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“Fermiamo la strage! Prevenire è meglio che morire”: la tavola rotonda su incidenti stradali al Consiglio Regionale del Lazio

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Associazione Familiari Vittime della Strada, Lidu onlus ed Ipathia celebrano la Giornata Mondiale Vittime della strada con una tavola rotonda al Consiglio Regionale del Lazio, con il supporto del consigliere Enrico Cavallari (FI), e l’intervento di Cinzia Pellegrino, coord. naz. del Dipartimento tutela Vittime di Fratelli d’Italia.

Alla regione Lazio il 18 novembre scorso si è fatto il punto sul triste incremento di incidenti ed omicidi stradali. L’incontro, promosso da Associazione Familiari Vittime della Strada, Lidu onlus ed associazione Ipathia ha visto al tavolo di lavoro qualificati professionisti, associazioni e familiari di giovani vite spezzate da incidente stradale.

L’inizio infatti è stato un momento di grande suggestione con tutti i relatori all’entrata del Consiglio regionale del Lazio, prima di entrare nella sala Etruschi prestata alla tavola rotonda grazie al supporto del consigliere di Forza Italia Enrico Cavallari, durante il quale è stata accesa una candela in ricordo di tutti coloro che hanno perso la vita a causa di un incidente stradale.

Un bilancio in aumento preoccupante, come sottolineato da Cinzia Pellegrino, coordinatore nazionale del Dipartimento tutela Vittime di Fratelli d’Italia, che vede la forza politica oggi a capo del Governo, impegnata ancora di più sul fronte della prevenzione e nell’individuare percorsi di maggiore sicurezza sulle strade italiane.

Dopo i saluti di rito del presidente della Lidu onlus, Eugenio Ficorilli, che ha assicurato l’appoggio della storica associazione su ogni iniziativa futura atta a limitare le stragi stradali anche da un punto di vista di prevenzione culturale ed educazione civica partendo dalle scuole, ha fatto seguito l’intervento di benvenuto del consigliere di Forza Italia Enrico Cavallari che, oltre ad aver assicurato lo spazio per l’incontro, è intervenuto per stigmatizzare l’urgenza di “un impegno su più fronti, dalla promozione di sani stili di vita (attraverso il potenziamento dello sport, degli incontri culturali, per allontanare i ragazzi dall’alcol e dalla droga), al coinvolgimento puntuale delle scuole in progetti di educazione civica e stradale fin da bambini”.

Come più volte ricordato da Pina Cassaniti Mastrojeni infatti, presidente dell’Associazione Familiari Vittime della Strada, “la strage stradale continua nel silenzio delle istituzioni, come se fosse un fatto privato ed è invece un problema di sanità pubblica, una pandemia non trattata con lo stesso rigore del covid 19, le nostre richieste di una governance di sistema cadono nell’oblio: le mancate risposte non ci deprimono ma orientano il nostro impegno ad agire più efficacemente nel territorio in sinergia tra settore pubblico e privato sociale secondo l’indicazione europea della prevenzione come responsabilità condivisa”.

Ed in effetti l’incontro del 18 novembre scorso, due giorni prima della celebrazione della Giornata Mondiale delle Vittime della strada, ha visto ragionare ad uno stesso tavolo anche attori fondamentali del mondo delle istituzioni nelle persone di Enrico Cavallari e Cinzia Pellegrino. Ma anche il Comandante della Polizia locale del Comune di San Cesareo, Giuseppe Lamboglia e l’ing. Mario Scipione consulente tecnico della Procura della Repubblica di Roma, che hanno evidenziato i punti deboli del nostro sistema paese vuoi per la carenza di personale di pubblica sicurezza per le strade, come anche spesso per la scarsa preparazione in ambito processuale dei CTU.

Obiettivo da raggiungere del resto entro il 2030 e poi nel 2050 è zero incidenti stradali, lo chiede la UE dal 1997, e anche il nostro Paese deve rispettare tale traguardo.

Una riforma per più fondi per la gestione delle strade, è la richiesta espressa a chiare lettere dall’avvocato Gianmarco Cesari dell’associazione Familiari Vittime della strada, ma anche maggiore   esigenza dei controlli, per assicurare garanzia del diritto alla vita, “non è concepibile che chi è sotto alcol o droga possa guidare” ha spiegato ai presenti Cesari chiedendo di aumentare le risorse umane dedicate a questo delicato settore.

“La legge 41/2016” – ha detto Gianmarco Cesari ricordando la recentissima conquista sull’omicidio stradale –  “ha visto un miglioramento, ma nelle aule di Tribunale non è stato così perché avevamo chiesto che per le vittime di incidente stradale ci fosse una corsia preferenziale” ha spiegato Cesari ricordando i rinvii di mesi e mesi di udienze per la trattazione, come ad esempio  nel caso della morte di Elena Aubry, figlia di Graziella Viviano presente all’incontro, avvenuta nel 2018 e che il 16 novembre è stata rinviata al 9 luglio 2024. “Così come nell’omicidio stradale di Gaia e Camilla è inammissibile – ha affermato con forza Cesari – che si possa godere dello sconto di pena con rito abbreviato e poi in corte d’Appello di un altro sconto di pena per un patteggiamento allargato. Il Governo deve assicurare tempi celeri di trattazione e di calendarizzazione di un tale processo altrimenti non verrà rispettata la dignità umana.” Ed aggiunge la necessità di modificare l’articolo 111 della Costituzione inserendo il diritto delle vittime, ad oggi non riconosciuto nei riguardi dei familiari delle vittime, che potendosi costituire esclusivamente parte civile, appaiono più come questuanti di denaro che non come persone, spesso genitori, che sopravvivono con dolore ai propri cari. Da ultimo Gianmarco Cesari ha evidenziato la mancanza di tabelle nazionali in merito al risarcimento del danno fisico, biologico e morale, cosicché la vittima di Milano sembra avere un ‘valore umano’ diverso da quella di Roma.

Tra i relatori anche Federica Federici presidente de Le nuove Frontiere del Diritto, giurista ed al fianco delle Vittime della strada da molti anni.

In ultimo le testimonianze di Rodica Streja, madre di Matteo e responsabile di AIFVS , e Graziella Viviano, madre di Elena Aubry, ambedue giovanissime vittime di incidente stradale.

Entrambe le madri hanno affermato con forza e con visibile commozione il loro bisogno di rendersi utili nel salvare altre vite innocenti per restituire un senso di vita ed impegno ai figli falciati sulla strada. “Il nostro paese è in contraddizione, diamo incentivi per le nascite ma siamo il paese dove la più grande causa di morte sotto i 35 anni è l’incidente stradale” – ha detto Graziella Viviano che è architetto e dal 6 maggio 2018, data in cui ha perso la vita sull’Ostiense a Roma la figlia Elena, è impegnata per fare in modo che mai più altri ragazzi debbano perdere la vita sulla strada.  E poiché come riferisce la Viviano il 45% degli incidenti stradali ha come concausa il manto stradale, allora bisogna fare chiarezza sulle competenze e sulle responsabilità in termini di manutenzione delle strade. Ma anche adottare le opportune misure di sicurezza, magari introducendo l’obbligo di Alcolock su ogni autovettura, una sorta di misuratore di tasso alcolico che impedisce la partenza dell’auto se rileva un tasso superiore al lecito perché, spiega la Viviano – “l’ubriaco spesso non si rende neanche conto che è salito sulla macchina”.

Dalla tavola rotonda è nata la necessità di costruire un gruppo di lavoro sul tema degli incidenti stradali che Cinzia Pellegrino, occupata anche su questo fronte in tema di tutela delle Vittime, ha colto come occasione di pronta collaborazione con tutti gli attori presenti.

La petizione: https://www.change.org/p/petizione-aifvs-aps-elezioni-politiche-2022

Video degli interventi:

https://www.facebook.com/graziella.viviano.9/videos/5775444115853542

https://www.facebook.com/gianmarco.cesari.1/videos/803614871032537

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