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Cinema & Teatro

Giuseppe Marini firma la regia di ‘L’ Oreste, quando i morti uccidono i vivi’, di Francesco Niccolini e Andrea Bruno con Claudio  Casadio

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Lo spettacolo in scena al Teatro Due di Roma, fino al 28 novembre 2021, con Claudio Casadio e diretto da Giuseppe Marini, è la vera storia tratta dalla vita di Fernando Ferretti detto Oreste, abbandonato dal padre che non l’ha riconosciuto  e  poi anche dalla madre.

di Isabel Russinova

L’Oreste, quando i morti uccidono i vivi, prodotto da Accademia Perduta Romagna Teatri, Società per attori e Lucca Comics & Games, scritto da Francesco Niccolini con le illustrazioni di Andrea Bruno, in scena al Teatro due di Roma, fino al 28 novembre 2021, con Claudio Casadio e diretto da Giueppe Marini, è uno spettacolo da non perdere semplicemente perchè è speciale, non solo perché vi rimarrà dentro e non potrete cancellarlo, ma sopratutto  perchè è vero, in tutte le sue declinazioni. 

Vera è la storia,  tratta dalla vita di  Fernando Ferretti detto Oreste, abbandonato dal padre che non l’ha riconosciuto  e  anche dalla madre  poi,  quando ha fatto figli con un altro uomo, e così che il povero Oreste non  ha avuto altra possibilità che andare avanti e indietro da un orfanotrofio all’altro e poi da un  manicomio all’altro, ma non voglio svelare troppo della storia, perchè ve la dovrà raccontare lui, l’Oreste in persona  che Claudio Casadio anima in modo perfetto, struggente al punto giusto, malinconico al punto giusto, tenero al punto giusto, ma sopratutto vero in tutto, anche nella sua sincera parlata romagnola.   Veri anche i personaggi che Andrea Bruno ha disegnato e che, per una strana alchimia riescono ad avere carne e respiro in scena quando sono con L’Oreste. Vera la regia, che non ti molla mai, che ti fa entrare L‘Oreste dentro il cuore, che ti fa commuovere e sorridere, ma soprattutto ti fa stare sempre dalla sua parte, dell’Oreste naturalmente. Vera la musica, che ti accompagna quasi riproducendo il respiro e il rumore delle cose della vita di Oreste, la solitudine, la malinconia, il sogno, la pazzia, le illusioni, il mare, l’amore, la menzogna, la speranza. Vere le parole che raccontano la storia, mai troppo dolci, né amare, mai troppo né troppo poco, solo vere anche quando parlano di un colonnello astrale astronautico ingegnere minerario nel sistema mentale, imperatore di terre e pianeti, come ripete continuamente L’Oreste, in questo e in  qualunque altro mondo. 

Vere e basilari le consulenze scientifiche che hanno arricchito la narrazione. “Nasce così L’Oreste, con articolo e l’apostrofo sempre, il mio Oreste che in brevissimo tempo è diventato il nostro Oreste condiviso, dal primo giorno dai compagni di viaggio, che è la mia sola idea di Teatro” così spiega Francesco Niccolini nell’introduzione del volume pubblicato da Poliniani Teatro con il testo integrale della sua opera  e le bellissime tavole di Andrea Bruno, che il Teatro due espone e mette a disposizione a chi vuole portare con sé anche il libro dell’Oreste.