Italiani nel Mondo

La vita che molti hanno dimenticato – The life that many have forgotten

By 18 Marzo 2018 No Comments

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La vita che molti hanno dimenticato

Ogni tanto ci guardiamo e ci chiediamo chi siamo. La nostra identità cambia nel tempo con le nostre esperienze, gli studi e il lavoro. Questo è naturale e giusto, ma c’è una categoria che sente queste influenze in modi che sono allo stesso tempo più sottili e imponenti.
Di Gianni Pezzano

Le famiglie degli immigrati sono state la linfa vitale di quasi ogni paese del mondo, eppure queste famiglie sono quelle che sono l’ oggetto di molte critiche, a partire da quelle dei politici.

Tristemente, molte delle critiche sugli immigrati vengono proprio da discendenti di immigrati che hanno dimenticato cosa vuol dire essere andato via dalla propria terra d’origine. A volte dobbiamo guardare il passato per ricordare quello che le famiglie degli immigrati subiscono all’arrivo e le sfide che devono affrontare, di solito iniziando proprio dalla casa.


Chi siamo?
Cos’è un migrante? A volte dobbiamo partire dalla domanda più semplice per affrontare una situazione complessa.

Un migrante è una persona che decide di lasciare il paese di nascita e i motivi per questa decisione sono molteplici.

Alcuni sono costretti dalla mancanza di lavoro, alcuni non si riconoscono più nel paese di nascita, alcuni perché fuggono da una situazione pericolosa, altri per fuggire da una situazione a casa che non sanno più come affrontare, altri perché cercano nuovo sfide e avventure, e altri perché hanno professioni che non sono proprio legali e che vogliono proseguire all’estero.

Per i migranti adulti la priorità è di trovare lavoro e di solito non esiste un meccanismo d’appoggio che permetta loro di farlo nei tempi da loro sperati. Alcuni hanno assunto debiti per pagare la loro emigrazione che devono essere ripagati e pochi hanno i soldi per permettersi il lusso di iniziare la nuova esperienza con una vacanza. Di solito questo vuol dire che spesso hanno pochissimo tempo per imparare bene la lingua del nuovo paese di residenza, e molto spesso quel che imparano viene dal luogo di lavoro. In molti luoghi di lavoro poi   imparare la nuovo lingua è difficile perché i datori di lavoro, per risparmiare tempo e soldi, mettono insieme reparti della stessa nazionalità dove solo i capireparto e responsabili parlano entrambe le lingue.

Alcuni arrivano con le famiglie e altri vengono da soli con il sogno di farsi una famiglia nuova nel paese d’arrivo e qui inizia il primo paradosso delle prime generazioni di migranti.

Il modello della nuova vita è quella della vita che avevano lasciato. Cosi i nuovi immigrati stanno vicini uno all’altro e a casa utilizzano le lingue d’origine come con parenti e amici. Quando possibile questo comprende il continuare le tradizioni generazionali e per gli italiani questo vuol dire fare la salsa a casa, fare il vino e far il maiale secondo le tradizioni del paese di origine in Italia.

È importante ricordare queste tradizioni, non solo perché sono legami con il paese di nascita, ma anche perché in molti casi queste tradizioni sono diventate le basi di imprese importanti quando gli immigrati più imprenditoriali hanno deciso che ci possono capitalizzare le loro tradizioni.

Quindi le case degli immigrati non sono tanto case a metà strada, quanto sono luoghi dove nel corso del tempo due mondi diversi esistono insieme. A casa continuano sia quanto facevano nella vita precedente e fuori all’estero vivono secondo le esigenze e le regole dei nuovi paesi di residenza. Non ci sono eccezioni a questo e tutti gli immigrati passano per questa fase e in questo modo nascono le enclavi degli immigrati.

Le generazione di transizione
Sia se gli immigrati arrivano con la famiglia, oppure se si sposano e fanno famiglia nel paese nuovo, i figli degli immigrati sono quelli che probabilmente sentono di più gli ostacoli nell’ adattarsi al nuovo paese su un livello molto più emotivo. Crescono in quel che è effettivamente un avamposto del paese di origine con la sua lingua e tradizioni. Da giovanissimi non percepiscono le differenze di lingua e tradizioni quando escono da casa, anche perché molte delle occasioni e manifestazioni che frequentano inevitabilmente coinvolgono raduni di gente dallo stesso paese.


La loro prima esperienza con il nuovo mondo è quando vanno all’asilo o a scuola per la prima volta e si rendono conto che non capiscono la lingua, in molti casi la lingua del paese di nascita. Questo inizio ha due conseguenze, particolarmente con paesi con poca esperienza dell’immigrazione.

Per molti di loro la mancanza di un livello pratico della lingua locale è considerato il segno di mancanza di intelligenza degli studenti e tristemente non è insolito essere segnati per almeno la prima parte della loro vita e può determinare come reagiscono all’aspetto più crudele della loro esistenza, cercare l’identità personale che metta insieme la vita di famiglia e le usanze e le tradizioni del paese dove sono nati che scoprono ogni giorno.

Di solito il primogenito è quello che parla meglio la lingua della casa e i figli che seguono hanno una diminuzione progressiva della capacità nella lingua d’origine e, man mano che ciascuno frequenta la scuola, la lingua tra fratelli diventa la lingua del paese dove vivono e non quella della famiglia. Effettivamente questo vuol dire che due lingue sono parlate nella casa del migrante.

Inoltre, non è insolito che questi figli siano gli interpreti per i genitori con medici, dentisti, ecc., particolarmente nei casi di genitori che hanno fatto poca scuola che è stata la causa di prognosi sbagliate.

Conflitti
Gli immigrati sono sempre stati gli agenti di cambio e lo saranno sempre e così affrontano anche la reazione di coloro che non accettano i nuovi residenti nel loro paese. Questi oppositori vedono cambiare i loro ambienti comodi, sentono lingue nuove per strada, mentre arrivano imprese con nomi e occupazioni   insoliti, l’arrivo di frutta, verdure e cibi nuovi nei generi alimentari e i supermercati come segni che il vecchio paese sta cambiando e che si sta sviluppando una versione nuova.

A volte quelli che si oppongono a questi cambiamenti semplicemente esprimono vocalmente la loro opposizione, ma non è raro che si arrivi a vari livelli di violenza. Tristemente, negli Stati Uniti, la Francia e il Belgio questo ha portato persino al linciaggio di immigrati, compresi italiani.


Mentre crescono i figli degli immigrati sono costretti ad affrontare questa opposizione, e ciascuno reagisce secondo il proprio carattere. Alcuni rifiutano la vita vecchia e sentono vergogna per le loro origini, altri rifiutano il paese nuovo e altri ancora decidono di prendere il meglio dei due mondi e creare una nuova realtà. Queste decisioni sono anche molto dolorose e non esiste una soluzione facile che sia adatta a tutti.

Questi sono solo alcuni dei prezzi che gli immigrati e i loro figli pagano ogni giorno e in ogni paese e non ci sono eccezioni. Possiamo solo imparare e cercare di fare meglio nel futuro e per poterlo fare c’è soltanto una soluzione.

Realtà.
Dobbiamo capire che l’emigrazione non è un fenomeno nuovo, in una forma o altra è sempre stata con noi sin dalla nascita dell’Uomo e sarà sempre con noi, infatti è uno dei motori principali della Storia. Per questo motivo quelli che si oppongono all’immigrazione combattono quel che è a lungo termine una battaglia persa.

Purtroppo, con il passare del tempo e le generazioni, i discendenti di immigrati dimenticano quel che i loro genitori, nonni e bisnonni hanno sofferto e continuano il cerchio vizioso dell’opposizione, discriminazione ed oppressione.

Perciò dobbiamo ricordare le nostre origini perché solo così saremo in grado di evitare di ripetere gli sbagli   e creare dolore per tutti. Non è mai troppo tardi per imparare e ricordare il nostro passato.

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The life that many have forgotten

From time to time we look at ourselves and wonder what we are. Our identity changes over time as our experiences, studies and work change us. This is natural and right, but there is one category that feels these influences in ways that are at the same time subtler and more imposing.
By Gianni Pezzano


Migrant families have been the life blood of virtually every country in the world, yet these families are the ones that are still subject to much criticism, beginning from that of politicians.

Sadly many of the greatest critics of migrants are themselves descendents of migrants who have forgotten what it means to be a migrant. Sometime we need to take look back and remember what migrant families go through on arrival and the challenges they face, usually beginning in the home.

Who are we?
What is a migrant? Sometimes we need to start with the simplest question when we face a complex situation.

A migrant is a person who decides to leave the country of birth and the reasons for this decision are many.

Some are forced out by lack of work, some no longer recognize themselves in their country of birth, some because they are fleeing from a dangerous situation, others to run away from situations they no longer know how to face at home, others because they are looking for a new adventure or challenges and others because they may have less than legal professions to pursue in the new countries.

For adult migrants the priority on arrival is work and there is usually no support mechanism that allows them to take their time to find work. Some have taken out debts to pay for their migration that must be repaid and few have the money to allow themselves the luxury to begin the new experience as a vacation.   This usually means that they often have little or no time to formally learn the language of their new countries and what they learn comes from the work place. In many work places learning the new language is hampered because employers, in order to save time and money, put together sections of the same nationality where only the team leaders and supervisors speak both languages.


Some come with their families and others come alone with the dream of making a new family in their new country and here begins the first paradox for the first generations of migrants.

The dream of the new life is modelled on the life they leave behind. So the new migrants stay close to each other and use the old languages at home and with relatives and friends. Whenever possible this includes continuing traditions that are generations old and for Italians this can mean making tomato sauce at home, producing homemade wines and butchering a pig, all according to the traditions of the particular towns of origin.

It is important to remember these traditions, not simply because they are links with the countries of birth, but also because in many cases these traditions have become the basis for important companies when the more entrepreneurial migrants decide that there may be profit from their traditions.

Therefore the homes of migrants are not so much half way houses as they are places where over time two different world exist together. At home they continue as much as they can their former lives and outside they live according to the needs and the rules of their new countries of residence. There are no exceptions to this and all migrants pass through this stage and it is in this way that migrant enclaves are born.

The generation of transition
Whether the migrants arrive with a family, or whether they marry and have children in the new country the children of migrants are the ones that probably feel the challenges to adapting to the new country at a more emotional level. They are brought up in what is effectively an outpost of the country of origin with its language and traditions. At a very young age they do not perceive these differences when they leave the home, also because many of the occasions and events they attend inevitably involve gatherings of people from the same country.

Their first true experience of the new world is when they go to kindergarten or school for the first time and realize that they do not understand the language, in most cases it is the language of their country of birth. This beginning has two consequences, especially in countries with little experience of migration.

For many of them the lack of practical knowledge of the local language is considered a sign of lack of intelligence of these students and sadly it is not unusual for this to follow them for at least the first part of their lives and can determine how they react to the cruellest aspect of their lives, finding their personal identity that brings together aspects of both the family life and the habits and traditions of the country they discover every day.

Usually the first born child is the one who best speaks the language at home and the children that follow have a progressively decreased capacity of the language and as each attends school the language spoken between siblings becomes the local language and not that of the family. Effectively this means that two languages are now spoken in the migrant home.

In addition, it is not unusual for these children to be the interpreters for their parents with doctors and dentists, etc, especially in the cases of parents who are poorly educated and has led to problems caused by misdiagnosis.

Conflicts
Migrants have always been agents for change and always will be and so they also face the reaction of those who do not welcome the new residents to their country. These opponents see the changes to their comfortable surroundings, hear the new languages spoken in the street, while the arrival of business with unusual names and occupations, the arrival of new fruits, vegetables and food in the greengrocers and the supermarkets as signs that the old country is changing and a new version is developing.

Sometimes these who oppose these changes simply state their opposition very vocally, but it is not unusual for this to lead to differing levels of violence. Sadly, in the United States, France and Belgium this has even led to lynchings of migrants, including Italians.

As the children of migrants grow they are forced to confront this opposition and each reacts according to their character. Some reject the old life and are embarrassed by their origins, others reject the new country and others decide to take the best of both worlds and create a new reality. These decisions are also very painful and there is no easy solution suitable for everyone.

These are only some of the prices that migrants and their children pay everyday and in every country, there are no exceptions. We can only learn and try to do better in the future and to do this there is only one solution.

Reality
We must all understand that migration is not a new reality, in one form or another it has been with us since the birth of man and will always be with us, it is in fact one of the principal motors of history. For this reason those who oppose migration are fighting what is, in the long term, a losing battle.

Unfortunately as time goes by and the generations disappear the descendents of migrants forget what their parents, grandparents and great parents suffered and they continue the vicious cycle of opposition, discrimination and oppression.

For this reason we must remember our origins because only in this way we will be able to avoid repeating mistakes and causing more pain for all. It is never too late to learn and remember our past.

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