Diritti umani

Quei diritti negati ai figli delle donne uccise: il futuro del Ddl per gli orfani dei femminicidi

By 29 Dicembre 2019 No Comments

Fra coloro che si occupano delle vittime dei femminicidi nel nostro paese  l’associazione “Edela” di Roberta Beolchi , e l’iniziativa denominata “Agia” (ossia Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) nata il 25 giugno scorso presso la sede del CNEL

 

Negli ultimi mesi, sia da parte dei media che del mondo politico, il problema dei diritti da garantire alle vittime dei femminicidi è stato oggetto di numerose discussioni e servizi televisivi (il 17 dicembre anche il programma “Le Iene” ha dimostrato una certa sensibilità in merito, dando voce ad alcuni adolescenti coinvolti).
Si tratta di un tema drammatico quanto attuale, motivo per altro di un recente provvedimento legislativo che proveremo a sintetizzare qui di seguito: la legge varata il 21 dicembre 2017 (il famoso Ddl per gli orfani speciali, ossia quelli dei femminicidi), riconosceva le tutele da assicurare a chi ha perso la propria madre per mano del coniuge anche se separato o divorziato, del partner di un’unione civile o di una persona che è o è stata legata da relazione affettiva o stabile convivenza. Tuttavia, la suddetta legge è stata priva dei decreti attuativi necessari per poter essere applicata sino al 25 novembre 2019 (la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, non a caso).
Nell’ambito di questa ricorrenza il ministro dell’economia Roberto Gualtieri ha finalmente sbloccato 12 milioni di euro per i circa 2100 orfani (così si stima) presenti in Italia.
Il decreto ministeriale è stato poi sottoposto al giudizio del Consiglio di Stato per il parere di rito e comprende un finanziamento che ha come obiettivo principale quello di sostenere economicamente bambini e ragazzi, specie in un futuro reso oltre modo incerto dalla mancanza di una figura fondamentale per la loro crescita.
Grazie al denaro ricevuto, a questi giovani e giovanissimi saranno garantiti il diritto allo studio, le spese mediche, la formazione scolastica e l’inserimento nel mondo del lavoro. Si parla di diritti umani imprescindibili, che tuttavia diventeranno una realtà concreta solo prossimamente in seguito alla distribuzione dei fondi (cosa che si spera avvenga nel minor tempo possibile).

Le associazioni in difesa degli orfani

Nei mesi precedenti a quest’ultimo atto le proteste da parte delle associazioni e degli enti privati che si occupano della tutela dei minori orfani erano state, fortunatamente, innumerevoli.
Fra coloro che si occupano delle vittime dei femminicidi nel nostro paese abbiamo l’associazione “Edela” di Roberta Beolchi (intervistata proprio il 25 novembre da “Vanity Fair”), e l’iniziativa denominata “Agia” (ossia Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) nata il 25 giugno scorso presso la sede del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).


 

“Agia” ha costituito il primo gruppo di lavoratori impegnati sul tema “La tutela degli orfani di femminicidio”, argomento ignorato per vent’anni in Italia e oggi reso ancor più impellente dall’urgenza di assicurare un futuro a chi resta vittima in primis di una mentalità pericolosa e allarmante, fagocitata o avallata da chi la sminuisce nonché frutto di un sistema patriarcale e maschilista in grado di generare un numero elevato di insospettabili, potenziali assassini.
I dati al riguardo infatti parlano di 1 donna uccisa ogni 72 ore negli ultimi 20 anni, per un totale di 3000 donne e quindi di una stima addirittura superiore a quelle del terrorismo europeo e della criminalità organizzata in Italia messe insieme (come dichiarato dal programma “Le Iene”).

 

Il dramma senza fine delle vittime coinvolte

Si sa, i numeri il più delle volte non riescono a smuovere la sensibilità di un intero popolo (prova ne sia il fatto che nel nostro paese sono in tanti, anche in vari partiti politici, a negare l’emergenza sociale di questi reati), né a restituire neppure una minima parte del dolore indicibile che si trova al di là di tali cifre. Infine, ancora pochissimi immaginano le numerose controversie giudiziarie cui sono sottoposti i minori colpiti. La volontà di questi ultimi infatti, specie per quanto riguarda il problema degli adulti cui devono essere assegnati in seguito alla distruzione della loro precedente esistenza, spesso non è proprio presa in considerazione nei tribunali, un aspetto che non di rado costringe i ragazzi a vivere un secondo incubo (è capitato che alcuni di loro venissero assegnati alla famiglia del padre, ben lungi dal colpevolizzare l’assassino…).

La diffusione delle ingiustizie subite da chi si ritrova ad affrontare i procedimenti giudiziari successivi alla perdita violenta di una madre risulta quindi essere più che mai un tema prioritario per il futuro dei diritti umani, in particolare quando si parla dei bambini e degli adolescenti nella nostra società.
La Lidu spera in un avvenire migliore sotto questo profilo, e si batterà affinché lo Stato si impegni fermamente a garantire sino in fondo la tutela effettiva degli orfani, accelerando i tempi della burocrazia che li riguarda e, soprattutto, non dimenticandoli più.

 


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