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Crisi del Golfo: Confindustria denuncia rincari energia per le imprese fino a 21 miliardi
Confindustria lancia l’allarme. Se la crisi nel Golfo andrà avanti fino a giugno le aziende dovranno sborsare 7 miliardi in più per le bollette energetiche.
di Francesca Fontana
Confindustria lancia l’allarme. Se la crisi nel Golfo andrà avanti fino a giugno le aziende dovranno sborsare 7 miliardi in più per le bollette energetiche. E se il conflitto si dovesse prolungare fino alla fine dell’anno, la cifra salirebbe fino a 21 miliardi. Sono queste le cifre con cui dovranno fare i conti le imprese nel nostro Paese, calcolando una spesa per il petrolio che si aggira intorno ai 110 dollari al barile, stimando che il costo del greggio potrebbe arrivare fino a 140 dollari.
Già nel 2025 la bolletta italiana, a causa degli strascichi della crisi scatenata dalla guerra russo-ucraina iniziata nel 2022, era tra le più alte d’Europa. Da tempo Viale dell’Astronomia segnala il problema dei prezzi: preoccupa il costo dell’energia, quello delle assicurazioni dei mezzi di trasporto e quello delle materie prime vere e proprie, non energetiche. Oltre al prezzo del petrolio dovremo fare i conti anche con i costi del gas. Il prezzo è ancora sotto controllo, ma il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Pichetto Fratin, intervenuto ad un evento organizzato dal quotidiano Il Giornale, avverte: se il costo sale potremmo essere costretti a tornare alle centrali a carbone.
Uno scenario di grande incertezza quello dipinto da Confindustria, con il prezzo del petrolio sull’ottovolante, in queste settimane, trainato dalle dichiarazioni contrastanti di Usa e Iran. L’ipotesi di tornare a comprare gas dalla Russia sembra ancora lontana. Il ministro Fratin rassicura: per ora non ci sono difficoltà di approvvigionamento.
I riflessi del caos geopolitico cominciano a farsi sentire anche nel carrello della spesa: secondo i dati diffusi da Federdistribuzione, i prezzi dell’ortofrutta sono aumentati del 30%, in cima alla lista i finocchi, il cui costo è lievitato del 56%, fino ai comunissimi pomodori aumentati dal 25 al 28% a seconda dei tipi. Tutto a causa della mancanza di fertilizzanti, anche se qualcuno sospetta che dietro ai rincari ci sia anche lo zampino della speculazione, dato che le navi ferme a Hormuz non avrebbero avuto ancora il tempo di accumulare ritardi al punto da influire sulle coltivazioni.
Ma non è tutto: gli italiani cambiano i piani vacanze. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it, 8 milioni e 100 mila italiani hanno scelto di non partire per i ponti del 25 aprile e del 1° maggio per colpa della guerra. Alla base, la paura di muoversi in un contesto di crisi internazionale (600 mila persone), l’incognita della cancellazione dei voli (1 milione e 300 mila italiani) e i rincari di alberghi e ristoranti (5 milioni e mezzo).
Hanno deciso di concedersi comunque una vacanza, ma sono stati costretti a cambiare meta 5 milioni e 400 mila turisti: l’87% di questi rimarrà in Italia, il 7,5% si sposterà in Europa e meno del 5% uscirà dal Vecchio Continente.
Cresce anche la preoccupazione per l’estate. Secondo uno studio di Emma Villas, il numero di prenotazioni in Italia da parte dei nostri connazionali è cresciuto del 9,5% rispetto a un anno fa. La Toscana guida la classifica delle mete preferite, con il 36% delle prenotazioni, seguita da Puglia e Umbria (entrambe al 14%).
Intanto l’Europa lavora ad un piano per salvare i voli minacciati dalla carenza di jet fuel. Si valutano finestre di garanzia e la possibilità di imbarcare carburante extra per evitare di rimanere a terra. E l’Europa comincia a correre ai ripari: secondo alcuni media i Paesi Bassi sarebbero sul punto di attivare un piano anti crisi energetica.
Da Bruxelles arriva anche la posizione della Commissione europea, che invita alla cautela ma senza allarmismi: “Non siamo in una situazione pericolosa ma c’è la possibilità di una carenza di jet fuel” che “potrebbe influenzare ogni cittadino. Quindi dobbiamo essere consapevoli e pronti”. L’Europa, viene sottolineato, potrebbe trovarsi ad affrontare un problema a breve termine di approvvigionamento di carburante e un problema di domanda sul medio e lungo termine.
Un quadro complessivo che resta quindi incerto, con effetti già visibili su imprese, consumatori e trasporti, mentre le istituzioni europee si preparano ad affrontare possibili criticità nei prossimi mesi.
