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I Legami Mancanti, i Nonni – The Missing Links, the Grandparents

By 23 Luglio 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

I Legami Mancanti, i Nonni

Per molti figli di emigrati italiani i nonni erano persone sconosciute, oppure voci misteriose dall’altra parte del filo telefonico di chi inviava regali per le feste e le occasioni importanti.

Quando leggi le pagine degli italiani all’estero c’è un aspetto che vedi spesso. Però, è un aspetto della vita che, per una serie di motivi, molti figli di emigrati italiani non hanno potuto sentire, e man mano che gli anni passano si rendono conto che questo legame mancante rappresenta un aspetto essenziale della loro vita.

Fino a non tanto tempo fa quando le famiglie italiane vivevano con tre, o anche più generazioni nella stessa casa, o cascina per i contadini, ed i nonni, più dei genitori, erano quelli che insegnavano ai giovani le loro tradizioni e soprattutto le loro origini.


.Tristemente, per molti figli di emigrati italiani i nonni erano persone sconosciute, oppure voci misteriose dall’altra parte del filo telefonico di chi inviava regali per le feste e le occasioni importanti. Questa mancanza di presenza fisica per i nipotini all’estero vuol dire che non conoscono aspetti che spesso spiegherebbero i motivi dell’emigrazione dei genitori.

Per i figli degli emigrati italiani questo vuol dire avere un vuoto molto personale che è quasi impossibile colmare.

Melbourne

Quel viaggio a Melbourne era molto speciale. Avevo nove anni e ci siamo andati per conoscere i nonni materni che vi facevano tappa prima di proseguire a Sydney per passare qualche settimana con zia Virginia, la sorella di mamma, e zio Fiorenzo e la figlia Marina.

Ci siamo andati in due famiglie, mamma, papà, mio fratello Tony ed io, insieme a zio Gerardo, il fratello di mamma, zia Maria e mio cugino, anche lui Tony, che era ancora bambino. Non ricordo molto di quei giorni tranne le emozioni forti e il piacere di conoscere i miei nonni.

Però, ho un ricordo particolarmente forte di nonno, i suoi occhi dolcissimi che sembravano sorriderti sempre, ma in un viso, che l’adulto che sono ora capisce, di chi aveva passato tempi difficili.

Alla partenza della nave per Sydney qualche giorno dopo siamo tornati ad Adelaide, ma settimane dopo anche siamo partiti per Sydney per portarli con noi per la tappa adelaidiana del loro viaggio in Australia.

Quelle settimane sono state felicissime. Gite con loro, nonno che portava mio fratello e me al negozio per una bibita o un gelato e le lezioni di quel che me lo fa ricordare per sempre, perché ogni volta che gioco con le carte a scopa mi ricordo che è stato proprio lui ad insegnarcelo.

Quel periodo australiano ha segnato l’unica volta che la famiglia di mamma era quasi al gran completo dalla partenza del primo fratello. Mancava solo zia Maria che era rimasta in Italia. Chissà quante volte tutti hanno sognato il grande raduno nel prossimo futuro. Ma il destino non ce l’ha permesso.

Una sera tre anni dopo mentre mio fratello ed io guardavamo la televisione, abbiamo sentito suonare il campanello. Abbiamo sentito mamma urlare, perché all’epoca un telegramma alle 21 poteva essere solo brutte notizie e pochi istanti dopo zio Gerardo è entrato per spegnere il televisore. Sapevamo che nonno era malato, ma questa notizia ci ha sconvolti.

Quella sera nella mia mente ripassavo quelle settimane con lui e mi domandavo se avrei più visto nonna. Per fortuna ho avuto quel grandissimo piacere e onore altre volte.

Scauri e Bianco

Nel 1972 siamo andati in Italia per il primo viaggio. La prima tappa è stata a Scauri(LT) dove il primo giorno siamo andati al cimitero per rendere omaggio a nonno e anche a zio Mario, l’amato zio di mamma che era deceduto anche lui un anno dopo il nonno.

Ho provato gioia a rivedere nonna, ma sentivo la mancanza di nonno. In compenso ho avuto il piacere finalmente di conoscere zia Maria, zio Domenico e i cugini Tommy e Silvana. In quei giorni ho cominciato a capire che il mio patrimonio personale era più grande di quel che pensavo.

Poi, dopo i primi giorni a Scauri siamo andati a Bianco(RC) a trovare la famiglia di papà.

Tristemente non ho potuto conoscere i nonni paterni. Nonno era già deceduto quando sono nato e nonna non molto dopo. Così non abbiamo avuto mai l’opportunità di poter capire come erano e cosa ci potevano insegnare.

Come a Scauri, il primo giorno siamo andati al cimitero a mettere i fiori sulla loro tomba, come anche su quella di zio Giuseppe, il fratello di mio padre che era deceduto nel 1948.

Per me la sorpresa era di trovare molti zii e cugini che non conoscevo prima di quel viaggio. A Perth in Australia c’erano zio Rocco, il fratello di papà, zia Concettina e le cugine Teresa e Maria. Purtroppo lo spazio non mi permette di elencare tutti gli zii, zie e cugini, anche per timore di mancarne qualcuno. Ma, quando siamo ripartiti per l’Australia non vedevo l’ora di tornare, sia a Scauri che a Bianco, per sapere di più del mio passato.

Purtroppo, la mancanza dei nonni, ed inevitabilmente degli zii, ha il significato che è difficile conoscere molti aspetti del passato della mia famiglia, e non so se avrò mai l’opportunità di saperli.

Il tempo e i miei vari viaggi in Italia hanno aperto porte sul passato che non immaginavo, ma non so se potrò mai attraversarle per sapere tutto quel che vorrei conoscere di papà. So quanto amasse la sua famiglia, ma mi rende triste non poter capire fino in fondo perché ha dovuto lasciare otto fratelli e sorelle per iniziare una vita da solo in un continente lontano, raggiunto qualche anno dopo solo da un fratello.

So solo una cosa con certezza, non aveva alcuna voglia di tornare a vivere in Italia e la sola idea che mi trovassi male in Australia lo angosciava. Questo mi rendeva triste, ma alla fine abbiamo potuto risolvere tutte le incomprensioni prima che una malattia maledetta lo portasse via, prima mentalmente e poi fisicamente.

Ora che ho una certa età capisco di più e mentre scrivo queste parole mi rendo conto del dolore dei miei nonni che, dopo la partenza del primo figlio all’estero, non hanno mai più potuto vedere tutti i figli insieme ed avere una casa piena di figli e nipotini per festeggiare le grandi occasioni, fino all’ultima occasione, i funerali quando tutta la famiglia dovrebbe essere unita.

Il ruolo dei nonni

Chi ha potuto crescere con i nonni sa di aver potuto imparare cose del proprio passato che solo i nonni potevano insegnare mentre i genitori erano a lavorare. Questo è un aspetto che moltissimi noi figli di emigrati italiani non ha potuto avere ed è una mancanza che comprendi pienamente solo da adulto e a quel punto è troppo tardi.

Infatti, non pochi di noi torniamo ai paesi d’origine per scoprire che il padre o la madre che conosci non è quella persona che ti descrivevano i parenti ed amici dell’infanzia. Ci sono casi in cui hai la strana sensazione di scoprire che ci sono segreti di famiglia che non sempre vengono spiegati, e che non ci sono più le persone in grado di riempire i vuoti.

Coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere bene i nonni e di poter passare tanto tempo con loro hanno ricordi bellissimi che rimarranno con loro per sempre. Ma noi senza nonni non abbiamo avuto questa fortuna.

I nonni sono parte importante della storia dell’Emigrazione italiana, alcuni perché sono emigrati anche loro e ci sono quelli che hanno visto figli partire per più paesi ed anche continenti per formare rami nuovi della famiglia che, tristemente, nel corso del tempo non si sono più incontrati.

Ma per fortuna ora sui social vediamo che dopo tre, quattro e più generazioni, i discendenti cominciano a voler sapere del loro passato e hanno iniziato i primi passi per trovare la famiglia in Italia che non hanno mai conosciuto.

Fanno bene ed è il loro diritto e dovere personale. Però, come ho cercato di spiegare, non sempre sai quel che troverai e questo è particolarmente vero per molti discendenti di emigrati italiani che cercano le loro radici. Molti saranno benvenuti, ma non tutti avranno accoglienze calorose ed alcuni troveranno sorprese del passato che mai avrebbero immaginato, ed alcuni si renderanno conto che quel che si ricordavano non era proprio la realtà delle loro famiglie.

E molto di questo è perché, per molti di loro, non c’erano i nonni che potevano spiegare e preparare i nipotini per quel che avrebbero trovato da adulti.

di emigrazione e di matrimoni

The Missing Links, the Grandparents

For many children of Italian migrants the grandparents were the unknown people or the mysterious voices at the end of the telephone line who sent gifts for the parties and important occasions.

When you read the social media pages of the Italians overseas there is an aspect of life that often be seen. However, it is an aspect that, for a number of reasons, many children of Italian migrants were not able to experience and as the years pass by they realize that this missing link represents as essential aspect of their lives.

Until not so long ago Italian families lived with three, or even more generations in the same home, or a cascina (farmhouse) for the farmers, and the grandparents, more than the parents, were the ones who taught the young ones their traditions and above all their origins.

Sadly, for many children of Italian migrants the grandparents were the unknown people or the mysterious voices at the end of the telephone line who sent gifts for the parties and important occasions. For the grandchildren overseas the lack of their physical presence means that they do not know aspects that would often explain the reasons for their parent’s migration.

For the children of Italian migrant this means having a very personal void that is almost impossible to fill.

Melbourne

That trip to Melbourne was very special. I was nine years old and we went to meet my maternal grandparents who were stopping there before proceeding to Sydney for a few weeks with zia Virginia, my mother’s sister, zio Fiorenzo and their daughter Marina and zio Peppino, her brother, zia Soccorsina and their sons Tony and Domenic.

We went as two families, mamma, papà, my brother Tony and I, together with zio Gerardo, my mother’s other brother, zia Maria and my cousin Tony who was still a child. I do not remember a lot about those days except the strong emotions and the pleasure of meeting my grandparents.

However, I have a particularly strong memory of my nonno (grandfather), his very sweet eyes that always seemed to smile at you but in a face that the adult I now am understands was of someone who had passed through hard times.

When the ship left for Sydney a few days later we returned to Adelaide but a few weeks later we too left for Sydney to bring them back with us for the Adelaide leg of their trip to Australia.

Those weeks were very happy. We took trips together, nonno took my brother and me to the shop for a cold drink or an ice cream and the lessons of what would always remind me of him because whenever I play Scopa (a card game) I remember that he was the one who taught it to us.

That period in Australia marked the only time that mamma’s family was almost complete since the migration of the first brother. Only zia Maria who had stayed in Italy was missing. Who knows how many times everybody dreamed the great gathering in the near future. But Fate did not allow it.

One evening three years later my brother and I were watching television when we heard the doorbell. We heard mamma scream, because at that time a telegram at 9pm could only be bad news, and a few seconds later zia Gerardo came in to switch off the television. We knew nonno was sick but the news shocked us.

That evening my mind relived those weeks with him and I wondered if I would see nonna again. Luckily I had that great pleasure and honour on other occasions.

Scauri and Bianco

In 1972 we went to Italy for the first trip. The first stop was Scauri(LT) where on the first day we went to the cemetery to pay homage to nonno and also my mother’s beloved zio Mario who had died a year after nonno.

I felt joy seeing nonna again but I felt the loss of nonno. On the other hand I had the pleasure to finally meeting zia Maria, zio Domenico and my cousins Tommy and Silvana. During those days I began to understand that my personal heritage was much bigger that what I thought.

And then, after the first days at Scauri we went to Bianco(RC) to find papà’s family. Sadly I could not get to know my paternal grandparents. Nonno had already passed away when I was born and nonna not long after. So we never had the opportunity to be able to understand what they were like and what they could have taught us.

Like in Scauri, on the first day we went to the cemetery to put flowers on their grave, as also on the grave of zio Giuseppe, my father’s brother who had died in 1948.

The surprise for me was to find many uncles and cousins that I did not know before that trip. In Perth, Australia there were zio Rocco, papà’s brother, zia Concettina and our cousins Teresa and Maria. Sadly space does not allow me to list all the uncles, aunts and cousins, also for fear of missing someone. However, when we left to go back to Australia I could not wait to go back to both Scauri and Bianco to know more about my past.

However, the lack of the grandparents and, inevitably, the uncles and aunts meant that it was difficult to know many aspects of my family’s past and I do not know if I will ever have the opportunity to know them.

Time and my various trips to Italy opened doors to the past that I never imagine but I do not know if I will ever cross them to know everything I would like to know about papà. I know how much he loved his family but it makes me sad to not be able to fully understand why he had to leave eight brothers and sisters to start a life alone in a far away continent, joined a few years later by only one brother.

I know only one thing for sure, he had no desire to go back to live in Italy and the idea that I was ill at ease in Australia distressed him. This saddened me but in the end we were able to resolve all the misunderstandings before a terrible disease took him away, first mentally and then physically.

Now that I am at a certain age I understand more and as I write these words I realize the pain of my grandparents who, after the departure for the first son for overseas, were never again able to see all their children together and to have a house full of the children and grandchildren to celebrate all the great occasions, up to the final occasions, the funerals when all the family should be together.

The grandparents’ role

Those who grew up with the grandparents know they were able to learn things that only they could teach because the parents were at work. This is an aspect that many of us children of Italian migrants could not have and it is a lack that you understand fully only as an adult and at that point it is too late. 

In fact, not a few of us go back to the towns of origin to discover that the father or mother we know is not the person the relatives and childhood friends describe to you. There are cases in which you have the strange sensation of discovering there are family secrets that are not always explained and that there are no longer the people who can fill in the gaps.

Those who had the good fortune to know their grandparents well and to be able to spend time with them have beautiful memories that will always stay with them. But we without grandparents never had this luck.

The grandparents are a major part of the history of Italian migration, some because they too migrated and there are those who saw children leave for a number of countries and also continents to form new branches of the family that, sadly, over time no longer meet.

But luckily, we now see on the social media the descendants who, after three, four and more generations, begin to want to know about their past and have begun the first steps to finding the families in Italy that they have never known.

They are doing the right thing and it is their right and personal duty. However, as I have tried to explain, you do not always know what you will find and this is particularly true for many descendants of Italian migrants who look for their roots. Many will be welcomed but not everyone will have a warm welcome and some will find surprises from the past that they could never have imagined and some will understand that what they remember was not precisely the reality of their families.

And much of this is because for many of them there were no grandparents who could have explained and prepared the grandchildren for what they would find as adults.


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