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Angela Terlizzi: «Con ‘Una linea alla volta’ racconto la bellezza di ritrovarsi»
Angela Terlizzi racconta il suo percorso professionale e umano e spiega perché ogni linea può rappresentare molto più di un semplice tratto sulla pelle.
di Tiziana Primozich
Un libro nato dall’esperienza, dalla passione e dall’ascolto. Angela Terlizzi racconta il suo percorso professionale e umano e spiega perché ogni linea può rappresentare molto più di un semplice tratto sulla pelle.
Angela, partiamo dal titolo: perché Una linea alla volta?
Il titolo rappresenta perfettamente il mio modo di vedere il mio lavoro e, più in generale, la vita. Ogni linea è un piccolo passo, una scelta, un cambiamento. Nel mio lavoro una linea può sembrare un gesto semplice, ma dietro quella linea ci sono attenzione, studio, responsabilità e soprattutto una persona con la propria storia. Ho scelto questo titolo perché credo che le trasformazioni più importanti avvengano proprio così: una linea alla volta, un passo alla volta.
Com’è nata l’idea di scrivere questo libro?

È nata dal desiderio di raccontare ciò che spesso non si vede dietro il mio lavoro. Chi guarda il risultato finale vede un volto trasformato, ma non vede necessariamente le emozioni, le paure, le aspettative e le storie che accompagnano ogni persona. Sentivo il bisogno di raccontare questo mondo dal mio punto di vista, mettendo insieme esperienza professionale e parte umana.
Nel libro la dermopigmentazione viene raccontata anche come un incontro con le persone. Quanto è importante l’ascolto?
È fondamentale. Prima della tecnica viene la persona. Per me ascoltare significa capire cosa desidera realmente, quali sono le sue esigenze e, soprattutto, quale rapporto ha con la propria immagine. Non possiamo pensare di lavorare su un volto senza considerare chi abbiamo davanti. Ogni persona è diversa e merita un percorso diverso.
Quindi la bellezza non è soltanto una questione estetica?

Assolutamente no. La bellezza, per me, è soprattutto sentirsi bene con se stessi. A volte una persona arriva da me portando un’insicurezza che magari si porta dietro da anni. Il mio obiettivo non è trasformarla in qualcun altro, ma aiutarla a ritrovare quella parte di sé che magari aveva smesso di vedere.
Quanto conta la componente emotiva nel suo lavoro?

Conta moltissimo. Ci sono incontri che rimangono dentro. Ogni persona porta una storia e spesso, attraverso il lavoro, si crea un rapporto di fiducia molto forte. Quando alla fine del percorso vedo negli occhi di una persona una maggiore sicurezza, capisco che quello che faccio va ben oltre il risultato estetico.
Una linea alla volta racconta anche il suo percorso personale?
Sì. Scrivere il libro è stato anche un modo per guardarmi indietro e comprendere quanta strada ho fatto. Ci sono state scelte, difficoltà, momenti di cambiamento e tanto lavoro. Ho voluto raccontare anche questo perché penso che dietro ogni traguardo ci sia un percorso fatto di sacrifici e di coraggio.
C’è stato un momento in cui ha capito che questa era davvero la sua strada?
Sì, nel momento in cui ho capito che non volevo semplicemente svolgere un’attività, ma volevo fare qualcosa che avesse un significato per me e per le persone che incontravo. Quando il lavoro diventa passione e quando senti di poter lasciare qualcosa agli altri, allora capisci di essere sulla strada giusta.
Cosa vorrebbe che rimanesse al lettore dopo aver chiuso il libro?
Vorrei che rimanesse soprattutto un messaggio: non dobbiamo avere paura dei cambiamenti. Possiamo ricominciare, possiamo imparare, possiamo reinventarci. E possiamo farlo anche lentamente. Una linea alla volta.
Che cosa significa per lei oggi questo libro?
È una parte del mio percorso. È la testimonianza di ciò che ho imparato attraverso il lavoro, attraverso le persone e attraverso le esperienze. Ma è anche un punto di partenza. Scrivere mi ha permesso di raccontare una professione che amo e di mostrare il lato più umano di un mondo che spesso viene considerato soltanto dal punto di vista estetico.
Se dovesse descrivere Angela Terlizzi attraverso una sola parola, quale sceglierebbe?

Passione. Perché è quella che mi ha spinto a cambiare, a studiare, a mettermi continuamente in discussione e a credere nel mio lavoro. E credo che senza passione, alla fine, anche la linea più perfetta rimanga soltanto una linea.
E se dovesse lasciare una frase ai suoi lettori?
Direi di non smettere mai di credere nella possibilità di sentirsi bene con se stessi. Non serve cambiare tutto in un giorno. A volte basta iniziare. Una linea alla volta.
