BackStage con Maria Rosaria Omaggio

By 26 Ottobre 2016BackStage

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Maria Rosaria Omaggio la solista de ‘Le parole di Oriana’

Impegnata da anni come Goodwill Ambassador di Unicef, è la più grande interprete di Oriana Fallaci. La rivedremo il 27 ottobre all’Auditorium di Roma nel recital concerto che porta in scena i testi e la vita della grande scrittrice

Di Tiziana Primozich
Fotografia di Carlo Bellincampi

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Un talento artistico nato in giovanissima età quello di Maria Rosaria Omaggio che nella sua lunga carriera artistica ha saputo affrontare con il giusto rigore ed eleganza il piccolo schermo, da cui prende le mosse il suo impegno lavorativo contraddistinto successivamente da un’intensa presenza sul palcoscenico di moltissimi teatri. Approda poi al grande cinema del premio Oscar Andrzej Wajda che la consacra per sempre attrice di grande valore interpretativo per la straordinaria capacità di regalare al pubblico una Oriana Fallaci così reale da non riuscire a distinguerla da quella vera. A pochi giorni da ‘ Le parole di Oriana’ omaggio a Fallaci in concerto, in programma all’Auditorium di Roma per il 27 di ottobre, che vede Maria Rosaria Omaggio ancora una volta unica ‘solista’ in grado di ricordare degnamente la grande scrittrice che ha cambiato il volto della letteratura italiana contemporanea, riusciamo a raggiungerla telefonicamente per un’intervista che ci concede. Il tono è cordiale, accogliente, ma quello che colpisce di più è la bellissima voce tanto simile a quella della Fallaci.

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Maria Rosaria Omaggio ancora una volta porta in scena Oriana Fallaci. Dall’interpretazione superba nel  film “Walesa, Uomo della speranza” del premio Oscar polacco Andrzej Wajda non vi siete più lasciate, cosa vi rende così simili e perché Oriana è una costante nella vita artistica di Maria Rosaria?


Avrei dovuto interpretarla per la prima volta quando era ancora viva già nel 2003 a Benevento Città Spettacolo in un reading tratto da ‘La rabbia e l’orgoglio’ scritto sulla scia emozionale dei terribili accadimenti dell’11 settembre. Purtroppo, per una serie di ragioni , nonostante avesse per la prima volta dato il suo consenso, saltò tutto. Però, pur scegliendo di portare in scena testi di Calvino, le dedicai il titolo ‘Chi ama la vita’, che è anche un suo calembour ricorrente. Lo stesso Recital in concerto presentato a “Benevento Città Spettacolo 2003”  fu poi richiesto e  andò in scena l’11 novembre 2005 nel DHL Auditorium del Palazzo delle Nazioni Unite a New York, un progetto che per la forza dei testi scelti nasce a sostegno di UNICEF per i bambini vittime dei conflitti armati. Un titolo che si presta a diverse interpretazioni ma che in questo caso è una frase significativa per dire No  alla guerra e in particolare a coloro che armano i bambini soldato. Dopo la morte della Fallaci, sono stata invitata dal nipote Edoardo Perazzi a leggere brani del romanzo postumo ‘Un cappello piene di ciliegie’  in occasione dell’evento del settembre 2008 promosso dalla Rizzoli ‘Ricordando Oriana Fallaci’ che si svolse in una stracolma Sala Buzzati a Milano. Un tributo davvero dovuto ad una grande autrice, benché controversa, della nostra letteratura.  Fu proprio questa interpretazione che convinse il premio Oscar Andrzej Wajda che il ruolo della grande Oriana mi calzava alla perfezione per il suo film su Walesa, il mio doveva essere un cameo nel film, invece ne fu il filo conduttore.

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Oriana Fallaci e Maria Rosaria Omaggio due donne diverse ma si potrebbe dire sulla stessa lunghezza d’onda. Due vite che incredibilmente si susseguono diventando l’una il prolungamento dell’altra complice anche il film “Walesa, Uomo della speranza” del premio Oscar polacco Andrzej Wajda

Un film che è stato davvero il coronamento della mia carriera con il Premio Pasinetti alla 70° Mostra del Cinema di Venezia per l’interpretazione di Oriana Fallaci. La prima volta che la segretaria della Fallaci mi sentì su radio Rai tre mentre leggevo un pezzo di ‘Lettera ad un bambino mai nato’, mi confuse con lei, la voce non lasciava ombra di dubbio. Quello che ci accomuna è un profondo senso della ricerca, la cura delle parole, non è un caso che lo spettacolo  che è in programma all’Auditorium di Roma per il 27 ottobre si chiami ‘Le parole di Oriana’. Nutro un grande rispetto per la letteratura, è importante cosa i grandi autori ci hanno scritto e cosa ci hanno lasciato, una grande eredità che arricchisce la nostra anima, mi ritengo molto fortunata,  la mia fortuna è stata poter raccontare le storie di grandi spiritualità al cinema. Come quella di Oriana. Cosa abbiamo in comune nella vita di tutti i giorni? Io come lei ho sbagliato la scelta di ogni compagno di vita. Posso certamente dire, per averne studiato a lungo i testi e la personalità, che aveva un carattere spigoloso a volte intransigente, ma la sua apparente durezza era maturata nei vicoli ciechi di grandi amori che tanto l’avevano ferita e delusa. Anche il suo anarchismo è stato frainteso, lei immaginava uno Stato utopistico in cui il cittadino si autogoverna e mai farebbe nulla che violi la libertà altrui. Una visione di una società colta e sensibile, non certo l’anarchia che elimina i diritti dell’individuo.

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Il 27 ottobre presso la sala Petrassi dell’Auditorium di Roma Maria Rosaria Omaggio darà di nuovo vita ad Oriana Fallaci. Quale sarà il valore aggiunto in questo recital concerto?

Come mia consuetudine racconterò Oriana con le sue parole, il nipote Edoardo Perazzi ha stampato una raccolta di testi dal titolo ‘ Solo io posso scrivere la mia storia’. Si parte da lì. Per conoscere Oriana bisogna leggerla, e voglio sfatare un falso mito: non è vero che esiste una Oriana prima dell’11 settembre e dopo. Poi un valore aggiunto è la musica della pianista Cristiana Pegoraro oltre alle immagini elaborate da un grande artista Carlo Fatigoni, che ripercorrono il testo con un gioco di luci per raccontare 77 anni di vita e 60 di lavoro, un’attività frenetica e densa di avvenimenti. Una vita segnata anche da una lunga malattia durante la quale la sua solitudine si è acuita fortemente.

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Oriana Fallaci ci ha lasciato una grande eredità, in particolare a te ha lasciato oneri ed onori

Il 15 settembre sono stata invitata dal sindaco di Firenze Nardella per presenziare all’inaugurazione del piazzale intestato a Oriana Fallaci,  anche la fermata dell’autobus in quella piazza porta il suo nome. E’ stato un grande onore essere Madrina della riappacificazione con la sua città.

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Maria Rosaria, tu hai avuto e continui ad avere un grande successo in Spagna. Quali sono le differenze tra il nostro cinema e quello spagnolo? E perché proprio la Spagna?

Quando le produzioni sono importanti non esistono differenze tra cinema italiano e cinema spagnolo. Mia nonna era una Fonseca Albarez de Toledo, il mio sangue è in parte spagnolo. In ogni caso molti anni fa fui scelta dalla Warner Bros, per  ‘La lozana andalusa’ di Vicente Escriva, girato giovanissima nel 1976. Poi ‘El virgo de Visanteta’, primo film in valenciano e non in castellano, lingua rigorosamente nazionale e l’unica consentita. Sempre in Spagna, che considero una seconda patria nel Dna, sono in  ‘Edera’, la prima lunga fiction in 22 puntate. Ultimo lavoro in ordine di tempo ma di grande qualità è ‘La sonata del silencio’ tratto dal romanzo di Paloma Sanchéz-Garnica, dove sono Roberta Moretti Rothschild, un racconto ambientato negli anni’40.


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Hai detto più volte che il tuo destino si interseca tristemente con quello della Fallaci nei fallimentari rapporti sentimentali. Secondo te esiste oggi in questo mondo che corre il Principe Azzurro?

Posso di certo confermare che i miei uomini, mai persone del mio ambiente lavorativo, sono state scelte sempre sbagliate, ho amato con grande sincerità rischiando a volte danni alla mia carriera.  Il principe azzurro non esiste, ma la possibilità di un compagno di vita che supera la fase della passione, va oltre e condivide la vita con te, non è un’utopia. Credo che un amore è reale quando si diventa fratelli, quando si condivide, quando c’è un affiatamento ed un bene che va oltre la prima fase dell’innamoramento. Purtroppo nell’evoluzione della nostra società abbiamo trascurato il maschilismo, abbiamo dimenticato che alcuni aspetti della virilità andavano coltivati in modo diverso. Ricordo una volta a casa di una mia amica, la fine di un pranzo e lei, la mia amica, mamma, di un maschio ed una femmina, che chiedeva alla sola figlia femmina di sparecchiare.  Questa cosa provocò la mia indignazione e ricordo di aver redarguito questa mamma per la diversa educazione trasmessa ai suoi figli. Ecco, penso che i messaggi e gli esempi che trasmettiamo ai nostri figli maschi garantiranno degli adulti attenti anche alla differenza di genere. Il ruolo del maschio è quello di proteggere e affiancare la femmina. Insegniamo loro come farlo anche nelle piccole cose di tutti i giorni.

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Sei Goodwill Ambassador Unicef da molti anni, come descrivi il tuo impegno nella più grande organizzazione umanitaria del mondo a favore dei minori?

Essere ambasciatore vuol dire esserlo  proprio in ogni occasione ricordando sempre che è inutile lamentarsi se il mondo non va bene. Anche nello spettacolo del 27 p.v. ‘Le parole di Oriana’, mi aspetto donazioni per i bambini siriani, cui è stato negato il diritto all’infanzia, straziati da una guerra che non possono capire e che miete giovani vittime ogni giorno. Ripeterò in ogni occasione che  i bambini sono gli adulti di domani. Dobbiamo avere questa realtà in mente in ogni attimo della nostra vita.  Non è un caso che le quattro parole scelte da Unicef per la tutela dei minori nel mondo siano: salute, scuola, protezione ed eguaglianza. Garantire ad ogni bambino del mondo queste quattro certezze vuol dire dare loro la possibilità di diventare adulti consapevoli e migliori. Voglio riportare alla memoria di chi legge la storia di Ishmael Beah originario della Sierra Leone, autore di ’Memorie di un bambino soldato’. Con lui abbiamo potuto conoscere la tragedia inumana che fa di un bambino uno strumento di guerra. Ma anche la possibilità di riscatto quando dal mondo degli adulti, in questo caso grazie ad Unicef, arrivano i giusti messaggi e il bambino vittima di adulti senza scrupoli viene ‘nutrito’ con quello che è giusto per la sua età: salute, scuola, protezione ed eguaglianza. In questo difficile momento storico nel mio cuore ci sono  i bambini di Aleppo, i bambini di Haiti che muoiono per una semplice dissenteria. A volte basta poco per proteggerli, in luoghi disagiati a volte basta una  zanzariera per salvare le vite di bambini innocenti. Unicef sa come realizzare piccoli grandi obiettivi in tutto il mondo, è l’unica Onlus delle Nazioni Unite inserita nel trattato dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza. La presenza di rappresentanti quasi ovunque consente interventi più tempestivi di qualsiasi altra piccola organizzazione umanitaria. Se un bimbo oggi ha già un’arma in mano, come potrà un domani  sedere a un tavolo di pace? L’impegno sociale di Maria Rosaria Omaggio è rivolto anche a favore delle donne, infatti quest’anno è testimonial insieme a Beatrice Luzi, Giuliana De Sio, Carolina Rosi, Isabel Russinova, Eva Robin’s, Ilaria Borrelli, Lina Sastri, Alessandra Di Sanzo, Giusi Cataldo, Piera Degli Esposti, Marisa Laurito, Rosa Pianeta e Rossella Seno, del Calendario Solidale ‘Donne Impegnate’. Gli autori, Ezio Alessio Gensini, Leonardo Santoli e Carlo Bellincampi alla terza edizione quest’anno hanno coinvolto artiste care al pubblico italiano, tutte donne impegnate anche in campo sociale.

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