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La Sicilia che non Ricordiamo – The Sicily we do not remember

By 23 Giugno 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

La Sicilia che non Ricordiamo

Mentre scrivevo il mio ultimo articolo (Emigrati, Spose e Tradizioni – Migrants, Brides and Traditions) mi è arrivato un messaggio  riguardo un documentario che trattava alcuni dei temi dell’articolo.

L’anteprima sotto era l’assaggio di un film che credo fermamente debba essere visto non solo in Italia, ma anche all’estero tra le nostre comunità sparse per il mondo, e non solo quelle siciliane.

Quel che si vede nel film colpisce non per la semplicità e anche profondità delle testimonianze, molte tramandate da generazione in generazione, ma perché i temi sono sempre attuali e, in un caso, occupa persino le prime pagine dei giornali italiani in questi giorni.


Perciò, diamo un’occhiata a un film che sarà presentato in importanti mostre cinematografiche e che auguriamo avrà i riconoscimenti che merita.

Sicilia

Il film documentario “MACCARUNI – Siciliani in Tunisia” del regista Massimo Ferrara con il progetto editoriale di Isabella La Bruna e Antonio Farruggia, che svolge anche un ruolo attoriale importante nel film, ci racconta la Storia della comunità siciliana in Tunisia partendo dalla fine del ‘800.

Il film fa capire benissimo che la Storia non è semplicemente un elenco di date e luoghi, ma composta da uomini e donne che vivono esperienze vere e che hanno dato contributi buoni e cattivi alle loro comunità. I nipoti e pronipoti degli emigrati raccontano come e soprattutto perché i loro avi hanno dovuto lasciare la Sicilia per l’altra parte del Mediterraneo, come anche la loro vita nel nuovo paese.

Non vogliamo raccontare dettagli che devono essere espressi dai diretti interessati, ma queste testimonianze colpiscono perché ci raccontano realtà nella Sicilia d’allora che molti in Italia non ricordano più. Tristemente, molte di queste esperienze che sentiamo non si limitavano solo alla Sicilia, infatti non abbiamo dubbi che erano ripetute anche in altre regioni meridionali, a partire dalla Calabria.

Un film del genere è importante per i discendenti dei nostri emigrati perché in molti casi non hanno mai saputo, tanto meno capito, i motivi dell’emigrazione dei loro genitori e nonni. È facile parlare di cercare lavoro come dice il luogo comune, ma non sempre questo era il fattore principale che ha costretto gente a lasciare il paese di nascita.

Oggigiorno i discendenti fanno il viaggio nei paesi dei nonni e scoprono luoghi che ora sono centri balneari e turistici, magari anche centri industriali, come Termini Imerese nominato nel film con la sua fabbrica FIAT, e quindi non riescono a capire il motivo dell’emigrazione degli avi.

Con le testimonianze del film molti di questi misteri vengono svelati, e in alcuni casi la verità è scomoda per i loro discendenti. Ma il film non fa solo questo.

Giornali

Inoltre, il film mostra articoli di giornali locali che fanno vedere un aspetto della vita degli immigrati che esiste ovunque siano, senza eccezione.

I nuovi residenti nel paese non sono mai visti di buon occhio da una parte della popolazione autoctona e quindi i giornali, e oggigiorno la televisione e i social, riflettono i timori e sospetti verso quelli che parlano altre lingue, hanno pelle di un altro colore, oppure praticano un’altra religione.

Le testimonianze dei discendenti ci fanno vedere lo sviluppo della loro comunità, e il fatto che alcune delle testimonianze siano in francese fa capire anche che i discendenti dopo la prima generazione nata all’estero quasi sempre perde la capacità di parlare la lingua che li definisce come italiani o siciliani in questo caso. Basta pensare, che in Brasile il Talian, una versione del dialetto veneto di molti degli emigrati italiani nel paese, è ora una lingua ufficiale del paese per capire meglio questo fenomeno.

Colonialismo

Uno degli aspetti più interessanti del documentario è sentire le testimonianze di cosa voleva dire essere dalla parte “sbagliata” del colonialismo. La Tunisia all’epoca era una colonia francese e quindi gli immigrati siciliani hanno sentito direttamente le differenze di trattamento tra i colonizzatori e gli altri residenti del paese, i tunisini nativi e le altre comunità presenti.

I francesi in Tunisia avevano dei vantaggi impensabili al mondo d’oggi e queste testimonianze mettono in un’altra luce un dibattito attuale in Italia legato proprio al colonialismo.

Senza entrare nel caso italiano specifico, le testimonianze fanno capire i “privilegi” dei colonizzatori che non sempre erano in termini economici. Senza eccezione, i colonizzatori si consideravano “superiori” alle comunità native e una lettura di libri dell’epoca dei poteri coloniali riflette questo atteggiamento. Oggigiorno molti vorrebbero, giustamente, correggere gli errori e anche gli orrori del passato, ma non basta puntare il dito su individui per espiare quel che i poteri coloniali hanno compiuto nei territori controllati da loro.

Se davvero vogliamo espiare le colpe del colonialismo bisogna riconoscere che questi comportamenti erano generali e sistematici e spesso con il consenso, tacito e non, delle autorità coloniali, quindi dei governi dei poteri coloniali. Se davvero vogliamo fare espiazione per quel che è successo nelle colonie non si deve in modo quasi ingenuo puntare il dito contro individui, magari anche quei pochi che hanno riconosciuto e raccontato la verità dell’epoca, ma l’espiazione deve venire dagli Stati stessi che dovrebbero riconoscere ufficialmente questi fatti e chiedere perdono per quel che fu fatto sotto le bandiere dei poteri coloniali…

E questo è solo uno dei pensieri che il film/documentario ha suscitato mentre lo guardavo.

Destino

La Storia, e un documentario è una forma di Storia, ci fa vedere e capire il passato che ha determinato il mondo in cui viviamo oggigiorno. Le testimonianze, le immagini e le voci ci fanno rivivere una comunità importante che alla fine, come anche la comunità italiana in Libia qualche anno dopo, non ha avuto un destino felice.

Alla fine, chi è scappato dalla Sicilia per i vari motivi raccontati, chi ha voluto ricominciare daccapo all’estero, si è trovato con una sola scelta che l’ha obbligato a tornare in Italia, e non tutti in Sicilia.

Ferrara, La Bruna e Farruggia hanno fatto un lavoro davvero eccellente nel presentarci un mondo che l‘Italia non ricorda più, a parte ovviamente i diretti interessati e i loro discendenti. Inoltre, dimostrano come certi temi sono universali ed eterni e che li rivediamo sotto spoglie diverse anche nel corso delle nostre vite brevi.

Film del genere sono importanti e dobbiamo non solo augurare successo per questo film, ma dobbiamo, come comunità italiana in tutto il mondo, incoraggiare altri in tutti i paesi dove ci sono comunità italiane a fare film documentari, ricerche e altri progetti per documentare e mostrare le moltissime facce dell’emigrazione che abbiamo dimenticato, oppure, peggio ancora, non abbiamo mai saputo.

Per questo motivo, il prossimo articolo della rubrica sarà scritto proprio da Antonio Farruggia che ci racconterà una Storia breve dei siciliani in Tunisia. Un capitolo della Storia d’Italia.

Errata corrige: per errore è stato ommesso, il nome di Giommi Alessandra per il contributo nella ricerca delle fonti

Come sempre invitiamo i nostri lettori a inviare le loro storie delle esperienze da emigrati o figli e discendenti di emigrati italiani. Inviate le vostre storie a: gianni.pezzano@thedailycases.com

di emigrazione e di matrimoni

The Sicily we do not remember

As I wrote my latest article (Emigrati, Spose e Tradizioni – Migrants, Brides and Traditions) I received a message concerning a documentary that dealt with themes contained in the article.

The trailers below are a taste of a film that I strongly believe must be seen not only in Italy but also overseas amongst our communities spread around the world and not only the Sicilian communities.

What we see in the film is striking not only for the simplicity and the depth of the testimonies, many passed on from generation to generation, but because the themes are always current and in one case has even filled the front pages of Italian newspapers in recent days.

Therefore, let us take a look at a film that will be screened at major film exhibitions and that we hope will receive the awards it deserves.

Sicily

The documentary film “MACCARUNI – Siciliani in Tunisia” (Sicilians in Tunisia) by director Massimo Ferrara with the editorial project by Isabella La Bruna and Antonio Farruggia, who also plays a major role in the film, tells us the history of the Sicilian community in Tunisia starting from the end of the 1800s.

The film lets us understand very well that history is not simply a list of dates and places but is made up of men and women who live real experiences and who gave good and bad contributions to our community. The grandchildren and great grandchildren of the migrants tell how, and above all why, their ancestors had to leave Sicily for the other side of the Mediterranean, as well as their lives in the new country.

We do not want to describe details that must be told by the people directly concerned but these testimonies are striking because they tell us of realities in the Sicily of the time that many in Italy no longer remember. Sadly, many of the experiences that we hear were not limited only to Sicily, in fact we have no doubts that they were repeated also in other southern regions, starting with Calabria.

A film such as this is important for the descendants of our migrants because in many cases they never knew, much less understood, the reason for the migration of their parents or grandparents. It is easy to talk about work as the cliché tells us but this was not always the main factor that forced people to leave their country of birth.

Today the descendants travel to the towns of their grandparents and they discover places that are now seaside and tourism resorts, or maybe industrial hubs such as Termini Imerese that is mentioned in the film with its FIAT factory, and they do not understand the reason for their ancestors’ migration.

The mysteries are unveiled by the testimonies and in some cases the truth is troubling for their descendants. But the film does not do just this.

Newspapers

The film also shows articles from local newspapers which let us see an aspect of the lives of immigrants that exist wherever they are, without exception.

The country’s new residents are not viewed highly by part of the native population and therefore the newspapers, and today television and the social media, reflect the fears and suspicions directed at those who speak other languages, have skin of a different colour or practice another religion.

The testimonies by the descendants let us see the development of their community and the fact that some of the testimonies are in French also lets us understand that the descendants after the first generation born overseas almost always lose the capacity to speak the language that defines them as Italians or Sicilians in this case. In order to understand this better, we only have to think that in Brazil “Talian”, a version of the Venetian dialect of many of the Italian migrants to the country, is now an official language of the country

Colonialism

One of the most interesting aspects of the documentary was to listen to the testimony of what it meant to be on the “wrong side” of colonialism. At the time Tunisia was a French colony and therefore the Sicilian migrants directly felt the differences in treatment between the colonialists and the other residents of the country, the native Tunisians and the other communities present.

The French in Tunisia had advantages that are unthinkable in today’s world and these testimonies put another light on a current debate that is linked to its own period of colonialism.

Without entering into the specific Italian case, the testimonies let us understand that the “privileges” of the colonizers were not always in economic terms. Without exception, the colonizers considered themselves “superior” to the native community and a reading of the books of the colonial powers of the time reflects this attitude. 

Many people today would rightly like to correct these mistakes and also the horrors of the past but it is not enough to point the finger at individuals to atone for what the colonial powers did in the territories they controlled.

If we truly want to atone for the faults of colonialism, we have to recognize that these behaviours were general and systematic and often with the consent, tacit or otherwise, of the colonial authorities, therefore of the governments of the colonial powers. If we truly want to atone for what happened in the colonies we must not almost naively point the finger at individuals, maybe even those few who recognized and told the truth of the time, but the atonement must come from the states themselves that must officially recognize these facts and ask forgiveness for what was done under the flags of the colonials powers…

And this is only one of the thoughts that the film/documentary raised as I watched it.

Destiny

History, and a documentary is a form of history, lets us see and understand the past that shaped the world in which we live today. The testimonies, the images and the voices let us relive an important community which in the end, just like the Italian community in Libya a few years later, did not have a happy fate.

In the end, those who ran away from Sicily for the various reasons told and those who wanted to start from scratch overseas found themselves with only one choice that forced them to return to Italy and not all of them in Sicily.

Ferrara, La Bruna and Farrugia did a truly excellent job in presenting a world that Italy no longer remembers, obviously besides those directly involved and their descendants. Furthermore, they show how certain themes are universal and eternal and that we see them more than once under different guises even over the course of our brief lives.

Films such as these are important and we must not only wish this film success but we must, as a worldwide Italian community, encourage others in all the countries where there are Italian communities to make documentaries, carry out research and other projects to document and show the innumerable faces of emigration that we have forgotten or, worse still, have never known.

For this reason, the next article in the column will be written by Antonio Farruggia who will tell us a brief history of the Sicilians in Tunisia.  A chapter of Italy’s history.

Correction: due to an error we omitted the name of Giommi Alessandra for her contribution to the research for the sources

As always, we invite our readers to send in their stories of experiences as migrants or descendants of Italian migrants. Send your stories to: gianni.pezzano@thedailycases.com


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