Diritti umani
Freedom Flotilla a Siracusa con Handala: equipaggio e cittadini uniti per Gaza
Dal 10 al 13 luglio il peschereccio Handala della FFC ha fatto tappa a Siracusa, la città di Archimede. Luogo di sosta e sensibilizzazione per cittadini e governi contro le uccisioni indiscriminate della popolazione inerme a Gaza. Cultura, talk e testimonianze prima del viaggio a Gallipoli e infine verso la Striscia.
“Free, free Palestine” ripetuto fino a voce spezzata. Pugni in alto e mano sul cuore, l’organo che tutto scuote. Così, riparte dopo tre giorni di attracco alla Marina di Siracusa Handala, il peschereccio della Freedom Fortilla Coalition movimento nato nel 2010 e attivo con “campagne e iniziative provenienti da diverse parti del mondo per porre fine all’illegale blocco israeliano di Gaza”.
Prossima tappa, Puglia per raggiungere infine Gaza. Una traversata per portare alcuni aiuti umanitari e condannare il favoreggiamento dei governi alle morti di milioni di palestinesi inermi. La sosta nella città di Archimede del peschereccio norvegese – Handala, nome tratto dal fumetto dell’artista palestinese Naji al-Ali, di spalle fino a che la Palestina non sarà libera – è stata la pietra focaia per una scintilla di attenzione sulla causa palestinese.
E nel breve tempo a disposizione i membri dell’equipaggio fra medici volontari, avvocati, attivisti per la giustizia sociale e giornalisti tra cui Thiago Avila, Sergio Toribio e Yasemin Acar – a bordo della Madleen rapiti un mese fa da Israele in acque internazionali – hanno trasformato la Marina della città in un luogo d’incontro, confronto e testimonianze.
Ad accoglierli con il motto “Palestina libera” e a fornire aiuto e supporto cittadini, associazioni e comitati aretusei uniti per una missione destinata ai bambini di Gaza che fra quelli uccisi e feriti – secondo i dati dell’Unicef – sono ormai 50.000. Un bilancio pesantissimo a danno dei più fragili.
Il tempo a Siracusa si è fermato in questi tre giorni di permanenza in banchina con panel, musica, arte e momenti di approfondimento ripresi da emittenti straniere. I talk hanno mostrato quanto i governi abbiano posizioni differenti: quello spagnolo a sostegno della causa palestinese e quello tedesco che usa l’accusa di antisemitismo contro chi si schiera.
Fra gli interventi quelli del deputato Dario Carotenuto con l’esperienza della carovana solidale verso il valico di Rafah e la testimonianza di Jumana Shahin operatrice umanitaria in collegamento dal Cairo. Non sono mancati momenti di incontro culturale, artistici e musicali.

A partire dalla proiezione del documentario Voyage of the Handala, sul lavoro della Freedom Flotilla, alle letture di versi poetici tratte da “Il loro grido è la mia voce – poesie da Gaza”, fino ai cunti (racconti) del ricercatore Alessio Di Modica con una “navigazione” nel mare abusato che bagna Sicilia, Senegal e Gaza e alle note di alcuni musicisti siciliani.
A far da cornice a tutte le iniziative delle piccole mostre “Centocelle Urban Mag”, illustrazioni per “Women with Gaza” e “Piazze per la Palestina” a cura del collettivo Flashmood Catania, la partecipazione di alcuni artisti che hanno dipinto la fiancata della Handala. L’ultimo incontro è stato con il Pride a vivificare l’importanza della difesa dei diritti di ogni essere umano.

Talk con gli attivisti Sergio Toribio e Yasemi Acar
Il giorno della partenza ha accolto le parole dei membri dell’equipaggio, di condanna e urgenza all’azione contro il governo israeliano, in presenza di Maria Elena Delia della Fondazione Vittorio Arrigoni.
Huwaida Arraf, avvocata: «Se viviamo in un mondo in cui viene impedito che aiuti umanitari come cibo, acqua e medicinali vengano portati a una popolazione sterminata come quella di Gaza non lo vogliamo accettare. Agiremo fino a quando l’assedio non sarà rotto; è una promessa che facciamo a noi, alle giovani generazioni e ai palestinesi. A maggio eravamo pronti a partire da Malta con una barca della Flotilla, la Conscience, e questa barca è stata bombardata con un drone in acque europee. Nonostante ciò, né Malta e né un altro paese europeo ne ha parlato».
Mohammed Mustafa, medico: «La barca porterà anche protesi per i bambini di Gaza, luogo con il numero maggiore al mondo di bambini amputati. Stiamo portando la speranza alle future generazioni palestinesi e per poter dire che potrà essere ricostruita. In questo momento ci sono pure 50.000 donne incinte, fra cui 5000 di loro sono arrivate al momento del parto e a Gaza non ci sono latte in polvere o alimenti adatti per i neonati. La maggior parte di questi bambini è destinata a morire anche dopo due o tre giorni dal parto. Le madri non sono in grado di allattare, perché stanno morendo di fame».

Da sinistra: Maria Elena Delia della Fondazione Arrigoni, l’avvocata Huwaida Arraf, Simona Cascio a nome del comitato della società civile, il medico Mohammed Mustafa, Yipeng Ge dottore volontario e studioso.
Jaume Asens, europarlamentare spagnolo: «In questo momento storico l’umanità è divisa in due da una linea invisibile, ma molto netta: da una parte, le persone che hanno le mani pulite perché sostengono e aiutano le vittime e dall’altra parte, quelle con le mani sporche di sangue perché sostengono la necessità del conflitto. Abbiamo pure due Europa: quella della von der Leyen, dei partiti che sostengono Israele e il riarmo e quella dal basso qui oggi.
Quando affrontiamo momenti come questi in cui le istituzioni si dimenticano che i genocidi non andrebbero sostenuti, allora diventa un nostro obbligo ricordare qual è il diritto e difenderlo. Abbiamo l’obbligo di intervenire laddove le istituzioni non lo fanno».
Yipeng Ge altro dottore volontario e studioso del colonialismo e del suo impatto sul Canada così come il sionismo: «Ero volontario a Rafah e ho lavorato con bambini che non riuscivano nemmeno a camminare per malnutrizione. Nonostante fossi lì mi sentivo inutile, non potevo prescrivere medicine, procurargli cibo o acqua pulita; ero impotente. Questo è il motivo perché ho preso parte a questa iniziativa. Ho lasciato il mio cuore a Gaza, il mio amico Mohammed autista di ambulanze mi ha inviato queste parole:
“Noi siamo qui a Gaza, viviamo questi giorni come se fossimo alla fine del mondo: panico, paura, fame, morte e tutto il peggio che potete immaginare. I nostri sogni e quelli dei nostri bambini sono qui. Mando tutto il mio amore a te e dalla gente di Gaza avete tutto il nostro affetto. I miei figli sanno che sono in contatto con te, gli ricordo della cioccolata che gli hai dato. Loro lo ricordano e quando ci pensano sono felici. Non dimenticheranno mai”».

L’attivista brasiliano Thiago Avila
Chris Smalls, fondatore del primo sindacato dei lavoratori di Amazon: «Come cittadino americano so che il mio governo ha responsabilità enormi e dovrebbe sbloccare il passaggio degli aiuti. Pretendo che faccia passare Handala e faccia arrivare gli aiuti. Il governo americano e gli altri sanno la verità e dei miliardi che si stanno muovendo per le armi di questo genocidio e che ci sono compagnie che si stanno arricchendo con la morte dei palestinesi; Amazon è una di queste. La loro tecnologia supporta molta tecnologia israeliana e questo è abbastanza».
Handala ha lasciato il porto di Siracusa il 13 luglio e, al momento, si trova a Gallipoli dove starà fino al 18 luglio prima di dirigersi verso Gaza. Il peschereccio è arrivato a bandiera spiegata della Palestina, immacolato e con il mare placido ed è ripartito con un fianco dipinto da artisti e avventori in città e il mare irrequieto. Lo stesso impeto e fuoco vivo di chi non si arrende, per l’umanità e con l’umanità.
