Attualità
Carlo Acutis proclamato Santo il 7 settembre 2025: primo santo millennial e modello per le nuove generazioni
Domenica mattina 7 settembre 2025, in piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha canonizzato Carlo Acutis, il giovane milanese beatificato nel 2020, che a soli 19 anni dalla morte è diventato il primo “santo millennial”. La canonizzazione è avvenuta insieme a quella di Pier Giorgio Frassati ed è stata la prima del nuovo Pontefice.
di Patrizia Spaziani
La Chiesa cattolica ha vissuto un evento storico: domenica mattina 7 settembre 2025, in piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha canonizzato Carlo Acutis, il giovane milanese beatificato nel 2020, che a soli 19 anni dalla morte è diventato il primo “santo millennial”. La canonizzazione è avvenuta insieme a quella di Pier Giorgio Frassati ed è stata la prima del nuovo Pontefice.
Monsignor Domenico Sorrentino, vescovo delle diocesi di Assisi, Nocera Umbra, Gualdo Tadino e di Foligno, ha espresso grande gioia:
“Gioiamo di questo annuncio del Santo Padre di canonizzare il Beato Carlo Acutis il 7 settembre insieme a Pier Giorgio Frassati. Quella del giovane santo sarà la prima canonizzazione del nuovo Papa che, speriamo, possa venire presto a pregare sulla tomba di Carlo, custodita nel nostro Santuario della Spogliazione.”
Il presule ha aggiunto che la doppia canonizzazione ha rappresentato “un segno di provvidenza per rimettere la santità della vita ordinaria al centro dell’attenzione della Chiesa, specialmente delle nuove generazioni”. La diocesi di Assisi ha ripreso i preparativi organizzativi per accogliere i numerosi fedeli attesi.
Il miracolo che ha portato alla canonizzazione
Il riconoscimento del nuovo miracolo attribuito a Carlo Acutis è avvenuto a maggio 2024, quando Papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto da parte del Dicastero per le Cause dei Santi.
Il caso ha riguardato Valeria, una giovane del Costa Rica, studentessa universitaria a Firenze, che nel luglio 2022 era rimasta vittima di una caduta in bicicletta, riportando un trauma cranico gravissimo e entrando in coma irreversibile. Dopo sei giorni senza miglioramenti, la madre si è recata ad Assisi per pregare davanti alla tomba del Beato Carlo. Quella stessa sera Valeria ha iniziato a respirare spontaneamente; il giorno dopo ha ripreso a muoversi e a parlare. A settembre 2024 madre e figlia sono tornate ad Assisi per ringraziare.

Dalla beatificazione alla santità
Carlo Acutis è stato beatificato il 10 ottobre 2020 nella Basilica di San Francesco ad Assisi, in una cerimonia che, nonostante la pandemia, ha radunato oltre 3.000 fedeli. La beatificazione si è basata su un precedente miracolo avvenuto nel 2013 in Brasile: la guarigione inspiegabile di Matheus, un bambino di sei anni con una grave anomalia al pancreas, dopo aver toccato una reliquia di Carlo.
Chi era Carlo Acutis: il primo santo della generazione digitale
Carlo è nato a Londra il 3 maggio 1991 da una famiglia italiana ed è cresciuto a Milano. Conduceva una vita comune: scuola, amici, sport, computer, ma mostrava una profondità di fede fuori dal comune. Fin da piccolo mostrava un amore singolare per Gesù, in particolare per l’Eucaristia, che definiva «la mia autostrada per il cielo».
All’età di sette anni ha ricevuto la prima Comunione con un permesso speciale e, da allora, partecipava quotidianamente alla Messa e si fermava spesso in adorazione. Non era un mistico isolato, ma un adolescente inserito nella sua epoca e appassionato di informatica, che usava come strumento di evangelizzazione: a soli undici anni ha creato un sito web di volontariato per la parrocchia di Santa Maria Segreta a Milano.
Carlo praticava il rosario, aiutava i poveri e i più deboli, studiava con impegno, amava gli animali e viveva la quotidianità con equilibrio. La sua santità nasceva nella vita ordinaria, fatta di piccoli gesti quotidiani guidati da un grande amore per Dio e per gli altri.
Il suo motto, «Tutti nascono originali, ma molti muoiono fotocopie», è diventato il grido di una generazione in cerca di autenticità e spiritualità. Le sue ultime parole, prima di morire di leucemia fulminante nel 2006 a soli 15 anni, sono state: «Offro tutte le sofferenze per il Papa e per la Chiesa, per andare dritto in Paradiso».
Michele e Francesca, i fratelli gemelli: nascita e ruolo nella cerimonia

Michele e Francesca, i fratelli gemelli di Carlo, sono nati quattro anni dopo la sua morte: la madre, Antonia Salzano, ha raccontato che Carlo le era apparso in sogno e le aveva detto: «Mamma, stai tranquilla, avrai altri figli». La loro nascita è avvenuta nel 2010, quando Antonia aveva 44 anni.
All’epoca della canonizzazione i gemelli avevano circa 15 anni e vivevano tra Milano e Assisi. Durante la celebrazione del 7 settembre 2025, Michele ha avuto un ruolo particolarmente significativo: ha proclamato la Prima Lettura in inglese, suscitando grande emozione tra i fedeli presenti in piazza San Pietro. I genitori, Andrea e Antonia, insieme ai due figli, hanno portato i doni dell’offertorio, in un momento di profonda partecipazione familiare e liturgica.
Le parole di Papa Leone XIV durante la canonizzazione
Papa Leone XIV ha aperto la celebrazione salutando la folla: « Oggi è una festa bellissima per tutta l’Italia, per tutta la Chiesa, per tutto il mondo».
Nell’omelia si è rivolto soprattutto ai giovani: «Giovani, non sprecate le vostre vite. I Santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis ci mandano un invito rivolto a tutti noi, soprattutto ai giovani: a non sciupare la vita ma a orientarla verso l’alto e a farne un capolavoro». Ha ricordato le loro “formule” di santità: per Carlo «non io ma Dio», per Pier Giorgio «se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine».
Il Papa ha citato alcune frasi attribuite a Carlo: «Davanti al sole ci si abbronza. Davanti all’Eucaristia si diventa santi!» e «La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio».

Ha poi ammonito: «Il rischio più grande della vita è quello di sprecarla al di fuori del progetto di Dio. Buttatevi senza esitazioni nell’avventura che Lui vi propone». Al termine della celebrazione, durante l’Angelus, ha chiesto di pregare per la pace: «Preghiamo per la pace, soprattutto in Terra Santa e in Ucraina e anche in ogni altra terra insanguinata dalla guerra. Invitiamo i potenti ad ascoltare la voce della coscienza. Le vittorie con le armi sono in realtà una sconfitta. Dio non vuole la guerra, vuole la pace».
Il momento culminante è stato la formula canonica in latino: «Dichiariamo e definiamo santi i beati Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis e li iscriviamo nell’Albo dei santi, stabilendo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati tra i santi», seguita da un fragoroso applauso della piazza.
Un modello contemporaneo per i giovani
Carlo ha dimostrato che era possibile essere giovani, moderni, digitali e santi. Il suo esempio ha parlato a chi si sentiva disorientato, a chi cercava un senso nella vita immerso nei social e nelle tecnologie. La sua canonizzazione è stata un messaggio per il nostro tempo: la fede autentica ha potuto vivere nella quotidianità, attraverso l’uso positivo della tecnologia e con piccoli gesti di amore verso gli altri.
Papa Francesco lo ha citato più volte, anche nell’Esortazione apostolica Christus vivit, come esempio di giovane che ha vissuto la sua vocazione alla santità nel mondo moderno, usando strumenti contemporanei per diffondere il Vangelo e trasmettere valori positivi.
Pellegrinaggi e preparativi per la canonizzazione

Diverse diocesi italiane e internazionali hanno organizzato pellegrinaggi, veglie, catechesi, mostre e incontri in vista della canonizzazione. Assisi, che custodisce la tomba di Carlo nel Santuario della Spogliazione, ha accolto già decine di migliaia di pellegrini. Le parrocchie, le scuole cattoliche e i movimenti giovanili sono stati chiamati a riscoprire Carlo non solo come icona, ma come compagno di strada e modello di vita cristiana.
Come lui stesso scriveva: «La tristezza è lo sguardo rivolto verso sé stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio». Un messaggio universale che invita tutti a non avere paura di essere santi, di amare Gesù e di vivere con gioia.
