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Fidenae alla Porta di Roma: l’unico sito archeologico d’Europa in un centro commerciale


L’area fu osservata e studiata già negli anni settanta da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, che nel volume Fidenae edito nel 1986 segnalarono circa sessanta siti presenti nel sottosuolo.

Non capita certo tutti i giorni di poter visitare un’area archeologica risalente al III millennio a.C (e contenente reperti che arrivano sino alla tarda antichità), all’interno di uno dei più grandi e noti centri commerciali della Capitale: si tratta della Galleria Porta di Roma, nel cui sottosuolo sono stati ritrovati i resti dell’antica città di “Fidenae” situata al confine settentrionale del territorio romano in una posizione strategica per i commerci e le vie di comunicazione.
L’area fu osservata e studiata già negli anni settanta da Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, che nel volume Fidenae edito nel 1986 segnalarono circa sessanta siti presenti nel sottosuolo.
La Soprintendenza Archeologica di Roma ha poi condotto una serie di campagne di scavo e, dal 1998, ha coordinato le indagini preventive alla trasformazione urbanistica per il progetto “Porta di Roma”.
Per comprendere meglio la valorizzazione di un simile, straordinario spazio – inaugurato il 21 gennaio scorso – ho incontrato il Direttore del Centro Commerciale Porta di Roma Filippo De Ambrogi, il quale ha spiegato non solo l’immensa portata dell’area – per altro accessibile dall’atrio della Galleria, come se fosse anch’essa un negozio da visitare – ma anche i progetti relativi al suo sviluppo futuro.

Non è stato facile organizzare i reperti in modo che i visitatori potessero comprenderne e apprezzarne il valore culturale: il Direttore ha spiegato che tre dei mosaici più grandi e importanti – fra cui il celebre Cave Canem, prima esposto al Museo Nazionale Romano – erano stati disposti inizialmente nell’atrio del centro commerciale, in una teca lunga e stretta priva di spiegazioni storiche e addirittura scambiata dai visitatori per un’area di sosta in cui riposarsi dopo una giornata di shopping.

Signor De Ambrogi, di chi è stata l’idea di creare un’area archeologica all’interno della Galleria?


“Il Progetto è stato gestito principalmente dalla società “H 501” in collaborazione con la Soprintendenza di Roma, così da riportare nel sito anche i reperti che erano stati trasferiti altrove.
Tuttavia l’idea di spostare i mosaici presenti nell’atrio in un’area apposita – esposti senza alcuno scheletro di protezione in vetro e per altro distribuiti fedelmente secondo le misure e lo schema originario della Villa di appartenenza – di dare loro una collocazione e di inserirli in uno spazio coerente è stata nostra, quindi della Galleria Commerciale.
Pensi che questa prima sala in cui ci troviamo era una zona di “ricevimento merci” del centro Porta di Roma, trasformata completamente per nostra volontà in un vero e proprio museo dotato di un’illuminazione adeguata e una parte illustrativa specifica, semplice e chiara, così che i visitatori avessero la possibilità di comprenderne subito la storia.
La scelta e la disposizione dei reperti prima restaurati e poi esposti – circa cento pezzi, un campione minimo rispetto alle migliaia di ritrovamenti delocalizzati o ancora presenti nel sottosuolo – è stata invece oggetto degli studi condotti dalla Soprintendenza”.

Quanto tempo avete impiegato per costruire un museo del genere nel centro commerciale?

“Dall’inizio dei lavori, nel 2013, sono passati almeno quattro anni.”

Per quanto riguarda il riscontro del pubblico, chi viene a Porta di Roma sa di poter visitare questa straordinaria area archeologica tutti i weekend dalle 15 alle 20?

“Non tutti, purtroppo sono ancora in tanti a non sapere di questo sito. Proprio per questo abbiamo pensato che già da settembre sarà opportuna una comunicazione maggiore sul tema, cui si uniranno delle iniziative apposite in Galleria volte a coinvolgere soprattutto i bambini e i giovani: si tratterà di giochi e di attività manuali temporanee che faranno in modo di avvicinarli e sensibilizzarli alla dimensione della Roma antica, ma ovviamente incrementeremo anche le visite al sito prenotabili nell’arco dell’intera settimana specie da parte delle scuole.
Ci tengo a precisare, inoltre, che i primi a visitare l’area sono stati gli stessi residenti di Fidene: si tratta di un aspetto che rientra nel piano di valorizzazione delle periferie romane ”.

Per quanto riguarda il prossimo futuro esistono delle proposte di cambiamento o ampliamento dell’area archeologica?

“Certo, con la Soprintendenza ci siamo ripromessi di avviare delle fasi successive legate alla valorizzazione di un’area archeologica esterna non trasferibile, ma da collegare a questo museo tramite un percorso apposito.
Si tratta di una zona attigua alla Galleria e dotata di un’antica strada di circa settanta metri ancora in perfetto stato; su quest’ultima sono presenti anche due cisterne visitabili.
Ora si tratta di trovare un modo per rendere sicuro l’arrivo a questo spazio costruendo una passeggiata interna di circa tre minuti a piedi, percorribile in modo semplice e diretto. Abbiamo già iniziato a parlarne, prevedendo di realizzare i lavori futuri al riguardo in un paio d’anni circa.”

 Signor De Ambrogi, la Lidu è da sempre attenta alle iniziative nell’ambito del sociale: pensa che in futuro, negli immensi spazi della Galleria, sarà possibile prendere in considerazione anche progetti di questo genere?

“Naturalmente, noi siamo disponibili ad accogliere soprattutto progetti di carattere culturale e sociale”.


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