Politica
Emergenza migranti: ipotesi fondo da 40 milioni
Tempo di lettura: 4 minuti
Risorse del Trust fund Africa per progetti in Libia, da approvare già a luglio

“Sforzi supplementari” con l’obiettivo di aiutare “Italia e Grecia nella battaglia difficile ed eroica” che stanno conducendo sui migranti. E’ questa la promessa del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.
L’idea però di dirottare le navi delle Organizzazione non governative verso i porti di altri Stati membri rischia di scontrarsi a ostacoli politici e logistici senza cambiare in modo sostanziale i numeri degli sbarchi in Italia.
I migranti soccorsi dalle imbarcazioni delle Ong che battono bandiera francese o spagnola potrebbero essere sbarcati in Francia o Spagna, “ma – secondo una fonte comunitaria ripresa dall’Agenzia Italia – dipende dalla disponibilità dei singoli paesi”, anche se “Capiamo la situazione perché se i numeri restano quelli degli ultimi giorni la situazione diventerà ingestibile”. In ogni caso il numero di sbarchi di navi di Ong che battono bandiera di un altro paese sono solo una “piccola porzione” rispetto al totale delle imbarcazioni che operano al largo della Libia, ha sottolineato la stessa fonte.
La maggior parte dei salvataggi viene effettuato dalla guardia costiera italiana, da navi che partecipano alle missione Ue Sophia e Triton e da mercantili. Nel 2016 le navi delle Ong hanno condotto appena il 22% dei salvataggi nel Mediterraneo centrale contro il 46% da parte di imbarcazioni della polizia di frontiera, della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera italiana, secondo un documento della Commissione pubblicato lo scorso febbraio. Teoricamente il porto di destinazione dei migranti dovrebbe essere a Malta, perché gran parte dei salvataggi al largo della Libia avvengono nella zona di ricerca e soccorso maltese. Ma c’è un accordo tacito tra Roma e la Valletta che prevede gli sbarchi in Italia, perché l’isola del Mediterraneo è troppo piccola per gestire migliaia di migranti.
Quel che ha chiesto il governo di Paolo Gentiloni – si sottolinea a Bruxelles – è una modifica dell’automatismo che porta alla designazione dei porti in Italia, non necessariamente per procedere a sbarchi a Malta, ma in altri Stati membri. La discussione politica avverrà in una riunione informale dei ministri dell’Interno dell’Ue la prossima settimana in Estonia. I problemi sono legali, logistici e politici. Le missioni Ue che operano al largo della Libia designano esplicitamente l’Italia per gli sbarchi: per modificare le regole di ingaggio di Sophia serve l’unanimità dei 28, mentre per cambiare il mandato di Triton occorre il consenso di tutti gli Stati membri partecipanti. Una volta escluse le imbarcazioni italiane e quelle delle missioni Ue, restano solo le navi delle Ong: 14 imbarcazioni che battono bandiera di Malta, Olanda, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito.
Nel frattempo, malgrado il sostegno alle richieste italiane, Juncker ha mostrato segnali di irritazione nei confronti di chi accusa l’Ue di non muoversi sulla crisi migratoria. “Abbiamo agito, non lascerò dire che non è stato fatto nulla”, ha detto il presidente della Commissione: “la Commissione ha stanziato nel 2016 e 2017 10,2 miliardi di euro per la crisi dei migranti”. Si è trattato di “un grande sforzo” – ha spiegato Juncker – perche’ “le risorse non sono state messe a disposizione dagli Stati membri” ma da “tutti i commissari che hanno dovuto cedere somme importanti”. Juncker ha rivendicato anche il lancio del corpo di guardia-coste e guardia-frontiera dell’Ue. “E’ una politica già fatta. Abbiamo dispiegato in Grecia piu’ di 800 soldati, poliziotti e guardia-frontiere, piu’ di 300 in Italia, 200 alla frontiera bulgaro-turca e un centinaio in Spagna”. Insomma per Juncker, “la protezione delle frontiere sta funzionando”.
L’immigrazione e le richieste di solidarietà nell’accoglienza arrivate dall’Italia ai Paesi dell’Unione Europea sono state discusse anche durante la visita della Commissione Ue a Tallin per l’inizio del semestre di presidenza estone. A quanto si apprende, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue, Federica Mogherini, ha già discusso della preparazione della riunione informale dei ministri dell’Interno della prossima settimana durante l’incontro con la presidenza estone.
Tra le ipotesi cui Mogherini e la Commissione lavorano, in stretto coordinamento con il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’Interno Marco Minniti, uno stanziamento di 40 milioni di euro dal Trust fund Africa per progetti in Libia, da approvare già a luglio. I fondi andrebbero a ulteriore supporto della guardia costiera, al centro coordinamento operazioni a Tripoli e ad azioni per rafforzare il confine meridionale.
Sul tema è intervenuto anche il Presidente della Campania, Vincenzo De luca, secondo il quale nella crisi dei migranti “siamo arrivati al punto limite e dobbiamo prendere una decisione, non credo che possiamo avere altri margini ampi per l’accoglienza dei migranti. La realtà è dura – ha aggiunto – bisogna prenderne atto, in queste condizioni l’Italia non regge e siamo destinati a veder crescere spinte razziste e autoritarie perché la gente ha paura e obiettivamente il fenomeno diventa ingovernabile. La mia opinione è che a breve c’è una sola possibilità di affrontare il problema in maniera seria: aprire centri di accoglienza nella fascia Nordafricana, sotto l’egida dell’Onu. Bisogna fare accordi con Egitto, Libia, Tunisia e realizzare lì, con l’impegno anche finanziario di tutti i Paesi, i centri di accoglienza, in maniera civile, sotto il governo anche delle forze militari delle Nazioni Unite. Poi è chiaro dovremo intervenire per far crescere l’economia di questi territori e le loro classi dirigenti, ma a breve non vedo nessuna altra soluzione”.
Fonte:regioni.it
