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Arte & Cultura

Inaugurato l’Agosto Montefalchese, evento giunto alla sua cinquantaquattresima edizione

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Dame, cavalieri, giullari e musici. Montefalco, nel cuore dell’Umbria, apre al suo “agosto” tra quartieranti e priori, commensali e turisti con una rievocazione storica del banchetto rinascimentale.

di Angela Celesti

Ci attende, sontuosamente imbandita a festa, l’inaugurazione dell’Agosto Montefalchese arrivato alla sua cinquantaquattresima edizione. Il cuore della cittadina, silenziosa per gran parte dell’anno, si apre nella più suggestiva rievocazione storica del banchetto rinascimentale, un palcoscenico, la piazza del comune, scrigno ideale per la macchina del tempo, che riavvolge il nastro su millenni di storia. Gli squilli delle chiarine che luccicano tra la balconata del Palazzo del Comune annunciano, attraverso la Cerimonia delle Chiavi, l’inizio dell’Agosto Montefalchese. La città di Montefalco, con il suo borgo medievale, anche nota come “Ringhiera dell’Umbria” per la sua vista spettacolare a 360º sulla valle, è patria del Sagrantino DOCG, vino autoctono e blasonato, famoso in tutto il mondo. Tra rocche e cantine, chiese e affreschi, famosi quelli di Benozzo Gozzoli (Museo di San Francesco), Montefalco conserva le sue tradizioni e l’appartenenza ai propri quartieri.

Quattro le bandiere con i loro colori distinti: Il verde e il rosa del quartiere di Sant’Agostino, il rosso di San Bartolomeo, il giallo di San Fortunato e il blu di San Francesco. Non solo bandiere che sventolano, ma vera e propria passione, senso dell’appartenenza e dell’orgoglio in attesa delle gare, condite di quel sano agonismo tra abilità e bravura. Passa tra le generazioni il senso della memoria mai sopita e sono proprio i giovani il fulcro della continuità e della passione riaccesa, un esercito di sbandieratori, balestrieri, tamburini, staffette e giostratori in gara per appropriarsi del Falco d’Oro che, come una catarsi finale, decreta la vittoria del quartiere che si è aggiudicato più gare. Notti suggestive per i quartieri, plausi a ogni gara vinta, voglia di fare meglio per chi perde, mentre il popolo inneggia tra le tribune, tifa e impreca e la temperatura sale.

Tra i vicoli un numero smisurato di persone affolla le notti della cittadina, le cantine dei quattro quartieri gareggiano attraverso piatti succulenti, buon vino e menù tipici, che rifocillano i viandanti e, nell’ora più tarda, i gareggiatori che stemperano per un po’ la trepidazione e l’adrenalina. Era il 1973 quando attraverso antiche cronache locali del XV e XVI secolo riemersero gli echi di antiche gare, complici alcuni giovani montefalchesi e Silvestro Nessi, non solo sindaco della città, ma storico dotto e visionario che riprese in maniera meno cruenta la moderna fuga del Bove, inizialmente dei tori. Un lungo cammino per i quadri organizzativi, un vero e proprio organismo giuridico per ridestare l’interesse e l’amore dei montefalchesi per la storia delle loro tradizioni, riadattando gli antichi giochi in un clima sì competitivo, ma nel rispetto della collaborazione tra i quartieri.

Nessi fu anche il primo Presidente dell’Ente “Fuga del Bove”, che nominando i quattro Priori dette inizio all’Agosto Montefalchese. Non solo gare, ma spettacoli e attrazioni, musica e cortei storici. Una macchina organizzativa sorretta da volontari, armati di cuore e di passione, quasi tutti giovani, operosi e silenziosi che si muovono, spesso dietro le quinte di questo grande palcoscenico, sacrificando parte delle loro vacanze. Il resto l’offre questa cittadina unica con le sue pietre incastonate nelle mura e negli antichi palazzi, tra i velluti damascati degli abiti, il fruscio delle bandiere acrobatiche e il rullo dei tamburi, simbolo ancestrale, battito del cuore che unisce la terra, il corpo e lo spirito.

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