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Italiani nel Mondo

La Tirannia impietosa: La Distanza – The Merciless Tyranny: Distance

Gianni Pezzano

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di emigrazione e di matrimoni

La Tirannia impietosa: La Distanza

La distanza tra parenti e anche amici all’estero non è una barriera qualsiasi. È una tirannia che determina quando potrai rivedere i tuoi cari

C’è un aspetto che ha sempre dettato la vita degli italiani all’estero che, grazie a sviluppi tecnologici, avevamo dimenticato negli ultimi anni. Purtroppo, l’emergenza sanitaria mondiale ha rimesso questo aspetto nella mente di moltissimi milioni di persone in giro per il mondo, emigrati e non.

La distanza tra parenti e anche amici all’estero non è una barriera qualsiasi. È una tirannia che determina quando potrai rivedere i tuoi cari e altrettanto importante, che impedisce a membri della famiglia di partecipare agli avvenimenti essenziali che fanno parte della vita di tutti, senza eccezioni.

Infatti, non è una barriera ma una tirannia vera ed impietosa che crea vuoti in manifestazioni felici e rende ancora più tristi episodi in cui la vicinanza ai cari aiuterebbe a superare le emozioni più profonde.

Troppo tardi

Una ventina di anni fa Marco, un amico in Australia, ha ricevuto una telefonata in Italia dalla madre che lo informava che il padre aveva un tumore grave. Naturalmente Marco ha espresso il desiderio di tornare immediatamente a casa per stargli vicino, ma la madre, in circostanze non affatto rare per gli emigrati, gli ha chiesto di non tornare perché non avevano detto al padre quanto fosse seria la sua condizione e vedendo l’arrivo improvviso del figlio lo avrebbe capito, e lei temeva la sua reazione.

Un paio di mesi dopo è arrivata la chiamata per dirgli di tornare a casa. Marco si era già assicurato che il passaporto fosse a posto e che avrebbe avuto un volo appena possibile. Purtroppo la chiamata è avvenuta leggermente in ritardo perché il padre è deceduto mentre Marco era sull’aereo. Eppure, in un certo modo Marco è stato fortunato perché moltissimi dei nostri emigrati non hanno potuto essere presenti al funerale dei cari.

Questa storia dimostra l’effetto tragico della distanza nella vita delle famiglie divise tra l’Italia e altri continenti.

In molti sensi abbiamo dimenticato questa tirannia crudele. Ora non solo abbiamo i social per mantenere contatti in tempo reale, abbiamo anche i mezzi tecnologici per fare persino video chiamate a costo zero. Però, anche con questi mezzi dobbiamo tenere in mente il fuso orario tra continenti sennò rischiamo di disturbare genitori, fratelli e sorelle ad orari scomodi.

Ma lo scopo di questo articolo è anche di farci ricordare cosa ha significato questa tirannia nel corso del tempo e non abbiamo dubbi che molti giovani oggi sarebbero sorpresi delle differenze tra oggi e ieri.

Posta e telegrammi

Non ho il minimo dubbio che mia madre non fosse stata l’unica ad urlare alla sola vista del fattorino delle poste che era venuto alla nostra porta alle 20.45 di quella sera del 1968 con una busta in mano.

Mamma sapeva già della malattia di suo padre, ma quel fattorino, e soprattutto quella busta, potevano dire solo una cosa: suo padre, mio nonno, non c’era più. Per noi quella è stato l’inizio di un periodo che ormai non esiste più, sia in Italia che all’estero, un lutto durato mesi.

All’epoca le comunicazioni tra parenti in paesi diversi si facevano via posta. Per le prime ondate di emigrazione oltreoceano le risposte alle lettere impegnavano mesi. Solo con l’arrivo dei primi aerei davvero intercontinentali la posta è diventata “via aerea” e quindi le risposte arrivano in poche settimane.

Inoltre, prima della seconda guerra mondiale le telefonate erano rarissime e poi per i primi decenni seguenti costosissime e difficili per via delle poche linee telefoniche. Per dare un esempio pratico, per noi italiani in Australia, e non ho dubbi che fosse così in tutti i continenti, fino la metà degli anni ’70 le telefonate natalizie si prenotavano mesi prima e con la probabilità di poca durata.

Per questo motivo il giorno della prenotazione nessuno si muoveva da casa fino all’arrivo della telefonata. Per noi giovanissimi era una tortura sia perché non sapevamo cosa dire a quelle voci estranee alla cornetta, sia perché a volte la telefonata arrivava uno o due giorni dopo e non potevamo muoverci per tutto quel tempo.

Quindi le notizie brutte arrivavano sempre via telegramma, veloce e poco costoso. Solo nei casi di matrimoni e nascite il telegramma conteneva notizie buone e gli auguri da parenti sparsi in giro per il mondo. Infatti, fino a non tanto tempo fa una parte dei ricevimenti dei matrimoni era dedicata alla lettura degli auguri dai parenti lontani. Oggigiorno non raramente ci sono connessioni video via internet non solo ai matrimoni, ma persino per i servizi funebri che sarebbero state impensabili solo una generazione fa.

Effetti

Ma gli effetti di queste limitazioni create dalla distanza sono multipli e non sono mai spariti del tutto.

Proprio per questi motivi rami di famiglie tenevano nascoste le condizioni di salute dei cari per non impensierire i parenti lontani. Ci vuole poco per capire che in questi casi, l’arrivo del telegramma era un doppio colpo perché non raramente i parenti all’estero non sapevano niente della malattia, tantomeno la possibilità di decesso.

Ma l’effetto più profondo della distanza è di non poter condividere fasi importanti della vita con genitori e/o fratelli. Non essere presenti ai matrimoni o funerali, la futura nonna che non può essere con la figlia alla nascita dei nipotini e non poterla aiutare con le difficoltà naturali per le madri nuove toglie una partecipazione intima ed importante per tutti.

La distanza non permette di poter abbracciare i cari nei momenti che, quando lieti li rendono ancora più felici e, quando tristi, permettono di superare le perdite che sono parte naturale della vita di tutti.

Poi, quando finalmente vedi i parenti e i fratelli di nuovo dopo anni, se non addirittura decenni, vedi i segni degli anni sui loro volti e ti rendi conto che hai perso parti delle loro vite alle quali volevi essere presente.

E malgrado la tecnologia che aiuta a tenere in contatto, anche video, la tecnologia non ti permette di abbracciare o baciare i cari nei momenti più importanti. Era così anche con le telefonate prenotate che lasciavano  mia madre triste per giorni dopo, ed è ancora così oggi in questo periodo di chiusura in moltissimi paesi.

Implacabile

E la distanza è implacabile e non smetterà mai di imporre la sua tirannia su di noi. Certo oggi siamo in grado di poter tenerci in contatto facilmente, ma questa tirannia si fa sentire sempre. In modo particolare per gli italiani in altri continenti, anche nell’era dei voli intercontinentali relativamente economici paragonati ai prezzi del passato.

Bisogna avere il passaporto sempre valido e, per chi lavora ancora, bisogna poter lasciare velocemente il lavoro per un periodo più o meno lungo perché chi va in Italia non ci rimane solo pochi giorni. Poi, nel caso degli emigrati che sono ancora cittadini italiani con il passaporto scaduto, non solo devono farlo rinnovare il più presto possibile, devono anche metterci sopra il visto di ritorno che aggiunge altro tempo per poter partire.

La storia di Marco dimostra che anche con tutta la buona volontà, e in condizioni normali, non sempre è abbastanza per poter dare l’ultimo saluto e bacio alla persona cara da viva che poi diventa un ricordo indelebile per tutti.

Molto peggio ancora in questo periodo di Covid-19 con la quarantena obbligatoria per gli spostamenti che aggiunge settimane al viaggio, sia all’andata, che al ritorno. E nel caso dell’andata vuol dire non avere la minima possibilità di arrivare in tempo per vedere la persona cara. Senza dimenticare i costi non indifferenti di queste quarantene.

Sarebbe bello pensare al futuro senza dovere subire questa tirannia impietosa, purtroppo qualsiasi pensiero di poterlo fare si trova solo nei romanzi di fantascienza e non nella nostra realtà e quindi siamo destinati a subirla nel futuro.

E anche queste storie degli effetti della distanza devono fare parte di qualsiasi Storia dell’Emigrazione italiana nel mondo. E di nuovo ripetiamo il nostro invito ai lettori di inviare le loro storie ed esperienze a: [email protected].

di emigrazione e di matrimoni

The Merciless Tyranny: Distance

The distance between relatives and also friends overseas is not just any barrier. It is a tyranny that determines when you can see your loved ones again

There is one facet that has always dictated the life of Italians overseas that, thanks to technological developments, we had forgotten in recent years. Unfortunately the worldwide health emergency has put this facet back into the minds of many millions of people around the world, migrants and non-migrants.

The distance between relatives and also friends overseas is not just any barrier. It is a tyranny that determines when you can see your loved ones again and, just as importantly, that prevents members of the family from taking part in fundamental events that are part of everybody’s lives, without exceptions.

Indeed, this is not a barrier but a real and merciless tyranny that creates gaps in happy events and makes sadder events where closeness to loved ones helps to overcome the deepest emotions.

Too late

About twenty years ago Marco, a friend in Australia, received a phone call from his mother in Italy to tell him that his father had a serious tumour. Of course he expressed his desire to immediately return home to be close to him but his mother, in circumstances not at all rare for migrants, asked him to not come back because they had no told the father the seriousness of his condition and the sudden arrival of his son would have made him understand and she feared his reaction.

A couple of months later the call came to tell him to come home. Marco had already ensured his passport was alright and that he could have had a flight as soon as possible. Unfortunately the call was slightly too late because his father passed away while he was on the plane.And yet in a way Marco was lucky because many of our migrants could not be present at the funeral of their loved ones.

This story shows the tragic effect of distance in the lives of families divided between Italy and other continents.

In many ways we have forgotten this cruel tyranny. Now we have not only the social media to keep in touch in real time, we also have the technological means to even carry out video calls at no cost. However, even with these we must keep in mind the time difference between continents, otherwise we risk disturbing parents, brothers and sisters at inconvenient times.

But the purpose of this article is also to make us remember what this tyranny meant over time and we have no doubts that many young people today would be surprised by the differences between today and yesterday.

Mail and telegrams

I have not the slightest doubt that my mother was not the only one to scream at the sight of the postman who had come to our door at 8.45pm on that evening in 1968 with an envelope in his hand.

Mamma already knew about her father’s sickness but that mailman, and especially the envelope, could only have meant one thing, her father, my grandfather, was no more. For us this was the start of a period that now no longer exists in both Italy and overseas, a lutto (mourning) that lasted months.

At the time communications between relatives in different countries were done by mail. For the first waves of migrants to other continents the replies to letters took months. Only with the arrival of the first true intercontinental flights did the mail become “air mail” and therefore replies came in a few weeks.

Furthermore, before the Second World War telephones were very rare and then for the first decades after were very expensive and difficult because of the few telephone lines. To give a practical example, for us Italians in Australia, and I have no doubts this was also the case in all the continents, until the mid ‘70s the Christmas phone calls  were booked months before and with the probability they would not last long.

For this reason nobody moved from home the day of the booking until the telephone call had arrived. It was a torture for us youngsters both because we did not know what to say to those strange voices on the phone and because at times the call arrived one or two days later and we could not move in all that time.

Therefore bad news always came by telegram, it was fast and cost little. Only in the cases of weddings and births did telegrams bring good news and the best wishes from relatives spread around the world. In fact, until not long ago a part of wedding receptions was dedicated to reading the best wishes from far away relatives. Nowadays it is not uncommon for there to be a video connection via internet not only at weddings but even for funeral services which would have been unthinkable only a generation ago.

Effects

But the effects of the limits created by distance were many and never completely disappeared.

For precisely these reason branches of families kept health conditions hidden from loved ones so as not to worry faraway relatives. It does not take much to understand that in these cases the arrival of the telegram was a double blow because not infrequently the relatives overseas knew nothing about the sickness, much less the possibility of death.

But the deepest effect of distance is not being able to share major stages in life with parents and/or brothers and sisters. Not being present at weddings or funerals, the future grandmother not being with the daughter at the birth of her grandchildren and not being able to help her with the natural hardships of new mothers takes away a participation that is intimate and important for everyone.

Distance does not allow you to be able to embrace loved ones in the moments that, when they are happy makes them happier and when sad allows you to overcome the losses that are a natural part of everyone’s life.

And then, when you finally see parents and brothers and sisters again after years, if not decades, you see the signs of the years on their faces and you realize that you have lost parts of their lives when you wanted to be there.

And despite the technology that helps us to keep in touch, even video, the technology does not let you embrace or kiss the loved ones in the most important moments. It was like this even with the booked telephone calls that left my mother sad for days after and it is still like this today in this period of lockdown in many countries.

Implacable

And distance is implacable and will never stop imposing its tyranny on us. Of course today we can keep in touch easily but this tyranny always makes itself felt. Especially for Italians in other continents, even in an era of intercontinental flights that are relatively cheap compared to the prices of the past.

You always have to have a valid passport and for those who work you have to be able to leave quickly for a more or less long period because those who go to Italy do not stay for only a few days. And then in the case of migrants who are still Italian citizens with an expired passport, not only must they renew it as quickly as possible, they must also put the return visa in it which adds even more time to being able to leave.

Marcos’s story shows that even with all the goodwill, and in normal conditions, it is not always enough to be able to give the last goodbye and kiss to the loved person while alive which then remains as an indelible memory for everyone.

This is even worse in this period of compulsory quarantine for movements which adds weeks to the trip, both outward and return. And in the case of the outward trip this means not having the slightest chance of arriving in time to see the loved one. Without forgetting the considerable costs of the quarantines.

It would be nice to think of a future without having to suffer this merciless tyranny, unfortunately any thought of being able to do so is found only in science fiction novels and not in the realms of our reality and therefore we are destined to suffer it in the future.

And these stories of the effects of distance must also be part of any history of Italian Migration around the world. And once again we repeat our invitation to readers to send in their stories and experiences to [email protected].

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L’Arma Illusoria: i Parlamentari dall’estero – The Illusory Weapon: the Parliamentarians from overseas

Gianni Pezzano

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L’Arma Illusoria: i Parlamentari dall’estero

Il concetto dei parlamentari italiani all’estero è stato il progetto del cuore di Mirko Tremaglia, un Deputato del Movimento Sociale Italiano che era anche il responsabile degli italiani all’estero.

In un articolo recente (Le ricette e i nomi ingannevoli – The deceptive recipes and names) ho trattato il tema degli italiani nel mondo e come dobbiamo diventare una vera comunità internazionale per mostrare all’Italia che siamo una vera risorsa per il paese e non solo il ricordo del passato.

Ora continuo con un tema che spiega l’aggettivo usato alla fine dell’articolo che alcuni penseranno sia una provocazione, ma non lo è affatto. Voglio dare un’occhiata a un aspetto del Parlamento italiano che doveva fare proprio lo scopo dell’articolo, ma che, per motivi che saranno spiegati, è diventato un impedimento per realizzare i progetti che potrebbero nascere da una vera collaborazione internazionale degli italiani in tutti i continenti.

Però, prima di iniziare nel cuore dell’articolo vorrei fare capire al lettore che non ho alcuna intenzione di criticare e/o giudicare l’operato dei Deputati e Senatori eletti nelle circoscrizioni estere in questi ultimi anni. Prima di tutto perché gli unici che hanno quel ruolo e diritto sono i loro elettori che esprimono questo giudizio con il voto, ma poi perché l’articolo vuole trattare i problemi del sistema stesso che spesso non permette ai parlamentari di svolgere un ruolo che potrebbe cambiare la vita dei loro elettori residenti all’estero.

Lotta politica

Il concetto dei parlamentari italiani all’estero era il progetto del cuore di Mirko Tremaglia, un Deputato del Movimento Sociale Italiano di cui era anche il responsabile degli italiani all’estero. Per anni ha girato il mondo per conoscere gli italiani e svolgere quelle attività politiche necessarie per presentare una proposta legge per realizzare il suo sogno di rappresentanza parlamentare dei nostri connazionali emigrati.

Benché fosse il simbolo della legge che porterà il suo nome, la Legge Tremaglia (Legge 459 del 27 dicembre 2001), ebbe l’appoggio anche dei Ds e la Margherita che formerà poi l’Ulivo di Romano Prodi che contesterà per le seguenti elezioni. Ma per capire i problemi inerenti alla presenza dei parlamentari eletti all’estero bisogna guardare come la proposta è arrivata in aula.

Infatti, la svolta arrivò con l’appoggio del Governo di cui lui faceva parte. Tremaglia aveva assicurato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che gli elettori all’estero avrebbero ripagato la legge votando per il suo partito. Ovviamente il calcolo di Berlusconi era quello normale per qualsiasi partito, cercare di vincere le elezioni. Purtroppo per le intenzioni di Tremaglia, i risultati ottenuti dall’estero non rispettarono affatto le sue previsioni.

Il destino ha voluto che nel primo voto con la nuova legge del 9 e 10 aprile 2006 la maggioranza degli eletti all’estero non è andata ai partiti della coalizione berlusconiana, bensì al neonato Ulivo e sono stati proprio questi voti a dare la vittoria, e quindi il Governo, a Romano Prodi, non solo alla Camera dei Deputati, ma e più importante, anche la maggioranza nel Senato, anche se minima.

Ci vuole poco per capire la delusione, e varie cronache politiche dell’epoca riferiscono anche la rabbia, di Berlusconi a questa svolta politica che avrebbe dovuto ripagare il suo gesto verso gli italiani all’estero.

Non ci tratteniamo su questo punto tranne per dire che da allora Forza Italia non ha espresso mai, oltre un certo sforzo, gli stessi interessi verso le circoscrizioni estere nelle elezioni, al punto che in Argentina è nato poi un gruppo il MAIE (Movimento Associativo Italiani All’Estero) che è riuscito a fare eleggere i suoi parlamentari al nostro Parlamento.

Ma sin dall’inizio, e particolarmente per via delle maggioranza minima nel Senato, abbiamo cominciato a vedere le debolezze del sistema dei Parlamentari eletti all’estero, non importa per quale partito. Ed è per via di queste debolezze che i parlamentari eletti all’estero sono diventati un’arma illusoria per realizzare progetti grandi per gli italiani all’estero.

Realtà politiche

Chiunque abbia partecipato alla politica, in qualsiasi forma e livello, capisce che c’è una regola di ferro: chi ha i numeri in Aula vince. Dunque, per il Governo i voti dei parlamentari, siano eletti in Italia oppure all’estero, erano destinati a garantire la sopravvivenza e per l’opposizione a cercare di farlo cadere.

Nelle due Camere del Parlamento italiano ci sono mille parlamentari tra Deputati e Senatori (che ora saranno ridotti per via del recente referendum) ed i diciotto parlamentari dall’estero, dodici Deputati e sei Senatori, erano visti solo come numeri in questo gioco eterno dei numeri che è la realtà della politica.

Inoltre, per via del loro numero questi parlamentari, sparsi tra vari partiti, non avrebbero potuto mai dare un contributo efficace e a largo raggio in favore dei loro concittadini all’estero. Magari questo sarebbe potuto cambiare se questi parlamentari avessero lavorato insieme per ottenere vantaggi per gli italiani all’estero, ciascuno all’interno del proprio partito, ma non lo sapremo mai perché questo non è successo.

Purtroppo, anche altri aspetti altrettanto crudeli e potentissimi hanno determinato quel che i parlamentari potevano fare per i loro territori.

Il primo aspetto è certamente economico. In un periodo difficile economicamente per il paese negli anni dall’introduzione della legge, l’economia italiana non poteva permettersi molte spese che gli elettori in Italia, e non pochi parlamentari, avrebbero considerato “inutili” e, dobbiamo dire che i progetti a favore degli italiani all’estero fanno parte di questa categoria.

Per loro non importa il fatto che promuovere la nostra Cultura, l’insegnamento della nostra lingua e altri progetti importanti simili, abbiano il potenziale di aumentare la vendite dei nostri prodotti nel mondo e quindi anche gli introiti dall’estero di cui la nostra economia ha davvero bisogno.

Ed in questo cadiamo nel tranello di non capire che la nostra Cultura, compresa la lingua, deve essere considerata come un’industria e non soltanto un gioiello prezioso da tenere in cassaforte e da mostrare nelle occasioni di prestigio come simbolo della nostra grandezza.

Il secondo aspetto, una realtà che molti italiani all’estero non capiscono, è che il Parlamento italiano può fare poco per cambiare il tenore della loro vita quotidiana, tranne per quei pochi che hanno pensioni italiane, oppure hanno proprietà nel Bel Paese.

Perciò devono capire che il ruolo effettivo dei nostri Parlamentari eletti all’estero per i loro elettori è davvero molto limitato. Ma non per questo dobbiamo pensare che non possano fare qualcosa.

Visione e azioni

In primis, i parlamentari danno voce agli italiani all’estero, ma non lo possono fare senza il contributo dei nostri parenti e amici all’estero. Non solo le poche migliaia che votano, ma tutti, cittadini italiani e non, perché sono loro che devono formare vere comunità italiane all’estero e non solo assembramenti di individui con interessi personali come fin troppo spesse accade, anche in Italia.

Parliamo di “italiani all’estero” ma in realtà non esiste una vera rete degli italiani nel mondo e per realizzare i nostri sogni dobbiamo assumerci la responsabilità di essere più attivi non solo creando questa rete, ma anche e soprattutto per promuovere la nostra Cultura e la nostra lingua, a partire dai figli e particolarmente i discendenti oltre la terza generazione che, per via che dei sistemi scolastici dei loro paesi di nascita/residenza, non sanno niente della vera grandezza del loro Patrimonio Culturale, il più grande del mondo.

E per fare questo dobbiamo fare squadra, per realizzare progetti volti alla promozione di scambi di tutti i tipi tra l’Italia e le sue comunità nel mondo. Dobbiamo incoraggiare e aiutare i discendenti degli emigrati italiani nel corso dei secoli a riscoprire le loro origini. Dobbiamo anche farci carico della promozione di prodotti italiani di ogni genere per fare capire agli italiani in Italia che siamo una vera risorsa e non solo un dettaglio storico da ricordare come gesto simbolico.

E purtroppo i parlamentari eletti all’estero sono diventati un gesto simbolico perché la loro elezione ha dato l’impressione di fare qualcosa, ma per i motivi spiegati sopra, effettivamente la loro presenza nella Camera dei Deputati e nel Senato ha bloccato la volontà politica di fare progetti seri per il bene del paese che coinvolgano i nostri parenti e amici all’estero.

Dobbiamo tutti capire che la loro presenza nel Parlamento, insieme alle azioni delle comunità italiane all’estero, ha il potenziale di fare crescere gli scambi con l’Italia di ogni genere, culturali e commerciali, che farebbe bene a tutti, a partire dall’Italia stessa.

E per fare questo tutti dobbiamo finalmente capire, come l’esempio di Tremaglia ci mostra benissimo, che le buone intenzioni non valgono niente se non sono seguite da azioni. In parole povere, dobbiamo agire tutti e non pensare che un manipolo di parlamentari da soli hanno i mezzi per migliorare i rapporti tra l’Italia e i suoi figli all’estero.

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The Illusory Weapon: the Parliamentarians from overseas

The concept of Italian Parliamentarians overseas was the project closest to the heart of Mirko Tremaglia, a Deputy of the Movimento Sociale Italiano (Italian Social Movement) for which he was also the person responsible for the Italians overseas.

In a recent article (Le ricette e i nomi ingannevoli – The deceptive recipes and names) I dealt with the issue of Italians in the world and how we must become a true international community to show Italy that we are a real resource for the country and not only a memory of the past.

I now continue with an issue that explains the adjective used at the end of the article that some readers will consider provocative but it is not at all. I want to take a quick look at an aspect of Italy’s Parliament that was supposed to carry out the very purpose of the article but that, for reasons that will be explained, has become an impediment to setting up the projects that could arise from real international collaboration between Italians in all the continents.

However, before starting at the heart of the article I would like to make the reader understand that I have no intention of criticizing and/or judging the actions of the Deputies and the Senators elected in recent years in the overseas electorates. First of all because the only ones who have this role and right are their electors who express this judgment with their vote and then because the article wants to deal with the problems of the system itself that often do not allow the parliamentarians to play a role that could change the lives their electors residing overseas.

Political battle

The concept of Italian Parliamentarians overseas was the project closest to the heart of Mirko Tremaglia, a Deputy of the Movimento Sociale Italiano (Italian Social Movement) for which he was also the person responsible for the Italians overseas. For years he travelled around the world to get to know the Italians and to carry out the political activities needed to present a Bill to fulfil his dream of parliamentary representation of our countrymen and women who migrated overseas.

Although he was the symbol of the law that would bear his name, the Tremaglia Law (Law 459 of 27 December, 2001), the proposal had the support of the Democratici di Sinistra (Democrats of the Left) and the Margherita that together would form Romano Prodi’s Ulivo (Olive Tree) Coalition that went on to contest the following elections. But to understand the problems inherent in the presence of parliamentarians elected overseas we have to look at how the bill reached the Chambers of Parliament.

In fact, the turning point came with the support of the Government of which he was a part. Tremaglia had assured Prime Minister Silvio Berlusconi that the electors overseas would have rewarded the law by voting for his party. Obviously Berlusconi’s calculation was the normal one for any Party, to try and win the elections. Unfortunately for Tremaglia’s intentions the results obtained overseas did not at all respect his expectations. 

Destiny wanted that in the first vote under the new law on 9 and 10 April, 2006 the majority of the candidates elected overseas did not go to Berlusconi’s coalition but to the newly born Ulivo and these were the votes that gave the victory, and therefore the Government, to Romano Prodi, not only in the Chamber of Deputies but also and even more importantly, the majority in the Senate even if with the slimmest of margins.

It takes little to understand the disappointment, and a number of political reports of the time say also the anger, of Silvio Berlusconi at this political turnaround that should have repaid his gesture towards the Italians overseas.

We will not linger on this point except to say that since then Berlusconi’s Forza Italia party has never expressed beyond a certain effort the same interest towards the overseas elections to the point that a group was created in Argentina, the MAIE (Movimento Associativo Italiani All’Estero / Associative Movement of the Italians overseas), that has managed to get its parliamentarians elected to our Parliament.

But from the very beginning, and particularly due to the minimal majority in the Senate, we started to see the weaknesses of the system of Parliamentarians elected overseas, no matter for which party. And it is because of these weaknesses that the Parliamentarians elected overseas have become an illusory weapon for setting up large projects for Italians overseas.

Political reality

Whoever has taken part in politics, in any form or level, understands that there is a golden rule: who has the numbers on the floor wins. Therefore, for the Government the votes of the Parliamentarians, whether elected in Italy or overseas, were destined to guaranteeing its survival and for the opposition to try and make the Government fall.

There are a thousand parliamentarians in the two Chambers of Italy’s Parliament between Deputies and Senators (which will be reduced due to the recent referendum) and the eighteen Parliamentarians from overseas, twelve Deputies and six Senators, were seen only as mere numbers in the eternal game of numbers that is the reality of politics.

Furthermore, due to their number these parliamentarians, spread amongst various parties, could never make an effective and wide ranging contribution in favour of their fellow citizens overseas. Maybe this would have changed if these parliamentarians had worked together to obtain advantages for Italians overseas, each one working within his or her party, but we will never know because this did not happen.

Unfortunately other issues, just as cruel and very powerful, also determined what the parliamentarians could do for their territories.  

The first issue is certainly economical. In a difficult period economically for the country in the years since the introduction of the law, Italy’s economy could not afford many expenses that voters in Italy, and not a few parliamentarians, would have considered as “useless” and we must say that projects for Italians overseas are part of this category.

For them it does not matter that promoting our Culture, teaching our language and other similar major projects have the potential to increase the sales of our products internationally and therefore also the income from overseas that our economy truly needs.

And here we fall for the trap of not understanding that our Culture, including our language, must be considered like an industry and not just a precious jewel that is kept in a safe to be shown on prestigious occasions as a symbol of our greatness.

The second issue, and a reality that many Italians overseas do not understand, is that Italy’s Parliament can do little to change the tenor of their daily lives, except for the few who have Italian pensions or own property in Italy. Therefore, they must understand that the effective role of our parliamentarians elected overseas for their voters is truly very limited. But this does not mean that they cannot do something.

Visions and actions

First of all, the parliamentarians give Italians overseas a voice but they cannot do this without the contribution from our relatives and friends overseas. Not only the few thousand who vote but everybody, whether or not they are Italian citizens, because they are the ones who must form real Italian communities overseas and not just gatherings of individuals with personal interests that happens all too often, even in Italy.

We talk about “Italians overseas” but in reality there is no real network of Italians around the world and to fulfil our dreams  we must take the responsibility of being more active not only by creating this network but also and above all by promoting our Culture and language, starting with the children and particularly the descendants beyond the third generation who, due to the school systems of their countries of birth/residence, know nothing of the true greatness of their Cultural Heritage, the world’s greatest.

And to do this we must come together as a team to create projects aimed at the promotion of exchanges of all types between Italy and her communities around the world. We must encourage and help the descendants of Italian migrants over the centuries to rediscover their origins. We must also take charge of the promotion of Italian products of every kind to make Italians in Italy understand that we are a true resource and not only a historical detail to be remembered as a symbolic gesture.

And unfortunately the parliamentarians elected overseas have become a symbolic gesture because their election has given the impression of doing something but, for the reasons explained above, their presence in the Chamber of Deputies and the Senate has effectively blocked the political will to carry out serious projects for the country’s good that involve our relatives and friends overseas.

We must all understand that their presence in the Parliament together with actions of the Italian communities overseas have the potential to increase the exchanges of every kind with Italy, cultural and commercial, which would be good for everyone, starting with Italy herself.

And to do this we must all finally understand, as Tremaglia’s example shows very well, that good intentions are worth nothing if they are not followed by actions. Put simply, we must act together and not think that a handful of parliamentarians alone have the means to improve relations between Italy and her children overseas.

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Italiani nel Mondo

L’Emissario del Diavolo: Niccolò Machiavelli – The Devil’s Emissary: Niccolò Machiavelli

Gianni Pezzano

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L’Emissario del Diavolo: Niccolò Machiavelli

Generalmente una frase viene utilizzato per descrivere il libro “Il Principe” di Niccolò Machiavelli, “i fini giustificano i mezzi”, ma questa è un’interpretazione superficiale del saggio di meno di 140 pagine

Nel 1516 Sir Thomas More, il teologo e poi Cancelliere d’Inghilterra sotto il Re Enrico VII, ha scritto un libro il cui titolo descrive un’isola dello stesso nome con una società perfetta. Infatti, quel nome è entrato nel vocabolario del mondo per descrivere una società ideale, Utopia.

Quel che More non poteva sapere è che tre anni prima un autore fiorentino aveva già scritto un libro che mostrava in modo freddo e meticoloso perché il sogno del teologo inglese era irrealizzabile, non perché non volesse una società perfetta ma perché, per la prima volta un autore aveva il coraggio di mettere sulla carta le realtà dure e crude della politica vera, e in modo particolare dei giochi necessari prima per ottenere e poi mantenere il potere.

Il destino ha voluto che More fosse giustiziato dal suo sovrano per aver mantenuto fede alla dottrina della sua religione, ma nel 2000 Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato Thomas More, ora santo, sia per i cattolici che per gli anglicani, il Santo Patrono dei politici. Al contrario, qualche decennio dopo la morte del suo autore l’uscita del libro italiano in Inghilterra ha sconvolto così tanto i lettori del paese, che hanno inventato un soprannome nuovo per il Diavolo, Old Nick, ispirato dal nome dell’autore perché, secondo loro, il libro poteva essere stato scritto solo dall’Emissario del Diavolo. L’autore era Niccolò Machiavelli.

Generalmente una frase viene utilizzato per descrivere il libro “Il Principe” di Niccolò

Machiavelli, “i fini giustificano i mezzi”, ma questa è un’interpretazione superficiale del saggio di meno di 140 pagine e per capire il perché diamo un’occhiata breve alla sua vita.

Tempi burrascosi

Niccolò Machiavelli nato a Firenze il 3 maggio 1469 era un autore, funzionario e diplomatico per la sua città. Questi mestieri volevano dire, soprattutto nel suo ruolo di ambasciatore, che doveva essere non solo intelligente, ma anche un osservatore acuto e capace di dedurre velocemente da quel che osservava personalmente e dai documenti che doveva leggere per il suo lavoro.

Inoltre, viveva in quel che erano davvero tempi burrascosi ed ha visto personaggi storici, uno dei quali, Cesare Borgia, era il modello del Principe del libro, sia nei pregi che nei difetti. Ha visto rivolte contro il governo fiorentino, particolarmente la cacciata dei Medici da parte di Savonarola e lui stesso è stato esiliato dalla sua città di nascita.

“Il Principe” quindi era il risultato di quel che aveva visto nel corso della sua vita e doveva essere considerato una specie di “guida” per un “Principe” capace. Anche se il libro è dedicato a Lorenzo de Medici, Duca di Urbino, nipote del celebre Lorenzo il Magnifico, le crude verità rivelate dal libro erano troppo per chi voleva predicare le utopie e non ammetteva pubblicamente quel che facevano davvero i regnanti per ottenere e mantenere il potere.

Per Machiavelli, il Principe non era un “uomo perfetto” ma un essere umano, e sapeva che ogni essere umano era soggetto a regole come anche a desideri personali e questi vengono descritti nel libro. Lui sapeva che ci voleva un uomo forte per poter sopravvivere in un luogo, l’Italia rinascimentale, che in molti modi poteva essere anche l’ambiente dei giochi politici spietati della serie televisiva “Trono di Spade”, senza i draghi e la magia, ma certamente con i suoi massacri, assassini e guerre continue.

Quindi “Il Principe” non mostra solo gli esempi di forza e crudeltà, e a volte anche atti spietati e furbi necessari in tempi burrascosi, e che sono gli incidenti che ispirano l’interpretazione sbagliata della frase citata sopra, ma ci sono anche i mezzi per giudicare il suo lavoro.

Regole

Benché l’aggettivo “machiavellico” sia stato inventato in risposta al libro pensando alle realtà crude dell’epoca, Machiavelli va oltre per dire che il Principe non deve pensare solo a se stesso, ma anche, e soprattutto, alla popolazione la cui vita dipende dalle sue decisioni.

Difatti, quando il Principe decide di andare in guerra deve farlo in modo da poterlo finire il più presto possibile e per motivi che sono davvero molto moderni. Le guerre sono periodi che fanno male a tutti, dai più poveri ai più potenti, sia in termini di vite umane, sia per quel che ora consideriamo condizioni economiche, e quindi il Principe che decide di ricorrere al mezzo più atroce deve essere deciso e spietato, anche se per motivi “etici” il ricorso alla guerra deve essere evitato, se possibile. Questo è il mezzo con cui il Principe è giudicato.

L’autore fiorentino riconosce anche i fattori che possono decidere la sorte dei Principi come la “Fortuna”, che spessa è cieca e può cambiare da un momento all’altro per moltissimi motivi non controllabili dal Principe. Un esempio di questo è stata la morte prematura di Papa Alessandro VI che fu decisiva per la caduta di suo figlio Cesare Borgia.

Dopo l’interregno brevissimo di Papa Pio III è subentrato Giuliano Della Rovere con il nome Giulio II che, non solo per motivi di potere personale, ma anche e soprattutto perché era anche disposto a entrare in guerra personalmente, ha messo fine alle ambizioni della famiglia Borgia. Inoltre, questo Papa è ora considerato uno dei mecenati d’Arte più importanti della Storia e, per chi non lo sapesse, è stato proprio questo Papa guerriero a commissionare Michelangelo a dipingere la Cappella Sistina.

Allo stesso modo Machiavelli aveva anche riconosciuto i pericoli delle compagnie di mercenari stranieri dei “Capitani di ventura” che combattevano per chi pagava di più, e quindi spesso non erano leali con chi li pagava.

Infine, Machiavelli fa appello a Lorenzo de Medici di prendere atto di quel che scriveva per mettere fine alle azioni dei francesi e spagnoli in Italia, e di mettersi a capo dei molti stati “italiani” che esistevano all’epoca. In un certo senso il primo sentore dei pensieri che porteranno poi al Risorgimento quattro secoli dopo la sua morte.

Purtroppo pochi hanno voluto capire questo aspetto del suo pensiero. Anzi, basta pensare che, per mantenere la loro Signoria, i Gonzaga di Mantova hanno stabilito rapporti forti con gli austriaci e per questo motivo non è proprio un caso che la loro è stata la Signoria più longeva della penisola, e certamente molto più lunga dei celebri de Medici fiorentini.

Quel che scrive Machiavelli è moderno perché riconosce molti aspetti della vita della politica che oggigiorno consideriamo normali con la parola “pragmatico”. Il Principe deve agire entro i limiti della legge e la moralità, ma in certi tempi, come in guerra, per dare l’esempio più lampante, si trova a dover prendere decisioni dure che non si prenderebbero mai in altri tempi.

Italia

Per capire davvero Machiavelli e per rendersi conto perché la frase spesso citata sia sbagliata, bisogna leggere bene e attentamente non solo “Il Principe” ma anche i suoi “Discorsi su Tito Livio”, dove spiega in modo più dettagliato i suoi pensieri. Sarebbe bello pensare che se i “Principi” dell’epoca di Machiavelli gli avessero dato retta con ogni probabilità l’Italia sarebbe nata molto prima, ma così non è stato e per un motivo molto semplice.

Per quanto Machiavelli fosse un grande osservatore un suo amico, Francesco Guicciardini, anche lui diplomatico e grande autore politico e pensatore, era ancora più realista. Con la sua frase “O Franza o Spagna purché se magna” ha dimostrato d’aver capito perfettamente le debolezze dei “Principi” italiani che pensavano solo ai propri interessi invece di agire insieme, e di conseguenza hanno creato le condizioni per cui la nostra penisola è rimasta un campo di battaglia per eserciti stranieri per secoli.

Infine, non possiamo scrivere un articolo su Niccolò Machiavelli senza nominare un’altra sua opera, la commedia teatrale “La Mandragola” considerata la più grande commedia del Rinascimento. Nel farci vedere le vite dei fiorentini della sua epoca non solo ci fa ridere, e molto anche, ma ci fa vedere che le debolezze umane non son mai cambiate e i messaggi di questa opera sono ancora validi oggi quanto i messaggi politici de “Il Principe”, e perciò vediamo chiaramente anche nelle sue opere che Machiavelli non è affatto “machiavellico” quanto l’aggettivo moderno potrebbe farci pensare. Per chi ha voglia di vederlo vale la pena cercare online il film “La Mandragola” del regista Alberto Lattuada interpretato magistralmente dal grande Totò e Philippe Leroy che ci fa rivivere quell’epoca affascinante.

Se i nostri lettori vogliono davvero capire l’Italia e la sua Storia farebbero bene a cercare autori come Machiavelli e Guicciardini, perché hanno visto con i propri occhi quel che ora esiste solo nei libri di Storia e dunque sono capaci di trasportarci in un mondo che non esiste più, ma senza il quale il nostro paese sarebbe molto diverso.

di emigrazione e di matrimoni

The Devil’s Emissary: Niccolò Machiavelli

One phrase is generally used to describe Niccolò Machiavelli’s book Il Principe (The Prince), “the ends justify the means”. But this is a superficial interpretation of the book of less than 140 pages

In 1516 the English theologian Sir Thomas More, later King Henry VIII’s Chancellor, wrote a book whose title described an island of the same name with a perfect society. In fact, that name entered the world’s vocabulary to describe an ideal society, Utopia. 

What More could not have known was that three years earlier a Florentine author had already written a book that coldly and meticulously showed why the English theologian’s dream was unattainable, not because he did not want a perfect society but because, for the first time, an author had the courage to put on paper the harsh and crude reality of real politics and especially of the games needed first to obtain and then to maintain power.

Destiny wanted that More be executed by his sovereign for having kept faith with the doctrine of his religion but in 200 Pope John Paul II declared Thomas More, now a saint for both the Catholics and the Anglicans, the Patron Saint of Politicians. On the other hand, a few decades after its author’s death the publication of the Italian book in England horrified that country’s readers so much that they invented a new nickname for the Devil, “Old Nick” inspired by the author’s name because, according to them, the book could only have been written by the Devil’s Emissary. The author was Niccolò Machiavelli.

One phrase is generally used to describe Niccolò Machiavelli’s book Il Principe (The Prince), “the ends justify the means”. But this is a superficial interpretation of the book of less than 140 pages and to understand why let us take a quick look at his life.

Stormy times

Niccolò Machiavelli, born in Florence on May 3, 1469, was an author, functionary and diplomat for his city. These professions meant, especially in his role as an ambassador, that he had to be not only intelligent but also a keen observer and to be able to deduce quickly from what he observed personally and from the documents he had to read for his work.

Furthermore, he lived in what were truly stormy times and he saw firsthand historic characters, one of whom was Cesare Borgia, the model for the book’s Prince, both in strengths and weaknesses.  He saw revolts against Florence’s government, especially the expulsion of the de Medici family by Savonarola, and he himself was exiled from his city of birth.

“The Prince” therefore was the result of what he had seen in the course of his lifetime and had to be considered a sort of “guide” for the good “Prince”. Even though the book is dedicated to Lorenzo de Medici, the Duke of Urbino, grandson of the famous Lorenzo the Magnificent, the harsh truths revealed in the book were too much for those who preached Utopia and did not admit publicly what rulers really did to obtain and keep power.

For Machiavelli the Prince was not a “perfect man” but a human being and he knew that every human being was subject to rules and also personal desires and these are recognized in the book. He knew that a strong man was needed to be able to survive in a place, Renaissance Italy, which in many ways could have been the setting for the ruthless political games of the TV series “Game of Thrones”, without the dragons and the magic but certainly with its massacres, murders and continuous wars.

Therefore, “The Prince” shows not only examples of strength and cruelty but sometimes also the ruthless and cunning actions necessary in stormy times and these are the incidents that inspire the wrong interpretation of the phrase quoted above, but there are also the means to judge his work.

Rules

Although the adjective “Machiavellian” was invented in reply to the book thinking about the harsh reality of the period, Machiavelli goes further to say that the Prince must not only think of himself but also and above all of the population whose life depends on his decisions.

Indeed, when the Prince decides to go to war he must do so in a manner to be able to end it as quickly as possible and for reasons that are truly modern. Wars are periods that hurt everybody, from the poorest to the most powerful, both in terms of human lives and of what we now consider economic conditions and therefore the Prince who decides to resort to the most atrocious means must be decisive and ruthless, even if for “ethical” reasons resorting to war must be avoided, if possible. This is the means by which a Prince is judged.

The Florentine author also recognizes the factors that can decide the fate of Princes, such Fortuna (Fortune, effectively Luck) that is often blind and can change from one moment to the next for many reasons beyond the control of the Prince. One example of this was the premature death of Pope Alexander VI that was decisive in the eventual fall of his son Cesare Borgia.

After the very short interregnum of Pope Pius III, Giuliano Della Rovere took over with the name Julius II and it was he who, not only for reasons of personal power but also and above all because he was also prepared to go to war personally, put an end to the ambitions of the Borgia family. In addition, this Pope is now considered one the greatest patrons of Art in history and, for those who do not know, it was this warrior Pope who commissioned Michelangelo to paint the Sistine Chapel.

In the same way Machiavelli had recognized the dangers of the companies of foreign mercenaries that fought for those who paid the most and therefore they often did not remain loyal to those who paid them.

Finally Machiavelli appealed to Lorenzo de Medici to take note of what he wrote to put an end to the actions of the French and the Spanish in Italy and to put himself at the head of the many “Italian” states that existed at the time. In a certain sense this was the first glimpse of the thoughts that would lead to Italy’s Unification four centuries after his heath.

Unfortunately, few wanted to understand this aspect of his ideas. Indeed, we only have to think that, in order to keep its status, the Gonzaga family of Mantua established strong relations with the Austrians and for this reason it was not at all a coincidence that theirs was the peninsula’s longest lived Ruling House that was certainly much longer than that of the famous de Medici family of Florence.

What Machiavelli wrote is modern because it recognizes many aspects of political life that we today consider normal with the word “pragmatic”. The Prince must act within the Law and morality but in certain times, such as in a war to give the most striking example, he finds himself having to make difficult decisions that he would never make in other times.

Italy

In order to truly understand Machiavelli and to understand why the phrase often quoted is wrong we must read well and carefully not only “The Prince” but also his Discorsi su Tito Livio (Discourses on Livy) in which he explains his thinking in a much more detailed way. It would be nice to think that if the “Princes” in Machiavelli’s time had listened to him in all likelihood Italy would probably have been born much earlier but this was not so and for one very simple reason.

As much as Machiavelli was a great observer one of his friends, Francesco Guicciardini, also a diplomat and a great author and thinker, was even more realistic. With is phrase O Franza o Spagna purché se magna (Either France or Spain as long as we eat) he showed that he had understood perfectly the weaknesses of the Italian “Princes” who thought only of their own interests instead of acting together and, as a result, they created the conditions that our peninsula remained a battlefield for foreign armies for centuries.

Finally we cannot write an article about Niccolò Machiavelli without mentioning another one of his works, the play La Mandragola (The Mandrake), considered the Italian Renaissance’s greatest comedy. In letting us see the lives of the Florentines of his times he not only makes us laugh, and very well at that, he lets us see human weaknesses that have never changed and the messages of this work are still just as valid as the political messages of “The Prince” and in these works we clearly see that Machiavelli was not at all as “Machiavellian” as the adjective might lead us think. For those who want to see the play it is worth searching online for the film La Mandragola by director Alberto Lattuada interpreted masterfully by the great Totò and Philippe Leroy which lets us relive that fascinating time.

If our readers truly want to understand Italy and her history they would do well to look for authors such as Machiavelli and Guicciardini because they saw with their own eyes what now exists only in history books and therefore they can transport us to a world that no longer exists but without which our country would be very different.

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Italiani nel Mondo

Italiani nel mondo: una chiamata alle armi – Italians in the world: A Call to Arms

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di emigrazione e di matrimoni

Italiani nel mondo: una chiamata alle armi

Cosa sanno davvero in Italia delle moltissime realtà che sono gli Italiani nel mondo? E allo stesso modo, che armi hanno i nostri parenti e amici all’estero per farle conoscere agli italiani in Italia?

Ci sono tante armi, ma non tutte uccidono o feriscono. Anzi, molte delle armi che hanno avuto effetti molto longevi sono quelle che tanti non considerebbero mai come armi, le parole e le immagini.

Questa rubrica “Italiani nel mondo” è stata creata con un’intenzione specifica e vogliamo cogliere l’occasione dell’anno nuovo scrivendo questo articolo, e in seguito un altro nel prossimo futuro, su quel che i nostri lettori possono fare non solo per migliorare i loro rapporti con il paese d’origine dei loro genitori, nonni o bisnonni, ma anche su quel che possono fare per avvicinare il Bel Paese alle sue comunità di figli e discendenti di emigrati italiani sparsi in tutto il mondo.

Difatti, in questo articolo vorrei proporre ai lettori, e in modo particolare a quelli che hanno cominciato a leggere questi articoli di recente, solo alcune considerazioni sui mezzi a disposizione per fare capire ai parenti e amici in Italia le realtà delle loro vite, e delle vite dei loro genitori e avi, quando sono arrivati nei paesi all’estero dove cercavano una vita nuova per i loro figli.

E soprattutto, allo stesso tempo, di documentare per il futuro la vita degli emigrati ed i loro figli e discendenti, perché la Storia non documentata è destinata ad essere dimenticata e considerando il contributo di questi emigrati non solo alla Storia d’Italia, anche economicamente cosa che molti in Italia non ricordano più, abbiamo il dovere finalmente di raccogliere la Storia dell’Emigrazione italiana.

Ma prima dobbiamo chiederci cosa sanno davvero in Italia delle moltissime realtà che sono gli Italiani nel mondo? E allo stesso modo, che armi hanno i nostri parenti e amici all’estero per farle conoscere agli italiani in Italia?

La risposta alla prima domanda è un triste poco o niente delle realtà dell’emigrazione e per questo per rispondere alla seconda domanda bisogna fare una brevissima spiegazione di alcuni fatti dell’emigrazione per inserire la riposta nel suo contesto storico.

Secoli

L’emigrazione italiana non è un fenomeno nuovo e infatti risale a molto prima della nascita del nuovo regno chiamato Italia del 1860. All’estero c’erano già emigrati da tutta la penisola ed incredibilmente il figlio di uno di loro, James Matra, era sulla nave del Capitano inglese James Cook quando, nel 1770 , ha scoperto Botany Bay vicino a quel che sarebbe diventata poi la città di Sydney in Australia, la prima colonia britannica del continente.

Non sapremo mai quanti milioni di emigrati sono partiti dalla penisola nel corso dei secoli, ma una cosa è sicura, molte persone in Italia oggi non sanno di avere parenti sconosciuti all’estero, compreso anche gente partita nel ‘900. Anche in zone che non molti oggi pensano come zone di massiccia emigrazione come il Veneto e il Friuli.

Le intenzioni di questa rubrica non sono solo di dare informazioni su aspetti della nostra Cultura che i nostri parenti e amici all’estero non conoscono, ma soprattutto di cercare di avvicinare in ogni modo l’Italia ai figli e discendenti degli emigrati, che spesso sentono un vuoto che non riescono a spiegare del tutto, spesso nemmeno a loro stessi, ma che è il vuoto creato dal non conoscere le proprie origini.

Stranieri

È difficile spiegare, a chi non l’ha mai sentita, la sensazione di sentirsi uno straniero nel proprio paese, per poi scoprire di essere anche straniero nel paese d’origine dei suoi genitori. Eppure questo è quel che sentivo da giovane e per cui ho impegnato anni per prima riconoscere e poi capire.

E nel corso degli anni, e ancora di più da quando ho cominciato a scrivere questi articoli, durante gli scambi con lettori in altri paesi, ho capito che la sensazione non è affatto rara ed il solo fatto di tenerla dentro di noi non ha fatto altro che farci pensare che solo noi la sentivamo.

Ed è stato proprio nello scrivere queste mie emozioni che ho finalmente capito che noi figli e discendenti di emigrati italiani dobbiamo documentare le nostre emozioni ed esperienze, come gli emigrati stessi hanno il dovere di fare altrettanto, perché è solo tramite questi mezzi, queste armi emotive, che riusciamo a capire noi stessi e anche aiutare coloro che non riescono ad identificare il disagio che sentono ogni giorno.

Documenti

Ovviamente le armi nelle mani degli italiani all’estero per fare conoscere le loro realtà sono le parole e le immagini.

Tramite le armi potentissime dei libri e gli articoli che mettono in parole le nostre esperienze e sensazioni diamo testimonianze importanti che fino ad ora scarseggiavano, anche se ci sono individui in ogni paese che già svolgono questo compito fondamentale.

Poi, come ogni individuo è diverso, anche ogni paese è diverso e dobbiamo finalmente riconoscere che, benché i desideri degli individui siano uguali, le esperienze in ogni paese sono diverse e che non ne sappiamo abbastanza. Basta pensare alla legge in Argentina che obbligava gli immigrati ad adottare nomi spagnoli al posto dei loro nomi di nascita e allo stesso modo non permetteva a loro di dare nomi italiani ai loro figli nati in quel paese. In effetti questa legge negava loro l’identità personale di cui il proprio nome dovrebbe essere un diritto. Il fatto che questa legge sia stata abolita solo nel 2015 deve farci capire le difficoltà di vivere da italiani e figli di italiani in altri paesi che nessuno in Italia riesce a immaginare.

Ma scrivere libri e articoli non sono solo alcune delle armi a disposizione per documentare le nostre esperienze, la nostra Storia da figli e discendenti di italiani. Immagini, siano in fotografie che nei film, sono anche armi emotive, potenti ed importantissime per ritenere e trasmettere queste storie.

Recentemente abbiamo pubblicato un articolo (La Sicilia che non Ricordiamo – The Sicily we do not remember) riguardo il film “Maccaruni” ideato e prodotto da figli/discendenti di emigrati siciliani in Tunisia nel quale sentiamo e vediamo le testimonianze di queste esperienze. Quanti in Italia sanno di questo e di film simili in altri paesi come gli Stati Uniti e l’Australia, e non solo?

Allo stesso modo, sappiamo di gruppi teatrali in altri paesi che hanno scritto e rappresentato pezzi teatrali per tenere vivi i ricordi ed esperienze del loro passato. Molte di queste opere non sono in italiano e nemmeno nelle lingue dei paesi si residenza, ma spesso mettono insieme i dialetti dei genitori e nonni con la lingua locale, per creare lingue franche nuove, e temporanee, utilizzate per colmare i vuoti dei vocabolari delle famiglie immigrate per le nuove e spesso inattese esperienze in questi paesi.

L’Arma illusoria

Si parla tanto di avvicinare l’Italia con le sue comunità all’estero, ma non possiamo farlo in modo efficace se sappiamo poco o niente di quel che è successo e continua a succedere ai nostri parenti e amici all’estero.

Però la responsabilità di creare questi legami più stretti spetta sia all’Italia che agli italiani all’estero stessi, che devono cominciare a essere più attivi come comunità e non lasciare questo compito solo a pochi individui, alcuni dei quali lo fanno solo per motivi d’interesse personale e non solo per le comunità in generale.

Allora, gli italiani in Italia e gli italiani nel mondo devono agire insieme con queste armi potenti e creare opere in parole ed immagini che non solo spieghino la Storia degli italiani all’estero da paese a paese, ma anche per creare un sistema per fare crescere legami sempre più stretti tra l’Italia e le sue comunità.

Una rete mondiale delle comunità italiane nel mondo con l’Italia al centro non solo avrebbe effetti importanti a livello emotivo, ma, se impostata bene con scopi specifici, avrebbe anche effetti economici importanti per tutti, a partire dall’Italia stessa, ma solo se finalmente riconosciamo a livello ufficiale che gli italiani all’estero sono anche una risorsa fondamentale per il futuro del paese e non solo il ricordo dell’emigrazione del passato.

Infine, nel prossimo futuro pubblicheremo un articolo su un’altra arma a disposizione ideata con questi scopi ma che, per motivi fuori il controllo degli italiani all’estero, è diventata un semplice illusione che ha bloccato una visione più vasta del fenomeno degli italiani nel mondo.

I lettori sono invitati come sempre a inviare le loro storie ed esperienze per pubblicazione a: [email protected] 

di emigrazione e di matrimoni

Italians in the world: A Call to Arms

What do people in Italy really know about the many realities that the Italians in the world are? And, at the same time, what weapons do our relatives and friends overseas have to make them known to Italians in Italy?

There are many arms (weapons) but not all of them kill or injure. In fact, many of the weapons that have very long term effects are those that many would never consider as weapons, words and images.

The column “Italiani nel Mondo” (Italians in the world) was created with a specific intention and we want to take the opportunity of the new year to write this article, and another in the near future, on what our readers can do, not only to improve their relations with the country of origin of their parents, grandparents or great grandparents, but also on what they can do to bring Italy closer to her communities of children and descendants of Italian migrants scattered around the world.

Indeed, in this article we would like to offer our readers, and in particular those who began reading these articles recently, only some considerations on the means available to make the relatives and friends in Italy understand the realities of their lives and the lives of their parents and forebears when they arrived overseas where they tried to make a new life for their children.

And especially, at the same time to document for the future the lives of the migrants and their children and descendants because undocumented history is destined to be forgotten and considering the contribution of these migrants not only to Italy’s history, and also her economy as many in Italy no longer remember, we have a duty to finally collect the History Of Italian Migration.

But first we must ask ourselves, what do people in Italy really know about the many realities that the Italians in the world are? And, at the same time, what weapons do our relatives and friends overseas have to make them known to Italians in Italy?

The answer to the first question is a sad little or nothing about the realities of migration and for this reason to answer the second question we have to make a brief explanation of some facts of migration to put the answer in its historic context.

Centuries

Italian migration is not a new phenomenon and in fact dates back to long before the birth of the new kingdom of Italy in 1860. Overseas there were already migrants from all the peninsula and incredibly the son of one of these, James Matra, was on the ship of the English Captain James Cook when he discovered Botany Bay in 1770, near to what would become the city of Sydney in Australia, the continent’s first British colony.

We will never know how many millions of migrants left the peninsula over the centuries but one thing is certain, many people in Italy today do not know they have unknown relatives overseas, also including people who left during the 20th century. Even in areas that not many today think of as areas of heavy migration, such as the Veneto and the Friuli.

The intention of this column is not only to give information on aspects of our Culture that our relatives and friends overseas do not know but above all to try to bring Italy closer in every way to the children and descendants of migrants who often feel an emptiness that they cannot fully explain, often not even to themselves, but which is the emptiness created by not knowing their origins.

Foreigners

It is hard to explain to those who have never felt it the feeling of being a foreigner in your own country to then discover that you are also a foreigner in your parents’ country of origin. And yet this is what I felt as a young man and that took me years to first recognize and then understand.

Over the years, and even more since I began to write these articles and during the exchanges with readers in other countries, I have understood that the feeling is not at all rare and the mere fact of keeping it inside ourselves does nothing but make us feel that only we feel it.

And it was precisely in writing about my emotions that I finally understood that we children and descendants of Italian migrants must document our emotions and experiences, like the migrants themselves have a duty to do the same thing, because it is only through these means, these emotional weapons, that we can understand ourselves and also help those who cannot identify the discomfort that they feel every day.

Documents

Obviously the weapons in the hands of the Italians overseas to make their realities known are words and images.

Through the very powerful weapons of books and articles that put our experiences and feelings into words we give important testimonies that, until now, have been in short supply, even if there are individuals in every country who already carry out this fundamental task.

And then, just as every individual is different, every country is also different and we must finally recognize that, although the desires of individuals are the same, the experiences in every country are different and that we do not know enough about them. We only have to think about the law in Argentina which required that immigrants adopt Spanish names in place of their birth names and in the same way did not allow them to give Italian names to their children born in that country. In effect this law denied them their personal identity of which their own name should be a right. The fact that this law was abolished only in 2015 has to make us understand the difficulty of living as Italians and children of Italians in other countries that nobody in Italy can imagine.

But writing books and articles are only some of the weapons available to document our experiences and our history as the children and descendants of Italians. Images, both in photos and in films, are also emotional, powerful and very important weapons to retain and transmit these stories.

We recently published an article (La Sicilia che non Ricordiamo – The Sicily we do not remember) about the film “Maccaruni” conceived and produced by children/descendants of Sicilian migrants in Tunisia in which we hear and see testimonies of these experiences. How many in Italy know about this and similar films in other countries like the United States, Australia and beyond?

Similarly we know about theatre groups in other countries that have written and performed plays to keep the memory of their past and their experiences alive. Many of these works are not in Italian and not even in the languages of the countries of residence but often combine the dialects of the parents and grandparents with the local language to create the new temporary lingua franca used to fill the gaps in the vocabularies of the immigrant families for the new and unexpected experiences in these countries.

The illusory weapon

There is a lot of talk about bringing Italy closer to her communities overseas but we cannot do this effectively if we know little or nothing about what happened and continues to happen to our relatives and friend overseas.

But the responsibility for creating the closer ties belongs to both Italy and the Italians overseas themselves who must begin to be more active as a community and not leave it only to a few individuals, some of whom do so only for reasons of personal interest and not just for the community in general.

So, Italians in Italy and Italians overseas must act together with these powerful weapons to create works in words and images that not only explain the History of the Italians overseas from country to country but also to create a system to make ever closer ties between Italy and her communities.

A worldwide network of Italian communities in the world with Italy at its centre would not only have major effects emotionally but would also, if set up with specific goals, have important economic effects for everyone, starting with Italy herself, but only if we finally officially recognize that the Italians overseas are also a fundamental resource for the future of the country and not just a memory of the migration of the past. 

Finally, in the near future we will publish an article about another weapon available that was conceived for these purposes but which, for reasons beyond the control of the Italians overseas, became a mere illusion that blocked a much wider vision of the phenomenon of the Italians in the world.

The readers are, as always, invited to send their stories for publication to: [email protected] 

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