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BackStage con Ilaria Borrelli

By 13 Novembre 2016 No Comments

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Il 16 novembre all’Adriano di Roma ‘Talking to the trees’ di Ilaria Borrelli

Intervista ad Ilaria Borrelli, regista scrittrice ed attrice che nel film racconta l’atroce storia di una bimba costretta a prostituirsi e resa schiava nell’inferno di un bordello in Cambogia. Un atto di denuncia che arriva anche in Italia con l’intento di mettere fine allo sfruttamento dei minori ed alla pratica del turismo sessuale

Di Tiziana Primozich
Fotografia di Carlo Bellincampi

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Scrittrice, regista, attrice ma anche donna e mamma, Ilaria Borrelli è in uscita nelle sale in Italia con Talking to the trees, un film che ha avuto la consacrazione delle Nazioni Unite e il pieno appoggio di Unicef per la delicata tematica trattata senza falsi pudori. Un vero pugno nello stomaco che dalle vite intrise di benessere che noi occidentali abbiamo la fortuna di vivere, ci trasporta  direttamente nell’inferno di un bordello cambogiano dove le prostitute sono bambine di appena 11 anni, sottratte alle famiglie e costrette a vivere un orrore giornaliero che le vede loro malgrado vittime di ogni sopruso sessuale e senza via d’uscita. Talking to the trees è un film di denuncia che tocca la coscienza di ognuno di noi e poiché Ilaria Borrelli che ne è la regista ma anche la protagonista insieme alla piccola Seta Monyroth, intende continuare su questo tema che mette a nudo la condizione femminile nei territori più poveri del mondo, l’abbiamo incontrata nella sua casa romana. Un viso ed un sorriso dolce e disarmante con due occhi scuri che tradiscono le origini partenopee di Ilaria, un fascino che cattura l’attenzione ma che da subito mette in chiaro che dietro l’aspetto femminile e garbato c’è una donna determinata e convinta a portare sino in fondo le battaglie in cui crede.

Perché un film su un tema così scottante e quasi scandaloso?


Il film Talking to the trees racconta la storia vera di una bambina cambogiana costretta a prostituirsi per la sopravvivenza sua e del suo fratellino più piccolo. Ma una moglie europea che si reca lì per trovare suo marito lo scopre frequentatore del bordello  mentre abusa proprio della piccola undicenne. Inorridita da quello a cui assiste rinuncerà alla sua finta vita matrimoniale e cercherà di salvare la bambina. La scelta di un tema così anticonvenzionale nasce dall’amore per i miei figli. Da quando sono diventata mamma sono ancora più sensibile alla violenza sessuale dei minori, soprattutto delle bambine, la femminuccia in società povere  diventa subito oggetto, è il primo ingranaggio della società che nei paesi poveri deve rinunciare alla sanità ed all’educazione, viene venduta per  realizzare soldi senza che nessuno si preoccupi di che fine fa. Il film racconta in maniera cruda quello che queste bambine devono affrontare, e purtroppo è tutto vero. E’ stato girato con soli 50 mila dollari in Cambogia, e prevede la partecipazione agli utili di tutti coloro che hanno accettato di condividere con me questa avventura secondo la formula del profit sharing. Durante la lavorazione hanno cercato di fermarci con minacce a causa del delicato tema affrontato, nel nostro percorso anche una bomba inesplosa. Ma siamo arrivati alla fine nella convinzione che il problema della prostituzione minorile è un problema esistente in tutto il mondo. E bisogna parlarne, è l’unico modo per far sì che queste organizzazioni criminali vengano smantellate.  I bambini da soli non hanno voce, non sanno come difendersi,  è una forma di schiavismo perpetrata però verso esseri indifesi che vengono rinchiusi senza documenti. Là fuori  ci sono bambini che da soli non potranno mai fuggire, sono 40 milioni i minori coinvolti nella prostituzione, e questo accade in tutti i paesi del mondo, anche dietro l’angolo di casa nostra. Nella sola   America del nord si contano 600mila minori nella prostituzione, bambini sottratti alle mamme nei supermercati, i nostri figli sono tutti a rischio rapimento perchè niente è più lucrativo di questo, neanche il mercato delle armi. Nell’ambito dei crimini contro l’essere umano la prostituzione minorile costituisce un  mercato privilegiato più semplice e meno pericoloso dei mercati di droga e armi.

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Il 16 novembre il film andrà in sala all’Adriano di Roma per la prima volta in Italia. Ma ha già fatto il giro del mondo

Questo film ha il sostegno dell’Unicef e di Amnesty International ed è stato proiettato presso il Parlamento europeo a Bruxelles come simbolo nella giornata mondiale contro lo sfruttamento sessuale dei minori.  Ha vinto il best Film Awards a Los Angeles, miglior film al Women’s International film festival di Miami, 5 nomination al Madrid International Film Festival, ed in Francia è andato in 160 sale ma purtroppo non ha mai avuto una distribuzione in Italia. Nonostante la ritrosia italiana a distribuirlo siamo riusciti ad avere una prima all’Adriano di Roma il 16 novembre, poi  al Modernissimo di  Napoli il 23, ed il 25 a Firenze all’Alfieri. Sappiamo già che saremo presenti a Pesaro, a Milano, a Perugia,  Genova e  Torino,  è un film autoprodotto, e chi vuole aiutarci a creare una proiezione nella sua città può farlo. Basta avere un contatto con una sala o con chi fa le programmazioni per ottenere una data, poi è molto facile, basta mandare un file attraverso internet. Sono convinta che anche così il film avrà la sua visibilità nel mio paese d’origine e voglio ricordare che sono 250mila bambini che scompaiono in Europa ogni anno, stiamo facendo finta di niente su una tragedia che riguarda i nostri figli. Ad ogni presentazione del film noi della produzione ci saremo, e con noi anche i responsabili locali di Unicef e Caritas. E’ un messaggio che deve arrivare in più luoghi possibile. Poi subito dopo partirà la lavorazione di un film denuncia sulle spose bambine e, già in programma, un terzo sulla condizione delle bambine nella guerra in Siria.

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Ilaria Borrelli nella sua vita artistica è stata prima attrice e poi scrittrice e regista. Come è avvenuta questa metamorfosi?

Ero molto insoddisfatta quando ero attrice pur essendo stata protagonista di film e fiction televisive ma ero molto insoddisfatta della superficialità dei personaggi che mi venivano offerti  e avevo la tendenza naturale a cambiarmi le battute, le parole che dovevo recitare, finché un giorno un regista mi disse -’Ilaria stavolta fai il mio film, la prossima farai il tuo’. E lì mi è scattata una qualche cosa e cominciai a pensare effettivamente di fare un mio film, ma in Italia 20 anni fa non c’erano esempi di donne registe.  Io all’epoca recitavo perché dopo aver frequentato l’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico mi ero stabilita a New York  per un corso all’Actor Studios.  Da lì vedevo amici  che giravano dei cortometraggi e studiavano alla New York University regia e sceneggiatura. Così presi la mia decisione, mollai tutto e mi iscrissi anche io alla  New York University  dove per due anni ho studiato regia e sceneggiatura. A quel punto sono riuscita anche a girare  il mio primo film da regista a New York.  Ci ho messo tre anni a mettere su il budget e nacque ‘Mariti in affitto’, con Brooke Shields, Mariagrazia Cucinotta, Pierfrancesco Favino e Chavy Chase. In quegli anni sono nati anche i miei romanzi,che sono quattro:  ‘Scosse’, ‘Look at me’, ‘Domani si gira’ e ‘Tanto rumore per Tullia’, che sono fruibili su Amazon. Si tratta di romanzi molto autobiografici dove  denuncio la discriminazione di genere, in Italia se sei una donna devi stare orizzontale, senza un uomo potente alle spalle non si possono fare cose importanti, non c’è un reale interesse a sentire la voce delle donne.

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Perché tanta discriminazione nel mondo artistico italiano?

Credo che quando si è usciti dalla guerra abbiamo assistito ad un momento di sviluppo culturale oltre che imprenditoriale molto fervido di idee e di progetti.  In passato ho avuto la fortuna di conoscere Fulvio Scarpelli, un grande sceneggiatore, ricordo che mi invitava a mangiare da Otello, ristorante frequentato da registi e sceneggiatori usciti dalla guerra che raccontavano i momenti vissuti al termine del conflitto mondiale, era tutto un fermento di progetti costruiti con grande spirito di solidarietà, ognuno aiutava l’altro ed il cinema italiano fu maestro in tutto il mondo, da quell’epoca  uscirono capolavori. Nel tempo anche il femminismo ha contribuito alla crescita  ed alla consapevolezza delle potenzialità del genere femminile.  Poi il  ventennio berlusconiano, dove la donna viene relegata al ruolo di oggetto, mostra se stessa seminuda e questo è il massimo dell’arte possibile.  Siamo regrediti, lo vedo con il cinema, i ruoli del passato  erano incredibili, erano scienziate, facevamo la guerra, oggi i ruoli femminili si fermano a quello di moglie, amante, a volte solo mamme e comunque sempre secondari ed in subordino a quello del protagonista maschile. Ancora oggi l’unico film in tanti anni davvero femminista è ‘Il caso Erin Brockovich, lo stesso ‘Thelma and Louise’ acclamato dai più come il film emblema dell’indipendenza femminile, in realtà non lo è affatto, visto che alla fine le protagoniste sono costrette ad uccidersi. Oggi c’è poco interesse sulle idee delle donne, le donne a loro volta non vedendo nessun esempio fanno fatica a sapere chi sono, io donna di 48 anni che ha scritto romanzi non mi riconosco in questi personaggi, non mi ritrovo e non ho voglia di andare al cinema. Qualche differenza rispetto all’Italia riesco a vederla in Francia,  lì ci sono registe che fanno dei bei film, penso ad esempio a Mustang di  Deniz Gamze Ergüven scelto per rappresentare la Francia ai Premi Oscar 2016, che racconta la storia di cinque giovani sorelle che lottano per la loro libertà contro un potere religioso e patriarcale soffocante.

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Non pensi che questo bisogno di predominio maschile nasconda una loro fragilità di fondo?

Posso dire senza timore di essere femminista, anche se oggi sembra quasi una parolaccia. Noi femministe però abbiamo parlato molto tra donne, ma non abbiamo parlato agli uomini. Oggi io ho un figlio maschio, e mi rendo conto che molta responsabilità  ce l’ha chi ha il compito di educare i ragazzi. Bisogna parlare con loro mentre crescono, è una responsabilità sociale il non aver saputo parlare ai giovani. Trovo grave che non si parli di sessualità nelle scuole, come al contrario accade  in Germania. I ragazzi spesso fanno le loro prime esperienze attraverso il web e senza il controllo o la spiegazione di un adulto.  Anche del turismo sessuale, se se ne potesse parlare di più senza tabù,  di sicuro si potrebbero salvare sempre più bambini che sono destinati ad essere vittime, la conoscenza equivale a salvezza


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Che significato ha la parola amore per Ilaria?

L’amore è qualcosa che si dona, non è detto che sei ricambiato, si dà e basta. L’effetto che ottieni  se dai è quello di migliorare te stesso,  chi dona  non si compiange, chi si piange addosso è destinato a non essere mai felice.  Tra gli esempi di amore donato a me ci sono  mia madre e mio marito, in un periodo della mia vita. Ma mi hanno lasciato un segno anche grandi figure della storia come Madre Teresa, mi colpiscono coloro che donano senza aspettarsi nulla in cambio, come una signora con handicap grave che qualche giorno fa, pur essendo cresciuta orfana  in istituti, mi raccontava di aver avuto un infanzia felice, una donna che mi ha trasmesso tanto amore e che mi ha stupito, nonostante la sua triste storia lei raccontava il suo passato con amore. Fare le cose con amore è di sicuro la chiave per una vita felice.

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