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Cinema & Teatro

Quando Godard riportò in vita le riprese sulla resistenza in Palestina

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Godard mediometraggio Palestina il regista in primo piano
Tempo di lettura: 5 minuti

Godard e il mediometraggio sulla Palestina precursore dei tempi: Qui e Altrove. La pellicola girata nel 1970 e proiettata nel 1976, rappresenta una testimonianza del suo sostegno alla causa palestinese.  

 

«La volontà del popolo + la lotta armata = la guerra del popolo 
 + il lavoro politico = l’educazione del popolo  
+ la logica del popolo = la guerra del popolo estesa fino alla vittoria del popolo palestinese». 

Con queste parole, Jean- Luc Godard consegnava al mondo uno dei mediometraggi più controversi e rivoluzionari, sulla questione palestinese, dei suoi tempi: Qui e altrove (Ici et Ailleurs) del 1976.  
Esponente della Nouvelle Vague, un cinema a basso costo e fuori dagli schemi, venuto a mancare lo scorso 13 settembre in Svizzera facendo ricorso al suicidio assistito, Godard è ricordato soprattutto per le pellicole Fino all’ultimo respiro e Bande a pace. Ma la sua prolifica attività di regista e scrutatore del mondo include anche la sua visione e sostegno in merito ai diritti dei palestinesi. E appunto l’opera Qui e Altrove ne è la prova.  

La pellicola girata da marzo ad agosto del 1970 in Medio Oriente, insieme al cineoperatore Armand Marco e Jean-Pierre Gorin membri del collettivo Dziga Vertov, originariamente doveva chiamarsi “Vittoria” ed è stata commissionata dall’organizzazione politica palestinese Al-Fatha, parte dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) il cui leader era Yasser Arafat, per mostrare la vita e le ragioni dei combattenti nei campi profughi palestinesi contro i sionisti.  

Le riprese sono state interrotte, però, quando il re Hussein di Giordania ordina al suo esercito di eliminare la forza armata dell’Olp per paura di un rovesciamento della monarchia. Così, nei campi palestinesi di Amman, avviene il massacro che passerà alla storia come il Settembre nero: uomini e donne impressi a inizio riprese nella pellicola da Godard, Marco e Gorin, moriranno.  
Nel 1974, reduce dallo smembramento del gruppo Dziga Vertov, Godard riprende in mano il progetto e co-diretto con la regista Anne-Marie Miéville  gli dà nuova vita e ne fa un racconto che mette a confronto due realtà attraverso immagini, accompagnate dalle voci di Godard e della stessa Anne-Marie.

Godard mediometraggio Palestina

Scena tratta dal mediometraggio Qui e Altrove

 

Qui e altrove, Godard e il mediometraggio sulla Palestina che mostra due realtà del mondo    

Il Qui rappresenta la Francia, con l’immagine di una famiglia che guarda la televisione nei suoi agi e convenzioni tipici della classe media: una casa, una macchina, un lavoro, uno stipendio e un nucleo familiare. Ma il qui è anche una realtà che non funziona, che va interrogata e ascoltata, per comprendere così ciò che accade nell’altrove. Ecco l’Altrove: il mondo dei Fedayyìn, cioè i combattenti della resistenza palestinese in Giordania, Libano e Siria. Uomini e donne impegnati nell’educazione e nella formazione, oltreché nell’addestramento militare, per compiere “la volontà del popolo”, cioè liberare il suolo palestinese dal nemico sionista.  

Proprio la volontà del popolo è una delle cinque parti di cui si compone il mediometraggio (accompagnate da titoli in francese e in arabo), alla quale si aggiungono la lotta armata, il lavoro politico, la guerra prolungata e fino alla vittoria.  

Ogni parte è arricchita da suoni, immagini, frasi capovolte, eventi e volti della Storia; elementi da decifrare che Godard distribuisce in questo mediometraggio per sedurre e far ingranare il pensiero critico dello spettatore. Dalla calcolatrice che somma le date emblematiche del 1789, 1917, 1936, 1968 rispettivamente Rivoluzione francese, Rivoluzione d’Ottobre, Seconda guerra mondiale, Maggio francese; all’aspra critica al capitalismo in cui i ricchi si arricchiscono grazie al moltiplicarsi dei poveri, fino alla frase sottosopra «Se muoio non essere triste prendi il mio fucile».  

Godard mediometraggio Palestina

Scena di Qui e Altrove, con messaggio capovolto:”Se muoio non essere triste prendi il mio fucile”

E ancora da Golda Meir, il quarto premier d’Israele paragonata a Hitler (che è valsa a Godard l’accusa di antisemitismo), alla similitudine tra un gangster che rappresenta la mafia e Richard Nixon, a quella di un capo con Moshe Dayan (militare politico israeliano), al politico e diplomatico Henry Kissinger al quale Godard sembra dedicare un frammento contenente il duplice messaggio: 
Kill 
Kiss 
Inger  

Godard mediometraggio Palestina

Scena tratta dal mediometraggio Qui e Altrove

In questo scenario si colloca lo sguardo dei tabloid francesi su cui Godard, come un maestro di scuola, segna in rosso i titoli o parti di essi: palestinesi additati come “altri”, stranieri e il concetto di terrorismo. Un altro aspetto su cui il regista vuole far riflettere è la concordanza tra immagini e realtà e la nostra schiavitù dalle immagini a catena: è davvero reale ciò che abbiamo di fronte?

Spesso, prevale l’immaginazione e, in questo caso, sono le domande giuste e un confronto fra più immagini ad aiutarci a stabilire le giuste relazioni.  

Godard mediometraggio Palestina

Jean-Luc Godard e il mediometraggio sulla Palestina: accoglienza di pubblico e sostegno alla causa palestinese

Il mediometraggio ebbe una gelida accoglienza, tanto da suscitare un attacco di opposizione alla pellicola da parte di un gruppo militante sionista di estrema destra, che lanciò del gas e ruppe i vetri di una sala che proiettava il film.  
Nonostante le accuse di antisemitismo e critiche, Godard è sempre rimasto fedele alla causa palestinese mostrando il suo appoggio nel 2018 al boicottaggio dell’evento France-Israel Season dell’Institut Francais, organizzato in collaborazione con i funzionari del governo israeliano; mentre nel 2021 era nella lista del boicottaggio contro Israele, che reputava terroristiche sei organizzazioni palestinesi.

L’appoggio alla causa palestinese, nel tempo, è diventato poco ben visto dalle entità sioniste che hanno contestato nel 2010, la celebrazione di Godard agli Oscar e la consegna del premio onorario; poi, ugualmente insignito dall’Academy, ma mai ritirato dal regista, fedele al suo anticonformismo e alle sue idee contro il sistema cinematografico del tempo. 

Jean-Luc Godard and Brigitte Bardot sul set di “Il disprezzo”. Ph. Getty

Proprio grazie al suo pensiero anticonformista Jean-Luc Godard ha regalato ai suoi spettatori frame di cui godere mentalmente fino all’ultimo respiro; e, a distanza da quel 1976 ha raccontato in Qui e altrove una realtà spaventosamente attuale sia per la comunità palestinese oppressa dall’occupazione sionista, che per quella europea in cui prevalgono costantemente il senso di «Vittoria e sconfitta, straniero e nazionale. Velocemente e lentamente, in ogni posto e da nessuna parte, essere e avere, spazio e tempo, domanda e risposta. Entrata e uscita, ordine e disordine, interiore ed esteriore, bianco e nero, sogno e realtà, qui e altrove, potenti e miserabili, oggi e domani. Normale o pazzo, tutto o niente, sempre o mai. Uomo o donna, più o meno, vivere o morire, povero o ricco»

Jean-Luc Godard ha lasciato le scene, ma lo ricordiamo sempre per uno dei suoi messaggi, a nostro avviso, più importante: «Impara a vedere qui, per ascoltare altrove. Impara ad ascoltarti mentre parli, per vedere cosa fanno gli altri. Gli altri sono l’altrove al nostro qui».  
 
 

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