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Diritti umani

I Rotariani per il dialogo tra popoli e religioni

redazione

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“Nuovi orizzonti dalla terra di Abramo. Il ponte di papa Francesco dopo il Viaggio Apostolico in Iraq”.

Il dialogo interreligioso al centro del programma di iniziative internazionali promosse dal CIP Rotariano Italia-Malta-San Marino / Belgique-Belgie-Luxembourg, presidenti Carlo Felice Corsetti e Azelio Fulmini. In attesa di riprendere gli incontri in presenza, sospesi per il limiti imposti dalla pandemia da Coronavirus, il Comitato del Rotary International (in collaborazione con vari club italiani e stranieri, in data 30 marzo) ha organizzato una video conferenza per riflettere sul recente Viaggio Apostolico di papa Francesco in Iraq, la terra di Abramo.

Relatori per l’occasione: Stefano Girotti Zirotti, scrittore e giornalista di Rai Vaticano; Abdellah Redouan, segretario del centro culturale della Grande Moschea di Roma; Martino Diaz, docente dell’Università Cattolica di Milano e direttore della fondazione Oasis International; Paolo Alazraki, presidente dell’Istituto di Antropologia della Finanza (Milano) ed esponente della comunità ebraica, già vice-presidente del Ghetto di Venezia.

“Il 33° viaggio di Bergoglio – commenta il vaticanista Stefano Girotti, che lavora in Rai Vaticano e ha scritto libri sul tema del dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani- per molti è stato una sorta di ciliegina sulla torta per consolidare i rapporti con il mondo islamico, anche se non sarà l’ultimo pilastro del ponte ideale per la pace che Papa Francesco sta costruendo fin dall’inizio del suo magistero petrino. Nel 2013, poco dopo essere salito al Soglio di Pietro, iniziò a parlare di fratellanza, di accoglienza e di inclusione sociale, lasciando stupefatti molti cristiani abituati a mantenere le distanze a causa delle violenze e delle persecuzioni subite. Dopo l’intervento ad Al-Azhar in Egitto nel 2017, la firma del documento sulla “Fratellanza Umana per la Pace Mondiale”, firmato ad Abu Dhabi il 4 febbraio 2019, ed il Viaggio Apostolico in Marocco, il pontefice è tornato a volare in medio-oriente per rincuorare la comunità dei cristiani, vittime di persecuzioni e violenze da parte dell’IS. In forma privata, come visita di cortesia e senza tanti cerimoniali, ha incontrato il Grande Ayatollah Ali^ al-Sistani, che rappresenta la maggioranza dei musulmani sciiti, con il quale ha riscontrato grande sintonia, come ha dichiarato egli stesso. Anche la data del 6 marzo 2021resterà nella storia perché segna e apre nuovi orizzonti, come ha sottolineato il cardinale Miguel Angel Ayuso, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso”.

Abdellah Redouan sottolinea ciò che è avvenuto in Iraq, tra il 5 e l’8 marzo, come evento che porta pace e speranza per tutto il mondo.

“Papa Francesco ha sostituito la nozione di conflittualità con quella della fraternità. Oggi in un mondo fatto di egoismi dove ognuno si considera l’ombelico del mondo, l’Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” viene nel momento giusto e offre a tutti una via alternativa fatta d’amore e di fraternità.

Oltre al suo sostegno all’integrità territoriale dell’Iraq e alla dignità del suo popolo Papa Francesco- ribadisce il segretario culturale della moschea romana, costruita durante il pontificato di Wojtyla- con questa visita ha ricordato la plurimillenaria civiltà della Mesopotamia, terra di predilezione di Abramo, e per questo terra benedetta.

Abramo è padre di tutti gli altri profeti, attraverso la progenie di Isacco e di Ismaele, e portatore della prima rivelazione, le Pagine di Abramo, “suhuf Ibrahim”, chiaramente menzionate nel Corano”.

Durante il suo intervento in diretta streaming, Redouan aggiunge frasi forti e usa punti esclamativi: “L’Iraq è stato ingiustamente svuotato dei suoi figli Cristiani! Prima dell’Invasione dell’Iraq nel 2003 i Cristiani iracheni erano un milione e quattrocentomila, nel 2015 erano trecentomila, nel 2020 meno di trecentomila. E alla luce di tutto ciò un Oriente senza i suoi Cristiani non è Oriente!”.

Si sofferma nel descrivere un particolare fatto simbolico, la restituzione da parte di Papa Francesco del “Sidra”, un manoscritto in caratteri siriaci che raccoglie le preghiere liturgiche da recitare in aramaico tra Pasqua e la festa della Santa Croce. Venne murato in uno scantinato per salvarlo dai vandalismi dei guerriglieri isis, che trasformarono la chiesa in un poligono di tiro. Trasportato in Italia per essere restaurato, oggi è nuovamente tra le reliquie dei cristiani del Kurdistan Iracheno.

“Portando il “Sidra” di Qaraqosh alla sua casa d’origine Papa Francesco partecipa alla rinascita del sogno di vedere tutti gli Iracheni, di qualsiasi religione, tornare alle loro case e vivere pacificamente e con dignità”.

Concludendo il suo intervento, l’intellettuale musulmano, ribadisce: “Con l’incontro con il Grande Ayatollah al-Sistani, dopo la firma del Documento per la Fratellanza firmato insieme al Grande Imam dei sunniti al-Tayiib, riequilibra in qualche modo le relazioni tra la Santa Sede e il mondo islamico, con le sue due tendenze sunnita e sciita”.

Per Martino Diez, docente universitario alla Cattolica di Milano e scrittore, è interessante notare come la storia abbia dato ragione a coloro che lottano per la pace e la fratellanza, non a coloro che hanno portato morte e distruzione in Iraq. Il Papa ha sentito il “dovere di questo pellegrinaggio per infondere coraggio tra i cristiani di varie confessioni, che hanno sofferto per colpa di coloro che minacciavano di conquistare e bruciare anche Roma. Un viaggio pastorale all’insegna del Padre, dio della vita, della pace e dell’amore. Nel contempo- precisa il relatore- si è trattato anche di un viaggio politico, poiché la situazione irachena è molto tesa, sono tanti i problemi irrisolti ed è necessario creare le condizioni per un dialogo politico che permetta di superare gli scontri tra fazioni islamiche”. 

Bergoglio ha già visitato 9 paesi musulmani, precisa il direttore della Fondazione internazionale Oasis, presieduta dal cardinale Angelo Scola. 

“Il Papa, nella Piana di Ur dei Caldei, è venuto a richiamare, agli iracheni e a tutti, il “diritto umano alla speranza” (citazione veglia pasquale 2020) – conclude Martino Diez-Cosa si siano detti durante il lungo colloquio con al-Sistani, resta un discorso tra due “vecchi saggi”. Ma l’immagine dell’uomo vestito di bianco, con la papalina sulla testa, e dell’uomo vestito di nero, con il turbante e la lunga barba grigia, che si guardano negli occhi e parlano amichevolmente di rispetto e convivenza, resterà stampata nella nostra mente come un simbolo di pace e fratellanza”.

Paolo Alazraki, banchiere ebreo che ha finanziato la realizzazione del più grande presepe del mondo, opera dello scultore sardo Pinuccio Sciola ed attualmente installato nel palazzo arcivescovile di Milano, punta il dito sulle colpe degli speculatori senza scrupoli che alimentano guerre e divisioni tra popoli, culture e religioni.

“Il recente convegno sull’economia ad Assisi, voluto da papa Francesco per i giovani, esprime l’attenzione del Santo Padre verso la finanza etica e verso la tutela del risparmio contro lo spreco, a favore dello sviluppo e la tutela anche delle classi sociali più deboli. Il recente viaggio a Ur, terra di Abramo padre spirituale anche per gli ebrei, è stato giustamente stigmatizzato più sulla fratellanza tra i popoli, non a caso raccolta nel felice frase dell’enciclica “Siamo tutti fratelli”, piuttosto che sugli aspetti economico-finanziari e la ricostruzione del paese”.

“E’ necessario che la finanza occidentale riconosca i propri sbagli e corregga quegli aspetti di selvaggia speculazione, di comportamenti e di regolamenti di borsa (vendita alla scoperto) che comportano inevitabilmente una crisi della produzione e dell’occupazione. Bisogna, inoltre- precisa il relatore- evitare il micidiale influsso negativo che hanno i quarantatré paradisi fiscali che permettono ogni giorno di compiere operazioni illegali nella più completa esenzione fiscale”.

La prima proposta di Alazraki è quella di invitare Banca d’Italia e Associazione bancaria italiana ad usare la “moral suasion” invitando i propri associati e controllati a non eseguire più operazioni da e verso paradisi fiscali.

La seconda proposta, in linea con il pensiero e le esortazioni di Papa Francesco, è quella di pensare ad un “Concilio Finanziario”, convocato dalla più grande entità del mondo, il Papa stesso, invitando a Roma tutte le maggiori banche e finanziarie del mondo. “L’obiettivo è quello di un matrimonio costruttivo tra il denaro e il benessere sociale- precisa Alazraki- per programmare le regole e applicare un modello di finanza in grado di trarre profitto nel fare investimenti produttivi, sostenibili per la natura e l’uomo.

E’ vero che negli ultimi dieci anni, sia la finanza occidentale che quella islamica, hanno collocato sul mercato prodotti etici- precisa prima di concludere- ma ciò non è sufficiente. Il “concilio”, in chiave ecumenica sui problemi di finanza-economia-sviluppo, potrebbe costituire una svolta storica che farebbe bene al mercato, agli investitori e all’intera società”.

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