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L’anniversario dell’occupazione di Agdam tra nuove minacce e provocazioni mediatiche

By 23 Luglio 2020 No Comments

Continuano a circolare campagne mediatiche fantasiose da parte dell’Armenia nei confronti dell’Azerbaigian, mentre è sempre più importante che i mezzi di comunicazione prendano le distanze da notizie non veritiere. Una delle false novità è la notizia, diffusa dalla parte armena, che l’Azerbaigian abbia minacciato di lanciare missili sulla centrale nucleare di Metsamor, in Armenia.

Commentando questo argomento Hikmat Hajiyev, assistente del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian, ha sottolineato che durante le recenti provocazioni, sono state rivelate varie disinformazioni da parte dell’Armenia, che utilizza le opinioni espresse su base individuale per mascherare i suoi crimini. E’ stata proprio l’Armenia ad affermare che avrebbe preso di mira le strutture petrolifere e di gas e le strutture critiche dell’Azerbaigian. Hikmat Hajiyev ha aggiunto che l’Azerbaigian non ha alcun obiettivo di colpire strutture strategiche critiche. “L’Armenia ha deliberatamente trasformato la questione di Metsamor in uno spettacolo. La stessa centrale nucleare di Metsamor rappresenta una grave minaccia per la regione, basata su una tecnologia obsoleta e questa centrale è diventata un veicolo per il contrabbando di sostanze radioattive”, ha concluso l’assistente del Presidente dell’Azerbaigian.

Per quanto riguarda Metsamor, ormai da molti anni questa struttura è una delle centrali nucleari più pericolose al mondo e rappresenta una grave minaccia per tutta la regione, poichè la stessa è situata in un’area soggetta a terremoti, moralmente e fisicamente obsoleta, di cui parlano anche molte organizzazioni internazionali e l’Unione Europea.

E’ importante ricordare che il distretto di Tovuz, bersaglio dei recenti attacchi militari dell’Armenia, è un’area di importanza strategica, perché attraversata dall’intera infrastruttura per la distribuzione delle risorse energetiche dell’Azerbaigian e del Mar Caspio nei paesi occidentali e nel mercato mondiale e per i collegamenti ferroviari e autostradali che connettono l’Est all’Ovest: l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (che rifornisce l’Europa, principalmente l’Italia), l’oleodotto Baku-Supsa, il gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum, il gasdotto South Caucasus Pipeline, prima parte del Corridoio Meridionale del Gas, di cui fa parte anche il Trans-Adriatic Pipeline – TAP (che giunge in Italia), così come la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars e l’autostrada Baku-Tbilisi – progetti che aspirano a dare origine ad una nuova Via della Seta. Per cui l’obiettivo dell’Armenia è volto anche a destabilizzare questa area e impedire il funzionamento di questi progetti fondamentali, che creano accesso a nuovi mercati e a fonti di energia alternative per l’Europa. Non è un caso che l’Armenia abbia avviato un’operazione militare contro l’Azerbaigian tre mesi prima dell’inizio delle forniture di gas dell’Azerbaigian in Europa, inclusa l’Italia.


In questi giorni si sono diffuse numerose minacce da parte dell’Armenia di colpire anche la stazione idroelettrica di Mingachevir in Azerbaigian, che rappresenta la più grande centrale idroelettrica del Caucaso meridionale.

Le autorità dell’Armenia hanno dichiarato varie volte che “trasformeranno le città dell’Azerbaigian in rovine, come Adgam”. E’ di particolare rilievo denunciare questo atteggiamento proprio oggi, che ricorre il 27° anniversario dell’occupazione della città di Agdam, che da principale centro economico-culturale del Karabakh, è diventata una città fantasma, depredata e distrutta dall’esercito dell’Armenia e perciò definita “L’Hiroshima del Caucaso”, alla cui occupazione fa riferimento la risoluzione n. 853 del consiglio di Sicurezza dell’ONU del 29 luglio 1993, che richiede l’immediato, completo e incondizionato ritiro delle forze armate dell’Armenia, ma che è ancora ad oggi inascoltata. 


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