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Arte & Cultura

La ‘musica degenerata’ in un concerto al Campidoglio per non dimenticare l’orrore del nazismo

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Musiche di R.Kahn, I.Weber, G. Mahler su progetto di Marina Cesarale e Barbara Ferrara con i docenti e gli allievi del Conservatorio di Santa Cecilia, un progetto promosso dalla fondazione Giuseppe Levi Pelloni, cui ha aderito l’Accademia Culturale Internazionale “Cartagine 2.0” e la Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo, con il patrocinio della Biblioteca della Shoah.

di Andrea Costa – pres. comm. Cultura Lidu onlus

Un pomeriggio romano alla Protomoteca capitolina, quello di lunedì 17 febbraio, con i musicisti da camera del Conservatorio di Santa Cecilia riuniti dalla tenace docente prof.ssa Barbara Ferrara insieme alla collega Marina Cesarale. “Entartete kunst”, arte degenerata, in una frase, una sentenza di condanna. Così la febbre della censura conseguente alla piaga nazista sull’Europa arrivò a colpire persino la musica, dagli anni ’30 alla fine del nazismo, in Germania. Un classicismo accademico imposto in tutti i campi dell’arte. Una funzione pedagogica netta che richiese adesione e non tollerò tentennamenti, come d’altronde nel totalitarismo stalinista fu per l’ “arte realista”. Non poté mancare tra le vittime anche la musica nella nazione che amava definirsi “la più musicale d’Europa” e non senza qualche ragione.

La dottrina nazionalsocialista condannava le attività musicali degli ebrei non solo perché esse erano direttamente ricollegabili alla finanza ebraica o al marxismo, ma perché causa della rovina e della decadenza della musica stessa. “Caos atonale” il pretesto, quando in realtà ampie incursioni nell’enarmonia furono tollerate dai nazisti, si pensi alle composizioni più irrequiete e monumentali di un Max Reger sempre in bilico tra classicismo e sperimentazione o al nostro Ferruccio Busoni, rivoluzionario direttore del Conservatorio di Berlino autore di quell’ “Abbozzo per una nuova estetica della musica” in cui si parlò persino di musica elettronica.

Chiaramente pretesto quello nazista, se persino per un Olivier Messiaen, cattolico internato nel 1940 a Görlitz, in Polonia, furono concesse libertà di scrittura musicale che si concretizzeranno nel celebre “Quattuor pour la fin du temps”. La questione era dunque altra, ed era “razziale”. Furono proibite le esecuzioni di Felix Mendelssohn, rimossa la sua statua a Lipsia, stessa sorte per Gustav Mahler e autori più vicini alla musica popolare e alla belle epoque disinibita della defunta Repubblica di Weimar come Kurt Weill, autore delle musiche di Brecht e dell’austriaco Ernest Krenek, colpevole in “Jonny spielt auf” (Jonny suona per voi) di scandalizzare con la storia di un jazzista nero che seduce una donna bianca.

Tutto questo era ben presente nelle intenzioni e nella riuscita dell’evento, organizzato dalla Fondazione “Giuseppe Levi Pelloni” – Centro Nazionale ricerche storiche, della Accademia Culturale Internazionale “Cartagine 2.0” e con il patrocinio della Biblioteca della Shoah e del nuovissimo “Comitato romano Ernesto Nathan” della LIDU – Lega Italiana per i Diritti dell’Uomo, in proposito del quale questa ha rappresentato la prima, fortunata uscita pubblica e cui auguriamo mille altre così utili. Presenti il presidente Pelloni nella doppia veste di Presidente Fondazione Levi Pelloni e del Comitato “Ernesto Nathan”, il Generale Alessandro Della Posta per l’Accademia “Cartagine 2.0” , il Presidente della LIDU Eugenio Ficorilli, il Vice-Presidente Tiziana Primozich e il Responsabile nazionale “Cultura e Istruzione”.

Il concerto da camera di un’ora ha visto alternarsi musiche di compositori israeliti come Robert Kahn (1865-1951), Gustav Mahler (1860-1911) e della compositrice Ilse Weber (1903-1944), uccisa assieme al giovane figlio nella camera a gas nel campo dí concentramento di Theresienstadt, in Boemia. Brani ispirati e altrettanto ispiratamente ben eseguiti dai docenti del conservatorio di S. Cecilia come Marina Cesarale, al pianoforte, Michela Marchiana alla viola, Liliana Bernardi al violino, il giovane Marco Osbat al violoncello, con la partecipazione di Luca Peverini (1º violoncello del Teatro dell’Opera di Roma). Notevole la performance vocale del soprano ventiduenne Miriam Fusseder, allieva della prof.ssa Ferrara, che promette assai bene.

Hanno portato la loro testimonianza diretta sul doloroso periodo storico di persecuzione in Germania e a Roma Raoul Wittenberg, che da bambino con la famiglia riuscì a fuggire salvandosi dai campi di concentramento, e Luciana Bartolini, figlia di Luigi Bartolini che fu amico e supporto della famiglia Wittenberg a Roma.

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