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L’intelligenza artificiale ci uccidera’ tutti

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Un ricercatore di ventisette anni ha rassegnato le proprie dimissioni da un importante laboratorio di intelligenza artificiale di San Francisco, la patria delle auto a guida autonoma, pioniera nell’uso dell’IA, lanciando un avvertimento drammatico sulle prospettive di questa tecnologia.

Di Francesca Fontana

Anche lui se n’è andato. Non è il primo a lasciare un colosso Big Tech che si occupa di intelligenza artificiale. Anche da parte sua la profezia è sempre la stessa. L’intelligenza artificiale è pericolosa, molto più di quanto si possa credere.

Un ricercatore di ventisette anni, Jacob Coxon, ha rassegnato le proprie dimissioni da un importante laboratorio di intelligenza artificiale di San Francisco, la patria delle auto a guida autonoma, pioniera nell’uso dell’IA, lanciando un avvertimento drammatico sulle prospettive di questa tecnologia. Lo scienziato britannico, che in passato ha lavorato anche per la principale azienda concorrente del settore, ha affidato il suo sfogo alla stampa internazionale e ai canali social, accusando i colossi tecnologici di giocare d’azzardo con il futuro dell’umanità.

Secondo il suo racconto, la corsa incontrollata allo sviluppo di modelli sempre più potenti rischia di portare a conseguenze devastanti entro la fine del 2030. Secondo quanto dichiara, gli stessi sviluppatori sono consapevoli dei pericoli estremi legati a quello che stanno creando, sottolineando che non si tratta di una trovata pubblicitaria o una strategia di marketing. La paura più grande è la nascita di una superintelligenza capace di auto-migliorarsi a ritmi esponenziali, acquisendo capacità sovrumane in grado di violare qualsiasi sistema informatico, rivoluzionare interi settori produttivi dall’oggi al domani e accumulare potere e risorse reali senza controllo umano.

In poche parole, che ci sfugga di mano. Non si tratta di un caso isolato, ma è solo l’ultimo di una lunga serie di addii da parte di esperti e tecnici che decidono di abbandonare i laboratori americani preoccupati per la sicurezza.

Il fatto che un allarme di questo tipo arrivi proprio da chi ha lavorato all’interno di strutture che fanno della responsabilità e dell’etica il proprio punto di forza rende la situazione ancora più delicata. La vicenda si inserisce in un momento di grandi manovre finanziarie per l’intero comparto, con valutazioni di mercato che raggiungono cifre da capogiro e proiettano le società verso lo sbarco in borsa. Mentre gli investimenti continuano a crescere e l’attenzione dei mercati rimane altissima, il dibattito sui rischi di una bolla finanziaria è arrivato fino alla BCE e divide anche la comunità scientifica internazionale.

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