspetti che molti non conoscono e che alcuni, per vari motivi, potrebbero trovare scomodi.


Però, prima di continuare dobbiamo ricordare sempre una cosa. Per quanto vogliamo pensare il meglio dei nostri cari, gli emigrati erano e sono ancora esseri umani con tutti i loro pregi e difetti. E se vogliamo trattare questo tema fondamentale dobbiamo avere l’onestà e il coraggio di riconoscere aspetti che non sempre sono belli.

Realtà amare

Ultimamente c’è la tendenza a guardare l’emigrazione italiana come un fenomeno “virtuoso”. Cioè, che i nostri emigrati sono partiti solamente per lavorare e per fare una vita nuova per le loro famiglie all’estero. Per quanto sia bello pensare che questo sia il caso per tutti, sarebbe sciocco non capire e riconoscere che ci sono stati emigrati che sono partiti per motivi meno “nobili” e a volte anche illeciti.

Nell’ultimo caso è facile capire che la malavita ha visto l’emigrazione come un mezzo per espandere il suo potere. In questi casi i criminali sono partiti con le sembianze di emigrati normali, oppure come uomini d’affari legittimi per nascondere le loro vere intenzioni. Ma il comportamento scorretto non si limita solo alla malavita, anche se in un caso potrebbe avere legami con essa.

Sappiamo di chi è partito da regioni meridionali per fuggire da faide, sia sicari che potenziali vittime, e non sempre queste faide erano per motivi di malavita, ma anche per questioni “d’onore” tra famiglie. Altri sono emigrati per evitare le conseguenze di fallimenti negli affari o da matrimoni infelici prima della legge del divorzio nel 1971. Ci sono stati donnaioli che sono emigrati dopo aver saputo che una delle loro “conquiste” era incinta, oppure dopo chissà che litigio, banale o serio. Nel caso di emigrazione per motivi di litigi in famiglia, è naturale che questi attriti sono continuati per anni dopo le partenze.

Dopo l’ultima guerra c’è chi è scappato dall’Italia per evitare di pagare le conseguenze delle sue azioni nella guerra civile che ebbe inizio dopo la caduta di Mussolini del 25 luglio 1943. Oppure, durante gli “anni di piombo” terroristi, sia di destra che di sinistra, sono fuggiti per evitare di affrontare la Giustizia e pagare il prezzo dei loro reati e delitti.

Sappiamo che non tutti i discendenti hanno potuto rintracciare i parenti in Italia. Molti parlano dei cambi dei cognomi italiani da parte dei burocrati nella celebre Ellis Island e gli altri porti d’arrivo, ma da quel che abbiamo detto appena sopra è facile intuire che una parte di loro, e non sapremo mai quanti, abbiano intenzionalmente cambiato i loro nomi per non essere rintracciati, rendendo difficile, se non impossibile, per i loro discendenti rintracciare le loro origini.

Quando leggiamo sui social di nonni che non solo avevano ordinato ai genitori di non insegnare l’italiano ai bambini, ma che hanno lasciato ordini precisi di non tornare più al paese di origine, è solo naturale chiederci il perché di misure così drastiche che non sempre possono essere spiegate dell’ormai classico commento, “appartengono al loro paese di nascita”. Una scusa inutile e vana perché, come molti di noi figli di genitori di emigrati italiani abbiamo imparato sulla nostra pelle, per molti dei nostri coetanei autoctoni saremo sempre stranieri nei nostri paesi di nascita.

Allo stesso tempo non dobbiamo pensare che comportamenti scorretti siano limitati solo ad alcuni che sono partiti. Non è insolito scoprire che alcuni parenti rimasti in Italia non si sono comportati bene nei riguardi dei loro fratelli e sorelle all’estero. Sappiamo di casi di vendite di terreni o la divisione di proprietà dopo la morte di genitori all’insaputa dei parenti all’estero con firme false degli emigrati, come anche di parenti che, nel caso di procure generali, hanno firmato per loro per poi intascare i soldi per conto proprio.

Inoltre, quando le famiglie all’estero perdono i contatti con i parenti rimasti in Italia per due o più generazioni non è impossibile che i discendenti dei bisnonni in Italia non sappiano nemmeno d’avere parenti in altri continenti. Quindi l’arrivo dei parenti sconosciuti potrebbe non essere accolto bene.

Accoglienze

Leggiamo sui social delle esperienze di discendenti di emigrati che si sono trovati subito a loro agio con i parenti in Italia. Questo è quel che la maggioranza sogna e che molti trovano. A volte questo rimane l’unico contatto tra di loro e in altri casi i rami della famiglia si avvicinano di nuovo. E questo è giusto.

Però, nei casi dove l’emigrazione era dovuta ad alcuni dei casi elencati sopra, l’accoglienza non è affatto quel che i parenti dall’estero si aspettano.

Nei casi peggiori, quelli della malavita e in modo particolare nelle regioni dominate dalle cosche, l’arrivo di sconosciuti con certi cognomi fin troppo bene conosciuti per motivi sbagliati potrebbe suscitare sospetti nei paesi d’origine. Sarebbe davvero interessante sapere le esperienze di coloro che si son trovati in situazioni del genere perché è probabilmente il caso più traumatico, particolarmente per coloro che pensano all’emigrazione come solo “virtuosa”.

Ovviamente questi sono i casi più estremi, ma non abbiamo dubbi che casi del genere siano successi e che i parenti dall’estero si sono trovati ad affrontare vicende che non avevano mai considerato nei riguardi dei loro parenti.

In questa categoria aggiungiamo i discendenti delle categorie legate alla guerra e al terrorismo perché Italia non ha mai affrontato questi periodi con totale onestà e trasparenza e l’arrivo dei discendenti potrebbe aprire di nuovo ferite profonde per il paese.

Nel caso dei parenti in Italia che non si sono comportati bene nei riguardi dei fratelli e sorelle all’estero, le ferite sono molto più personali. Il furto, e di questo si tratta, della loro proprietà da parte di parenti amati fa molto male. Qualcuno dirà che gli emigrati e/o i loro discendenti potrebbero agire per via legali, ma sappiamo tutti che in Italia questo mezzo è talmente lungo e complicato da renderlo praticamente inutile, lasciando un senso di ingiustizia e anche di tradimento da parte dei parenti emigrati.

Infine, e probabilmente i casi più tristi, sono quelli legati alla speranza di riallacciare i rapporti con i parenti per poi scoprire che dopo tre, quattro o più generazioni loro non sanno nemmeno di avere parenti all’estero. Possiamo immaginare la delusione di coloro che sognavano di poter finalmente scoprire le loro origini e invece si trovano trattati da stranieri invece che da parenti.

Cosa fare?

La soluzione per chi cerca le proprie origini dopo generazioni sarebbe prima di tutto di tener la mente ben aperta ed essere pronti a sorprese di qualsiasi genere. È un consiglio che ci dispiace dare, però, bisogna essere realisti perché fin troppo spesso il passato non è un libro aperto, ma un rebus da decifrare e non sempre le risposte sono gradite.

Inoltre, bisogna essere sicuri che le persone da incontrare siano davvero parenti e non semplicemente persone con lo stesso cognome. La tradizione di dare i nomi dei nonni ai nipotini ha creato molti omonimi ed è facile confondersi tra i molti cugini e mezzi parenti.

Infine, consigliamo a chi vuole contattare i parenti in Italia dopo generazioni di non presentarsi alla porta, ma di scrivere e/o telefonare ai parenti prima per non creare situazioni imbarazzanti per tutti. In molti casi l’accoglienza sarà buona, però, non sapendo i dettagli della vita dei nonni/bisnonni  l’arrivo all’improvviso potrebbe provocare reazioni inattese.

Non vogliamo scoraggiare chi vuole fare queste ricerche, anzi, le incoraggiamo, ma non in modo approssimativo, bensì in modo sistematico e ben consci di non poter sapere l’effetto delle ricerche.

La famiglia è davvero la cosa più importante per noi italiani, ma se esiste anche il detto “parenti serpenti” ci sarà un motivo.

di emigrazione e di matrimoni

The Unexpected Welcomes in Italy

When the families overseas lose touch with the relatives left behind in Italy for two or more generations, it is not impossible that the great grandparents’ descendants in Italy do not even know they have relatives in other continents

In the previous article (I Legami Mancanti, i Nonni – The Missing Links, the Grandparents) we dealt with the theme of the grandparents. However beautiful it is, the theme hides a profound truth, migration is a tragic and traumatic act. It breaks apart families and many people never see each other again after one of them leaves for overseas.

Unfortunately, the sadness does not disappear and at times the descendants of the migrants find themselves having to deal with aspects of the lives of their grandparents and great grandparents that they never imagined. Therefore, we want to take a look at some aspects that many do not know and that some could find uncomfortable for various reasons.

However, before continuing we must always remember one thing. As much as we want to think the best of our loved ones, migrants were and still are human beings with all their strengths and weaknesses. And if we want to deal with this essential theme we must be honest and have the courage to recognize issues that are not always good.

Bitter realities

Recently there has been a trend to look at Italian migration as a “virtuous” phenomenon. That is, that our migrants left purely to work and to make a new life for their families overseas. As much as it is wonderful to think that this is the case for all of them, it would be foolish not to understand and recognize that there were migrants who left for less “noble” and at times even illicit reasons.

In the latter case, it is easy to understand that organized crime saw migration as a means to expand its power. In these cases the criminals left under the guise of normal migrants or as legitimate businessmen to hide their true intentions. But improper behaviour is not limited only to organized crime, even if one case could have links to it.

We know of people who left from Italy’s southern regions to flee from faide (blood feuds), both the killers and potential victims, and these feuds were not always linked to organized crime but also to questions of “honour” between families.  Others migrated to avoid the consequences of bankruptcies or unhappy marriages before Italy’s divorce law in 1972. There were womanizers who migrated after finding out one of their “conquests” was pregnant or after who knows what argument. In the case of migration for reasons of family arguments, it is natural that these frictions continued for years after the departure.

After the last war there were those who fled Italy to avoid paying the consequences of their actions during the de facto civil war after the fall of Mussolini on July 25, 1943 and during the “anni di piombo” (“years of lead”, the years of domestic terrorism in Italy) terrorists from both the left and the right ran away from Italy to avoid facing Justice to pay the price of their crimes and murders. 

We also know that not all the descendants have been able to trace their relatives in Italy. Many talk about the changes of Italian names by bureaucrats at the famous Ellis Island and the other ports of arrival but from what we stated above it is easy to guess that some of them, and we will never know how many, deliberately changed their names to not be traced, making it difficult, if not impossible, for their descendants to trace their origins.

When we read on the social media of grandparents who not only ordered parents not to teach the children Italian, they left specific orders to never go back to the home town, it is only natural to wonder about the reasons for such drastic measures that cannot always be explained by the now classic comment “they belong to their country of birth”. This is a useless and vane excuse because, as many of us children of Italian migrants learnt firsthand, for many of our native peers we will always be foreigners in our countries of birth. 

At the same time we must not think that improper behaviour is limited only to some of those who left. It is not unusual that some relatives who stayed in Italy did not behave well in regards to their brothers and sisters overseas. We know of cases of the sale of land or the division of properties after the deaths of parents unbeknownst to the relatives overseas with forged signatures of the migrants, as well as relatives who, in the case of general powers of attorney, signed for them and then pocketed the money for themselves.

Furthermore, when the families overseas lose touch with the relatives left behind in Italy for two or more generations, it is not impossible that the great grandparents’ descendants in Italy do not even know they have relatives in other continents. Therefore, the arrival of unknown relatives may not be well received.

Welcomes

On the social media we read about the experiences of descendants of migrants who felt immediately at home with the relatives in Italy. This is what the majority dreams and that many find. At times this is the only contact between them and in other cases the branches of the family become close once again. And this is right.

However, in the cases of migration due to some of the cases listed above the welcome is not at all what the relatives from overseas expect.

In the worst cases, those of organized crime, and especially in the Italian regions dominated by the gangs, the arrival of unknown people with certain surnames that are all too well known for the wrong reasons could arouse suspicion in the towns of origin. It would be really interesting to know the experiences of those who found themselves in such situations because it is probably the most traumatic case, especially for those who think of migration as only “virtuous”.

Obviously these are the most extreme cases but we have no doubts that such cases have happened and that the overseas relatives found themselves having to face matters that they never considered in regards to their relatives.

To this category we add the descendants of the categories tied to the war and terrorism because Italy had never faced these periods with total honesty and transparency and the arrival of descendants could reopen deep wounds for the country.

In the case of relatives in Italy who did not behave well in regards to their brothers and sisters overseas, the wounds are much more personal. The theft, and this is what it is, of their property by beloved relatives hurts a lot. Some will say that the migrants and/or their descendants could act legally but we all know that this means in Italy is so long and complicated as to make it practically useless, leaving a sense of injustice and also of betrayal on the part of the migrant relatives.

Finally, and probably the saddest cases, are those tied to the hope of re-establishing relations with the relatives to only discover that after three, four or more generations they do not even know they have relatives overseas.  We can imagine the disappointment of those who dreamed of finally discovering their roots and instead find themselves treated like foreigners instead of as relatives.

What do you do?

The solution for those looking for their roots after generations would be first of all to keep an open mind and to be ready for surprises of any kind. We do not like giving this advice but we have to be realistic because all too often the past is not an open book but a puzzle to be deciphered and the answers are not always welcome.

Furthermore, you have to make sure that the people to meet are really relatives and not simply people with the same surname. The tradition of giving grandchildren the grandparents’ names created many namesakes and it is easy to get confused between the many cousins and half relatives.

Finally, we advise those who want to contact the relatives in Italy after generations to not show up at the door but to write and/or telephone the relatives before hand to not create situations that are embarrassing for everybody. In many cases the welcome will be good but not knowing the details of the lives of the grandparents/great grandparents the sudden arrival could lead to unexpected reactions.

We do not want to discourage those who want to carry out this research, on the contrary we encourage it, but not in an approximate way but rather in a systematic way and well aware of not knowing the effect of the research.

The family really is the most important thing for us Italians but if there is also the saying “parenti-serpenti” (relatives-snakes), there must be a reason.


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