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Emigrati, Spose e Tradizioni – Migrants, Brides and Traditions

By 16 Giugno 2020 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Emigrati, Spose e Tradizioni

Un film indiano che ho visto durante questo periodo di chiusura in casa per il coronavirus mi ha colpito perché i temi trattati sono proprio quelli che abbiamo discusso nella rubrica “Gli Italiani nel Mondo” sin dall’inizio

L’Italia ha prodotto molti film e fiction in cui i nostri emigrati sono protagonisti come “Pane e Cioccolata”, “Il Cammino della Speranza” e “Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata”, però, nessuno dei film e fiction prodotti in Italia ci hanno mostrato i volti nuovi della nostra emigrazione, quelli delle generazioni nate nei nuovi paesi di residenza.

Queste generazioni hanno affrontato sfide diverse dei loro genitori e nonni, come hanno affrontato anche loro le discriminazioni e i luoghi comuni verso gli italiani da parte dei loro coetanei autoctoni, anche se nati e cresciuti in quei paesi. Infatti, questi sono aspetti che chi è nato e cresciuto in Italia non può capire.


E’ per questo motivo che un film indiano che ho visto durante questo periodo di chiusura per il coronavirus mi ha colpito perché i temi trattati sono proprio quelli che abbiamo discusso nella rubrica “Gli Italiani nel Mondo” sin dall’inizio e vale la pena non solo di parlare del film, ma anche dei temi perché sono davvero universali e non limitati solo a noi italiani.

Il film Dilwale Dulhania Le Jayenge (conosciuto nel mondo come DDLJ) non solo ha vinto moltissimi premi, ma ha segnato una svolta per il cinema indiano, un altro paese di grandissima emigrazione, perché ha trattato un tema particolare, i figli degli emigrati indiani. Infatti il film ha avuto un successo tale che un cinema in Mumbai l’ha proiettato interrottamente per ben oltre vent’anni dopo l’uscita nel 1995 ed è stato anche incluso nel celebre e prestigioso libro/elenco “1001 film che devi vedere prima di morire” di Stephen Jay Schneider.

 Film

In apparenza DDLJ è una semplice storia di Romeo e Giulietta indiani che, come vediamo dal primo filmato sotto, sono come i loro coetanei non indiani della Londra degli anni ‘90.

Raj è il figlio di un ricco industriale indiano e Simran è la figlia di un proprietario di un negozio. Nella canzone lei si domanda quando conoscerà l’uomo dei suoi sogni, purtroppo quello stesso giorno arriva una lettera dal Punjab, una zona famosa per il suo codice d’onore e fedeltà alle tradizioni, nel quale si ufficializza il suo fidanzamento con il figlio di un amico del padre che sogna di tornare in Patria nel futuro. Lei accetta per amore del padre, ma gli chiede di poter fare un mese di vacanza in Europa con le amiche di scuola per festeggiare la fine degli studi prima di partire per l’India. Lui accetta, anche se malvolentieri.

Inevitabilmente le amiche conoscono un gruppo di ragazzi d’origine indiana, uno dei quali è Raj. Il rapporto inizia male ma alla fine si innamorano e lui le chiede di sposarlo, ma rimane deluso a sapere che era già fidanzata. Al ritorno a casa Simran confessa alla madre d’essere innamorata e di non voler sposarsi in India. Purtroppo il padre entra in quel momento e sente la confessione. Infuriato, ordina alla famiglia di partire il giorno dopo. Due giorni dopo la partenza Raj si presenta alla casa di lei e la vicina gli dice che erano partiti per il Punjab. Lui decide di seguirla.

Nella seconda parte del film Raj, con una furbizia che accenna a un celebre film italiano, entra a far parte del giro di amici del fidanzato di lei ed entra nei preparativi per il fidanzamento e matrimonio per farsi conoscere dalla famiglia di lei. Quel che sapremo poi è che la battaglia vera non è tra Raj e il futuro sposo, bensì tra Raj e il padre di lei. Eventualmente la madre e la sorella di lei si rendono conto che lui era il ragazzo del viaggio e quando li trovano abbracciati la sera prima del fidanzamento la madre dice a loro di scappare via per sposarsi. Raj rifiuta perché vuole che Simran si sposi con lui solo con il permesso e benedizione del padre, mantenendo le loro tradizioni di matrimonio. Il secondo filmato è della cerimonia del fidanzamento e dimostra benissimo le differenze di vita tra Londra e il Punjab, a partire da come è vestita lei.

Nelle scene finali, durante le quali il pubblico straniero capisce quel che gli indiani sapevano sin dall’inizio, che Raj ha rischiato la vita per avere la mano di lei, Raj affronta il padre furioso che si era affezionato a lui. Raj costringe il padre a chiedersi: cos’è più importante per lui, il proprio onore o la felicità della figlia?, un atteggiamento che nessun ragazzo nato e cresciuto nel Punjab si sarebbe mai permesso con un padre. Lui, con grande emozione, lascia la figlia tornare a Londra con Raj per sposarsi. La scena finale del film è diventata leggendaria e persino copiata molte volte negli anni seguenti, anche da film stranieri. Alla fine si è avverato il titolo del film: “L’Uomo Coraggioso porta via la Sposa”.

Questo film è stato l’inizio di una nuova categoria di film indiani che ha portato i film di Bollywood a livelli che nessuno avrebbe mai pensato anche trent’anni fa, la categoria delle storie dei ragazzi indiani all’estero, anche gli oriundi.

Qualche lettore si chiederà, ma cosa tutto c’entra questo con l’emigrazione italiana? Le risposte dimostrano chiaramente che le differenze tra culture non sono poi così diverse di quel che spesso pensiamo.

Tradizioni

I lettori che hanno meno di una ventina di anni non sapranno che fino agli anni ’70 moltissimi degli emigrati italiani erano scapoli. Quando poi si sono stabiliti per bene negli altri paesi non hanno cercato mogli dei paesi di residenza, ma originarie dei loro territori.

Siamo il paese di “donne e buoi dei paesi tuoi” e quindi, se non c’era paesana con cui sposarsi nel paese di residenza, chiedevano alla famiglia a casa di trovare una sposa adatta. Questo si faceva quasi sempre per procura e non era affatto raro che le mogli conoscessero i loro nuovi mariti solo al loro arrivo all’estero. Infatti, questo è dimostrato benissimo nel film “Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata” con Alberto Sordi e Claudia Cardinale del 1971.

Però, i lettori in Italia non sapranno che la maggioranza dei genitori italiani all’estero hanno applicato alla lettera quel detto anche ai loro figli nati in quei paesi, particolarmente alle figlie. L’arrivo in casa di un potenziale fidanzato da un’altra regione italiana, peggio ancora se non italiano, spesso era l’inizio di litigi furiosi tra padri e figlie.

Difatti, come il padre di Simran nel film indiano, nelle famiglie italiane a comandare in casa, almeno pubblicamente, era sempre il padre ed era lui ad imporre i limiti alle libertà delle figlie, anche se allo stesso tempo di solito dava moltissima libertà ai figli maschi.

Nel corso degli anni ho conosciuto molte ragazze italiane che non si sono mai sposate proprio per questo motivo. In un caso, una ragazza di origine veneta che veniva a scuola con me, lei decise di farsi mettere incinta per costringere i genitori ad accettare il matrimonio. In alcuni casi le ragazze hanno continuato i rapporti in segreto fino alla morte del proprio padre.

Per rimanere sul tema dei matrimoni organizzati, come nel caso indiano, conoscevo una ragazza italiana in Australia di una ventina di anni il cui padre ha organizzato il matrimonio con il figlio di un paesano in Italia. Si sono fidanzati la sera del suo arrivo in Australia e si sono sposati tre mesi dopo. Non parliamo poi di tanti anni fa, questo caso è successo nel 1990…

Queste tradizioni sono quasi del tutto sparite ormai, ma abbiamo l’obbligo di ricordarle e di documentarle. Perciò, c’è anche un altro aspetto che dobbiamo considerare in seguito al caso indiano.

 Cinema e fiction

Come già accennato, il cinema e la televisione in Italia spesso fanno film e fiction basate sugli emigrati. Dopo una ricerca abbiamo notato che i film e fiction italiani sull’emigrazione trattano principalmente le partenze e i primi anni nel nuovo paese, ma non hanno mai come protagonisti i figli degli emigrati oppure i loro discendenti, anche se oriundi nei paesi di residenza hanno prodotto film, fiction e documentari.

Dagli Stati Uniti ci sono film importanti che trattano questi temi, come “La Febbre del Sabato Sera” e anche “Jersey Boys”. Sappiamo anche che in Australia e Canada ci sono stati film e anche commedie teatrali che trattavano questi temi. Inoltre la ricerca ha scoperto che anche in altri paesi di grande immigrazione italiana come l’Argentina e il Brasile oriundi hanno prodotto film, fiction e spettacoli on the themes.

Anche la Storia dei nostri oriundi fa parte della nostra Storia e il fatto che ci vantiamo delle imprese di alcuni oriundi di grande successo, come Al Pacino, Lady Gaga, Robert De Niro e ultimamente lo scienziato italo-americano Robert Fauci, dovrebbe farci capire che ci sono moltissimi capitoli della nostra Storia che abbiamo l’obbligo di conoscere e documentare e cosa meglio del cinema? A questo aggiungiamo anche libri e canzoni perché le nostre comunità all’estero hanno anche prodotto autori e musicisti importanti, come hanno fatto in tutti i campi della vita.

Tutti noi vogliamo aumentare il pubblico del nostro cinema e delle nostre produzioni televisive, come anche dei nostri libri, allora perché facciamo finta che non esista già un mercato internazionale importante che potrebbe agire poi come portavoce per le nostre produzioni come hanno fatto gli emigrati indiani per i film di Bollywood?

Non limitiamoci sempre ai soliti luoghi comuni e mercati “standard” per i nostri prodotti culturali, ma cominciamo ad espandere gli orizzonti culturali assorbendo il mercato che già esiste e che non aspetta altro che la chiamata per svolgere un ruolo attivo nella promozione del loro paese d’origine. Allora pensiamo seriamente a creare il cinema e la letteratura degli oriundi per raccontare queste storie sconosciute e non poche sconcertanti.

E, allo stesso tempo, troveremo i modi necessari per riconoscere e documentare i milioni di storie dei nostri emigrati che conosciamo come temi ma non come verità vissute. 

Se volete raccontare le vostre storie da oriundi, inviatele a: gianni.pezzano@thedailycases.com

di emigrazione e di matrimoni

Migrants, Brides and Traditions

An Indian film I saw during the lockdown for the coronavirus struck me because the themes dealt with are precisely those that we have discussed in the Italiani nel mondo (Italians in the world) column since the beginning

Italy has produced many films and TV shows such as Pane e Cioccolata, Il Cammino della Speranza and Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata”, however, none of the films and TV shows have shown us the new faces of our migration, those of the generations born in the new countries of residence.

These generations dealt with challenges that were different from their parents and grandparents, just as they too faced discrimination and the clichés towards Italians by their native-born peers, even if they were born and raised in those countries. In fact, these are issues that people born and raised in Italy cannot understand.

This is why an Indian film I watched during the lockdown for coronavirus struck me because the themes dealt with are precisely those that we have discussed in the Italiani nel mondo (Italians in the world) column since the beginning and it is worth talking not only about the film but also about the themes because they truly are universal and not limited only to us Italians.

The film Dilwale Dulhania Le Jayenge (known around the world as DDLJ) has not only won many prizes but marked a change of direction in the cinema of India, another country with a vast migration, because it dealt with a particular theme, the children of Indian migrants. In fact, the film has so successful that a cinema in Mumbai (Bombay) screened it continuously for well over twenty years since its release in 1995 and it is also included in the famous and prestigious book/list “1001 films to watch before dying” by Stephen Jay Schneider.

 Film

DDLJ is apparently a simple story of Indian Romeo and Juliet store who, as we see from the clip below, are just like their non-Indian peers in London of the 1990s.

Raj is the son of a rich Indian industrialist and Simran is the daughter of a shop owner. In the song she wonders if she will ever meet the man of her dreams, unfortunately that same day a letter arrives from the Punjab, an area famous for its code of honour and loyalty to its traditions, which seals her engagement to the son of a friend of her father who dreams of returning to the homeland in the future. She accepts out of love for her father but asks him to let her have a month-long holiday in Europe with some girls from school to celebrate the end of their studies before leaving for India. He accepts, even if unwillingly.

Inevitably the girls meet a group of boys of Indian origin, one of whom is Raj. The relationship starts badly but, in the end, they fall in love and he asks her to marry him but is disappointed when he finds out she is engaged. On her return home Simran confesses to her mother that she is in love and does not want to marry in India. Unfortunately, the father enters in that moment and hears the confession. Furious, he orders the family to leave the day after. Two days after the departure Raj goes to her home and the neighbour tells him that they had left for the Punjab. He decides to follow her.

In the second part of the film Raf, with a shrewd trick that hints at a famous Italian film, becomes part of the fiancé’s circle of friends and enters into the preparations for the engagement and wedding in order to meet her family. What we will then find out is that the real battle is not between Raj and the future groom but rather between Raj and her father. Eventually her mother and sister realize that he is the boy from the trip and, when they find the couple hugging the evening before the engagement, the mother tells them to elope. Raj refuses because he wants Simran to marry him only with the permission and blessing of the father thus keeping their marriage traditions. The second clip is of the engagement and shows very well the differences between the life in London and the Punjab, starting from how she is dressed.

In the final scenes, during which the foreign audience understands what the Indians knew from the start, that Raj put his life at risk for her hand, Raj faces up to the furious father who had grown fond of him. Raj forces the father consider what is more important for him, his honour or his daughter’s happiness, an attitude that no boy born and raised in the Punjab would have ever allowed himself with a father. With great emotion the father lets the daughter go back to London with Raj to get married. The film’s final scene has become legendary and was copied many times in the years since, even by foreign films. Finally, the title of the film came true, “The brave hearted man takes away the bride”.

 This film was the start of a new category of Indian films that took Bollywood to levels nobody would have thought possible even thirty years ago, the category of young Indian people overseas, even the children born overseas.

Some readers will wonder, what does all this have to do with Italian migration? The answers show that the differences between cultures are not as different as what we often think.

 Traditions

 Readers of less than about twenty years of age will not know that until the 1970s many Italian migrants were bachelors. When they had established themselves well in the new countries, they did not look for their wives in the countries of residence but from their areas of origin in Italy.

We are the country of the saying donne e buoi dei paesi tuoi (women and cows from your home towns) and therefore, if there was not a woman from the home town to marry in the country of residence they asked the family at home to find a suitable wife. This was almost always done by procura (proxy) and it was not at all rare that the wives met their new husbands only on their arrival overseas. This in fact is shown very well in the film in the 1971 film Bello onesto emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata (A girl in Australia) with Alberto Sordi and Claudia Cardinale.

However, readers in Italy will not know that the majority of the Italian parents overseas applied that saying to the letter to their children in those countries as well, especially to the daughters. The arrival at home of a potential fiancé from another Italian region or, worse still non-Italian, was often the start of furious arguments between the fathers and daughters.

In fact, like Simran’s father in the Indian film, in Italian families the person who commanded at home, at least publicly, was always the father and he was the one who imposed the limits on the girls’ freedom, even if at the same time he usually gave a lot of freedom to the sons.

Over the years I have known many Italian girls who never married for this very reason. In one case, a girl of Venetian origin who went to school with me, she decided to get pregnant to force the parents to accept the marriage. In some cases, the girls continued the relationship in secret until the father’s death.

Staying on the theme of arranged marriages, as in the Indian case, I knew an Italian girl of about twenty years of age in Australia whose father organized her wedding with the son of a man from his hometown. They were engaged the evening he arrived in Australia and were married three months later. We are not talking about so long ago, this case happened in 1990…

These traditions have now disappeared almost completely but we have an obligation to remember and to document them. Therefore, there is another aspect we must consider following the Indian case.

 Films and TV series

As we have already mentioned, the cinema and TV in Italy often make films and TV series based on migrants. After some research we noticed that the Italian films and TV series on migration mainly deal with the departures and the first years in the new country but they never have the children of the migrants or their descendants as the main protagonists, although oriundi (descendants of Italian migrants) in the countries of residence have produced films, TV series and documentaries.

There have been major films from the United States that dealt with these themes, such as “Saturday Night Fever” and also “Jersey Boys”.  We also know that there have been films and even plays in Australia and Canada that deal with these issues. In addition, our research has discovered that even in other countries of great Italian migration such as Argentina and Brazil oriundi have produced films, TV series and other shows on these themes.

The history of the oriundi is also a part of our history and the fact we boast of the achievements of some highly successful oriundi such as Al Pacino, Lady Gaga, Robert De Niro and recently the Italian American scientists Robert Fauci, should make us understand that that there are many chapters of our history we have a duty to recognize and document and what better than the cinema? And to this we also add literature and songs because our communities overseas have also produced major authors and musicians, as they have done in all fields of life.

We all want to increase the international audience for our movies and our television productions, and also our books, so why do we pretend that there is not already a major international market that could act as a spokesman for our productions as Indian migrants did for the films of Bollywood?

Let us not always limit ourselves to the usual clichés and “standard” markets for the products of our Culture and let us start to expand our cultural horizons by absorbing the market that already exists and that is only waiting for the call to play an active role in the promotion of their country of origin. So, let us think seriously about creating a cinema and literature of the oriundi in order to tell these unknown and at times disconcerting stories

And, at the same time, we will find the methods necessary for recognizing and documenting the millions of stories of our migrants that we know as themes but not as lived truths.

If you want to tell your stories as oriundi, send them to: gianni.pezzano@thedailycases.com


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