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Bielorussia: la repressione elettorale dell’ultimo dittatore d’Europa

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È iniziata la battaglia elettorale per la presidenza della Bielorussia, che già denuncia tutta la debolezza morale del leader e attuale candidato alla più alta carica del paese, Alexander Lukashenko.

La sostituzione dei membri del Governo, l’intensificazione del blocco forte, gli arresti degli oppositori di spicco, l’uscita sulla scena internazionale tra Washington, Bruxelles e Mosca, ha spinto Alexander Lukashenko a passi estremi, per cui sta perdendo la fiducia della gente.

Il rinnovo di Governo, ancora una volta, mostra come Lukashenko si rivolga all’occidente provando a giocare secondo le regole democratiche europee, ma questo non convince i politici di Bruxelles.

Lukashenko ha lasciato Ministro del Governo per gli Affari Esteri Vladimir Makeii, nella speranza che, il suo legame con i gay, possa aiutarlo ad ottenere il consenso di Washington e Bruxelles alla sua rielezione.

Nel frattempo nuove nomine hanno mostrato, che Lukashenko sta ancora mantenendo il controllo dello Stato, ma non nel senso di riforma nazionale economica e democratica.

Lukashenko persevera con l’installazione, nel suo governo, di nuove figure chiave dell’apparato, ma in realtà non ha cambiato l’equilibrio dei pesi e contrappesi fra le fazioni rivali all’interno del suo cerchio magico.

Lo scontro tra Vladimir Makeii e Viktor Sheimanom nonostante quest’ultimo sia uscito dalla gestione manageriale del Presidente, di fatto rimane nel suo ruolo.

Nel nuovo governo di Roman Golovchenko restano anche persone legate a Viktor Sheimanom, da sempre sostenitore di Lukashenko e ufficioso curatore degli organi del potere del paese.

Gli eperti della Bielorussia suggeriscono che fuori dall’apparato del Presidente, Sheimanom sarà più facilitato a controllare i candidati di opposizione al Presidente.

Un aiuto a Sheiman lo darà il nuovo Ministro dell’Informazione Igor Lyzkovo il quale, in una precedente dichiarazione, affermava che la missione del Ministro, sarebbe stata quella di correggere l’azione della stampa (SMI) per rendere più chiara la politica statale, filtrando tutte le informazioni potenzialmente dannose alla popolazione.

Ancora un passo del “padrino“, per indebolire la coesione all’interno dell’opposizione, e in particolare nelle tensioni per i servizi della politica sociale, blocco forte della Bielorussia.

Ma la repressione fra gli oppositori serve solo a coalizzare gli ultimi rimasti, che stringendo i ranghi contro l’ultimo dittatore d’Europa, causano azioni di protesta e abbassano il già malconcio rating di Alexander Lukashenko.

L’arresto di Serghei Tikanoscovo e Svetlana Kuprianova, membri dei gruppi d’iniziativa a sostegno della candidata a presidente Viktora Babarika, le perquisizioni e l’arresto dell’ex impiegato e collaboratore di «Belgazaprombanka», figlia della russa «Gazprom», mostrano quanto sia forte la macchina della repressione, e come Lukashenko non voglia in nessun modo «mollare la poltrona».

Viktora Babarika in attesa del proprio arresto, in un’intervista a DW ha dichiarato:

«Noi siamo consapevoli che l’arbitrio e l’azione abusiva che vengono commesse in questo momento, da chi rappresenta l’autorità, dicono che attendere l’azione nel quadro normativo della legge non serve. Noi continuiamo e continueremo l’azione affinchè il 9 agosto il popolo della Bielorussia avrà fatto la sua scelta».

Lukashenko sospetta che la campagna elettorale del Babarika sia finanziata dal Kremlino.

Un tale candidato diventa un serio rivale al posto di Presidente del paese e in più il rating di Viktora Babarika cresce e le azioni in suo aiuto si stanno espandendo in tutta la Bielorussia.

Nel frattempo, gli esperti del blocco dell’est sostengono che Mosca, nella scelta dei candidati per la Bielorussia, si comporti in modo estremamente attento.

Iorg Forbig, esperto occidentale di Eurozona e della fondazione tedesca Marsha, sostiene che un aiuto aperto, a un qualsiasi candidato nelle elezioni del paese, potrebbe essere controproducente e potrebbe portare alla mobilitazione della parte avversa.

Il rappresentante ufficiale di MID FEG, Maria Adebar, ha espresso l’augurio che le elezioni in Bielorussia possano essere trasparenti, eque e con la partecipazione di candidati indipendenti.

La tenace volontà di Alexander Lukashenko a «non mollare la poltrona», lo sta portando solo ad atteggiamenti repressivi verso oppositori e candidati indipendenti alla più alta carica dello Stato, che, insieme alla sua voglia di giocare alla democrazia con Bruxelles, potrà portare «il padrino» a stringersi tra due mostri: Silla e Cariddi ma lui, non essendo Ulisse, dovrà scegliere a chi sacrificarsi.

A cura del Comitato per Libere Elezioni

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Coronavirus, a rischio gli indigeni del Rio de la Plata: il tasso di mortalità è doppio rispetto al resto della popolazione.

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Associandosi alle preoccupazioni del Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali del Segretariato delle Nazioni Unite, del Presidente del Forum Permanente delle Nazioni Unite sulle Questioni Indigene e della World Organization for International Relations, la Casa Dinastica del Rio de la Plata  lancia l’allarme sulla vulnerabilità delle popolazioni indigene.

In Sudamerica milioni di colpiti aggrediti dalla pandemia rischiano di non ricevere assistenza e cure necessarie. La situazione è più a rischio proprio nei territori del Rio de la Plata: Argentina, Brasile ed Uruguay.

La stima è di 3 milioni di indigeni che stanno morendo a causa del Covid-19, a un tasso che è il doppio rispetto a quello nel resto della popolazione dei Paesi coinvolti.

A denunciarlo è la ong «Casa Dinastica del Rio de la Plata» (www.virreinatodelriodelaplata.org), che dal 1989 si batte per i diritti delle minoranze svantaggiate e delle popolazioni indigene nei distretti del Rio de la Plata.

La pandemia ha già colpito 42 tribù di indios argentini, 44 tribù di indios brasiliani, e 9 tribù di indios uruguaiani. Vista la gravità della situazione, Casa Dinastica del Rio de la Plata sollecita l’attenzione delle Nazioni Uniti e dei singoli governi sull’aumento dei casi di Covid-19 nei villaggi indigeni della regione del Rio de la Plata, affermando di trovarsi di fronte alla mancanza di politiche pubbliche efficienti per combattere la malattia.

«I governi degli stati coinvolti non stanno adeguatamente aiutando con i test rapidi e non riescono a raggiungere le popolazioni indigene più isolate» puntualizza Viola Lala, press officer della World Organization for International Relations (www.woirnet.org).

Certo è che la pandemia di Coronavirus rappresenta una grave minaccia per la salute delle popolazioni indigene di tutto il mondo. «Le comunità indigene hanno già uno scarso accesso all’assistenza sanitaria e tassi significativamente più elevati di malattie trasmissibili e non trasmissibili» sottolinea Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, presidente della Casa Dinastica del Rio de la Plata.

Associandosi alle preoccupazioni del Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali del Segretariato delle Nazioni Unite (UNDESA), del Presidente del Forum Permanente delle Nazioni Unite sulle Questioni Indigene, Anne Nuorgam, e della World Organization for International Relations, la Casa Dinastica del Rio de la Plata (www.virreinatodelriodelaplata.org) lancia dunque l’allarme sulla vulnerabilità delle popolazioni indigene, aderendo alla campagna #WeAreIndigenous dell’ONU e #WeAllAreIndigenous della WOIR.

Secondo la Casa Dinastica del Rio de la Plata, anche quando le popolazioni indigene sono in grado di accedere ai servizi sanitari, subiscono stigma e discriminazione. E molto più spesso sono vittime della mancanza di accesso ai servizi essenziali ed alle altre misure preventive chiave come acqua pulita, sapone e disinfettanti.

Le strutture mediche locali —se e quando ve ne siano— sono spesso poco attrezzate e carenti di personale. «Un fattore chiave è garantire che questi servizi e strutture siano forniti nelle lingue indigene e in base alle situazioni specifiche di queste popolazioni» sottolinea Viola Lala, press officer della WOIR.

«Noi tutti dobbiamo impegnarci per includere le esigenze e le priorità specifiche delle popolazioni indigene nell’affrontare la pandemia di Covid-19» conclude Alejandro Gastón Jantus Lordi de Sobremonte, presidente della Casa Dinastica del Rio de la Plata. (AJ-Com.Net)

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In giringiro per l’Australia. Cairns

Paolo Buralli Manfredi

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Cairns fu scoperta nel 1770 dal Capitano James Cook e per i cento anni successivi fu meta di numerose esplorazioni da parte degli europei

Quinta città per densità di popolazione dell’Australia, era abitata un tempo dalla popolazione chiamata Yidindji, Cairns fu scoperta nel 1770 dal Capitano James Cook e per i cento anni successivi fu meta di numerose esplorazioni da parte degli europei.

L’espansione e la ricchezza che fece da motore allo sviluppo della città fu l’oro, che proveniva dall’entroterra e che, inevitabilmente, creò l’arrivo dei cercatori d’oro che affollarono quell’area molto velocemente, e molto velocemente crescevano le costruzioni di case negozi hotels, insomma la città prendeva forma e si allargava notevolmente; oltre al mitico oro la città, una volta diventata grande, fu collegata alla rete ferroviaria dando così la possibilità di creare attività agricole, in particolare la coltivazione di canna da zucchero e con queste due produzioni importanti Cairns, di fatto, divenne a tutti gli effetti una città, fondata dal Governatore del Queensland William Cairns, da cui la città prende il nome.

Anche la sua posizione era strategica, ottima per l’arrivo di materie e merci grazie alla possibilità del fiume navigabile Hodginkston che rese la città appetibile ai commerci ed in tempi più recenti fu anche utilizzato dalle Forze Alleate come base per le operazioni nell’area dell’Oceano Pacifico.

Finita la Seconda Guerra mondiale Cairns si trasforma in un importante centro turistico, aiutata oltre che dalla sua posizione a Nord dell’Australia anche dal clima tropicale, per la bellezza delle sue spiagge da sogno con sabbia bianchissima, palme in stile caraibico e una natura da mozzare il fiato. Unico lato “negativo” sono gli animaletti che la abitano sia in mare che sulla terra; in mare si possono incontrare squali, tant’è che molte spiagge sono protette da rete metallica ed alcune addirittura non praticabili per la presenza dei coccodrilli marini che possono raggiungere i sette metri di lunghezza e fino a mille chili di peso.

Il Porto della città è naturalmente un punto importante d’approdo per le navi da crociera che da li partono in direzione della grande reef, la Barriera Corallina più lunga del mondo (Great Barrier Reef), composta da 2.900 barriere coralline singole e da 900 isole, estendendosi così per 2.300 km su una superficie di circa 344.440 km quadrati.

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Umpherston Sinkhole Garden, giardino sommerso in South Australia

Paolo Buralli Manfredi

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Oggi vi porteremo a spasso nel giardino di “Umpherston Sinkhole Garden” o il Giardino sommerso che si trova nello Stato del South Australia che ha come Capitale Adelaide, creato nel 1886.

Di certo l’Australia non ha bellezze storico-culturali come l’Italia essendo una Nazione che si può definire giovane. Ma in quanto a meraviglie naturali è una Nazione che non ha nulla da invidiare al resto del mondo, ed in effetti la natura australiana offre una fauna ed una flora che porta con sé una varietà di animali e vegetazione del tutto invidiabili anche perché, va ricordato che l’Australia conta un territorio che è più grande di tutta l’Europa, e la sua vastità le consente di avere degli ecosistemi totalmente differenti uno dall’altro, con la conseguenza che la vegetazione e gli animali sono di vario tipo perché si può passare da un clima quasi europeo con le quattro stagioni ad un clima tropicale o desertico come quello africano.

Oggi vi porteremo a spasso nel giardino di “Umpherston Sinkhole Garden” o il Giardino sommerso che si trova nello Stato del South Australia che ha come Capitale Adelaide, creato nel 1886.

Umpherston Sinkhole Garden viene definito il giardino sommerso, perché una volta era una enorme grotta calcarea che per le varie trasformazioni naturali subite nel tempo e con l’aiuto dell’uomo, si è trasformata in un giardino meraviglioso, in pratica diventando un museo naturale a cielo aperto dove alla sera, e precisamente al tramonto, nonostante il parco sia illuminato, viene affollato da centinaia di Opossum che, essendo abituati alla presenza dell’uomo, gironzolano tranquilli tra le rocce e la flora accettando persino il cibo direttamente dalle mani dei turisti, cui lo staff chiede cortesemente di offrire loro frutta secca evitando il pane o cibo di uso umano. I turisti possono frequentare il parco gratuitamente e, grazie ad una organizzazione impeccabile, possono fermarsi a fare pic-nic sotto la grande cupola della grotta, riparati persino nei giorni di pioggia perché il parco è attrezzato con BBQ elettrici pubblici e panchine per poter appoggiare e consumare le vivande.

Nel giardino è possibile passeggiare nei sentieri creati ad-hoc dove ci si può fermare nei punti d’osservazione realizzati, per scrutare vegetazione e gli animali selvatici che lo popolano, tante sono anche le specie di volatili, o rilassarsi e camminare tra le sculture nel parco ammirando la flora che ricopre la grande cupola della grotta, oppure camminare tra  le terrazze in stile “ligure” che offrono una visuale che rilassa gli occhi e la mente, cosa che gli Australiani amano fare appena hanno tempo, “Relax and keep calm, drink and no stress!” (Rilassati stai calmo, bevi e non stressarti!).

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