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Un robot per i malati di SLA

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Ego si muove su ruote ed è dotato di braccia speciali che funzionano come muscoli artificiali. Questo gli permette di compiere movimenti morbidi, elastici e del tutto sicuri.

Di Francesca Fontana

Non indossa il camice, non ha una laurea in medicina, ma tra le corsie si sta già conquistando il rispetto di tutti. Si chiama Alter-Ego, per gli amici semplicemente Ego. È un robottino alto un metro e venti, sviluppato dall’Istituto Italiano di Tecnologia e dall’Università di Pisa. Oggi è al centro di una sperimentazione pilota qui alla clinica Maugeri di Milano. Il suo compito? Aiutare i pazienti più fragili, in particolare chi combatte contro malattie neurodegenerative come la SLA.

Ego si muove su ruote ed è dotato di braccia speciali che funzionano come muscoli artificiali. Questo gli permette di compiere movimenti morbidi, elastici e del tutto sicuri. Grazie alle sue mani robotiche può fare cose che per un malato grave sono ostacoli insormontabili: aprire una porta, afferrare un oggetto sul comodino, versare un bicchiere d’acqua. Gesti semplici che restituiscono autonomia a chi ha perso la mobilità.

Ma Ego è anche un vero e proprio “avatar” dei medici. Può essere guidato a distanza: il dottore indossa un visore e, usando dei joystick, vede attraverso gli occhi del robot e muove le sue mani per visite di controllo e monitoraggi da remoto. Quando invece si muove da solo, Ego orienta i pazienti nei reparti, li accompagna nelle attività quotidiane e può persino somministrare i questionari per la misurazione del dolore.

L’obiettivo di questo progetto, finanziato con i fondi del PNRR, non è sostituire il personale umano, ma aiutarlo. Sollevando medici e infermieri dai compiti più ripetitivi, il robot libera tempo ed energie che il personale medico può dedicare completamente alla cura e all’ascolto dei pazienti.

Oggi Ego lavora in ospedale, ma i ricercatori guardano già al futuro. Presto questo robot diventerà un vero e proprio assistente personale a domicilio. Consentirà ai malati di rimanere a casa, in sicurezza, restando sempre connessi con i medici e con i propri familiari. Un chiaro esempio di come la tecnologia più avanzata aiuta gli umani nelle loro fragilità.

E questo episodio ci fa pensare che moltopresto, tecnologie simili potranno essere usate anche per accompagnare e assistere gli anziani, e anche malati di altre patologie. In cima alla lista, i ciechi, che finora hanno confidato nell’aiuto dei cani. Fino ad arrivare a chi potrà fare al posto nostro i lavori domestici, e magari anche quattro chiacchiere, se il robot è dotato di intelligenza artificiale generativa. Il futuro è più vicino di quanto pensiamo.

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