Democrazie in difficoltà in quattro parole – Democracy in difficulty in four words

di emigrazione e di matrimoni

Democrazie in difficoltà in quattro parole

Cosa hanno in comune le seguenti frasi: “Mussolini ha sempre ragione”e “Soltanto sotto una dittatura riesco a credere nella democrazia”? Furono pronunciate dallo stesso uomo, Leo Longanesi.

La prima frase, scritta da lui, fece parte del notorio “Decalogo fascista” e fu la base del culto di personalità, che nel 1943 vide Longanesi scappare dalla dittatura in caduta per andare dalla parte degli alleati a Napoli, per poi fare la seconda dichiarazione a Roma nel 1945.

Longanesi non era solo un editore importante, ma anche un giornalista, partecipante e osservatore acuto di un mondo simile a quel che vediamo oggi. Non era un semplice fascista, era amico di Mussolini e fece parte della Marcia su Roma dell’ottobre 1922 che portò al primo governo mussoliniano, l’anteprima della dittatura che portò l’Italia in tre guerre.

Mussolini, come Longanesi, era un giornalista e capiva l’importanza del messaggio, anche se il contenuto non era sempre quel che sembrava. Però, al contrario di Longanesi, non capì gli eventuali effetti di frasi come la  prima per creare il culto di personalità attorno al suo personaggio, e la delusione di molti suoi estimatori che, come Longanesi, lo abbandonarono quando capirono che il Ventennio stava per raggiungere la sua fine.

Quel primo governo mussoliniano, come il primo governo hitleriano in Germania, entrambi eletti democraticamente, furono la risposta di una popolazione delusa dai propri politici che votò per un “uomo forte” capace di mettere il paese sulla “rotta giusta”. Come in tutti gli altri casi del genere, questi “uomini forti” erano soltanto una chimera.

Oggigiorno vediamo una delusione simile in molte democrazie moderne che recentemente hanno visto instabilità politica in paesi tradizionalmente stabili compresi gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Australia, e sta creando anche dubbi sul futuro dell’Unione Europea nata con la speranza di evitare guerre come quelle scatenate dalle dittature in Germania e Italia.

Recentemente il ricercatore Dhruva Jaishankar dei prestigiosi Brookings Institute e Lowy Institute, ha identificato i mali moderni della democrazia in quattro parole chiave che vogliamo sottolineare, per capire che i sentimenti di Longanesi, benché frutto di avvenimenti di molti decenni fa, dovrebbero suonare come campanelli d’allarme in molti paesi anche oggi.

Identità

Questo concetto è probabilmente quello che più vediamo nei giornali in giro per il mondo, in seguito alle ondate di emigrazione che hanno messo in allarme tutti i continenti. Non tanto perché il concetto di identità di un paese, come per una persona, cambi con il tempo, ma perché si utilizza per altri scopi legati a tattiche politiche, in modo particolare per manipolare l’opinione pubblica verso gli emigrati che vediamo nelle cronache da molti anni ormai.

Il timore dei nuovi arrivati, un sentimento che non è mai sparito del tutto nel mondo, è ora messo al centro del palco politico di molti paesi e lo vediamo chiaramente non solo in Italia, ma anche nella vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti nel 2016, garante di una  promessa di costruire una muraglia per bloccare l’entrata di immigrati dall’America Latina negli Stati Uniti, e il dibattito di Brexit e la vittoria di Boris Johnson nelle recenti elezioni britanniche.

Inoltre, lo vediamo in modo particolare negli ex-paesi che erano soggetti all’Unione Sovietica, che non potevano esprimere la loro identità sotto l’egemonia sovietica e di conseguenza paesi come l’Ungheria e la Polonia  oggi vanno verso una politica sempre più estrema verso gli immigrati nell’Unione Europea, per paura di perdere la loro identità che hanno riscoperto solo pochi anni fa.

Ineguaglianza

Questa parola descrive quel che sta diventando la divisione più profonda non solo all’interno di moltissimi paesi, ma anche tra paesi. Troppo spesso la grandissima differenza tra i ricchi e i poveri viene timbrata come lotta tra “sinistra e destra”, ma questo non è altro che un modo per evitare di risolvere problemi che il tempo non può nascondere, se i governanti non affrontano il senso di ingiustizia da parte di chi non può permettersi acqua pulita o un lavoro, tanto meno auto lussuose e vacanze costosissime nei nuovi centri di turismo di moda.

Ovviamente, la tendenza di molti governi in più paesi, di tutti i colori politici, di favorire solo i loro elettori e sponsor a discapito della grande maggioranza di popolazione che non si possono permettere il lusso di dare contributi a partiti e politici sperando in favori personali oppure a società, non fa altro che peggiorare i sospetti verso la politica e di conseguenza la Democrazia.

Informazione

Ovviamente, questa parola nasconde quel che viene pronunciato ogni volta che qualcuno grida o scrive “Fake News” per cercare di smentire notizie che non gradisce, anche quando sono vere. 

La Democrazia non esisterebbe se non ci fosse informazione, nel bene e nel male. La Stampa Libera è senza dubbio un tassello fondamentale di un paese moderno, e soprattutto di una Democrazia, ma l’esplosione dei social media e la manipolazione delle notizie per interessi politici ed economici su Facebook, Twitter ecc., mettono in pericolo la diffusione di notizie, perché ogni notizia sgradita dai potenti viene smentita da voci e siti misteriosi, e eserciti di troll e bot che cercano di sviare i dibattiti online per screditare il bersaglio di turno.

E queste riflessioni servono per introdurre la quarta parola identificata da Dhruva Jaishankar.

Interferenze

Tutt’oggi il Presidente Donald Trump è seguito dai sospetti che la sua elezione sia stata decisa dalle interferenze dei servizi segreti russi tramite i social media. Infatti, questi sospetti furono alla base del Mueller Report e ora del suo impeachment dal Congresso americano, e nei prossimi mesi sarà messo sotto processo dal Senato nella procedura prevista dalla Costituzione americana.

Ma nel concentrarsi così tanto sui sospetti del 2016 molti elettori in giro per il mondo non si sono resi conto dei segnali d’allarme in molti paesi di interferenze da parte di altri paesi, e non solo sui social media, con informazioni false e campagne denigratorie più o meno occulte nella speranza di vedere la sconfitta dei candidati non graditi.

Sarebbe scontato puntare il dito contro la Russia, ma altri paesi hanno svolto campagne del genere come la Cina e persino l’Iran.

In passato, prima dell’arrivo delle tecnologie moderne, campagne del genere sarebbero state impensabili, ma ora l’arrivo di piattaforme dei social media e sistemi informatici super sofisticati permettono campagne efficacissime con costi economici molto bassi.

Giornalista

Il “Decalogo fascista” per promovere Mussolini, come il precedente russo de “I protocolli dei Savi di Sion”, che ancora avvelena la scena politica internazionale, malgrado sia stato smentito anni fa come disinformazione della polizia zarista di fine ‘800, non erano altro che mezzi dilettantistici paragonati ai sistemi moderni, ma il loro successo all’epoca fa capire che quel che vediamo non è un fattore nuovo nella scena politica, però è arrivato a livelli inediti che stanno mettendo in difficoltà le democrazie moderne, che non sanno come risolvere i problemi indicati nella quattro parole.

Il fatto che un giornalista, Leo Longanesi, sia stato al centro di una di queste campagne, dimostra che il giornalismo serio e senza timore dei potenti deve svolgere un ruolo fondamentale nella risoluzione dei malanni della Democrazia.

Non è un caso che il primo bersaglio dei politici odierni sia proprio la Stampa, e lo abbiamo visto più volte con la frase “nemico del popolo” utilizzata più volte da Donald Trump per attaccare i suoi critici.

Ma la Democrazia deve avere anche una popolazione educata e consapevole,  e per questo motivo l’incapacità di molti paesi presumibilmente “avanzati” a fornire fondi per scuole e università per formare una popolazione cosciente, e quindi meno soggetta a manipolazione, non fa altro che prolungare i tempi necessari per risolvere la crescente sfiducia in quel che Churchill definì “la meno peggiore di tutte le forme di governo”.

Chiudiamo questi pensieri con un altro aforisma di Leo Longanesi che, come i primi due, dovrebbe servire come un preavviso del nostro futuro: “Non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi”, cioè uomini e donne che non sono vittime delle quattro parole identificate da Dhruva Jaishankar.

Se vogliamo seriamente una Democrazia funzionante, dobbiamo agire come popolazione per assicurare che le quattro parole non siano più fattori che decidono il nostro futuro, ma che siano il mezzo per identificare e risolvere i problemi della nostra società.

di emigrazione e di matrimoni

Democracy in difficulty in four words

What do the following phrases have in common: “Mussolini is always right” and “I can believe in democracy only under a dictatorship”? They were said by the same man, Leo Longanesi.

The first phrase, written by him, was part of the notorious “Fascist Decalogue” and was the basis for the personality cult that in 1943 saw Longanesi flee from the failing dictatorship to go to the Allies in Naples, after which he made the second declaration in Rome in 1945.

Longanesi was not only a major publisher, he was also a journalist, a participant and acute observer of a world similar to what we see today. He was not a simple fascist, he was one of Mussolini’s friends and took part in the March on Rome in October 1922 that brought about Mussolini’s first government, the preview of the dictatorship that took Italy into three wars.

Like Longanesi Mussolini was a journalist and he understood the importance of the message, even if the content was not always what it seemed. However, unlike Longanesi, he did not understand the subsequent effects of the phrases such as the first in the creation of a personality cult around him and the disappointment of many of his admirers who, like Longanesi, abandoned him when they understood that the dictatorship was about to reach its conclusion.

Mussolini’s first government, just like Hitler’s first government, both elected democratically, was the reply of a population that was disappointed in its politicians and voted for a “strong man” who could put the country on the “right path”. As in all the other such cases, these “strong men” were only a delusion.

Today we see a similar delusion in many traditionally stable modern democracies that have recently seen political instability such as the United States, United Kingdom and Australia and is also creating much doubt about the future of the European Union that was born with the hope of avoiding wars such as those unleashed by the dictatorships in Germany and Italy.

Recently researcher Dhruva Jaishankar of the prestigious Brookings and Lowy Institutes identified democracy’s modern ills in four key words that we want to highlight to understand Longanesi’s sentiments. Even though they are the fruit of events many decades ago, they should sound a warning in many countries even today.

Identity

This concept is the one that we probably see the most in newspapers around the world following the waves of migration that have alarmed all the continents. Not so much because the concept of the identity of a country, just like for a person, changes overtime but because it is used for other purposes tied to political tactics and especially to manipulate public opinion towards the migrants as we have now seen in the news for some years.

The fear of the new arrivals, a sentiment that have never totally disappeared from the world, is now in the centre of the political stage of many countries and we see this clearly not only in Italy but also in Donald Trump’s victory the United States in 2016 with his promise to build a wall to block the entry of migrants from Latin and South America, as well as in the Brexit debate in the United Kingdom and Boris Johnson’s win in the recent British elections.

Furthermore, we see this especially in the former subject countries of the Soviet Union that could not express their identity under the Soviet dominion and subsequently countries such as Hungary and Poland are heading towards increasingly extremist policies towards migrants in the European Union for fear of losing the identity they rediscovered only a few short years ago.

Inequality

The word describes what is becoming a deeper division not only within many countries but also between countries. All too often the great difference between the rich and the poor is labelled as a battle between “left and right” but this is only a way to avoid solving what time cannot hide if those governing do not deal with the sense of injustice of those who cannot afford clean water or do not have a job, much less luxury cars and expensive holidays in the fashionable tourist destinations.

Of course, the trend of many governments of all colours in many countries of favouring only their voters and sponsors to the detriment of the great majority of voters that cannot allow themselves the luxury of contributing to political parties and politicians in the hope of personal favours or favours to companies, only worsens the suspicion towards politics and subsequently Democracy.

Information

Obviously this word what is pronounced every time someone who yells or writes “Fake News” to try and deny unwelcome news, even when it is true.

True Democracy would not exist if there was not information, for better or for worse. The Free Press is undoubtedly an essential branch of a modern country and especially a Democracy but the explosion of the social media and the manipulation of news for political and financial interests on Facebook, Twitter, etc., endangers the spreading of news because any news that is unwelcome by the powerful is denied by rumours, mysterious sites and the armies of trolls and bots that try to divert the online debates to discredit their selected targets.

And these considerations serve to introduce the fourth word identified by Dhruva Jaishankar.

Interference

To this day President Donald Trump has been hounded by suspicion that his election was decided by interference by Russia’s secret services through the social media. In fact, these suspicions were the basis of the Mueller Report and now in his impeachment by America’s Congress and over the next few months when he will be put on trial in the Senate in the procedure set out in the country’s Constitution.

But in concentrating so much on the suspicions on 2016 many voters around the world have not understood the warning signs in many countries of interference by other countries, and not only on the social media, with false information and more or less occult defamatory campaigns in the hope of seeing the defeat of unwelcome candidates.

It would be obvious pointing the finger at Russia but other countries such as China and even Iran have carried out such campaigns.

In the past, before the arrival of modern technology, campaigns of this sort would have been unthinkable but now the arrival of the social media platforms and highly sophisticated computer systems allow very efficient campaigns at very low costs.

Journalist

“The “Fascist Decalogue” to promote Mussolini, like the previous Russian “The Protocols of the Elders of Zion” that still poisons the world’s political scene despite being revealed as fake years ago as disinformation by the Tsarist secret police at the end of the 1800s, were only amateurish systems compared to today’s systems, but their success at the time lets us understand that what we now see is not a new factor in the political scene. However, it has reached unheard of levels that are causing difficulty to the modern democracies that do not know how to solve the problems indicated in the four words.

The fact that a journalist, Leo Longanesi, was in the middle of one of these campaigns shows that a serious journalist who is not scared of the powerful must carry out a fundamental role in resolving Democracy’s ills.

It is no coincidence that the first target of today’s politicians is precisely the Press and we have seen this often with the phrase “enemy of the people” used by Donald Trump a number of times to attack his critics.

But Democracy must also have an educated population and for this reason the incapacity of many presumably “advanced” countries to provide funds for schools and universities to teach a population to be mindful, and therefore less subject to manipulation, only prolongs the time needed to resolve the growing distrust in what Churchill defined as “the least worst of all the forms of government”.

We end these considerations with another saying by Leo Longanesi that, like the first two, should serve as a warning for our future, “It is not freedom that is missing, free men are missing”. In other words, men and women who are not subject to the four words identified by Dhruva Jaishankar.

If we seriously want a functjoning Democracy, we must act as a population to ensure hat the four words are no longer decisive fctors in our future but that they are the means to identify and resolve the problems in our society.

Il Concerto di Capodanno di Napoli

In scena l’1 gennaio 2020 al Teatro delle Palme di Napoli un salotto di musica, canto e danza

È tutto pronto per il Concerto di Capodanno al Teatro delle Palme di Napoli, che andrà in scena l’1 gennaio 2020. L’appuntamento, ormai storico, è giunto alla quinta edizione e sta riscuotendo sempre più l’interesse del pubblico napoletano e non solo, oltre che delle istituzioni, con i patrocini della Presidenza del Consiglio Regionale della Campania e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, e la Municipalità di Chiaia San Ferdinando.

Organizzato dall’Associazione Culturale Noi per Napoli con i suoi artisti ed ideatori, il soprano Olga De Maio ed il tenore Luca Lupoli, artisti del Teatro San Carlo, il concerto si preannuncia un evento da non perdere. In primis per essere una straordinaria opportunità per iniziare un nuovo anno in gioiosa ed allegra compagnia del canto, della danza e della musica, condividendo e vivendo insieme le emozioni evocate da queste arti, e poi per ascoltare delle bellissime ed immortali melodie senza tempo.

Il bel canto sarà caratterizzato da alcune delle più note arie d’opera di Donizetti, Puccini, Verdi, dalle esilaranti pagine da operetta di Lehar, dalle piu belle arie da Salotto come La Mattinata di Leoncavallo oppure la danza con i Walzer di Strauss, la Tarantella di Rossini e i classici napoletani…

Sarà una grande e magica festa di inizio anno, ambientata nella cornice di uno dei più affascinanti salotti d’epoca partenopei, e gli artisti condurranno il pubblico in un meraviglioso viaggio fuori dal tempo. Attimi di spensieratezza e leggerezza, per distogliere la mente almeno per un po’ dalla routine del quotidiano. https://youtu.be/EEFUaaCTzeU

Sul palco un cast straordinario, direttamente dal Teatro San Carlo, come il soprano Olga De Maio e il tenore Luca Lupoli, artisti noti al grande pubblico nazionale ed internazionale. Con loro sul palco il tenore Lucio Lupoli, lo straordinario attore Giacomo Rizzo, testimonial della serata il giornalista Giuseppe Giorgio con i suoi interventi storici, l’Ensemble orchestrale dell’ Associazione “Noi per Napoli”, il Quartetto d’archi Aedon,il flautista Andrea Ceccomori, il corpo di ballo del Centro Tersicorea con le coreografie di Gloria Sigona e Livia Spoto e la presentatrice Lorenza Licenziati. Presenti le telecamere di In Città e di DG PhotoArt di Davide Guida.

Uno spettacolo che si qualifica anche per una nobile iniziativa visto che una parte del ricavato sarà devoluto, come ogni anno, per l’acquisto di generi alimentari e di prima necessità a favore della mensa Caritas dei senzatetto di Santa Chiara a Napoli.

Gli organizzatori ringraziano coloro che hanno aderito come sponsor sostenitori: La Caffettiera di Piazza dei Martiri,Ium Academy School, Castronuovo Gioielli, Imperatore Rosticceria, Argenio, Iovino Azienda Vitivinicola, Cuomo Spendimeglio, Arfe’ Materassi, Aloia Caffè, La Stilista Tiziana Grimaldi con Modern Dance e gli accessori de La Pepita.

CONCERTO DI CAPODANNO

Martedì 1 gennaio 2020
Teatro delle Palme, Via Vetriera 12 – Napoli.
Ore 19.30

Domenica 31 dicembre si festeggia con il  FESTIVAL di FRASCATI

A Frascati, come da tradizione, si concluderà il 2019 con una parata musicale che vedrà alcune delle più significative high school band americane esibirsi in un doppio, affascinante appuntamento

A Frascati, come da tradizione, si concluderà il 2019 con una parata musicale che vedrà alcune delle più significative high school band americane esibirsi in un doppio, affascinante appuntamento. Il programma prevede alle ore 11,30 e alle ore 15,30 le performance musicali di differenti complessi musicali che suoneranno in tre distinti punti della città: sulla Passeggiata Belvedere, in Piazza San Pietro e in Piazza del Mercato.

In mattinata si esibiranno rispettivamente la Hickory Ridge High School Blue Regiment dal North Carolina, la Hinsdale Central High School Red Devil Marching Band dall’Illinois e la North Port High School Alliance Marching Band dalla Florida. Nel pomeriggio invece saranno protagonisti l’Olivet College Marching Comets dal Michigan, l’Olivet Nazarene University Tiger Marching Band dall’Illinois e la Ramsey High School ‘Big Blue’ Marching Band dal New Jersey.

«In totale saranno circa 450 i giovani musicisti presenti a Frascati nella giornata di martedì 31 dicembre 2019, molti dei quali accompagnati anche dalle rispettive famiglie per un totale di circa 700 cittadini americani – dichiara il Consigliere delegato alle Attività Produttive Mattia Ambrosio – Si tratta di un evento che avrà un’importante ricaduta economica anche per Frascati, visto che tutte queste persone si fermeranno a pranzare a Frascati e che potranno acquistare souvenir e prodotti locali».

«È dal 2007 che Frascati ha introdotto la tradizione di salutare l’anno che sta per finire con concerti ed esibizioni musicali di bande musicali americane – dichiara il Sindaco di Frascati Roberto Mastrosanti. Questo è possibile grazie alla bella collaborazione che ormai da anni si è stabilita con Destination Events, artefice anche della London New Year Parade e della Rome New Year Parade. Ringrazio per questo Robert Bone e sua figlia Lizzie Bone, per aver voluto ancora una volta promuovere questo splendido evento internazionale a Frascati. Ringrazio inoltre gli Uffici comunali, la Polizia Locale e la STS per aver garantito la riuscita della manifestazione».

Appuntamento poi, il giorno dopo, nella Capitale, dove a partire dalle ore 15:30 da piazza del Popolo, comincerà la quattordicesima edizione della Parata di Capodanno con oltre 1000 musicisti di marching band da Stati Uniti e Italia che per due ore, insieme a majorette, artisti di strada e rievocatori storici, si esibiranno nel loro repertorio più celebre lungo tutto il tridente romano, con gran finale sempre a Piazza del Popolo.

L’evento è ideato e organizzato da Destination Events, da anni artefice anche della London New Year Parade e specializzata in grandi manifestazioni musicali all’aperto a livello internazionale.

Hickory Ridge High School Blue Regiment

Hickory Ridge Blue Regiment proviene da Harrisburg, nella Carolina del Nord, in rappresentanza delle scuole della contea di Cabarrus. Oltre alla banda musicale, la formazione comprende anche due ensemble da concerto, un ensemble jazz, un’orchestra da musical specifica della scuola e diversi ensemble da camera. Ogni organico ottiene costantemente ottime valutazioni nei festival e nelle competizioni nella propria regione. Il complesso di Hickory Ridge è stato inaugurato nell’autunno del 2007 e ha lavorato, fin dall’inizio, ad un programma incentrato principalmente sui viaggi-performance degli studenti a livello internazionale: in soli dodici anni, i vari gruppi si sono esibiti due volte alla London Parade (2009 e 2016), Shanghai, Pechino, Shaoxin, Washington DC, New York, Orlando e New Orleans.

https://www.cabarrus.k12.nc.us//Domain/3292

Twitter: @HRHSBand

Instagram: @hrhs_blueregiment

Hinsdale Central High School Red Devil Marching Band

Hinsdale Central è una delle due scuole superiori del rispettivo distretto ed è situata a 17 miglia a sud-ovest di Chicago, nell’Illinois. La Marching Band ha un totale di 340 studenti e al di fuori della Marching Band, il programma musicale è composto da quattro compagini da concerto, due jazz band e una classe combo. La Red Devil Marching Band della Hinsdale Central School ha marciato più volte a New York, la “Grande Mela”, durante la Veteran’s Day Parade e si è esibita a bordo della portaerei U.S.S. Intrepid. A livello internazionale, ha suonato anche nel 2016 nella parata del primo dell’anno a Londra, come American Band di rilievo con oltre 100 studenti che marciavano per le strade di Westminster e con esperienze in vari luoghi negli Stati Uniti, da New York a San Francisco. Le formazioni Central’s Drumline e Jazz Combo si sono inoltre esibite nelle inaugurazioni di diverse manifestazioni e le Jazz Band frequentano i più famosi Jazz Club Chicago, ina apertura di prestigiose Big Band. Le classi di ensemble di fiati e percussioni della Central hanno partecipato anche a svariate conferenze pubbliche e hanno tenuto molteplici clinics dimostrative.

Facebook : @hcbands

Twitter: @HCBandDirector

North Port High School Alliance Marching Band

La formazione proviene da North Port, in Florida, e si è guadagnata il massimo dei riconoscimenti ogni anno sin dalla sua fondazione, nel 2001. Si tratta di una Marching Band improntata ad un intrattenimento musicale di alta qualità. La band, originariamente composta nel 2001 da soli 16 membri, conta attualmente oltre 120 membri. A Roma sarà presente con una rappresentanza più piccola dell’organico originario, trattandosi di un lungo viaggio e il primo in cui si esibisce al di fuori degli Stati Uniti!

https://nphsbpo.wixsite.com/nphsalliance

Facebook: @nphsbandsandcolorguard

Instagram: @nphsallianceband

Olivet College Marching Comets

Dopo una pausa durata quasi 30 anni, The Olivet College Marching Comets sono tornati in campo e, nel corso di cinque anni, hanno fatto passi da gigante, aggiungendo uno spirito insostituibile di vitalità al campus e al corpo studentesco nel suo complesso. Dalla sua “rinascita”, l’ensemble ha più che raddoppiato il suo organico e ha guadagnato consensi sia locali che internazionali. Dall’esibizione alla parata del primo dell’anno del 2016 a Parigi, in Francia, alla ricezione dell’invito a esibirsi a Roma, in Italia, questo inverno per suonare nel 2020, le “Comete in marcia” possono essere senz’altro considerate un fenomeno mondiale

Credere che la musica abbia il potere di cambiare il mondo e sviluppare collaborazioni con Be the Match e la Fondazione americana per la prevenzione del suicidio, è la mission delle Marching Comets sintetizzata negli slogan “Be More” (sii di più) e “Do Good” (Fai bene). Indipendentemente dalle avversità, le Marching Comets continueranno a marciare avanti e a condividere la propria passione per la musica in tutto il pianeta.

Sito ufficiale: www.olivetcollege.edu

Facebook: @occometbands

Instagram: @marchingcomets

Olivet Nazarene University Tiger Marching Band

La Olivet Nazarene University Tiger Marching Band  è una delle bande musicali cristiane più grandi e più riuscite negli Stati Uniti, composta da circa 200 studenti provenienti da una vasta gamma di importanti aree di studio nel campus. La band si è esibita alla Presidential Inaugural Parade e Parata di Capodanno a Londra ed è nota per offrire spettacoli coinvolgenti, divertenti e di eccelsa qualità artistica.

La Tiger Marching Band fornisce un’iniziativa “hands and feet of God” per ogni luogo in cui si esibisce. Attraverso questo progetto, gli articoli di abbigliamento venduti ai concerti vengono donati a un ente di beneficenza per aiutare le persone in difficoltà.

Sito ufficiale: https://www.olivet.edu/marching-band

Facebook: @ONUMarching

Twitter: @ONUMarching

Instagram: @ONUMarching

Youtube: Olivet Nazarene University Tiger Marching Band https://www.youtube.com/channel/UCQWu3_v5q-OwKrTsHtadc3Q/featured

Ramsey High School ‘Big Blue’ Marching Band

La Ramsey High School Big Blue Marching Band è composta da 146 membri e compete nella classe 4 aperta del circuito TOn (Tournament Of Bands). La formazione è stata 14 volte finalista del campionato della costa atlantica e ha ricevuto il premio Disney Performing Arts Award. Di recente, la Marching Band ha viaggiato a Londra, Inghilterra e Parigi, Francia e Roma in Italia, durante le sfilate di Capodanno. Nel 2017 e nel 2019 i “Big Blue”, come si fanno chiamare, sono stato selezionati per apparire alla National Memorial Day Parade tenutasi a Washington DC.

Sito ufficiale: www.ramseyhighschoolbands.com

Facebook: https://www.facebook.com/ramseybigblue/

Twitter: https://twitter.com/RamseyBigBlue

Quei diritti negati ai figli delle donne uccise: il futuro del Ddl per gli orfani dei femminicidi

Fra coloro che si occupano delle vittime dei femminicidi nel nostro paese  l’associazione “Edela” di Roberta Beolchi , e l’iniziativa denominata “Agia” (ossia Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) nata il 25 giugno scorso presso la sede del CNEL

 

Negli ultimi mesi, sia da parte dei media che del mondo politico, il problema dei diritti da garantire alle vittime dei femminicidi è stato oggetto di numerose discussioni e servizi televisivi (il 17 dicembre anche il programma “Le Iene” ha dimostrato una certa sensibilità in merito, dando voce ad alcuni adolescenti coinvolti).
Si tratta di un tema drammatico quanto attuale, motivo per altro di un recente provvedimento legislativo che proveremo a sintetizzare qui di seguito: la legge varata il 21 dicembre 2017 (il famoso Ddl per gli orfani speciali, ossia quelli dei femminicidi), riconosceva le tutele da assicurare a chi ha perso la propria madre per mano del coniuge anche se separato o divorziato, del partner di un’unione civile o di una persona che è o è stata legata da relazione affettiva o stabile convivenza. Tuttavia, la suddetta legge è stata priva dei decreti attuativi necessari per poter essere applicata sino al 25 novembre 2019 (la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, non a caso).
Nell’ambito di questa ricorrenza il ministro dell’economia Roberto Gualtieri ha finalmente sbloccato 12 milioni di euro per i circa 2100 orfani (così si stima) presenti in Italia.
Il decreto ministeriale è stato poi sottoposto al giudizio del Consiglio di Stato per il parere di rito e comprende un finanziamento che ha come obiettivo principale quello di sostenere economicamente bambini e ragazzi, specie in un futuro reso oltre modo incerto dalla mancanza di una figura fondamentale per la loro crescita.
Grazie al denaro ricevuto, a questi giovani e giovanissimi saranno garantiti il diritto allo studio, le spese mediche, la formazione scolastica e l’inserimento nel mondo del lavoro. Si parla di diritti umani imprescindibili, che tuttavia diventeranno una realtà concreta solo prossimamente in seguito alla distribuzione dei fondi (cosa che si spera avvenga nel minor tempo possibile).

Le associazioni in difesa degli orfani

Nei mesi precedenti a quest’ultimo atto le proteste da parte delle associazioni e degli enti privati che si occupano della tutela dei minori orfani erano state, fortunatamente, innumerevoli.
Fra coloro che si occupano delle vittime dei femminicidi nel nostro paese abbiamo l’associazione “Edela” di Roberta Beolchi (intervistata proprio il 25 novembre da “Vanity Fair”), e l’iniziativa denominata “Agia” (ossia Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) nata il 25 giugno scorso presso la sede del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

 

“Agia” ha costituito il primo gruppo di lavoratori impegnati sul tema “La tutela degli orfani di femminicidio”, argomento ignorato per vent’anni in Italia e oggi reso ancor più impellente dall’urgenza di assicurare un futuro a chi resta vittima in primis di una mentalità pericolosa e allarmante, fagocitata o avallata da chi la sminuisce nonché frutto di un sistema patriarcale e maschilista in grado di generare un numero elevato di insospettabili, potenziali assassini.
I dati al riguardo infatti parlano di 1 donna uccisa ogni 72 ore negli ultimi 20 anni, per un totale di 3000 donne e quindi di una stima addirittura superiore a quelle del terrorismo europeo e della criminalità organizzata in Italia messe insieme (come dichiarato dal programma “Le Iene”).

 

Il dramma senza fine delle vittime coinvolte

Si sa, i numeri il più delle volte non riescono a smuovere la sensibilità di un intero popolo (prova ne sia il fatto che nel nostro paese sono in tanti, anche in vari partiti politici, a negare l’emergenza sociale di questi reati), né a restituire neppure una minima parte del dolore indicibile che si trova al di là di tali cifre. Infine, ancora pochissimi immaginano le numerose controversie giudiziarie cui sono sottoposti i minori colpiti. La volontà di questi ultimi infatti, specie per quanto riguarda il problema degli adulti cui devono essere assegnati in seguito alla distruzione della loro precedente esistenza, spesso non è proprio presa in considerazione nei tribunali, un aspetto che non di rado costringe i ragazzi a vivere un secondo incubo (è capitato che alcuni di loro venissero assegnati alla famiglia del padre, ben lungi dal colpevolizzare l’assassino…).

La diffusione delle ingiustizie subite da chi si ritrova ad affrontare i procedimenti giudiziari successivi alla perdita violenta di una madre risulta quindi essere più che mai un tema prioritario per il futuro dei diritti umani, in particolare quando si parla dei bambini e degli adolescenti nella nostra società.
La Lidu spera in un avvenire migliore sotto questo profilo, e si batterà affinché lo Stato si impegni fermamente a garantire sino in fondo la tutela effettiva degli orfani, accelerando i tempi della burocrazia che li riguarda e, soprattutto, non dimenticandoli più.

 

Il 2019 sta per lasciarci. E’ stato un anno di ‘fuoco’

Gli incendi dolosi e non, le turbolenze politiche e le rivolte popolari, il terrorismo ed il ritorno dell’antisemitismo, tutti gli eventi che hanno segnato il 2019 che si avvia al termine

Il 2019, l’anno che sta per lasciarci, può davvero definirsi un periodo in cui abbiamo visto fuoco e fiamme. Fuoco nel vero senso del termine, a partire dal violento incendio divampato a Parigi che ha quasi distrutto la storica cattedrale Notre Dame in aprile, e che ha scosso la popolazione mondiale che ha rischiato di perdere un simbolo della cristianità ed un’opera architettonica di ineguagliabile bellezza. Ma anche le fiamme di origine dolosa che hanno devastato la foresta Amazzonica in Brasile, dietro le quali si nascondono motivazioni di interesse economico tese ad impossessarsi di spazi per coltivazioni mirate ed intensive che di fatto, oltre a distruggere un polmone verde del mondo, privano del proprio territorio vitale gli indigeni ancora presenti, come denunciato dal capotribù Sin Huni Kui nel suo viaggio europeo. Roghi dolosi che durante l’estate sono divampati impetuosi e che non hanno visto adeguata reazione da parte del presidente del Brasile Jair Bolsonaro, accusato di non fare abbastanza per contenere il disastro. Di natura dolosa anche il recente incendio alle porte di Santiago del Cile della vigilia di Natale, per il quale ancora non sono stati individuati i responsabili, ma che lascia aperte una serie di supposizioni correlate alle proteste che dal mese di ottobre la popolazione cilena porta in piazza contro il potere dittatoriale di Sebastián Piñera. Ma quando si tratta di fiamme anche la natura fa la sua parte, come in Australia che in questa estate natalizia sta attraversando uno dei periodi peggiori per gli incendi spontanei a ridosso delle zone abitate. Tra le più colpite la città di Sidney che ormai da molte settimane vive un’emergenza continua per il divampare di incendi che, oltre ad aver bruciato innumerevoli abitazioni civili, rendono l’aria irrespirabile in un clima già di per sé rovente: le temperature del continente oceanico infatti sono le più alte degli ultimi anni con punte che arrivano a superare i 48 gradi. Una tragedia che ha colpito anche una specie animale in via di estinzione unica al mondo: molti i koala soppressi dal fumo e dalle fiamme, conosciuti per la loro unicità e simpatia.

Ma se la Terra brucia, l’animo umano non è da meno. A cominciare dalla rivolta in Francia dei gilet gialli, in piazza tutto l’anno contro le riforme del governo Macron. Dall’altro lato del mondo non si placa la protesta dei giovani di Hong Kong che durante il 2019, a partire dal 9 giugno, ha visto due morti, 2.500 feriti, 4.500 persone arrestate di cui il 40% sotto i 18 anni, nell’ex colonia britannica che dal 1997 è tornata sotto il controllo cinese, con il rischio che Pechino svolga in suo seno i processi riguardo reati commessi ad Hong Kong. Una realtà che priverebbe la penisola della propria sovranità a vantaggio di uno strapotere della Cina, contro la quale il popolo in rivolta lotta ormai senza sosta da più di sei mesi.  Non va dimenticata la protesta in Venezuela contro il presidente Nicolas Maduro, che ha visto il suo esordio il 23 gennaio 2019 subito dopo la rielezione arbitraria ed anticostituzionale dello stesso Maduro, e che ancora oggi non trova sbocchi di soluzione con una popolazione allo stremo delle forze. A questo si è aggiunta di recente la protesta in Cile cominciata in ottobre a seguito dell’aumento delle tariffe di autobus e metropolitane, che ha avuto come conseguenza una forte repressione del governo con morti, feriti e torture contro la popolazione. Evo Morales, che ha governato la Bolivia per circa 14 anni, si dimette subito dopo essere stato rieletto per accuse di brogli elettorali. Morales si era candidato per la quarta volta, forzando la Costituzione, e ciò ha scatenato le polemiche dell’opposizione. Morales nel 2013 aveva fondato La Cumbre Antiimperialista, che riuniva 1.200 delegati di novanta organizzazioni sociali e indigene, provenienti da più di venti Paesi (tra cui Argentina, Brasile, Cile, Ecuador, Venezuela, Messico, ma anche Stati centroamericani ed europei). Traballante anche l’Argentina che, dopo la bocciatura elettorale dell’amministrazione Macrì, non sembra trovare soluzioni adeguate alla crisi economica che attanaglia il paese, neanche con il neo eletto presidente Alberto Fernandez. 

Ad ottobre, il leader dell’Isis, Abu Bakr al Baghdadi è stato ucciso in un raid da parte di forze speciali statunitensi, assistito dai curdi. L’anno ha visto una riduzione complessiva degli attacchi terroristici dell’Isis, con due vittime a Londra il 29 novembre scorso quando un uomo vicino ad Al Qaeda e simpatizzante del nazismo, Usman Khan, sul London Bridge ha colpito i passanti con un coltello uccidendone due, per essere poi fermato ed immobilizzato dai passanti.  L’uomo era in libertà vigilata dopo una condanna per terrorismo. Lo stesso amore per il nazismo ha guidato nella sua azione criminale Brenton Tarrant di 28 anni, australiano, che a marzo ha sparato in una moschea e in un centro islamico a Christchurch, in Nuova Zelanda. Armato di un paio di pistole semiautomatiche e due fucili, l’estremista ha fatto fuoco all’impazzata, filmando tutto in diretta social e uccidendo 51 persone, fedeli musulmani di età compresa fra due e 71 anni. Grave anche la recrudescenza di antisemitismo con un attacco in Germania contro la sinagoga di Halle dove sono stati uccisi due passanti. L’attentatore armato infatti non è riuscito a sfondare il portone d’entrata della sinagoga, dove per la festività di Yom Kippur erano presenti moltissimi fedeli. A questo episodio fanno da sfondo le innumerevoli scritte antisemite, tra cui le svastiche verniciate a spruzzo in nero sulle tombe del cimitero ebraico nella città di Westhoffen, a ovest di Strasburgo. Un’ondata antisemita che oltre a sconvolgere la Francia, non lascia indenne neanche l’Italia dove una serie di offese ed ingiurie contro la popolazione ebrea, vede il suo culmine nelle dichiarazioni sui social contro Liliana Segre, la senatrice sopravvissuta alla Shoa che ha proposto e fatto votare una commissione contro l’odio razziale al Parlamento italiano.  

La Ue rinnova le cariche politiche con le elezioni del 2019, ma anche l’uscita definitiva della Gran Bretagna con la rielezione di Boris Johnson che porta alla realizzazione effettiva della Brexit. Mario Draghi in novembre lascia l’incarico di presidente della Bce che durante tutto il suo percorso ha prodotto la salvezza dell’euro e dell’Italia.

In Giappone l’imperatore Akihito, 83 anni, malato da tempo, ad aprile ha abdicato spontaneamente, un evento che non accadeva da 200 anni, a favore del 59enne Naruhito, suo primogenito. In Usa Donald Trump si è reso protagonista di controverse politiche estere e chiude l’anno con l’accusa di impeachment da parte della Camera a dicembre. L’accusa prende le mosse dalla relazione Mueller su una presunta cospirazione della campagna di Trump con la Russia per interferire nella sua elezione del 2016. Successivamente alcuni informatori supportati da testimonianze hanno affermato che Trump avrebbe cercato di corrompere uno stato straniero, l’Ucraina, per essere aiutato ad infangare il nome del suo avversario democratico Biden. Sembra infatti che Trump avrebbe fatto pressioni sul presidente ucraino Zelensky per convincerlo ad avviare un’indagine in Ucraina sulle attività del figlio di Joe Biden, Hunter, allora parte del consiglio di amministrazione di un’importante società ucraina del gas, per dimostrare che Biden avesse abusato del suo potere per proteggere Hunter da alcune indagini anti-corruzione avviate in Ucraina.  Ora tocca al Senato americano dire la sua sull’impeachment a Trump, che da parte sua è riuscito a risollevare l’economia americana con un rialzo che non ha eguali nella storia del paese, come riporta il Sole 24ore: “I mercati azionari a Wall Street da mesi continuano a ritoccare i record. Dall’inizio della presidenza Trump i tre indici S&P 500, Dow Jones e Nasdaq del principale mercato azionario mondiale sono migliorati in media di oltre il 50%”. Così come scende il tasso di disoccupazione al 3,5%, il livello più basso dal 1969.

Dal canto suo la Russia di Vladimir Putin è stata al centro della politica internazionale con una presenza sempre più fattiva in Turchia, Siria e Libia. Ha ampliato la collaborazione con la Cina, potenza economica emergente, e il 23 e 24 ottobre a Sochi si è svolto il forum internazionale Russia-Africa che ha messo in luce futuri scenari economici che coinvolgono la quasi totalità dei paesi africani. “Contrastare congiuntamente la dittatura politica e il ricatto monetario nel commercio internazionale e nella cooperazione economica”, è uno dei punti controfirmati dai capi di stato o di governo di 43 paesi africani di concerto con la Russia. Nel testo finale dell’incontro si esortano inoltre i firmatari ad affrontare “lo scopo di alcuni paesi di rivendicare il diritto esclusivo di decidere la necessità e i parametri di cooperazione legale consentiti tra paesi terzi”, un riferimento alle limitazioni commerciali imposte da Washington a numerosi paesi.

L’Italia, che nel 2018 aveva visto una coalizione di Governo tra 5Stelle e Lega di Salvini, sotto gli occhi sbigottiti degli italiani in agosto assiste alle dimissioni di Matteo Salvini, forse convinto di ritornare al voto, per gravi disaccordi con l’alleato di Governo, dopo la vittoria elettorale alle europee. Ma a dispetto delle aspettative della maggioranza degli elettori l’ex premier giallo-verde, Giuseppe Conte, supportato dal presidente Mattarella, tira fuori dal cappello del prestigiatore un nuovo governo in accordo con il Pd e ritorna a fare il premier con un governo giallo-rosso.

Da pizza a sette pesci – From pizza to seven fishes

di emigrazione e di matrimoni

Chi abita all’estero cambia. La cucina è la metafora per i cambiamenti, perché mancano ingredienti e poi il cambio di generazione e l’arrivo dei parenti non-italiani fa sì che le variazioni delle ricette “tradizionali” siano davvero innumerevoli.

Qualche giorno fa ho passato diverse ore divertenti su una pagina social degli italiani all’estero, prima riguardo una pizza che alcuni non potevano immaginare e poi in seguito a una domanda che ho fatto per provocare la reazione degli utenti.

Sappiamo tutti che un ingrediente suscita scandalo sulla pizza tra gli italiani, l’ananas. Però, la reazione a un post di un utente che aveva visto una pizza in Francia che gli ha fatto orrore, ha fatto capire che la conoscenza all’estero della vastità della cucina italiana, come tutta la nostra Cultura, è meno di quel che vogliamo pensare. Una dichiarazione che mi rende triste mentre scrivo queste parole

Appena uscito il post su l’aver visto un uovo su una pizza in Francia sono cominciate le critiche di “questi francesi irreverenti” che non sanno cosa sia “italiano”, ecc., ecc., ecc. Alcuni di noi dall’Italia abbiamo immediatamente cominciato a fare notare che la pizza in questione è davvero italiana e anche normale nelle pizzerie italiane, la “pizza alla Bismarck”, ma senza esito.

Infatti, questa reazione non è affatto strana perché ogni volta che qualcuno mette una variante di una ricetta invariabilmente la reazione è “non è italiana perché non facciamo così nella mia famiglia”. Per uno cresciuto in Italia questi scambi fanno ridere, però per noi che vogliamo sapere di più delle realtà dei nostri parenti e amici all’estero, reazioni del genere aprono le porte a temi che sono fondamentali su qualsiasi aspetto di quella realtà enorme che è l’Emigrazione italiana.

Dopo aver seguito questo discorso e avere fatto diversi scambi di opinione, ho pensato molto su quel che avevo letto e la mattina dopo ho deciso di fare una domanda sulla pagina. Non mi aspettavo il numero di risposte e molti di loro hanno fatto commenti che dovrebbero darci molto su cui pensare sui temi che non ci si aspetta quando si parla di cucina.

Domanda

La mia domanda, dopo la dovuta premessa, era semplice: Ritenete che solo quel che fate a casa vostra sia “italiano”?

Le risposte sono iniziate in pochi minuti e sono continuate non per un’ora o due come al solito, ma con scambi d’opinione nel corso di tutta la serata e alcune risposte anche il giorno dopo.

Alcune cose mi hanno colpito in quella chat. La prima era la varietà di cognomi di utenti su una pagina dedicata agli italiani di molti paesi, anche se principalmente degli Stati Uniti.

Certo, molti cognomi erano italiani, ma molti erano anche non italiani, oppure composti tra italiano e altre lingue. Ovviamente questi utenti erano discendenti di emigrati italiani, e credo molti oltre la terza generazione.

Ed è giusto che sia così perché non possiamo pretendere che chi abita all’estero si relazioni solo con italiani. Anzi, questo è il risultato inevitabile e naturale dell’emigrazione in qualsiasi paese.

Poi, man, mano che leggevo le risposte e chiedevo chiarimenti ho visto un tema emergere dalle domande e le risposte.

Reazioni

Solo pochissimi hanno risposto di sì alla domanda, tra cui una utente che ha detto semplicemente “se lo tocco io è italiano”. Non ha aggiunto altro e gli altri in linea erano altrettanto succinti.

Però, a differenza dei soliti “dibattiti” sulla cucina, molti hanno trovato la forza di esprimersi sulle loro vite e quel che è emerso come tema dominante dello scambio, è stato l’Identità.

Quel che colpisce è il coinvolgimento di esperienze in tre paesi, gli Stati Uniti naturalmente, il Regno Unito e la Francia (per poi trasferirsi negli Stati Uniti).

Tutti  ripetono quel che hanno detto la maggior parte degli utenti. Chi abita all’estero cambia. La cucina è la metafora per i cambiamenti, perché mancano ingredienti e poi il cambio di generazione e l’arrivo dei parenti non-italiani fa sì che le variazioni delle ricette “tradizionali” siano davvero innumerevoli.

Infatti, è interessante quanti di loro insistevano che non c’era differenza tra “italiano” e “Italian American”, anche se la grande maggioranza si riconoscono con quest’ultimo titolo. Questa differenza di identità personale merita di essere studiata perché potrebbe essere la chiave per capire lo sviluppo delle comunità italiane non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo.

Cultura

Benché gli utenti riconoscono le differenze e a volte gli attriti tra le regioni d’Italia, a partire dal gruppo che più si identifica come regione, i siciliani, pochi di loro sanno abbastanza della Storia del loro paese d’origine e questo si nota soprattutto quando si parla dei risultati delle analisi del DNA, quando rimangono sorpresi da tracce inattese di DNA che sono facilmente spiegate da una semplice ricerca della Storia della nostra penisola nel corso dei millenni.

Naturalmente la cucina in casa riflette le origini delle famiglie e lo vediamo chiaramente dai frequenti riferimenti al sugo/salsa/ragù della domenica che la grande maggioranza ha origini meridionali. Però, nel dire questo sappiamo anche della grande percentuale dalle regioni del nord, a partire dal Veneto e il Friuli che una volta erano considerati il “Sud del Nord”, ormai dimenticato dopo il boom economico enorme degli ultimi settant’anni in quelle regioni.

Questa mancanza di consapevolezza delle loro origini dovrebbe anche darci una chiave per sapere come meglio promuovere l’insegnamento della nostra lingua tra i discendenti dei nostri emigrati nel corso di oltre cent’anni, e anche per capire meglio come indirizzare gli sforzi e i programmi per promuovere la nostra Cultura all’estero dove, come sappiamo noi che ci siamo cresciuti, non è riconosciuta al livello che merita.

Poi, l’approccio di Natale ha dato un’altra prova di come le tradizioni cambiano perché gli italo-americani hanno “ufficializzato” una tradizione italiana in un modo inatteso.

Sette pesci

Le prime volte che ho letto la frase “la festa dei sette pesci” sulle pagine italo-americane sui social non capivo il riferimento. Solo dopo qualche scambio ho saputo che era la cena della Vigilia di Natale che per tradizione era “magra”, cioè senza carne, e perciò il cibo d’obbligo è il pesce, molto spesso il baccalà.

Negli Stati Uniti le famiglie italiane hanno cambiato questa tradizione per renderla un’occasione ancora più grande. Questo va a loro onore e benché molti di loro la considerino “italiana”, e lo è d’origine, è la loro tradizione e fa parte di quel che li identifica come italo-americani.

Ci sarà qualche utente americano che si potrebbe sentire offeso da questo commento, perché si considerano “italiani” a tutti gli effetti, ma negli scambi che abbiamo fatto sulle pagine degli italiani all’estero sappiamo che ogni comunità è diversa, in Storia, tradizioni, le loro versioni della lingua italiana e tutti i fattori che rendono la vita diversa da paese a paese.

Ma anche qui le differenze tra tradizioni possono nascondere una Storia triste. Un esempio lampante è la controversia tutta americana tra “sauce” e “gravy” per il tradizionale sugo domenicale che spesso crea disturbi nelle pagine americane. Sarebbe interessante sapere perché i nonni e bisnonni hanno deciso di adottare quella parola inglese e dire ai loro figli e nipoti che era originariamente italiana.

Sappiamo che non sempre i nonni e i genitori hanno spiegato ai figli/nipoti la realtà dei pregiudizi che hanno dovuto superare e chissà che questo non fosse altro che un passo per farli diventare “americani” invece di “italiani” per essere accettati meglio nel loro paese di nascita.

Storia e scoperte

Ora dopo generazioni questi nipoti e pronipoti vogliono sapere le loro origini, e non pochi di loro sono scombussolati quando fin troppo spesso scoprono che il loro passato non è proprio quel che i loro genitori/nonni avevano detto. E anche questo deve essere approfondito in qualsiasi Storia dell’Emigrazione italiana.

Leggiamo spesso delle critiche sui social, ma quei tre giorni online hanno fatto vedere scenari che prima erano più nascosti a chi non era mai stato negli Stati Uniti. E osiamo dire altrettanto delle altre comunità di emigrati italiani.

Allora se vogliamo essere oggettivi nel senso giusto di poter scrivere la Storia della nostra Emigrazione, cominciamo dal capire che i luoghi comuni nascono da realtà che dobbiamo studiare e spiegare perché sono la vera chiave per conoscere quel che i nostri parenti e amici all’estero hanno subito non per una generazione, ma per molte generazioni, come gli scambi online dimostrano chiaramente.

Se volete dare il vostro contributo su questo argomento, inviate le vostre storie a: [email protected]

di emigrazione e di matrimoni

From pizza to seven fishes

The cuisine is the metaphor for these changes because ingredients are missing and then the changes of generations and the arrival of new non-Italian relatives ensures that the variations to the “traditional” recipes are truly numberless.

A few days ago I spent a few of enjoyable hours on a page of Italians overseas, first concerning a pizza that few could imagine and then after a question I asked to provoke a reaction from users.

We all know that there is an ingredient on pizzas that causes dispute amongst Italians, pineapples. However, the reaction to a post by a user who had seen a pizza in France that horrified him made it clear that the knowledge overseas of the vastness of Italian cuisine, like all of our Culture, is less than we would like to think. And this saddens me as I type these words.

As soon as the post about having seen a pizza in France with an egg came online the criticism of “these irreverent French” who do not know what “Italian” is, etc., etc., etc. began. Some of us in Italy immediately started to say that the pizza in question really is Italian and also normal in Italian pizzerie, the “pizza alla Bismarck”, but to no avail.

In fact, this reaction is not at all rare because every time someone puts online a variation of a recipe the reaction invariably is “that is not Italian because we do not do this at home”. These exchanges can make people raised in Italy laugh, however, for those of us who want to know more about the reality of our relatives and friends overseas this type of discussion opens the door to issues that are essential for any aspect of the enormous reality called Italian Migration.

After following this discussion and having had a couple of exchanges of opinions I thought for a long time on what I had read and the next morning I decided to ask a question on the page. I did not expect the number of replies and many of them wrote comments that should give us a lot to think about on themes that we do not expect when we talk about cooking.

Question

After the necessary premise my question was simple: Do you believe that only what you do at home is “Italian”?

The answers began after a few minutes and they continued not for an hour or two as is normal but with exchanges of opinion over the course of all the evening and some answers even days after.

Some things struck me about those chats. The first was the variety of users’ surnames on a page dedicated to Italians of many countries, but mainly from the United States.

Of course, many surnames were Italian but many were also non-Italian, or composed of Italian and other surnames. Obviously these users were descendants of Italian migrants and I believe many after the third generation.

And it is right that this is so because we cannot demand that those who live overseas interact only with Italians. Indeed, this is the inevitable and natural result of migration in any country.

Then, as I slowly read the replies and asked for explanations I saw a theme emerge from the questions and the answers.

Reactions

Only a few answered “yes” to the question, one of which simply said “If I touch it, it is Italian”. He added nothing else and the others in the same vein were just as succinct.

However, unlike the usual “debates” on cooking many found the strength to talk about their lives and what emerged as the dominant theme from the discussion was Identity.

The reactions of three users to the question were significant. What is striking is that it involves experiences in three countries, the United States of course, the United Kingdom and France (before moving to the U.S.).

All three repeated what the great majority of the users said, that those who live overseas change. The cuisine is the metaphor for these changes because ingredients are missing and then the changes of generations and the arrival of new non-Italian relatives ensures that the variations to the “traditional” recipes are truly numberless.

In fact, it was interesting to see how many insisted that there was no difference between “Italian” and “Italian American”, even if the great majority recognize themselves with this title. This difference of personal identity deserves to be studied because it could be the key to understanding the development of Italian communities not only in the United States but around the world.

Culture

Although the users recognize the differences and at times the friction between Italy’s regions, starting with the group that most identifies itself as a region, the Sicilians, few of them know enough about the history of their country of origin and this is obvious above all when there are discussions about the results of DNA analysis after they are surprised by unexpected traces of DMA that are easily explained by simple research on our peninsula’s history over the course of millennia.

Naturally cooking at home reflects the origins of the families and we see this clearly from the frequent references to the Sunday sugo/salsa/ragù that the great majority came from the Italy’s southern regions. However, in saying this we also know that a large percentage came from the regions of the north, starting with the Veneto and the Friuli that were once considered as “the South of the North” but this has now been forgotten after the huge economic boom of the last seven decades in those regions.

This lack of knowledge of their origins could also give us a key to knowing how to best promote the teaching of our language amongst the descendants of migrants over more the more than a century and also to better understand how to address the efforts and the programmes to promote our Culture overseas where, as we who were born and raised overseas know, it is not recognised to the degree it deserves.

Then the approach of Christmas gave further proof of how traditions change because Italian Americans have “made legal” an Italian tradition in an unexpected way.

Seven fishes

The first times I read the phrase “the feast of the seven fishes” on the Italian American pages on the social media I did not understand the reference. Only after a few discussions did I discover that this was the Christmas Eve dinner that by tradition is “lean”, in other words without meat, and therefore the compulsory food is fish, often baccalà (salted cod).

In the United States the Italian families changed this tradition to make the occasion even grander. This is to their honour and although many of them consider it “Italian”, and it is in origin, it is their tradition and is part of what identifies them as Italian Americans.

There will be a few American users who could feel offended by this comment because they consider themselves “Italian” but in our discussions on the pages of Italians overseas we know that every community is different, in its history, traditions, their versions of the Italian language and all the factors that make life different from country to country.

And here too the differences between traditions can hide a sad history. One striking example is the all-American controversy between “sauce” and “gravy” for the traditional Sunday sauce that often causes trouble on the Italian American pages.

It would be interesting to know why the grandparents and great grandparents decided to adopt that English word and to tell their children and grandchildren that is was originally Italian.

We know that the grandparents and parents often did not tell the children/grandchildren the reality of the prejudice that they had to overcome and who knows if this was nothing other than a step towards making them “Americans” instead of “Italians” in order to be accepted better in their country of birth.

History and discoveries

Now after generations these grandchildren and great grandchildren want to know about their origins and not a few of them are upset when all too often they discover that their past was not exactly what their parents/grandparents had told them And this too must be explored in and History of Italian Migration.

We often read criticism of the social media but those three days online let us see scenarios that had previously been more hidden to those who had never been to the United States. And we dare say the same about the other Italian migrant communities.

So, if we want to be objective, in the right way, of being able to write the History of our Migration, we must start by understanding that the clichés were born from realities that we must study and explain because they are the true key to knowing what our relatives and friends overseas endured not for one generation, but for many generations, as the online discussions clearly show.

If you want to give your contribution on this subject, send your stories to: [email protected]

Cortina d’Ampezzo: Virtuosi Virtuosismi per il Gran Concerto dell’Epifania promosso dallo storico Hotel La Poste

A seguire la cena benefica a favore dell’Andrea Bocelli Foundation per la ricostruzione dell’Accademia di Musica di Camerino.

In una cornice d’incanto, Cortina d’Ampezzo, va in scena la seconda edizione del Gran Concerto dell’Epifania. Sabato 4 gennaio, alle ore 20, saliranno sul palco dell’Alexander Girardi Hall i Virtuosi del Teatro alla Scala con i solisti Luisa Prandina all’arpa, Marco Zoni al flauto e Fabrizio Meloni al clarinetto, per un ammaliante viaggio tra celebri pagine musicali: da Mozart, Rossini e Verdi fino al celeberrimo Adagio di Samuel Barber. La serata, pensata e ideata da Fabrizio Carbonera, sancisce il prestigioso legame tra Cortina, Regina delle Dolomiti, e Milano, capitale della moda e dell’imprenditoria, in vista delle Olimpiadi invernali del 2026. Nell’ambito della serata verranno premiate anche due giovani musiciste. La violinista Clarissa Bevilacqua, unica all’epoca minorenne autorizzata a suonare uno Stradivari, e Rebecca Taio, polistrumentista, talento puro al flauto e al violoncello, riceveranno il premio Bagus che l’anno scorso è stato assegnato a Laura Marzadori. 

 

Dopo il concerto, tanti invitati e amici si ritroveranno per una cena benefica dedicata all’Andrea Bocelli Foundation (ABF). Fondata nel 2011, Andrea Bocelli Foundation (ABF) ha l’obiettivo di aiutare persone e comunità che si trovano in situazioni di povertà, analfabetismo, di difficoltà a causa di malattie ed esclusione sociale, promuovendo e sostenendo progetti nazionali e internazionali che favoriscano il superamento di queste barriere e il pieno raggiungimento del proprio potenziale. In 8 anni di attività, ABF ha stanziato oltre 30 milioni di euro, fondi che hanno permesso di realizzare circa 20 progetti grazie al contributo e alla generosità di organizzazioni e di privati cittadini.

I fondi raccolti durante la serata saranno dedicati in particolare al terzo progetto che la Fondazione ha inaugurato nelle zone del sisma Centro Italia 2016 per la ricostruzione della Accademia di Musica di Camerino, comune delle Marche tra i più colpiti. Come è accaduto per gli altri progetti nello stesso cratere del terremoto, scuole di Sarnano e Muccia ricostruite ognuna in 150 giorni dall’avvio lavori, ABF non vuole essere il mero ricostruttore di un edificio, ma vuole condurre un progetto unitamente alla comunità, così da potenziare e rendere auto-sostenibile la struttura dedicata alla musica, mettendola in rete se possibile con le altre esperienze locali e nazionali.

All’evento sarà presente una delegazione della Fondazione che condividerà con i presenti immagini e testimonianze delle attività.

Due eventi speciali, un concerto e una cena, che in una atmosfera unica coniugheranno l’emozione della musica con un sostegno concreto ai giovani musicisti colpiti dal sisma.

Mediapartner dell’evento: Radio Classica, Musica, Amadeus.

Foto di Davide Cerati

Sessualità: i cibi che non devono mai mancare a tavola

I cibi che non devono mai mancare a tavola per migliorare le prestazioni sessuali: ce li svela l’andrologo Andrea Militello

Solitamente quando si parla di sesso la domanda classica degli uomini è: il cibo può aiutarci a dare prestazioni migliori a letto? Cosa possiamo o dobbiamo mangiare per vivere al meglio le nostre esperienze con il partner?

È comunemente percepito che gli alimenti che assomigliano a parti del corpo umano possano aumentare il desiderio sessuale. Ma c’è molto di più oltre il comune sentire.

Ad aiutarci a svelare la verità che si cela dietro alla relazione alimenti-sesso il dottor Andrea Militello, Andrologo e Urologo romano, che ci rivela i cibi che possono realmente migliorare la libido degli uomini.

“Innanzitutto è bene dire che qualsiasi cibo sano fa bene al sesso. Tuttavia, ci sono alcuni elementi particolarmente utili che possono aiutare l’uomo, come ad esempio le noci, fragole, avocado, angurie e mandorle. Mentre al contrario l’alcol fa male a una vita sessuale sana, perché aumenta il desiderio ma diminuisce le prestazioni” ci dice il Dottor Militello.

Vediamo ora insieme nel dettaglio perché questi cibi possono aiutare l’uomo ad avere rapporti sessuali migliori.

Noci

Le noci migliorano la qualità del liquido seminale e possono migliorare migliorare la forma, il movimento e la vitalità dello spermatozoo. Per questo soprattutto gli uomini che puntano ad una gravidanza devono inserire le noci nella dieta, per migliorare la fertilità.

Fragole e Lamponi

I semi di questi frutti sono carichi di zinco, essenziale per la potenza sessuale sia di uomini che donne. Se le donne hanno alti livelli di zinco, vi è una maggior produzione di testosterone e aumento della libido. Negli uomini, lo zinco controlla il livello di testosterone che è responsabile della produzione di liquido seminale. È importante per questo che gli uomini facciano scorte di zinco poiché i loro livelli si riducono durante il rapporto sessuale.

Avocado

L’acido folico e la vitamina B6 sono entrambi necessari per un desiderio sessuale sano. L’acido folico migliora la circolazione di sangue anche nei corpi cavernosi, mentre la vitamina B6 stabilizza gli ormoni.

Anguria

L’anguria migliora l’erezione e aumenta la libido. Questo perché contiene la citrullina che rilascia aminoacidi e arginina nel corpo. Arginina che è responsabile della salute vascolare.

Mandorle

Le mandorle contengono arginina che migliora la circolazione e rilassa i vasi sanguigni. Questo aminoacido presente nelle mandorle aiuta quindi a mantenere l’erezione.

Cioccolato

Il cioccolato fondente rilascia serotonina ed endorfine che migliorano l’umore. Non migliora la libido ma è in grado di trasmettere benessere.

Uova

È necessario consumare le uova per avere un’erezione sana. Le uova contengono infatti l’aminoacido L-arginina, che può aiutare nella disfunzione erettile.

Pesche

La vitamina C presente nelle pesche migliora il numero degli spermatozoi e la qualità dello sperma. Questo perché le pesche contengono alti livelli di vitamina C, ottima per contrastare l’infertilità.

Caffè

Il caffè è uno stimolante, quindi può aiutarci a stimolare il cervello ad aumentare l’eccitazione e il desiderio sessuale.

Zafferano

Lo zafferano è un afrodisiaco naturale e dovrebbe essere consumato per migliorare il desiderio sessuale e le prestazioni a letto. Lo zafferano è capace anche di aumentare la resistenza e l’energia a nostra disposizione.

Bistecca

La bistecca è un ottimo ingrediente per stimolare il desiderio sessuale: contiene zinco, vitamina B, ferro e proteine, cioè composti essenziali, sia per uomini che donne, per migliorare la libido.

Per avere una felice vita sessuale non facciamo quindi mai mancare questi cibi nelle nostre tavole e non dimentichiamo che il movimento e l’attività fisica sono alla base del nostro benessere psico-fisico, e quindi anche sessuale.

70 anni dopo Soveria Mannelli in Calabria ricorda Thomas Sankara, il rivoluzionario d’Africa

Il Comune di Soveria Mannelli in Calabria ricorda a settanta anni dalla nascita il primo presidente del Burkina Faso Thomas Sankara, assassinato nel 1987 perché voleva rompere con il passato coloniale.

Thomas Sankara, il primo presidente del Burkina Faso assassinato nel 1987, è stato ricordato dal Comune di Soveria Mannelli in occasione dei settanta anni della sua nascita avvenuta il 21 dicembre 1949 con l’intestazione di un piazzale davanti alla scuola di Colla. Questa iniziativa di valore pedagogico si collega all’intitolazione della strada che conduce alla locale scuola media, che anni fa è stata dedicata a Oskar Shindler, l’imprenditore tedesco che durante la seconda guerra mondiale ha salvato più di mille ebrei dallo sterminio della Shoah. Il Sindaco Leonardo Sirianni oggi ha convocato la Giunta Municipale per intestare il piazzale, in modo da ricordare la figura del giovane presidente africano che voleva emancipare il suo popolo, costruendo scuole, creando posti di primo soccorso sanitario in ogni villaggio, realizzando dighe, migliorando le condizioni delle donne, combattendo la corruzione e sopratutto rompendo con il passato coloniale. Infatti diceva che “l’aiuto di cui abbiamo bisogno è quello che ci aiuti a fare a meno degli aiuti”. Il Sindaco Sirianni ha annunciato una serie di iniziative per fare conoscere Thomas Sankara alla cittadinanza, delegando il Vice Sindaco Mario Caligiuri, che ha proposto l’intitolazione.

 Il 21 dicembre del 1949 nella cittadina di Yako, nello Stato dell’Alto Volta, nacque Thomas Isidor Noel Sankara che sarebbe diventato il simbolo della lotta Africana all’imperialismo occidentale.
Sankara frequentò la scuola per poi entrare nell’esercito scalando i ranghi fino a Capitano, a trentaquattro anni divenne presidente dell’Alto Volta; per le sue idee, la sua politica anti-debito, il suo desiderio di giustizia ed equità sociale venne ucciso durante un colpo di stato nella capitale di Ouagadougou il 15 ottobre 1987 con due colpi di pistola. Ad ucciderlo fu il suo migliore amico Blaise Compaoré, che diventerà a sua volta presidente del Paese mantenendo la carica fino al 2014.

Il capitano Sankara, che diede l’attuale nome al Burkina Faso che vuol dire “Patria degli uomini integri” , tra i primi atti di legge fece avere a tutti i cittadini due pasti e cinque litri di acqua al giorno. Sankara applicò tagli significativi a privilegi e stipendi di funzionari statali e politici, nazionalizzò le principali risorse del paese, si adoperò per la parità uomo-donna, per riscattare il suo paese da anni di colonialismo Francese fece una riforma economica incentrata sulla produzione e consumo interno. Il suo mantra era la decolonizzazione della mentalità contro la manipolazione delle menti dell’imperialismo occidentale e colonizzatore.

Alla conferenza delle Nazioni Unite del 4 ottobre 1984 in piena guerra fredda disse: “Sono davanti a voi a nome di un popolo che ha deciso sul suolo dei suoi antenati di affermare d’ora in avanti sé stesso, e farsi carico della propria storia. Oggi vi porto i saluti fraterni di un Paese di 274.000 kmq in cui sette milioni di bambini, donne e uomini si rifiutano di morire di ignoranza, fame e sete. Chi mi ascolta mi permetta di dire che non parlo solo a nome del mio Burkina Faso, tanto amato, ma anche a nome di tutti coloro che soffrono in ogni angolo del mondo”.

A Greccio il presepe è storia, una storia meravigliosa e commovente… tutta da vedere!

Con i suoi 797 anni di storia… vi stupirà!

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È realizzato con il cuore. È fatto da persone. È animato dalla passione. Il suo contenuto è storia. Siamo a Greccio dove torna in scena per il 797esimo anno successivo il presepe vivente, costruito, recitato e curato dalla Proloco di Greccio, un evento unico che rappresenta il cuore della comunità di questo meraviglioso spicchio dell’alta Sabina, tra l’Umbria e Rieti. Tra i Borghi più belli d’Italia, tappa principe del Cammino di Francesco, sede del santuario fondato da San Francesco per essere il luogo dove quest’ultimo inventò il presepe… è Natale, non c’è luogo migliore, emozione più grande che trascorrerlo ammirando le meravigliose scene, in sei quadri viventi, interpretate da personaggi in costumi medievali del presepe vivente di Greccio. A rendere unica, più di ogni altra edizione, quella del 2019, è la ricorrenza degli 800 anni trascorsi dal Pellegrinaggio di pace di San Francesco e l’incontro che il Poverello di Assisi ebbe col Sultano d’Egitto Al-Malik Al-Kamil.

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