Padoan a Capalbio libri: immigrazione, Flat Tax e nuovi scenari devastanti

Sul palco di Capalbio libri “Il sentiero stretto e oltre” di Padoan e Pesole è stato lo spunto per far parlare animatamente l’ex ministro dell’attuale situazione politica ed economica italiana, Europa permettendo “Chi sta affogando in mare deve essere salvato a qualunque costo!”

Sul palco di Capalbio libri “Il sentiero stretto e oltre” di Padoan e Pesole è stato lo spunto per far parlare animatamente l’ex ministro dell’attuale situazione politica ed economica italiana, Europa permettendo “Chi sta affogando in mare deve essere salvato a qualunque costo!” Questo il monito dell’ex ministro on, Pier Carlo Padoan in risposta alla domanda sul problema dell’Immigrazione a lui rivolta sul palco di Capalbio Libri del giornalista Sergio Rizzo. L’occasione era la presentazione del libro scritto a quattro mani con Dino Pesole “Il sentiero stretto… e oltre” (Il Mulino), di cui si è discusso anche insieme all’economista Giulio Napolitano nel corso della tredicesima edizione del festival.

“Il problema immigrazione è molto complesso – ha continuato Padoan – e fa generalmente bene ai paesi come il nostro in cui non ci sono poi cosi tanti immigrati per stimolare l’integrazione. Quello che va corretto è la mancanza di riconoscimento della problematica da parte degli altri Paesi Europei a quelli come il nostro, in emergenza. Nella Riforma del Bilancio Europeo bisognerebbe occuparsi infatti dei cosiddetti “Beni Pubblici” (l’immigrazione fa parte di questi) e ciò non viene spesso preso in considerazione”.
“Non me ne frega nulla della bandiera ONG della nave ferma in porto – ha affermato sull’argomento l’ex ministro – quello che dobbiamo fare, aldilà di ogni polemica mediatica, è forzare la politica europea ad assumersene piena responsabilità!”.

La figura di un’Italia “cattiva” che non riesce a costruire consenso all’interno dell’Unione Europea, è stato un elemento messo invece in risalto da Giulio Napolitano: il nostro Paese, a differenza dell’immagine che abbiamo proiettato in passato, ha cambiato i connotati nel pensiero altrui e questo forse potrebbe anche essere una causa di questo isolamento. 
Ma, aldilà di ogni considerazione personale, ciò che è venuto a mancare è la fiducia degli Italiani nella politica e nell’economia che – a detta di Pesole e con dati alla mano – è ferma da un ventennio.

“Per riprendere il titolo del nostro saggio – ha spiegato Padoan – mentre fino a poco tempo da c’era un “sentiero stretto” su cui barcamenarsi, adesso la strada è stata cancellata e il paese è fermo proprio perché è venuta a mancare la fiducia. E poi – continua – ci sono troppe Flat Tax: questo è segno dell’assoluta incapacità di governare.”

Per Padoan il “sentiero stretto” è metafora delle scorciatoie: bisogna stare attenti a intraprendere sentieri troppo brevi, come ad esempio uscire dall’Euro: “sarebbe una vera e propria catastofe!”. Ma – ha dichiarato poi sdrammatizzando ironicamente – “il Paese è forte e ce la farà, anche se per il momento non si capisce come”…

Infine, secondo il Professore imbeccato dalle domande del pubblico sui possibili scenari economici del nostro Paese, due saranno i probabili panorami italiani: il primo, quello del “tirare a campare”, sarà comunque attuabile in virtù della risoluzione della procedura di infrazione del debito, in rispetto e allineamento con gli standard europei (ma, per lui, a metà 2020 i miglioramenti della politica tedesca daranno indiretti benefici anche a quella italiana); la seconda previsione, decisamente irrazionale per Padoan, darà priorità, appunto, alle scorciatoie e, così facendo, in downgrade col debito pubblico nazionale, sarà impossibile ottenere finanziamenti e agevolazioni dalla stessa BPE.

A conclusione della serata il Professor Pier Carlo (“anziché Onorevole: così preferisco essere chiamato”), assoluto protagonista sul palco di Piazza Magenta nel primo dei due appuntamenti di Capalbio libri che ha registrato un decisivo “sold out”, ha replicato garbatamente (ma in maniera assai decisa) ad uno spettatore che imputava la crisi del governo attuale agli errori del PD del passato: “Ci vuole una bella faccia tosta a dire che il Partito Democratico è responsabile dello sfascio dell’Italia, non guardando anche solo ai miglioramenti attuati in passato a beneficio dei cittadini, senza considerare le tre priorità su cui si fonda l’attuale programma (e quando si parla di priorità si vogliono davvero cambiare le cose in questo Paese): un forte investimento nell’Educazione dei giovani; una strategia di crescita pienamente sostenibile dal punto di vista ambientale; un’analisi del costo di lavoro in funzione di una detrazione fiscale basata sui reali stipendi dei lavoratori”.

Oltre alla religiosa attenzione dimostrata per un’ora e mezza da un pubblico multi-target realmente intrigato dall’incontro, sul luogo erano presenti alcuni studenti di economia che hanno interrogato il Professore sulle ipotesi del proprio futuro, a detta dell’ex Ministro non rosee a causa della macchinosa burocrazia tuttora vigente.

Nella terra dell’ orso, Scanno un set a cielo aperto e una cucina deliziosa

Dove ogni casa è un belvedere, ad ogni finestra v’è un poeta che guarda laggiù verso lago sottostante gli alberi e la flora che “cangian colore a tutti i venti”

di Romolo Martelloni

Terra di orsi e di passione, cultura e tradizione, circondata dal monti, baciata dal sole, accarezzata dal vento, Scanno è un forziere a cielo aperto di colori, profumi e sapori con il blu del suo splendido lago, la bellezza delle sue dimore, apprezzate dai più grandi fotografi in tutto il mondo. E sul lago si adagia, dormiente con il suo tondo sorriso a cuore la direzione per il Borgo ai primi posti tra i più belli d’Italia. Dove ogni casa è un belvedere, ad ogni finestra v’è un poeta che guarda laggiù verso lago sottostante gli alberi e la flora che “cangian colore a tutti i venti”, secondo i versi di tanti scrittori che hanno descritto il territorio. E da questi versi bisogna partire ancora meglio da autentice e tipiche case che ornano questa parte di lago, gioielli architettonici, paradiso o tra i ristoranti tipici il “Al Vecchio Mulino” o “Alla Fonte di Orazio”: i fratelli Tarullo che hanno saputo ben sposare sia i piatti con i prodotti del territorio sia l’inventiva di una nouvelle cousine abruzzese che si sposano con la bellezza architettonica. Tutto cio’ insieme formano un paradiso di relax, cultura ed enogastronomia. Qui si trova il gusto dello “staccare”, staccare un mondo frenetico e immergersi nel bello e nel buono. Basta uscire da queste case primi anni mille e andare a visitare gli scorci naturali, ci sono alberi secolari, paesaggi montani tipici dell’Appennino e del Parco d’Abruzzo dove siede Scanno. Scorci che paiono usciti da una scenografia cinematografica, stradine di campagna intatte, antiche chiesette poste poco sopra la strada Regina, che dal lago va fino a Passo Godi per poi proseguire verso Pescasseroli e Villetta Barrea. 

Ma quando la fame diventa insopportabile andate pure dai fratelli Tarullo, scegliete tra due modi di gustare le prelibatezze del territorio. Non vi dico i menù, vi dico solo che sono poesia per il palato. Per informazioni info@locandescanno.it oppure potete prenotare al “Vecchio Mulino” 0864747219 all’interno del centro storico, vero set a cielo aperto in uno dei luoghi più caratteristici e suggestivi del territorio dove opera da sempre con riconosciuta professionalità e dedizione, rivolgendosi con successo ad una clientela vasta e fidelizzata. Una cucina tipica scannese con antipasti di salumi e formaggi, primi piatti che mescolano i sapori della terra e della tradizione e carni di qualità controllata. Il forno saprà deliziarvi con un menù di pizze prelibate con una prestigiosa carta di vini regionali e per terminare, un tripudio di dolci freschi preparati quotidianamente. Tutto il personale cortese e qualificato sarà lieto di accogliervi presso la sede di v. Silla 50, a Scanno o anche ”Alla Fonte di Orazio” accanto alla fontana medievale 0864/747390 qui sarete accolti da Orazio e Daniela persone eccezionali tappa obbligatoria a Scanno!!! E non dimenticate di fare un salto nel tempio del Pan dell’ Orso presso l’omonima pasticceria che ha reso famoso nel mondo questo nobile dolce.
 Questo piccolo paese in provincia dell’Aquila, condivide il primato come tra i 20 borghi piu’ belli d’Italia, assieme ad altre 19 località, scelte per l’ottimo cibo, l’arte affascinante, la bellezza e la suggestività del paesaggio, le coste o le montagne pittoresche, così come le vallate e i corsi d’acqua. Luoghi idillici che rispondono, perfettamente, all’immagine del Belpaese, come si suole chiamare la Bella Italia.

Questo il senso racchiuso nell’elogio di Scanno, giunto direttamente da oltreoceano e finito per rispecchiarsi nelle acque dolci che di Scanno sono parte della ricchezza. Non è un caso, infatti, se la CNN pubblica, a corredo della descrizione del borgo aquilano, la foto del lago in primo piano. Quel lago che rappresenta, per antonomasia, il simbolo più caratteristico e celebre del borgo d’Abruzzo, autentico gioiello in cui il tempo sembra essere, quasi, sospeso.

“Un tempo culla di banditi e fuorilegge, questo piccolo borgo è incastonato tra gli Appennini. Un mix tra lo stile barocco, il romanico e il gotico nell’architettura presente. Le chiese o le fontane del posto furono originariamente commissionate da ricche famiglie di pastori, in competizione l’una con l’altra, verso l’obiettivo di dimostrare che le loro erano le propritìetà più belle. D’altro canto ci sono, nel villaggio, diverse dimore più umili, di pietra e legno, che sembrano venir fuori da un quadro della natività. Scanno ospita un lago a forma di cuore, del quale alcuni pensano abbia poteri magici”, scrive la CNN.

«L’inserimento di Scanno tra i 20 borghi più belli d’Italia da parte della rete statunitense CNN è una notizia che ci rende orgogliosi», il commento del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio. «Una conferma delle grandi potenzialità dell’Abruzzo. Faccio i miei complimenti e ringraziamenti alla città di Scanno», ha sottolineato Marsilio.

Fidenae alla Porta di Roma: l’unico sito archeologico d’Europa in un centro commerciale

L’area fu osservata e studiata già negli anni settanta da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, che nel volume Fidenae edito nel 1986 segnalarono circa sessanta siti presenti nel sottosuolo.

Non capita certo tutti i giorni di poter visitare un’area archeologica risalente al III millennio a.C (e contenente reperti che arrivano sino alla tarda antichità), all’interno di uno dei più grandi e noti centri commerciali della Capitale: si tratta della Galleria Porta di Roma, nel cui sottosuolo sono stati ritrovati i resti dell’antica città di “Fidenae” situata al confine settentrionale del territorio romano in una posizione strategica per i commerci e le vie di comunicazione.
L’area fu osservata e studiata già negli anni settanta da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, che nel volume Fidenae edito nel 1986 segnalarono circa sessanta siti presenti nel sottosuolo.
La Soprintendenza Archeologica di Roma ha poi condotto una serie di campagne di scavo e, dal 1998, ha coordinato le indagini preventive alla trasformazione urbanistica per il progetto “Porta di Roma”.
Per comprendere meglio la valorizzazione di un simile, straordinario spazio – inaugurato il 21 gennaio scorso – ho incontrato il Direttore del Centro Commerciale Porta di Roma Filippo De Ambrogi, il quale ha spiegato non solo l’immensa portata dell’area – per altro accessibile dall’atrio della Galleria, come se fosse anch’essa un negozio da visitare – ma anche i progetti relativi al suo sviluppo futuro.

Non è stato facile organizzare i reperti in modo che i visitatori potessero comprenderne e apprezzarne il valore culturale: il Direttore ha spiegato che tre dei mosaici più grandi e importanti – fra cui il celebre Cave Canem, prima esposto al Museo Nazionale Romano – erano stati disposti inizialmente nell’atrio del centro commerciale, in una teca lunga e stretta priva di spiegazioni storiche e addirittura scambiata dai visitatori per un’area di sosta in cui riposarsi dopo una giornata di shopping.

Signor De Ambrogi, di chi è stata l’idea di creare un’area archeologica all’interno della Galleria?

“Il Progetto è stato gestito principalmente dalla società “H 501” in collaborazione con la Soprintendenza di Roma, così da riportare nel sito anche i reperti che erano stati trasferiti altrove.
Tuttavia l’idea di spostare i mosaici presenti nell’atrio in un’area apposita – esposti senza alcuno scheletro di protezione in vetro e per altro distribuiti fedelmente secondo le misure e lo schema originario della Villa di appartenenza – di dare loro una collocazione e di inserirli in uno spazio coerente è stata nostra, quindi della Galleria Commerciale.
Pensi che questa prima sala in cui ci troviamo era una zona di “ricevimento merci” del centro Porta di Roma, trasformata completamente per nostra volontà in un vero e proprio museo dotato di un’illuminazione adeguata e una parte illustrativa specifica, semplice e chiara, così che i visitatori avessero la possibilità di comprenderne subito la storia.
La scelta e la disposizione dei reperti prima restaurati e poi esposti – circa cento pezzi, un campione minimo rispetto alle migliaia di ritrovamenti delocalizzati o ancora presenti nel sottosuolo – è stata invece oggetto degli studi condotti dalla Soprintendenza”.

Quanto tempo avete impiegato per costruire un museo del genere nel centro commerciale?

“Dall’inizio dei lavori, nel 2013, sono passati almeno quattro anni.”

Per quanto riguarda il riscontro del pubblico, chi viene a Porta di Roma sa di poter visitare questa straordinaria area archeologica tutti i weekend dalle 15 alle 20?

“Non tutti, purtroppo sono ancora in tanti a non sapere di questo sito. Proprio per questo abbiamo pensato che già da settembre sarà opportuna una comunicazione maggiore sul tema, cui si uniranno delle iniziative apposite in Galleria volte a coinvolgere soprattutto i bambini e i giovani: si tratterà di giochi e di attività manuali temporanee che faranno in modo di avvicinarli e sensibilizzarli alla dimensione della Roma antica, ma ovviamente incrementeremo anche le visite al sito prenotabili nell’arco dell’intera settimana specie da parte delle scuole.
Ci tengo a precisare, inoltre, che i primi a visitare l’area sono stati gli stessi residenti di Fidene: si tratta di un aspetto che rientra nel piano di valorizzazione delle periferie romane ”.

Per quanto riguarda il prossimo futuro esistono delle proposte di cambiamento o ampliamento dell’area archeologica?

“Certo, con la Soprintendenza ci siamo ripromessi di avviare delle fasi successive legate alla valorizzazione di un’area archeologica esterna non trasferibile, ma da collegare a questo museo tramite un percorso apposito.
Si tratta di una zona attigua alla Galleria e dotata di un’antica strada di circa settanta metri ancora in perfetto stato; su quest’ultima sono presenti anche due cisterne visitabili.
Ora si tratta di trovare un modo per rendere sicuro l’arrivo a questo spazio costruendo una passeggiata interna di circa tre minuti a piedi, percorribile in modo semplice e diretto. Abbiamo già iniziato a parlarne, prevedendo di realizzare i lavori futuri al riguardo in un paio d’anni circa.”

 Signor De Ambrogi, la Lidu è da sempre attenta alle iniziative nell’ambito del sociale: pensa che in futuro, negli immensi spazi della Galleria, sarà possibile prendere in considerazione anche progetti di questo genere?

“Naturalmente, noi siamo disponibili ad accogliere soprattutto progetti di carattere culturale e sociale”.

Strage dei Waiapi in Brasile, assaltati dai “garimpeiros”, cacciatori d’oro con il placet di Bolsonaro

In Brasile i “garimpeiros”, cacciatori d’oro, assaltano le ultime popolazioni indigene per costringerle ad abbandonare le foreste dell’Amazzonia. Uccisi 52 Waiapi e il loro capo. Il presidente Bolsonaro è al fianco dei garimpeiros ed ha definito “uomini preistorici” i Waiapi.

“Una guerra tra uomini armati di lance contro altri dotati di mitra”. È così che moltissimi osservatori hanno definito la lotta per la sopravvivenza delle popolazioni indigene brasiliane. Tribù impegnate da anni a difendere la foresta amazzonica, la loro terra, agognata da latifondisti, boscaioli e  “garimpeiros”, i cacciatori d’oro, noti alle cronache per la loro spietatezza quando si tratta di mettere le mani su qualche miniera. Finora si erano limitati ad inquinare i fiumi dell’Amazzonia con il mercurio e distruggere ettari di foresta. Ma sabato scorso nel nord-est del Brasile, 52 indigeni di etnia Waiãpi sono stati uccisi, tre giorni dopo l’assassinio del leader della loro comunità. I principali sospettati della carneficina sono proprio i  garimpeiros, i più beneficiati dalla politica economica del presidente brasiliano Jair Bolsonaro che, aprendo i territori indigeni alle miniere, sta “incoraggiando i cercatori d’oro illegali ed altri invasori”.

«Bolsonaro ha praticamente dichiarato guerra alle popolazioni indigene- ha affermato Stephen Corry, direttore di Survival International, organizzazione che difende i diritti delle popolazioni native. E non è l’unica. Anche l’Unesco è scesa in campo, dichiarando le realizzazioni artistiche degli aborigeni d’Amazzonia patrimonio dell’umanità. Ma il supporto internazionale ottenuto dagli indigeni deve fare i conti con Bolsonaro che, oltre ad aver negato la strage dei  Waiãpi, ha recentemente definito  questi indigeni che vivono nelle foreste dell’Amazzonia “uomini preistorici” senza accesso alle “meraviglie della modernità”. “Meraviglie” che Bolsonaro ha contribuito a far sottrarre ai Waiapi, privandoli dei servizi sanitari ed educativi per costringerli ad abbandonare le foreste. Lo ha denunciato la Coiab, la maggiore rete di organizzazioni indigene del Brasile.

I magnifici maestri della Cultura Italiana – The Royalty of Italian Culture

di emigrazione e di matrimoni

I magnifici maestri della Cultura Italiana

Pirandello per la Sicilia, Di Filippo per la Campania e Alvaro per la Calabria sono gli autori perfetti per far capire a questi discendenti i misteri e i fatti del loro passato e comprendere così la grandezza del loro patrimonio culturale personale.

Di Gianni Pezzano

La foto di questo articolo è davvero straordinaria. Mostra quattro persone che sono i veri maestri della Cultura italiana contemporanea. Hanno avuto un successo incredibile e non solo in quel che alcuni considerano la “Cultura Alta”. Il loro successo è legato anche alla cultura popolare e per questo motivo le loro opere sono fondamentali anche per capire la Storia, la Cultura e le tradizioni di due delle regioni più importanti della nostra emigrazione in giro per il mondo, la Sicilia e la Campania.

Eppure, solo qualcuno dei nostri parenti e amici all’estero riconoscerà uno o due dei volti pur legati a successi importanti, anche internazionali, e ancora meno gli italiani all’estero riconosceranno tutti e quattro.

Purtroppo, possiamo dire con tristezza che questa ignoranza sui personaggi di questo spessore si sta diffondendo sempre di più anche in Italia dove il passato è già dimenticato, la settimana scorsa è lontana, figuriamoci personaggi di più o meno un secolo fa, grazie anche alle carenze dell’attuale formazione scolastica.

Ma non per questo dobbiamo arrenderci alla volontà di far conoscere al mondo i veri aristocratici della nostra Cultura.

Sicilia

“Io dunque son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco, denominato, in forma dialettale, Càvusu “ (Caos) dagli abitanti di Girgenti (la moderna Agrigento)” così si è descritto Luigi Pirandello, l’uomo con il pizzetto in alto nella foto.

Infatti, come si capisce da questa frase, l’autore aveva una vita personale difficile e dolorosa. Però, malgrado queste difficoltà ha scritto molte delle opere più importanti della letteratura italiana del ‘900, tanto che queste opere gli sono valse il Premio Nobel per la Letteratura del 1934. Basti nominare lo spettacolo “2 personaggi in cerca d’autore, “Il fu Mattia Pascal”, “Così è (se vi pare)” e molti altri per capire la sua grandezza.

Ma lui ha anche scritto molte opere basate  sulla realtà della Sicilia della fine dell’ 800 e l’inizio del ‘900, che ci fanno capire le condizioni che hanno costretto milioni di persone a lasciare l’isola storica per cercare una vita nuova all’estero. Il filmato sotto è tratto da parte del film “Caos” dei fratelli Taviani (anche loro grandi aristocratici della nostra Cultura) che in quattro episodi mette sullo schermo la forza e la bellezza dei racconti di Pirandello, uno dei quali è il celebre racconto “La Giara”, che fa vedere benissimo le condizioni della gente dell’ isola soggetta a padroni prepotenti.

https://www.youtube.com/watch?v=BBbWwXo0YZ8

Si, “La Giara” fa ridere, ma è quel riso amaro che viene per cercare di prevenire le lacrime suscitate dalla situazione della gente di campagna di quel tempo e non solo in Sicilia.

Vediamo spesso i commenti dei nostri parenti e amici siciliani all’estero che esprimono la loro incomprensione sul fatto che i nonni e bisnonni abbiano lasciato un’isola così bella, e le opere di Pirandello sono una chiave importante per comprendere lo stato dell’isola in quell’epoca.

Pirandello è il giusto accompagnatore per gli altri tre personaggi nella foto che vengono da un’altra città, ma una città che ha avuto lo stesso destino della Sicilia e molte altre regioni italiane nel vedere i suoi figli costretti a emigrare, chi in Italia e chi all’estero.

Napoli

Edoardo Scarpetta era uno dei grandi coetanei di Luigi Pirandello. Napoletano con una grande carriera sul palco e come commediografo,  e infatti alcune delle sue opere teatrali saranno grandissimi successi al cinema decenni dopo la sua morte. Però, per motivi troppo complicati da spiegare in un articolo , i tre suoi figli nella foto attorno a Pirandello portano il cognome della madre, ma hanno tutto il talento del loro padre.

Titina De Filippo, Edoardo De Filippo (al fianco di Pirandello) e Peppino De Filippo,  sono una generazione straordinaria della Cultura italiana. Attori, commediografi e grandi personaggi, da giovanissimi il padre li portava regolarmente al teatro dove hanno mosso i primi passi sul palco dove hanno iniziato le loro gloriose carriere.

Titina, la primogenita, ha avuto grande fama con i ruoli scritti dal padre, come in ruoli scritti anche da Edoardo. Peppino li ha seguiti sul palco. Purtroppo il rapporto a dir poco tempestoso tra Edoardo e Peppino ha avuto l’effetto di farli lavorare poco insieme,  e si riappacificarono  solo poco tempo prima della morte di Edoardo, ma questo non ha bloccato carriere importantissime.

Eduardo ha scritto molte opere teatrali, compreso la “Filomena Marturano” che al cinema è diventato “Matrimonio all’italiana” con Sophia Loren e Marcello Mastroianni, che ha avuto la nomination per l’ Oscar come miglior film straniero e per l’interpretazione della Loren.

Peppino si è distinto sul palco ma ha trovato il suo posto più importante al cinema, a partire dai film insieme al grande Totò. Il filmato sotto viene dal celebre “Totò, Peppino e la Malafemmina” e contiene la scena cult della lettera alla protagonista. Peppino troverà posto anche alla televisione dove era amato dal pubblico nazionale.

https://www.youtube.com/watch?v=k5gdI2fHFo8

Purtroppo lo spazio non ci permette di elencare tutte le loro imprese,  ma un caso specifico dimostra la grandezza di Edoardo in modo particolare come attore teatrale.  Non solo era considerato da Orson Welles e Laurence Olivier come miglior attore nel mondo, si dice che dopo una sua interpretazione Olivier ha chiesto di conoscerlo dopo lo spettacolo per inginocchiarsi davanti all’attore e rendere onore alla sua bravura. Per tale ammirazione Laurence Olivier ha anche interpretato alcune dei suoi ruoli in inglese.

E come Pirandello, Edoardo rende onore al suo luogo di nascita immortalando la città e le sue tradizioni nelle sue opere, mostrando una città unica in Italia e nel mondo, come ha fatto con la sua arte anche il recentemente scomparso Luciano de Crescenzo.

Molti dicono che vorrebbero avere una macchina del tempo per poter sapere come si viveva una volta, ma tale macchina non è necessaria perché le opere di Pirandello e De Filippo ci descrivono quelle realtà difficili della Sicilia e la Campania che non riusciamo a immaginare da soli.

Allo stesso modo, dobbiamo aggiungere un altro autore che troppo spesso è dimenticato come portavoce del passato, ma questa volta per la Calabria, Corrado Alvaro, che può far capire ai discendenti degli emigrati calabresi perché i loro nonni e bisnonni hanno dovuto fuggire da una regione con tanto potenziale,  che ancora oggi non riesce a realizzare obiettivi di sviluppo  per i problemi che ancora affliggono la regione. Realtà che tristemente affliggono anche la Sicilia e la Campania oggigiorno, come anche la Puglia.

Realtà

La grandezza di questi reali culturali italiani quasi sconosciuti del tutto ai discendenti dei nostri emigrati in giro per il mondo è che aprono la porta a quel passato che non abbiamo mai conosciuto.

Pirandello per la Sicilia, Di Filippo per la Campania e Alvaro per la Calabria sono gli autori perfetti per far capire a questi discendenti i misteri e i fatti del loro passato e comprendere così la grandezza del loro patrimonio culturale personale.

Perciò, quando pensiamo a insegnare la nostra Cultura all’estero, includiamo anche questi autori che non sono solo veri reali della nostra Cultura, ma in modo specifico le loro opere di cultura popolare, perché racconto da vita dei nostri bisnonni prima di emigrare quindi sono anche e soprattutto portavoce per regioni che molti oggi non conoscono affatto bene, tranne per motivi di cronache che leggiamo fin troppo spesso.

La nostra Cultura non è e non deve essere affatto solo “Alta” ma deve spiegare chi siamo e da dove veniamo e chi meglio di gente come i quattro personaggi che vediamo in quello foto stupenda che ha ispirato questo articolo?

 

di emigrazione e di matrimoni

The Royalty of Italian Culture

Pirandello for Sicily, De Filippo for Campania and Alvaro for Calabria are the perfect authors to make these descendants understand the mysteries and the facts from their past and in this way to understand the greatness of their personal cultural heritage.

By Gianni Pezzano

This article’s photo is truly extraordinary. The photo shows four people who are true royalty of contemporary Italian Culture who all had incredible success and not only in what some consider “High Culture”. Their success is also tied to popular culture and for this reason their works are also essential for understanding the history, Culture and traditions of two of the most important regions of our migration around the world, Sicily and Campania.

And yet only some of our relatives and friends overseas will recognize one or two of these faces even though they are tied to important, even international, successes and few Italians overseas will recognize all four.

Unfortunately, we can say with sadness that this lack of knowledge of people of such standing is spreading more and more in Italy as well, a country where the past is already forgotten, last week was long ago, let alone famous people of more or less a century ago, thanks to the shortcomings of the current Italian education system.

But this does not mean that we must give up the desire to let the world know about these true aristocrats of Italian Culture.

Sicily

“Therefore I am the son of Chaos, and not allegorically but in truth, because I was born in our countryside that was near the wood called Càvusu (Chaos) in dialect by the inhabitants of Girgenti (today’s Agrigento)”. This is how Luigi Pirandello, the man with the goatee at the head of the photo, described himself.

In fact, as we can understand from this, the author had a difficult and painful personal life. However, despite these difficulties he wrote many of Italy’s most important pieces of literature in the 20th century, so much so that these works earned him the Nobel Prize for Literature in 1934. We only have to name the play 6 personaggi in cerca d’autore (6 characters in search of an author), Il fu Mattia Pascal (The Late Mattia Pascal), Così è (se vi pare) (So it is, [if you think so]) and many others to understand his greatness.

But he also wrote many works based on the reality of Sicily at the end of the 19th and the early 20th century that let us understand the conditions that forced millions of people to leave the historic island to look for a new life overseas. The film clip below is from the film Kaos by the Taviani Brothers (they too aristocrats of our Culture) one of which is the famous tale La Giara (The Jar) that makes us see very well the conditions of the people of the island who were subject to overbearing masters. 

https://www.youtube.com/watch?v=BBbWwXo0YZ8

Yes, La Giara makes us laugh but it is the bitter kind of laugh that prevents the tears caused by the situation of the people in the countryside at that time and not only in Sicily.

We often see comments from our Sicilian relatives and friends overseas who express their incomprehension that their grandparents and great grandparents left such a beautiful island and Pirandello’s works are an important key for understanding the state of the island at the time.

Pirandello is the proper companion for the other three people in the photo who came from another city but this is a city that shared the same Fate as Sicily, and many other Italian regions, that of seeing their children forced to migrate, some in Italy and others overseas.

Naples

Eduardo Scarpetta was one of Pirandello’s great contemporaries. He was a Neapolitan with a great career on the stage and as a playwright and in fact, decades after his death, some of his greatest successes became huge successes in the cinema. However, for reasons too complicated to explain in a short article, his three children shown in the photo around Pirandello bear their mother’s surname but they all had their father’s talent.

Titina De Filippo. Eduardo De Filippo (at Pirandello’s side) and Peppino De Filippo were an extraordinary generation for Italian Culture. Actors, playwrights and great characters, starting at a very young age their father took them regularly to the theatre where they took their first steps on the stage where they began their glorious careers.

Titina, the eldest, achieved great fame with roles written by her father and later in roles written by Eduardo as well. Peppino followed them onto the stage. Unfortunately their stormy, to say the least, relationship meant they rarely worked together and they made peace only shortly before Eduardo’s death but this did not impede their very important careers.

Eduardo wrote many plays, including Filomena Marturano that became the film Matrimonio all’italiana  (Marriage Italian Style) with Sophia Loren and Marcello Mastroianni that was nominated for Oscars as the best foreign language film and for Loren’s role as leading actress.

Peppino distinguished himself on the stage but he found his most important place in the cinema, starting with the films together with the great Totò. The film clip below (with English subtitles) comes from the famous Totò, Peppino e la Malafemmina (Totò, Peppino and the Hussy) and contains the cult scene of the letter to the”hussy”. Peppino also went on to find a place on television where he was loved by the Italian public.

https://www.youtube.com/watch?v=k5gdI2fHFo8

Unfortunately, space does not allow us to list all their deeds but a specific case shows Eduardo’s greatness, especially as a theatre actor. Not only was he considered the world’s greatest actor by Orson Welles and Laurence Olivier, it is said that after a performance on stage Olivier asked to meet him after the play and knelt before the actor to pay tribute to his skill. As a result of this admiration Olivier also interpreted some of his roles on stage in English.

Just like Pirandello, Eduardo also paid tribute to his place of birth, immortalizing the city and its traditions in his works that put on show a city that is unique in Italy and the world, just as the recently deceased Luciano de Crescenzo did with his art.

Many say they would like to have a time machine to be able to know how we once lived but such a machine is not needed because Pirandello and Eduardo’s works tell us the difficult realities of Sicily and Campania that we cannot imagine on our own,

In the same way, we must add another author who is all too often forgotten as a spokesperson for the past but this time in Calabria. Corrado Alvaro can make the descendants of migrants from Calabria understand why their grandparents and great grandparents had to run away from a region with a lot of potential and that today still has not managed to develop due to the problems that still afflict the region. This is a reality that sadly still afflicts Sicily, Campania and also Puglia today.

Reality

The greatness of these Italian cultural aristocrats who are almost unknown to all the descendants to our migrants around the world is that they open the door to the past that we have never known.

Pirandello for Sicily, De Filippo for Campania and Alvaro for Calabria are the perfect authors to make these descendants understand the mysteries and the facts from their past and in this way to understand the greatness of their personal cultural heritage.

Therefore, when we think about teaching our Culture overseas let us also include these authors who are true royalty for our Culture and especially their works of popular culture because they tell us the lives of our great grandparents before they migrated and thus they are also and above all spokesmen for regions that many today do not know at all well except for the headlines that we read all too often.

Our Culture is not and cannot be only “High Culture” but must explain who we are and where we come from and who better than people like the four that we see in the stupendous photo that inspired this article?

Selinunte: “Google camp 2019” tre giornate con parata di stelle top secret.

Ultimo week end di luglio con il summit del colosso Google “Google camp 2019” che, per la terza volta, sceglie la bellezza storica di Selinunte, il cui parco archeologico chiuderà per un giorno le porte ai turisti, per discutere di tematiche di attualità e società. Grande attesa per il possibile arrivo dell’ex presidente della Casa Bianca Barak Obama che alloggerà, insieme ad altri divi, reali e premi Nobel, al Verdura golf resort di Sciacca.

La bellezza e l’antichità del parco archeologico più grande d’Europa nell’antica città greca di Selinunte, collocata nella zona sud-occidentale della Sicilia, diviene per la terza volta cornice maestosa e sfondo ricco di storia per accogliere il simbolo della contemporaneità dell’ azienda statunitense: Google, con l’evento “Google camp 2019”. Fervono i preparativi, dunque, per il meeting del colosso di Larry Page e Sergey Brin che interesserà l’ultimo week end di luglio, al quale prenderanno parte star dello spettacolo, reali, milionari, premi Nobel e dirigenti di multinazionali per discutere di attualità e società. Ad ospitare la parata di stelle, protette dalla massima riservatezza, il Verdura golf resort di Sciacca (blindato per una settimana). Pernottamento, ma anche scoperta dei piccoli paesi della Sicilia con il sapere delle guide turistiche dei tour operator di lusso, pronti a scortare i vip tra le bellezze nascoste dell’Isola come: Castronovo; Sant’Angelo Muxaro; Santo Stefano di Quisquina e Cammarata, tra economia, monumenti e buon cibo.

Le prime indiscrezioni vorrebbero come ospite d’onore l’ex inquilino della Casa Bianca Barak Obama, secondo quanto confermerebbero le imponenti misure di sicurezza avviate in questi giorni con le forze dell’ordine americane, mentre tra gli ospiti certi ci saranno: Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook; Diane von Furstenberg ed il marito Barry Filler, proprietario di TripAdvisor ed Expedia, giunti con il loro yacht dalla Sardegna. La cena di gala sarà allestita per il secondo anno consecutivo davanti al tempio di Hera, con l’assenza dello chef palermitano pluristellato Tony Lo Coco, per quattro anni protagonista con i suoi piatti all’insegna della cucina siciliana, per dar spazio alle specialità del resto d’Italia. Massimo riserbo anche all’aeroporto Birgi di Trapani: “Siamo orgogliosi -dice Paolo Angius, presidente di Airgest, società di gestione del Birgi- di essere stati scelti per il quarto anno di fila come partner aeroportuale di riferimento di The camp, per i servizi di aviazione generale che forniamo ai massimi livelli in Italia. Per rispetto della privacy non possiamo fornire dettagli su velivoli e passeggeri”.

 

A Sutrio per riscoprire la “Magia del legno”

1 settembre 2019 fra i monti della Carnia, in Friuli Venezia Giulia. Scultori e artigiani all’opera, Mercatino, giochi e attività per bambini.

Scultura, intarsio, restauro, pirografia, lavorazione del legno in tutte le sue forme e sfumature: in ogni cortile, sotto ogni antico porticato di Sutrio (incantevole borgo della Carnia, fra le montagne del Friuli Venezia Giulia) domenica 1 settembre decine di falegnami, artigiani, intagliatori, scultori mostrano l’abilità del loro mestiere lavorando davanti al pubblico, accompagnati dal suono della fisarmonica e di antichi strumenti tradizionali. In particolare, si possono ammirare scultori italiani e stranieri mentre realizzano le loro opere, alcune delle quali veramente monumentali, che rimarranno ad abbellire le strade del paese e arricchiranno il museo en plein air che punteggia il borgo: accanto ad artisti friulani, sono presenti scultori e intagliatori trentini, piemontesi, austriaci, croati, sloveni. Sotto le loro abili mani si delineano via via le forme e il legno grezzo prende anima. E la Magia del legno – così si chiama la festa – affascina grandi e piccoli.

Sculture artistiche e oggetti d’uso quotidiano, mobili tipici e giocattoli, incisioni decorative e complementi d’arredo sono esposti sulle bancarelle di un caratteristico Mercatino che si snoda nel centro del borgo. A raccontare come, a Sutrio, l’artigianato del legno sia storia antica e tradizione, è un piccolo tesoro da visitare assolutamente: il cosiddetto Presepio di Teno, realizzato nel corso di 30 anni di lavoro dal maestro artigiano Gaudenzio Straulino (1905-1988), che vi ha riprodotto in miniatura (e in movimento) le architettura e le attività della Sutrio di un tempo, con le case, la chiesa, le botteghe, i mulini, le segherie, le malghe, i lavori della fienagione…

Dedicati al legno sono anche gli incontri, i laboratori, le attività in programma per tutta la giornata, con una particolare attenzione ai bambini, che sono intrattenuti con giochi e laboratori didattici. Nelle trattorie e negli stand allestiti negli angoli più caratteristici del paese si gustano piatti tradizionali, ad iniziare dai cjarsòns, sorta di agnolotti con ripieno a base di ricotta e di una ricchissima varietà di ingredienti (spezie, frutta secca, uva sultanina, erbe aromatiche, aromi orientali…) di cui si possono assaggiare molteplici varianti.

Preludio a Magia del legno è, l’ultima settimana d’agosto, il Simposio internazionale di Scultura su Legno “Semplicemente legno”.

Sono 135 i migranti assistiti dalla Guardia Costiera nel porto di Augusta in attesa di riscontro della Ue su ricollocazione

Le autorità de La Valletta hanno soccorso un gommone con circa 100 migranti e richiesto nel contempo collaborazione all’Italia che ha inviato – su indicazioni del Ministero dell’Interno – due motovedette, della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, che hanno assistito 141 naufraghi.

Il giorno 25 luglio diversi gommoni carichi di migranti hanno lasciato la Libia per dirigersi verso le coste europee. Tre sono stati soccorsi dalla guardia costiera libica, intervenuta anche sul barcone affondato al largo di Al Khoms mentre altri tre hanno proseguito la navigazione entrando all’interno della zona di SAR maltese. Le autorità de La Valletta hanno soccorso un gommone con circa 100 migranti e richiesto nel contempo collaborazione all’Italia che ha inviato – su indicazioni del Ministero dell’Interno – due motovedette, della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, che hanno assistito 141 naufraghi. Successivamente 6 migranti per ragioni sanitarie sono stati portati sull’isola di Lampedusa.

Le predette motovedette hanno quindi trasbordato i rimanenti 135 migranti su Nave Gregoretti della Guardia Costiera dotata di un team medico del Cisom in grado di assistere adeguatamente  i naufraghi in attesa di indicazioni relative al successivo trasferimento verso un “place of safety”. In previsione del peggioramento delle condizioni meteo la nave ha poi assunto rotta verso la Sicilia Orientale, raggiungendo un punto di ancoraggio fuori dal porto di Catania dove è stata rifornita di viveri e medicinali. Nella serata di ieri, allo scopo di consentire riparo dal peggioramento delle condimeteo in zona è stato disposto a Nave Gregoretti, su concorde parere del Ministro Toninelli e previa informazione al Viminale, di dirigere verso il porto di Augusta dove l’unità è giunta intorno alle ore 03:00 di questa mattina. Attualmente i migranti permangono a bordo assistiti dall’equipaggio e dal team medico in attesa, come confermato dal Ministero dell’Interno, delle determinazioni politiche e del riscontro positivo dell’Unione Europea sulla ricollocazione dei naufraghi soccorsi.

La tecnologia è un utile servitore ma un pericoloso padrone – Cristian Lous Lange

L’introduzione del  5G attiva il “Matrix” un mondo interconnesso e vigile che non dà scampo, gli “smart contract” basati sulla tanto famosa “Blockchain” diventano il protocollo operativo per transazioni private e pubbliche.

Con questo nostro terzo appuntamento continuiamo nel cercare di comprendere cosa comporta il passaggio alla rete 5G. Sinceramente non siamo gli unici a porci domande, il problema sono le risposte che sembrano poche, frammentarie e per nulla confortanti. Come abbiamo detto gli interessi in ballo sono enormi perché l’adozione di questo sistema apre un nuovo modo di gestire le “cose” e di conseguenza la nostra vita. L’introduzione del  5G attiva il “Matrix” un mondo interconnesso e vigile che non dà scampo, gli “smart contract” basati sulla tanto famosa “Block Chain” diventano il protocollo operativo per transazioni private e pubbliche. La promessa è che questo eliminerà l’errore umano, la corruzione, automatizzando molti servizi, facendo sì che gli avvocati e in Italia i notai vengano progressivamente sostituiti per gran parte delle funzioni. Pensate questi sistemi di controllo e validazione nei bandi pubblici, per il rilascio di certificazioni per le vendite di immobili e beni. Ma se il sistema sbaglia? Se qualcuno manomette il sistema? Se dall’interno si decide di mostrare realtà diverse? Abbiamo ampi casi di manomissioni che, quando bene architettate, possono portare addirittura al ribaltamento di sentenze. Chi gestisce questa mole di dati? Oggi uno dei problemi più gravi è infatti la riservatezza di queste informazioni che vengono continuamente passate di mano, rubate, vendute.

Gli avvocati e i medici hanno clausole di riservatezza e il loro rispetto è tutelato non solo dalla legge ma da precise regole deontologiche su cui si basa la reputazione del professionista. Perché invece su internet tutto è permesso? Perché nessuno difende realmente la vostra privacy? Con la vociferata scomparsa del denaro contante questa tecnologia diventa non solo invasiva ma tirannica, mettendo nell’effettiva impossibilità il singolo di difendersi. Che costui si trovi in disaccordo con il regime di controllo o che sia semplicemente vittima di un errore o di un attacco informatico non fa differenza. Non c’è più una possibile scelta, anche se questo viola i vostri diritti. Quando questo sistema viene gestito su scala mondiale ed esiste un padrone con le chiavi di internet, quel padrone decide “de facto” come si comporta il resto del mondo. Basti sapere che il pulsante generale con cui “spegnere” la rete è su un sommergibile nucleare americano. Ci occuperemo nelle prossime puntate dei massimi sistemi, di come le così dette democrazie siano state vittime, e continuino ad essere sotto attacco,  grazie a strategie pianificate a tavolino e attuate anche grazie a internet. 

Torniamo alla nostra vita ordinaria. Come abbiamo visto, anche volendo idealisticamente presupporre che non ci sia dolo o manipolazione nella maniera in cui molte applicazioni funzionano, possiamo essere veramente sicuri che nessuno “intervenga” o ne sfrutti gli algoritmi per recarci dei danni? La risposta è che possiamo essere abbastanza sicuri dell’opposto. Prendere precauzioni sembra spesso un dispendio di energie e risorse ingiustificato, un po’ come era un tempo dotare le macchine di cinture di sicurezza, un po’ come comprarsi un’assicurazione. Tanto a noi non succede, tanto io non ho nulla da nascondere, tanto… Ci sono una serie di ragioni precise per le quali i vostri dati e profili vengono collezionati, e ogni volta che fate una ricerca, che postate un foto, che scrivete un commento, che spedite un documento o rispondete ad un E-Mail, lasciate una traccia, raccontate di voi, e questo segnale, indelebile,  viene collezionato per sempre, avete compreso bene, per sempre;  ed è motivo di scambio e mercimonio. E non è solo quello che voi implicitamente trasmettete che viene preso in considerazione ma tutti quelli che vengono definiti “metadati”: luogo, orario, sistema operativo, possibilmente hardware, ecc. ecc. e ogni volta le informazioni vengono intrecciate, completate, (quanti conti avete, che carte di credito usate, dove mangiate e a che ora, che spostamenti fate, con quali mezzi, siete andati dal medico o a fare benzina, avete un cane…) fino a creare profili sempre più precisi.

Questo modo di collezionare informazioni quando è fatto in maniera legale, con il vostro più o meno tacito consenso (ricordate i settanta giorni spesi a leggere i contratti di cui parlavo negli articoli precedenti) si chiama “Open Source Intelligence”. Se leggiamo i rapporti ci accorgiamo che “il sistema” è pieno di “bugs” ovvero tarli. Dopo il menzionato problema che riguarda le malattie della sfera psichica e molecolare, che con il 5G non può che aggravarsi, la sicurezza e la gestione tecnologica dei dati è l’elemento più preoccupante. Non siamo pronti, non siamo in grado di gestire questo balzo in avanti. Non dico che non si possa fare in assoluto, solo che la rincorsa per il momento non mi sembra adeguata alla distanza che vogliamo percorrere. Più mi informo e faccio domande e più mi arrivano conferme che ormai non devo neanche cercare. Non trovo nessuno che mi rassicuri e mi spieghi con prove scientifiche alla mano che i rischi non ci sono, anzi.

La Cei indirizza l’8xmille a favore del Messico

8xmille Chiesa cattolica: il “Centro Prodh” di Città del Messico, il collegio San Luigi di Orizaba e il progetto Fomento, nella Sierra Madre Orientale, sono le opere messicane al centro della campagna di comunicazione della Cei.

La campagna di comunicazione 8xmille della Conferenza Episcopale Italiana ha l’obiettivo di ricordare il valore della partecipazione. Una nuova strategia e un nuovo format illustrano, sempre con concretezza ed efficacia, ciò che rende migliore l’Italia. Raccontano l’orgoglio di far parte del “Paese dei progetti realizzati”, divenuti realtà grazie all’impegno di milioni di volontari, migliaia di sacerdoti e suore.

Un Paese da scoprire sul sito www.8xmille.it della Conferenza Episcopale Italiana. 15 i progetti al centro della nuova campagna, scelti tra le migliaia sostenuti in questi anni attraverso le tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nel Terzo mondo.

Con l’8xmille la Chiesa cattolica sostiene molte opere all’estero, in paesi dove si avverte l’urgenza di intervenire a fronte di insicurezza, povertà, disuguaglianze crescenti, difesa dei diritti umani. Come in Messico, dove, a Città del Messico, le firme si traducono in aiuto dei più deboli in un paese dove, negli ultimi dieci anni, si è registrato un forte tasso di vittime di violenza, sparizioni forzate, esecuzioni arbitrarie e femminicidi.

C’è un colibrì che spicca il volo nel logo del Centro diritti umani “Miguel Agustín Pro Juárez” (Prodh), fondato dai gesuiti nel 1988. Perché è fragile e indomabile la speranza di famiglie che cercano figli scomparsi, e non hanno che l’aiuto della Chiesa per rompere il silenzio contro impunità, corruzione e arresti. In 30 anni di attività il Centro, sostenuto dalla Chiesa cattolica di diversi Paesi, oltre che dalla Cei con 77 mila euro, è diventato un punto di riferimento per tanti. Grazie ad una rete di 33 volontari, tra cui figurano molti avvocati, e 600 difensori tante vittime di abusi, soprattutto donne e comunità indigene, hanno ottenuto giustizia e ritrovato la libertà.

 “Li accompagneremo finché la dignità diventerà un costume sociale” spiegano gli avvocati che patrocinano gratuitamente e i volontari che formano i cittadini per cambiare istituzioni e mentalità. Dove il muro di gomma giudiziario rinuncia a districare gli interessi di politici, militari e narcos, i casi vengono portati anche all’Onu. Come quello delle ‘donne di Atenco’, 47 fioraie sottoposte a torture sessuali nel 2006. Solo il ricorso ad un organismo internazionale ha sancito che le vittime dicevano la verità.

Dalla difesa dei diritti degli adulti a quelli dei bambini. A sud est di Città del Messico, nello Stato di Veracruz, a Orizaba, il collegio San Luiz Gonzaga è un’istituzione che, dal 1905, istruisce i più poveri e dà accoglienza, protezione e futuro alle bambine bisognose o vittime di violenza domestica. Grazie all’impegno delle suore Serve del Sacro Cuore di Gesù e dei Poveri, il cui carisma è l’insegnamento come prima misericordia, ogni anno decine di bambine, provenienti dalle campagne e dalle zone rurali, vengono salvate da contesti familiari difficili ed accolte con vitto e alloggio nella scuola. Sono 244 gli alunni distribuiti tra l’asilo, scuola primaria e secondaria; 120 bambine sono ospitate in una casa‐famiglia, affidata alle suore, e di queste 43 ricevono una borsa di studio per estrema povertà.

Le nostre firme potranno offrire riparo ad altre scolare, basti pensare che con soli 23 mila euro sarà possibile ampliare il dormitorio. Una goccia in un mare in tempesta: il Messico è tra i primi Paesi al mondo per violenze e sfruttamento dei minori. Il 62% ha subito maltrattamenti o abusi, in famiglia o da reti criminali. Gli under 17 sono 40 milioni, per metà poveri, senza cibo e medicine.

L’8xmille alla Chiesa cattolica arriva anche a Huayacocotla, al nord dello stato di Veracruz, nella Sierra Madre Orientale, dove il sostegno alle comunità indigene passa attraverso una Radio e un progetto di sviluppo agricolo. In onda il Vangelo, la difesa della terra e della salute. Oltre 1.300 villaggi e 140 municipi sono uniti da Radio Huaya, l’emittente comunitaria più antica del Messico. Bandiera di un piano di sviluppo dei gesuiti, che va dalla formazione agricola ai dispensari di villaggio, al rafforzamento delle comunità indigene. I microfoni furono accesi 54 anni fa, il giorno dell’Assunta, dai carmelitani per fare catechismo e scuola radiofonica a distanza sulle montagne, tra i contadini ad alto tasso di povertà ed emarginazione. Dal 1973 i gesuiti ampliarono il piano educativo che trasmette da Huayacocotla, a 2.200 metri di altitudine, in 4 lingue: spagnolo, nahuatl (l’idioma in cui parlò anche la Madonna di Guadalupe quando apparve a Juan Diego nel 1531), otomì e tepehuas. “Prima della radio tanti problemi sembravano irrisolvibili” dicono i capi villaggio. “È la loro voce” aggiunge padre Eugenio Gòmez: tradizioni, musica, medicina, notiziari. Oggi dedicati anche al fracking per estrarre idrocarburi nella regione, che ha effetti anche sulla contaminazione di acque, campi e sul rischio sismico nei territori ancestrali.

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