Arte & Cultura
L’Abruzzo che canta: da Tosti a Graziani, una terra di note e poesia
Abruzzo: una regione sorprendentemente prolifica dal punto di vista musicale, ricca di artisti che hanno segnato epoche diverse.
di Laura Marà
Se è vero che la musica è figlia dei luoghi, allora l’Abruzzo ha un suono tutto suo: antico e moderno, popolare e colto, struggente e ironico. Una regione schiva, ma sorprendentemente prolifica dal punto di vista musicale, ricca di artisti che hanno segnato epoche diverse, stili differenti, ma uniti da un’identità profonda e autentica.
Tra questi, il nome di Ivan Graziani occupa un posto di rilievo. Nato a Teramo nel 1945, Graziani è stato una delle voci più originali e fuori dagli schemi del cantautorato italiano. Chitarrista, autore, disegnatore, artista a tutto tondo, ha portato nel panorama nazionale un linguaggio musicale che mescolava rock, poesia e ironia con un’impronta del tutto personale.
Graziani, la voce irregolare del rock d’autore

Nato a Teramo il 6 ottobre 1945, Ivan Graziani si forma inizialmente come disegnatore e illustratore. La sua passione per le arti visive influenzerà la sua carriera musicale, caratterizzata da uno stile narrativo fortemente visivo. Dopo un esordio da chitarrista rock, si afferma negli anni Settanta come cantautore fuori dagli schemi. Tra i suoi brani più noti: Lugano addio, Firenze (canzone triste), Monna Lisa e Pigro. Muore a Novafeltria il 1º gennaio 1997, lasciando un’eredità artistica ancora viva.
Cantautore eclettico e mai allineato, Ivan Graziani ha saputo raccontare l’Italia degli anni Settanta e Ottanta con una penna affilata e una voce graffiante. Nei suoi testi convivono l’ironia surreale, la malinconia e la rabbia, spesso rivolte contro i luoghi comuni e l’ipocrisia sociale.
Maledette malelingue, lo specchio amaro del perbenismo
Pubblicato nel 1991 all’interno dell’album Cicli e Tricicli, il brano Maledette malelingue rappresenta uno dei vertici più corrosivi della scrittura di Ivan Graziani. Il testo mette in scena un paese immaginario, ma tremendamente reale, in cui il giudizio altrui si trasforma in strumento di oppressione quotidiana. Il protagonista è vittima di un coro mormorante che non lascia scampo: “le lingue delle vecchie / si muovono più veloci del vento”.
Musicalmente, il brano alterna atmosfere teatrali a un ritmo incalzante, quasi ossessivo, che amplifica la tensione narrativa. Il cantautore costruisce così una sorta di denuncia sociale che non ha bisogno di slogan, ma solo di immagini nitide e dolorosamente vere. Maledette malelingue è, in fondo, un atto d’accusa contro l’intolleranza mascherata da buone maniere, un tema oggi più che mai attuale. È la prova di come, anche nella leggerezza del rock, Ivan Graziani sapesse raccontare con lucidità le ferite di un’Italia troppo spesso prigioniera dei suoi silenzi e delle sue dicerie.
Una regione di grandi firme

L’Abruzzo non è però solo la terra di Ivan Graziani. A rappresentare il volto colto della musica italiana c’è Francesco Paolo Tosti, nato a Ortona nel 1846. Maestro indiscusso della romanza da salotto, fu apprezzato in tutta Europa e divenne persino insegnante di canto alla corte della regina Vittoria d’Inghilterra. I suoi brani, come Ideale e Marechiare, sono ancora oggi eseguiti nei teatri di tutto il mondo.
Sul versante della canzone d’autore spicca anche Mogol (Giulio Rapetti), le cui radici familiari affondano a Sulmona. Storico paroliere di Lucio Battisti, Mogol ha firmato alcuni dei testi più iconici della musica italiana, contribuendo in maniera decisiva alla trasformazione del linguaggio musicale a partire dagli anni Sessanta.
Più recente ma non meno significativo è il contributo di Remo Anzovino, compositore e pianista di origine abruzzese, noto per le sue colonne sonore cinematografiche e per un linguaggio musicale evocativo, capace di coniugare musica colta e suggestioni contemporanee.
Anche Gianni Morandi, pur essendo nato in Emilia-Romagna, ha legami familiari con l’Abruzzo. Icona della musica leggera italiana dagli anni Sessanta in poi, Morandi rappresenta il volto più popolare e nazional-popolare di questa lunga tradizione.

Un patrimonio culturale da valorizzare
La varietà degli stili e delle esperienze dei musicisti abruzzesi testimonia una ricchezza culturale profonda, spesso poco valorizzata. L’eredità di Ivan Graziani, in particolare, meriterebbe maggiore attenzione da parte delle istituzioni e dei circuiti musicali. Nel 2022, la città di Teramo gli ha intitolato il Teatro Comunale, un segnale importante per riportare alla luce il suo contributo artistico.
In un’epoca musicale sempre più globalizzata e standardizzata, il messaggio di Graziani resta attuale: difendere la propria identità, raccontare le storie degli ultimi, dare voce a chi voce non ha. L’Abruzzo, terra silenziosa ma piena di eco, continua a cantare attraverso le sue figure più emblematiche. Ed è proprio lì, tra le montagne e il mare, che ancora oggi nascono le note più autentiche del panorama musicale italiano.
