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Il paradosso di Ulisse: da Omero alla banalità globale? – The paradox of Odysseus: from Homer to global banality?

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Tempo di lettura: 7 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Il paradosso di Ulisse: da Omero alla banalità globale?

di Marco Andreozzi

La guerra di Troia ha fondamenta storiche, pur non nei termini epici narrati da Omero, archetipo dell’artista di cui siamo ciechi rispetto alla sua esistenza. Gli scavi archeologici iniziati e proseguiti fino a oggi hanno dimostrato che la città di Troia si trovava presso il sito di Hisarlık, nell’estremo occidente della penisola turca, e che subì distruzioni violente. I documenti d’archivio dell’Impero Ittita — le tavolette di Boğazkale — menzionano una città chiamata Wilusa (da cui Ilio) e una coalizione di guerrieri d’oltremare chiamati Ahhiyawa, gli Achei. La storiografia moderna ritiene che la guerra non sia nata per il rapimento della bellissima Elena, argomento piuttosto suggestivo per le masse da ‘telenovela’, ma bensì dal voler controllare le rotte commerciali strategiche verso il Mar Nero, come da sempre nella storia dell’umanità. Motivi economici.

Quando le prime versioni dell’Odissea furono messe per iscritto, intorno all’VIII secolo a.C., la scrittura era privilegio ristrettissimo. La conoscenza dell’alfabeto, riadattato dai Fenici, forniva status per l’aristocrazia terriera e commerciale. Il popolo — contadini, pastori e artigiani — è rimasto totalmente analfabeta per tutta l’età arcaica. Non ne aveva bisogno: la cultura e i rapporti erano interamente orali. Le leggi erano consuetudinarie, tramandate dai giudici nobili (con buona pace degli avvocati), e le storie degli dei venivano ascoltate pubblicamente grazie alle prestazioni recitative degli aedi nelle piazze. Perfino i reperti dell’epoca, come la Coppa di Nestore, appartenevano al contesto del simposio, una pratica esclusiva delle classi dominanti.

Oggi, i prodotti televisivi, il cinema USA a diffusione mondiale soprattutto, i video lunghi e brevi di piattaforme sociali tipicamente americane hanno la stessa valenza delle opere cantate tre millenni fa, pare. Sono i nuovi aedi globali. L’ironia risiede in un interessante ossimoro sociale: oggi tutti sanno scrivere, ma la qualità del prodotto visivo e sonoro di massa appare spesso bassa e banale. Volta a lavare il cervello, si dice, nel senso di un lavar via neuroni funzionanti, Lo dimostra la recente versione hollywoodiana dell’Odissea firmata da Nolan: un’opera dalla forza senza tempo, ma atrocemente banalizzata per lo spettatore mondiale, dove manca quasi del tutto la dialettica di Ulisse. Penso soprattutto agli asiatici che acriticamente recepiscono quel racconto di immagini da ‘cavaliere oscuro’, consci che si tratta di una delle più importanti e profonde opere dell’Occidente. Alla fine è l’Europa Classica e mediterranea a venirne un po’ squalificata.

Verrebbe da pensare, in modo semplicistico, che la vera alfabetizzazione odierna sia la conoscenza tecnologica, appannaggio di pochissimi. Ma anche questa analisi rischia di essere riduttiva. Inoltre, il passato non va mai mitizzato: i ‘politicanti’ antichi erano probabilmente peggiori di quelli attuali, poiché la forza bruta dominava. Eppure, in quel contesto, Ulisse emerge come l’intelligenza umana vincente, un eroe rivoluzionario (ancora oggi). C’è da confermare che il primo millennio a.C. è stato un tempo di progresso rampante del pensiero in sé quale presa di coscienza e consapevolezza della natura umana. Culminato nei picchi filosofici noti, dalla cultura Greca fino all’estremo oriente sino-coreanico, in altre modalità ‘illetterate’ causate dalla faticosa pittografia formale 字 derivata dall’arte rupestre. E la ‘sapienza amica’ sfociava nelle religioni, che superavano il concetto di violenza e vendetta ancora presente in Odisseo.

Era semplicemente un’altra era. Oggi non serve rimpiangerla mentre entriamo nell’epoca dell’assistenza robotica (IA), ma è fondamentale essere consapevoli del tempo che stiamo vivendo: essere alfabetizzati non è mai stato né mai sarà solo un semplice processo formale. Conoscere le (circa) 27 lettere dell’alfabeto latino non basta, e da sempre. Tuttavia gli Ulisse sono rari, quelli con una missione chiara che va oltre il beneficio personale, quelli integri che avvisano la preda prima di scoccare la freccia, da un arco che pochi sanno armare grazie al metodo e non solo alla forza fisica. Pochi sono i ‘serventi’ fedeli, e moltissimi sono invece sia le ciurme degli ammutinati che i proci (i ‘pretendenti della donna’), quelli che fanno gruppo, vivono di competizione e si conformano alle situazioni corrente per trarne vantaggi personali. E ancora, varie sono le diverse sfaccettature dell’amore e del potere femminile, illustrate dalle donne possedute da Ulisse: Calipso, Circe, Nausicaa, Penelope; e Callidice del Ciclo Troiano perduto, regina di straordinaria avvenenza, ma anche legata alla ‘giustizia’ (come indica la radice greca del nome: κάλλος + δίκη), che Ulisse sposa quando in esilio volontario. La complessa essenza della natura umana resta senza tempo: Odissea.

di emigrazione e di matrimoni

The paradox of Odysseus: from Homer to global banality?

by Marco Andreozzi

The Trojan War has historical foundations, although not in the epic terms narrated by Homer, the archetype of the artist whose existence we are blind to. Archaeological excavations begun and continuing to this day have demonstrated that the city of Troy was located near the site of Hisarlık, in the far west of the Turkish peninsula, and that it suffered violent destruction. Archival documents of the Hittite Empire—the Boğazkale tablets—mention a city called Wilusa (hence Ilium) and a coalition of overseas warriors called Ahhiyawa, the Achaeans. Modern historiography believes that the war was not sparked by the abduction of the beautiful Helen, a rather suggestive topic for the soap opera masses, but rather by the desire to control the strategic trade routes to the Black Sea, as has always been the case throughout human history. Economic reasons.

When the first versions of the Odyssey were written down, around the eighth century BC, writing was a very limited privilege. Knowledge of the alphabet, adapted from the Phoenicians, conferred status on the landed and commercial aristocracy. The common people—peasants, shepherds, and artisans—remained totally illiterate throughout the Archaic Age. They had no need: culture and relationships were entirely oral. Laws were customary, handed down by noble judges (much to the chagrin of lawyers), and the stories of the gods were heard publicly through the recitations of the aedi in piazza. Even the artifacts of the period, such as the Cup of Nestor, belonged to the context of the symposium, a practice exclusive to the ruling classes.

Today, television products, especially globally distributed American cinema, and the long and short videos on typically American social platforms have the same value as the operas sung three millennia ago, it seems. They are the new global aedi. The irony lies in an interesting social oxymoron: today, everyone knows how to write, but the quality of mass-produced visuals and audio often appears low and banal. Aimed at brainwashing, it is said, in the sense of washing away functioning neurons. This is demonstrated by Nolan’s recent Hollywood version of The Odyssey: a work of timeless power, yet atrociously trivialized for global viewers, where the dialectic of Ulysses is almost entirely absent. I am thinking especially of the Asians who uncritically receive that tale of “Dark Knight” images, aware that it is one of the most important and profound works of the West. Ultimately, it is Classical and Mediterranean Europe that is somewhat disqualified.

One might think, simplistically, that true literacy today is technological knowledge, the prerogative of very few. But even this analysis risks being reductive. Furthermore, the past should never be mythologized: ancient “politicians” were probably worse than modern ones, since brute force dominated. Yet, in that context, Odysseus emerges as the victorious human intelligence, a revolutionary hero (even today). It must be confirmed that the first millennium BC was a time of rampant progress in thought per sé, as a consciousness and awareness of human nature. Culminating in the known philosophical peaks, from Greek culture to the Sino-Korean far-east, in other “illiterate” modes caused by the laborious formal pictography 字 derived from rock art. And the “friendly wisdom” flowing into religions, which transcended the concept of violence and revenge still present in Odysseus.

It was simply another era. Today, there’s no need to mourn her as we enter the age of robotic assistance (AI), but it is crucial to be aware of the times we live in: being literate has never been, and never will be, just a simple formal process. Knowing the 27 or so letters of the Latin alphabet isn’t enough, and so always has been. However, Ulysses are rare, those with a clear mission that goes beyond personal benefit, those of integrity who warn their prey before shooting their arrow, from a bow that few know how to arm with method and not just physical strength. Few are the faithful ‘servants,’ and many are the crews of mutineers and the suitors (of women), those who band together, thrive on competition and conform to current situations to gain personal advantage. And again, there are various different facets of love and female power, illustrated by the women possessed by Ulysses: Calypso, Circe, Nausicaa, Penelope; and Callidice of the lost Trojan Cycle, a queen of extraordinary beauty, but also linked to ‘justice’ (as the Greek root of her name indicates: κάλλος + δίκη), whom Ulysses marries when in voluntary exile. The complex essence of human nature remains timeless: Odyssey.

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino). Tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale da un quarto di secolo; nomade digitale dal 2004 al 2019, e’ sinologo, parla correntemente il mandarino e in Cina e’ stato docente a contratto.

Marco Andreozzi, is a Doctor in Mechanical Engineering, Economics/Administration (Polytechnic of Turin). Industrial technologist and specialist in the energy sector, he comes from professional practices in five corporates in Italy and non-European countries, and as managing director for a quarter of a century; digital nomad from 2004 to 2019, he is a sinologist, speaks fluent Mandarin and was a visiting professor in China.

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