Italiani nel Mondo

Democrazie in difficoltà in quattro parole – Democracy in difficulty in four words

By 30 Dicembre 2019 No Comments

di emigrazione e di matrimoni

Democrazie in difficoltà in quattro parole

Cosa hanno in comune le seguenti frasi: “Mussolini ha sempre ragione”e “Soltanto sotto una dittatura riesco a credere nella democrazia”? Furono pronunciate dallo stesso uomo, Leo Longanesi.

La prima frase, scritta da lui, fece parte del notorio “Decalogo fascista” e fu la base del culto di personalità, che nel 1943 vide Longanesi scappare dalla dittatura in caduta per andare dalla parte degli alleati a Napoli, per poi fare la seconda dichiarazione a Roma nel 1945.

Longanesi non era solo un editore importante, ma anche un giornalista, partecipante e osservatore acuto di un mondo simile a quel che vediamo oggi. Non era un semplice fascista, era amico di Mussolini e fece parte della Marcia su Roma dell’ottobre 1922 che portò al primo governo mussoliniano, l’anteprima della dittatura che portò l’Italia in tre guerre.


Mussolini, come Longanesi, era un giornalista e capiva l’importanza del messaggio, anche se il contenuto non era sempre quel che sembrava. Però, al contrario di Longanesi, non capì gli eventuali effetti di frasi come la  prima per creare il culto di personalità attorno al suo personaggio, e la delusione di molti suoi estimatori che, come Longanesi, lo abbandonarono quando capirono che il Ventennio stava per raggiungere la sua fine.

Quel primo governo mussoliniano, come il primo governo hitleriano in Germania, entrambi eletti democraticamente, furono la risposta di una popolazione delusa dai propri politici che votò per un “uomo forte” capace di mettere il paese sulla “rotta giusta”. Come in tutti gli altri casi del genere, questi “uomini forti” erano soltanto una chimera.

Oggigiorno vediamo una delusione simile in molte democrazie moderne che recentemente hanno visto instabilità politica in paesi tradizionalmente stabili compresi gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Australia, e sta creando anche dubbi sul futuro dell’Unione Europea nata con la speranza di evitare guerre come quelle scatenate dalle dittature in Germania e Italia.

Recentemente il ricercatore Dhruva Jaishankar dei prestigiosi Brookings Institute e Lowy Institute, ha identificato i mali moderni della democrazia in quattro parole chiave che vogliamo sottolineare, per capire che i sentimenti di Longanesi, benché frutto di avvenimenti di molti decenni fa, dovrebbero suonare come campanelli d’allarme in molti paesi anche oggi.

Identità

Questo concetto è probabilmente quello che più vediamo nei giornali in giro per il mondo, in seguito alle ondate di emigrazione che hanno messo in allarme tutti i continenti. Non tanto perché il concetto di identità di un paese, come per una persona, cambi con il tempo, ma perché si utilizza per altri scopi legati a tattiche politiche, in modo particolare per manipolare l’opinione pubblica verso gli emigrati che vediamo nelle cronache da molti anni ormai.

Il timore dei nuovi arrivati, un sentimento che non è mai sparito del tutto nel mondo, è ora messo al centro del palco politico di molti paesi e lo vediamo chiaramente non solo in Italia, ma anche nella vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti nel 2016, garante di una  promessa di costruire una muraglia per bloccare l’entrata di immigrati dall’America Latina negli Stati Uniti, e il dibattito di Brexit e la vittoria di Boris Johnson nelle recenti elezioni britanniche.

Inoltre, lo vediamo in modo particolare negli ex-paesi che erano soggetti all’Unione Sovietica, che non potevano esprimere la loro identità sotto l’egemonia sovietica e di conseguenza paesi come l’Ungheria e la Polonia  oggi vanno verso una politica sempre più estrema verso gli immigrati nell’Unione Europea, per paura di perdere la loro identità che hanno riscoperto solo pochi anni fa.

Ineguaglianza

Questa parola descrive quel che sta diventando la divisione più profonda non solo all’interno di moltissimi paesi, ma anche tra paesi. Troppo spesso la grandissima differenza tra i ricchi e i poveri viene timbrata come lotta tra “sinistra e destra”, ma questo non è altro che un modo per evitare di risolvere problemi che il tempo non può nascondere, se i governanti non affrontano il senso di ingiustizia da parte di chi non può permettersi acqua pulita o un lavoro, tanto meno auto lussuose e vacanze costosissime nei nuovi centri di turismo di moda.

Ovviamente, la tendenza di molti governi in più paesi, di tutti i colori politici, di favorire solo i loro elettori e sponsor a discapito della grande maggioranza di popolazione che non si possono permettere il lusso di dare contributi a partiti e politici sperando in favori personali oppure a società, non fa altro che peggiorare i sospetti verso la politica e di conseguenza la Democrazia.


Informazione

Ovviamente, questa parola nasconde quel che viene pronunciato ogni volta che qualcuno grida o scrive “Fake News” per cercare di smentire notizie che non gradisce, anche quando sono vere. 

La Democrazia non esisterebbe se non ci fosse informazione, nel bene e nel male. La Stampa Libera è senza dubbio un tassello fondamentale di un paese moderno, e soprattutto di una Democrazia, ma l’esplosione dei social media e la manipolazione delle notizie per interessi politici ed economici su Facebook, Twitter ecc., mettono in pericolo la diffusione di notizie, perché ogni notizia sgradita dai potenti viene smentita da voci e siti misteriosi, e eserciti di troll e bot che cercano di sviare i dibattiti online per screditare il bersaglio di turno.

E queste riflessioni servono per introdurre la quarta parola identificata da Dhruva Jaishankar.

Interferenze

Tutt’oggi il Presidente Donald Trump è seguito dai sospetti che la sua elezione sia stata decisa dalle interferenze dei servizi segreti russi tramite i social media. Infatti, questi sospetti furono alla base del Mueller Report e ora del suo impeachment dal Congresso americano, e nei prossimi mesi sarà messo sotto processo dal Senato nella procedura prevista dalla Costituzione americana.

Ma nel concentrarsi così tanto sui sospetti del 2016 molti elettori in giro per il mondo non si sono resi conto dei segnali d’allarme in molti paesi di interferenze da parte di altri paesi, e non solo sui social media, con informazioni false e campagne denigratorie più o meno occulte nella speranza di vedere la sconfitta dei candidati non graditi.

Sarebbe scontato puntare il dito contro la Russia, ma altri paesi hanno svolto campagne del genere come la Cina e persino l’Iran.


In passato, prima dell’arrivo delle tecnologie moderne, campagne del genere sarebbero state impensabili, ma ora l’arrivo di piattaforme dei social media e sistemi informatici super sofisticati permettono campagne efficacissime con costi economici molto bassi.

Giornalista

Il “Decalogo fascista” per promovere Mussolini, come il precedente russo de “I protocolli dei Savi di Sion”, che ancora avvelena la scena politica internazionale, malgrado sia stato smentito anni fa come disinformazione della polizia zarista di fine ‘800, non erano altro che mezzi dilettantistici paragonati ai sistemi moderni, ma il loro successo all’epoca fa capire che quel che vediamo non è un fattore nuovo nella scena politica, però è arrivato a livelli inediti che stanno mettendo in difficoltà le democrazie moderne, che non sanno come risolvere i problemi indicati nella quattro parole.

Il fatto che un giornalista, Leo Longanesi, sia stato al centro di una di queste campagne, dimostra che il giornalismo serio e senza timore dei potenti deve svolgere un ruolo fondamentale nella risoluzione dei malanni della Democrazia.

Non è un caso che il primo bersaglio dei politici odierni sia proprio la Stampa, e lo abbiamo visto più volte con la frase “nemico del popolo” utilizzata più volte da Donald Trump per attaccare i suoi critici.

Ma la Democrazia deve avere anche una popolazione educata e consapevole,  e per questo motivo l’incapacità di molti paesi presumibilmente “avanzati” a fornire fondi per scuole e università per formare una popolazione cosciente, e quindi meno soggetta a manipolazione, non fa altro che prolungare i tempi necessari per risolvere la crescente sfiducia in quel che Churchill definì “la meno peggiore di tutte le forme di governo”.

Chiudiamo questi pensieri con un altro aforisma di Leo Longanesi che, come i primi due, dovrebbe servire come un preavviso del nostro futuro: “Non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi”, cioè uomini e donne che non sono vittime delle quattro parole identificate da Dhruva Jaishankar.


Se vogliamo seriamente una Democrazia funzionante, dobbiamo agire come popolazione per assicurare che le quattro parole non siano più fattori che decidono il nostro futuro, ma che siano il mezzo per identificare e risolvere i problemi della nostra società.

di emigrazione e di matrimoni

Democracy in difficulty in four words

What do the following phrases have in common: “Mussolini is always right” and “I can believe in democracy only under a dictatorship”? They were said by the same man, Leo Longanesi.

The first phrase, written by him, was part of the notorious “Fascist Decalogue” and was the basis for the personality cult that in 1943 saw Longanesi flee from the failing dictatorship to go to the Allies in Naples, after which he made the second declaration in Rome in 1945.

Longanesi was not only a major publisher, he was also a journalist, a participant and acute observer of a world similar to what we see today. He was not a simple fascist, he was one of Mussolini’s friends and took part in the March on Rome in October 1922 that brought about Mussolini’s first government, the preview of the dictatorship that took Italy into three wars.

Like Longanesi Mussolini was a journalist and he understood the importance of the message, even if the content was not always what it seemed. However, unlike Longanesi, he did not understand the subsequent effects of the phrases such as the first in the creation of a personality cult around him and the disappointment of many of his admirers who, like Longanesi, abandoned him when they understood that the dictatorship was about to reach its conclusion.

Mussolini’s first government, just like Hitler’s first government, both elected democratically, was the reply of a population that was disappointed in its politicians and voted for a “strong man” who could put the country on the “right path”. As in all the other such cases, these “strong men” were only a delusion.


Today we see a similar delusion in many traditionally stable modern democracies that have recently seen political instability such as the United States, United Kingdom and Australia and is also creating much doubt about the future of the European Union that was born with the hope of avoiding wars such as those unleashed by the dictatorships in Germany and Italy.

Recently researcher Dhruva Jaishankar of the prestigious Brookings and Lowy Institutes identified democracy’s modern ills in four key words that we want to highlight to understand Longanesi’s sentiments. Even though they are the fruit of events many decades ago, they should sound a warning in many countries even today.

Identity

This concept is the one that we probably see the most in newspapers around the world following the waves of migration that have alarmed all the continents. Not so much because the concept of the identity of a country, just like for a person, changes overtime but because it is used for other purposes tied to political tactics and especially to manipulate public opinion towards the migrants as we have now seen in the news for some years.

The fear of the new arrivals, a sentiment that have never totally disappeared from the world, is now in the centre of the political stage of many countries and we see this clearly not only in Italy but also in Donald Trump’s victory the United States in 2016 with his promise to build a wall to block the entry of migrants from Latin and South America, as well as in the Brexit debate in the United Kingdom and Boris Johnson’s win in the recent British elections.

Furthermore, we see this especially in the former subject countries of the Soviet Union that could not express their identity under the Soviet dominion and subsequently countries such as Hungary and Poland are heading towards increasingly extremist policies towards migrants in the European Union for fear of losing the identity they rediscovered only a few short years ago.

Inequality

The word describes what is becoming a deeper division not only within many countries but also between countries. All too often the great difference between the rich and the poor is labelled as a battle between “left and right” but this is only a way to avoid solving what time cannot hide if those governing do not deal with the sense of injustice of those who cannot afford clean water or do not have a job, much less luxury cars and expensive holidays in the fashionable tourist destinations.

Of course, the trend of many governments of all colours in many countries of favouring only their voters and sponsors to the detriment of the great majority of voters that cannot allow themselves the luxury of contributing to political parties and politicians in the hope of personal favours or favours to companies, only worsens the suspicion towards politics and subsequently Democracy.

Information

Obviously this word what is pronounced every time someone who yells or writes “Fake News” to try and deny unwelcome news, even when it is true.

True Democracy would not exist if there was not information, for better or for worse. The Free Press is undoubtedly an essential branch of a modern country and especially a Democracy but the explosion of the social media and the manipulation of news for political and financial interests on Facebook, Twitter, etc., endangers the spreading of news because any news that is unwelcome by the powerful is denied by rumours, mysterious sites and the armies of trolls and bots that try to divert the online debates to discredit their selected targets.

And these considerations serve to introduce the fourth word identified by Dhruva Jaishankar.

Interference

To this day President Donald Trump has been hounded by suspicion that his election was decided by interference by Russia’s secret services through the social media. In fact, these suspicions were the basis of the Mueller Report and now in his impeachment by America’s Congress and over the next few months when he will be put on trial in the Senate in the procedure set out in the country’s Constitution.

But in concentrating so much on the suspicions on 2016 many voters around the world have not understood the warning signs in many countries of interference by other countries, and not only on the social media, with false information and more or less occult defamatory campaigns in the hope of seeing the defeat of unwelcome candidates.

It would be obvious pointing the finger at Russia but other countries such as China and even Iran have carried out such campaigns.

In the past, before the arrival of modern technology, campaigns of this sort would have been unthinkable but now the arrival of the social media platforms and highly sophisticated computer systems allow very efficient campaigns at very low costs.

Journalist

“The “Fascist Decalogue” to promote Mussolini, like the previous Russian “The Protocols of the Elders of Zion” that still poisons the world’s political scene despite being revealed as fake years ago as disinformation by the Tsarist secret police at the end of the 1800s, were only amateurish systems compared to today’s systems, but their success at the time lets us understand that what we now see is not a new factor in the political scene. However, it has reached unheard of levels that are causing difficulty to the modern democracies that do not know how to solve the problems indicated in the four words.

The fact that a journalist, Leo Longanesi, was in the middle of one of these campaigns shows that a serious journalist who is not scared of the powerful must carry out a fundamental role in resolving Democracy’s ills.

It is no coincidence that the first target of today’s politicians is precisely the Press and we have seen this often with the phrase “enemy of the people” used by Donald Trump a number of times to attack his critics.

But Democracy must also have an educated population and for this reason the incapacity of many presumably “advanced” countries to provide funds for schools and universities to teach a population to be mindful, and therefore less subject to manipulation, only prolongs the time needed to resolve the growing distrust in what Churchill defined as “the least worst of all the forms of government”.

We end these considerations with another saying by Leo Longanesi that, like the first two, should serve as a warning for our future, “It is not freedom that is missing, free men are missing”. In other words, men and women who are not subject to the four words identified by Dhruva Jaishankar.

If we seriously want a functjoning Democracy, we must act as a population to ensure hat the four words are no longer decisive fctors in our future but that they are the means to identify and resolve the problems in our society.

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