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Immigrazione:dal cibo alla musica, quei cambi e scambi inevitabili

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L’immigrazione fa paura, si ha timore delle nuove lingue, dei nuovi cibi che vediamo  nei supermercati, dei nuovi modi di vestirsi e cosi via. In realtà l’incontro tra diverse culture è solo teatro di arricchimento culturale

di Gianni Pezzano

 

Da decenni in Australia per la Festa della Mamma molte famiglie con giardini grandi vendono fiori ai loro vicini. Nei primi anni della grande immigrazione italiana in quel paese molti noi figli di italiani compravamo i fiori da portare alla mamma. In molti casi la reazione delle mamme non era esattamente quel che i ragazzi si aspettavano. Per gli australiani il fiore dell’occasione è il crisantemo che ha un altro significato per noi italiani non proprio adeguato con la festa…

Ora ci ridiamo sopra, ma queste incomprensioni sono inevitabili quando due culture si incontrano. Non ero tra quei ragazzi sfortunati, ma ognuno di noi ha avuto momenti di sconforto causati dalle differenze tra noi e i nostri vicini, o i compagni di scuola.

Nel mio caso, ed è probabilmente il caso più comune in giro per il mondo, si trattava del pranzo che portavo a scuola che era radicalmente diverso da quello degli altri. Insaccati nuovi per gli australiani in pane tagliato in modo massiccio, magari con sottaceti di casa, oppure con frittata e altri ingredienti italiani.

Non era insolito per noi oriundi scambiare qualcosa con i compagni australiani con i loro sandwich tagliati in modo preciso in triangoli sottili con uno strato di prosciutto cotto e una sottiletta. Inevitabilmente chiedevamo alla mamma di fare sandwich simili a quelli, con ingredienti che non conoscevano, come il “fritz” australiano, un insaccato di origine tedesco simile a un grandissimo wurstel, anche questo il risultato di una precedente ondata di immigrazione nel paese.

Il messaggio di queste lezioni gastronomiche è semplice, ogni incontro tra culture porta a cambi in ognuna. Ossia, gli immigrati cambiano la cultura dei loro vari paesi di residenza come i nuovi paesi cambiano la loro.

Un caso divertente viene dalla Francia in un’occasione tragica. Dopo la sconfitta di Napoleone, truppe russe erano arrivate in Francia e spesso andavano al ristorante. Questi soldati conoscevano solo poche parole del francese e allora avevano difficoltà a farsi capire dai camerieri. Quasi sempre i soldati  mangiavano di fretta e finivano di ordinare il pranzo o la cena con un parola in russo per dire di fare presto.

In quel modo la parola “bistro” entrò nel vocabolario francese e di conseguenza ora si trova in tutto il mondo per descrivere una forma di ristorante. Allo stesso modo le truppe napoleoniche portarono a Napoli il dolce polacco che i napoletani perfezionarono e ora chiamiamo il babà.

Ora vediamo questa realtà anche in Italia e sempre con uno sfondo gastronomico.

Da qualche anno in alcune zone c’è stata resistenza all’introduzione del kebab considerato un prodotto straniero e dunque non facente parte della cultura italiana. Ma questa battaglia era già persa prima di iniziare perché il precedente non era di un prodotto che fa parte della tradizione greca, o libanese, o egiziana, a seconda di quale versione del kebab mangi, ma di un prodotto americano: l’hamburger.

Quella volta il mezzo di scambio culturale non era solo il frutto  di usi provenienti da immigrazione, bensì il risultato di un immagine veicolata dal cinema e soprattutto dalla televisione. Così, in Italia molti hanno accolto con piacere Halloween, una festa di origini europee che risale a ben prima della scoperta delle Americhe di Colombo, come anche le feste dell’addio al nubilato e al celibato e le altre feste anglosassoni che vediamo in giro per il paese.

Poi, artisti come Renato Carosone, Fred Buscaglione e Adriano Celentano hanno avuto grandissimo successo con cover italiane di brani americani e inglesi, ma hanno anche avuto il genio di creare un genere italiano ispirato da questa musica straniera.

Senza l’ispirazione di questi pionieri quasi sicuramente non avremmo avuto le generazioni di cantautori esplose nel periodo del ‘68  che ora sono considerate il caposaldo della musica leggera italiana. Una musica poi scoperta a sua volta dagli artisti stranieri che fa continuare gli scambi culturali eterni.

Tristemente per molti l’immigrazione fa paura, hanno timore delle nuove lingue, dei nuovi cibi che vediamo ora nei supermercati, dei nuovi modi di vestirsi e cosi via. La paura del nuovo e l’ignoto è la paura più comune in giro per il mondo, come possono testimoniare gli emigrati italiani che hanno sofferto discriminazioni dai loro nuovi concittadini.

Queste sono lezioni che solo l’esperienza diretta può insegnare e infatti impariamo ogni giorno mentre conosciamo i nostri nuovi vicini di casa provenienti da altri paesi. L’Italia ha sempre avuto stranieri che hanno contribuito alla nostra Cultura e ora continuiamo questa nostra tradizione millenaria per creare una cultura sempre più forte e unica.

 

 

 

 

 

 

 

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