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L’Oriente, la Cina e quei diritti umani violati (di cui si parla troppo poco)


Mai come quest’anno la Cina e l’Oriente in generale sono stati i protagonisti assoluti della pandemia, essendo stati ritenuti i principali responsabili della diffusione del Covid-19 a cominciare dalle realtà dei wet market.

Mai come quest’anno la Cina e l’Oriente in generale sono stati i protagonisti assoluti della pandemia, essendo stati ritenuti i principali responsabili della diffusione del Covid-19 a cominciare dalle realtà dei wet market. Ciononostante, l’attenzione mediatica per questi paesi non ha ancora saputo trattare adeguatamente la questione relativa ad alcuni imprescindibili diritti umani (come la libertà di espressione e di manifestazione) che continuano ad essere calpestati e ignorati soprattutto nei territori del continente cinese.
Solo il 4 luglio scorso, come spiega un articolo del giornale online Tempi.it, proprio la Cina ha varato una legge sulla sicurezza nazionale che distrugge completamente la vita della città di Hong Kong – dall’anno scorso al centro della politica estera mondiale per via delle proteste studentesche in nome della libertà – instaurando in pratica un regime moderno all’insegna del terrore.

La nuova legge sulla sicurezza nazionale

In modo particolare è stato istituito un nuovo ente supremo, denominato “Commissione per la salvaguardia della sicurezza nazionale” e che non sarà soggetto al controllo della giustizia (risultando di fatto al di là della legge).
Per questa entità la definizione di “attività terroristiche” include quasi tutti i tipi di crimini. Rientrano nei suddetti infatti gli “atti di non cooperazione” e quelli di “resistenza”, per i quali sono previste pene fino all’ergastolo.
Infine, la Cina ha inserito il crimine di “collisione con un paese straniero”, allucinante se pensiamo che condanna gli scambi con le organizzazioni internazionali ed estere.
Quest’ultimo atto è chiaramente la dimostrazione di quanto Hong Kong sia già stata relegata al più completo isolazionismo, e quel che è peggio, che un’azione simile sia stata condotta nella più completa indifferenza delle istituzioni a livello internazionale e mondiale.
Gli articoli 35, 41, 42 e 43 poi, possono essere considerati come il fulcro della negazione dei diritti umani: il primo elimina quelli politici (poiché chi viene condannato dalla corte per la sicurezza nazionale non potrà candidarsi alle elezioni né ottenere un posto pubblico), il secondo autorizza i processi segreti e il terzo la carcerazione preventiva durante il processo. Il quarto, infine, autorizza la sorveglianza segreta e la deprivazione del diritto a non rispondere degli interrogati, annientando del tutto la protezione delle libertà individuali previste dal codice penale di Hong Kong. A tal riguardo bisogna aggiungere che si prevederà addirittura la cosiddetta “sorveglianza residenziale in una località designata” (cioè detenzione segreta), la quale permette di far sparire una persona senza che abbia accesso ai suoi familiari o all’avvocato (una prassi comune nell’epoca dell’URSS e della Guerra Fredda).
Se si pensa quindi alle palesi ingerenze della commissione per la sicurezza anche nell’ambito giuridico e in quello della stampa (articoli 44 e 54) è chiaro che il quadro finale sia quello di una esplicita privazione dei diritti umani, che dovrebbe suscitare l’indignazione dell’intero pianeta. Insomma, il “Grande Fratello” è tornato ma a pochi importa.

Le segnalazioni a livello mondiale

Di sicuro un apporto fondamentale al riguardo e in generale a tutte le cause relative ai diritti umani sul nostro pianeta è tuttora fornito da Amnesty International e dall’Osservatorio mondiale per i diritti umani – Human Rights Watch – il cui rapporto 2020 si è tenuto nel quartier generale delle Nazioni Unite a New York il 14 gennaio scorso.
Il capitolo di Hong Kong, in modo particolare, era stato il principale protagonista del 2019, che non a caso è ancora ritenuto “l’anno della repressione”.
Un periodo oscuro insomma, che le attuali disposizioni legislative rischiano di estendere notevolmente anche al prossimo futuro.
Tuttavia, non mancano segnalazioni relative al Brasile di Bolsonaro – colpevole di crimini orrendi contro gli indigeni dell’Amazzonia e responsabile dell’attuale moria per Covid – al Venezuela di Maduro, alla Birmania, la Palestina, la Siria, l’Ungheria e lo Yemen, senza dimenticare gli Stati Uniti (specie in merito al trattamento dei migranti messicani) e anche l’Italia. Secondo Amnesty, il nostro paese “continua a perseguire un’agenda politica di contrasto all’immigrazione, attraverso leggi e misure aventi l’obiettivo di limitare l’esercizio dei diritti e impedire alle persone soccorse in mare di sbarcare”.
La strada per garantire il rispetto della dignità umana a livello mondiale è quindi ancora lunga, più che mai attuale e decisamente in salita.



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