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Attualità

Il fattore generazione

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In un apparente scontro tra generazioni che si ripete nel corso dei secoli, i nonni sono i veri traghettatori di valori, tradizioni, cultura e storia della propria famiglia e del proprio territorio, contribuendo a formare l’identità e il senso di appartenenza dei nipoti.

di Antonio Fugazzotto

Nella letteratura, nell’arte, nella scienza e, perché no, nel lavoro e probabilmente persino nelle nostre svariate attività del tempo libero, qualora il nostro atteggiamento nei confronti di esse si disponga ad essere critico oltre che analitico, a mio avviso, non dovremmo mai trascurare un elemento che può sembrare marginale se non addirittura scontato. Mi riferisco all’elemento “generazione”. Raramente, se sfogliamo all’indietro le pagine della nostra letteratura, troviamo tagli o chiavi di lettura basati su influenze marcatamente generazionali.

I nostri letterati fanno parte di movimenti, di gruppi, di scuole, scrivono ma anche vivono seguendo o rifiutando canoni estetici e contenutistici di carattere storico culturale ma non generazionale. Un movimento letterario o artistico presenta aspetti di carattere storicistico proprio perché nella sua immanente connotazione è possibile individuare quegli elementi etico sociali che poi, in virtù di un naturale processo di tipo dialettico, acquisiranno un rilievo non certo marginale per la realizzazione di quel “divenire” storico. Di più, un movimento letterario o artistico (e qui si entra in un grande discorso), pur tenendo nella dovuta considerazione la necessarietà del suo nascere e fiorire, deve essere guardato dando un sensibile rilievo alla possibilità di scelta per coloro che ne sono gli ispiratori ed anche per i cosiddetti componenti.

Se ci fermiamo a riflettere su questo secondo aspetto che potremmo definire del “libero arbitrio” del divenire storico culturale, giungiamo con facilità a cogliere quella peculiarità del concetto di “generazione.”. Tutti coloro che dediti alle arti o alle lettere si trovano ad operare contestualmente con fatti o avvenimenti dei quali hanno sì coscienza, ma ai quali non attribuiscono lucidamente la paternità del loro agire e pensare artistico o letterario, tutti questi, dicevo, costituiscono una generazione. Essi formano una sorta di ciurma di involontari messa insieme per caso da un destino assolutamente incontrollato. Ciò può anche non significare che il loro prodotto artistico risulti svincolato da etiche o estetiche proprie dell’epoca cui essi, gli involontari, appartengono. Ma ciò li pone da un lato in una posizione di indiscussa autonomia e senz’altro di libertà, dall’altro li rende vulnerabili ed esposti ad un immane pericolo: quello di non far letteratura in senso completo (per i letterati) o quello di far dell’arte incomprensibile, non comunicativa, quella che per intenderci è stata spesso definita “non universale” ma ostica e perciò inutile per gli artisti figurativi.

Un esempio eclatante ci è fornito dalla letteratura spagnola. Nell’ultimo decennio dell’ottocento e soprattutto nella prima parte del novecento, fiorivano in Spagna molte eminenti peculiarità della letteratura (da Azorìn a Baroja, da Unamuno ad Antonio Machado, da Benavente a Valle Inclàn ecc.) che però si differenziavano fortemente inclinandosi alcuni su posizioni “moderniste”, altri “realiste”, altri ancora “decadentiste”. Ebbene non c’è testo di letteratura spagnola che non li classifichi facenti parte della famosa “Generaciòn del ‘98”. Questi grandi autori scrissero senz’altro fuori da legami che influenzassero le loro modalità espressive, ci troviamo difronte a grandi personalità letterarie ognuna delle quali raggiunge una sua particolare soluzione stilistica e contenutistica in merito ai temi che si trovavano a trattare. Essi vengono inseriti a posteriori in questo “aggruppamento critico”, come lo definisce Guido Mancini, di tipo generazionale, poiché si presentano affrancati dagli elementi di coesione compreso quello storico. Anzi questo venendo a mancare fornisce loro un’ulteriore spinta verso posizioni individualiste, che in senso squisitamente letterario diventano “tendenza all’intimismo”, e che in senso sociale si trasformano in “riflusso al privato”.

Tutto ciò non rassomiglia forse a quanto sta accadendo da molti decenni a questa parte? Il ’68, di cui si dibatte ancora molto ma nella cui definizione di movimento storico-culturale-letterario- artistico ci siamo tutti, nel bene e nel male, d’accordo, non ha lasciato quel vuoto storico-sociale per il quale le arti e le lettere e i costumi, pur nella costruttiva inquietudine, patiscono quella consapevolezza storica che renderebbe i più sublimi veicoli dell’espressione spirituale? Pensiamoci.

Ma di generazione in senso prettamente culturale mi piace parlare, sottolineando i passaggi che nel corso della storia, anche non necessariamente lontana, posto che i decenni che precedono il nostro vivere quotidiano ci hanno modellato una società sì evoluta e figlia del progressismo, ma anche un modello non del tutto consapevole e cosciente dei passaggi che hanno formato un presente che possiamo tranquillamente definire postmoderno, come amava teorizzare il filosofo Gianni Vattimo padre, tra l’altro, del pensiero debole. Cosa si sta perdendo lentamente e forse anche inconsapevolmente? Si sta vaporizzando a grandi passi quel processo di passaggio del testimone tra generazioni. Posto che di generazione possiamo anche parlare se conferiamo a questo termine anche una concezione di agglomerato umano saldato e unito da profonda consapevolezza culturale che affonda le sue radici in un immenso ma anche prezioso enorme scrigno di esperienze vissute, di conoscenze di natura pratica e teorica, di perizia, di accortezza, di competenza, di abilità.

La storia ad esempio ci racconta di botteghe di artigiani, di atelier, di famose fucine di artisti. Una per tutte la bottega del Verrocchio. Sotto la sua sapiente guida Leonardo Da Vinci maturò un’eccellente preparazione artistica, acquisendo le basi necessarie per esercitare “non solo una professione – come precisa in maniera assai pertinente il Vasari –, ma tutte quelle ove il disegno si interveniva” (cioè la pittura, la scultura e l’architettura con le loro varie derivazioni), e secondo quanto riferito ancora dall’autore delle “Vite” progredì talmente tanto da superare il maestro fino al punto che questi decise di rinunciare a dipingere per sempre. Questo eclatante ed eccellente esempio è a dimostrazione del vitale ruolo che questo travaso di abilità e competenze ha esercitato nel corso della storia dell’umanità. La trasmissione di cultura antropologica e l’interconnessione tra generazioni ha permesso, sotto varie forme il progresso dell’umanità e il raggiungimento di standard evolutivi talora impensabili.

Anche il semplice ed amorevole rapporto tra nonni e nipotini si esplicita e si caratterizza in forme di comunicazione veicolate essenzialmente da due elementi portanti: in primis il desiderio di sentirsi immortali attraverso l’innesto in una pianta giovane e da crescere, voglia unita alla straordinaria volontà di considerare i nipoti ideale prolungamento di sé stessi, in secundis un incommensurabile amore che si esplicita in forza e voglia inesauribile di trasmettere quanto di più prezioso si possiede: l’esperienza di vita. Si tratta di un legame che va oltre il semplice vincolo di sangue, e che si basa su affetto, stima, fiducia e complicità.

I nonni sono figure fondamentali nello sviluppo emotivo, cognitivo e sociale dei nipoti. Inoltre, i nonni trasmettono ai nipoti i valori, le tradizioni, la cultura e la storia della propria famiglia e del proprio territorio, contribuendo a formare la loro identità e il loro senso di appartenenza. I nonni possono anche essere dei modelli positivi per i nipoti, mostrando loro come affrontare le sfide della vita con saggezza e ottimismo. Essi possono insegnare ai nipoti l’importanza del rispetto, della tolleranza, della solidarietà e della generosità verso gli altri. Inoltre, i nonni possono stimolare la curiosità, la fantasia e la creatività dei nipoti, condividendo con loro esperienze, racconti, giochi e attività ludiche. I due elementi di cui si accennava, acquistano maggior vigore vitale nel rapporto tra nonni e nipoti rispetto a quello tra genitori e figli, e la ragione risiede proprio nel fatto che il salto generazionale è maggiore e pertanto il rischio del gap, unito ad un trasporto sentimentale senza limiti, fa sì che solitamente i nonni facciano del passaggio del testimone il loro impegno fondamentale e primario.

Antonio Fugazzotto: Regista, Autore TV (RAI – Radio Televisione Italiana)- Conferenziere – Presidente del Circolo politico culturale di Roma CIRCOLO DELLE VITTORIE, Presidente dell’Associazione culturale LA GINESTRA di Santa Restituta (Terni).

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